SCENA IX.
Marcello e detta.
MARCELLO
Siete qui... siete qui!... Come sono contento di trovarvi ancora!... Ne disperavo... Non avete incontrato qui una persona...
LIVIA
MARCELLO
Ah lo conoscete?
LIVIA
È uscito.
MARCELLO
E non c'era altri con lui?
LIVIA
Non ho visto nessun altro.
MARCELLO
L'avrei giurato; non è venuta. Se sapeste quanto ho corso, non trovavo carrozze.
LIVIA
Ma...
MARCELLO
Come ho fatto a sapervi qui? È semplicissimo. Mia sorella ha scritto anche a me.
LIVIA
Vostra sorella?
MARCELLO
Sì, in risposta ad una mia lettera disperata di ieri... allora sono corso a precipizio da voi, eravate uscita da mezz'ora; per fortuna il portinaio mi ripetè l'indirizzo che vi aveva inteso dare al vostro cocchiere. Viale dei tigli, 37... il mio indirizzo! Sapevo che dovevate venire da me, ma non così presto, non speravo così presto, e contavo di prevenirvi. Perchè mi guardate a quel modo?
LIVIA
Nulla.
MARCELLO
Mettetevi a sedere. Avevo tanta paura che incontraste qui una persona, indegna di voi...
LIVIA
Indegna di me?
MARCELLO
Sì, voi non sapete. Il barone di Turbia mi aveva pregato di cedergli il mio quartierino per un'avventura amorosa.
LIVIA
Oh!
MARCELLO
Che brutta cosa, n'è vero? Non è amorosa che dovevo dire... è galante. Andare nella casa di un ignoto, dove non c'è ricordi, che non ha intimità, donde si dovrà uscire di soppiatto, e che tradirà con altri il secreto dei nostri amori... è orribile. Non avrei dovuto accondiscendere e vi assicuro che per strada ero inquieto come per rimorso, ma quel Fabrizio è così insistente, così prepotente! Mi ci ha proprio tirato per i capelli: mi ha raccontato mille storie, che si trattava di una donna che egli ama da cinque anni, di un frutto maturo che non domandava che di cadere, insomma sapete bene, gli indiscreti trionfano sempre. Che avete?
LIVIA
Nulla. Perchè mi dite queste cose?
MARCELLO
Per farvi capire la paura che ho avuto. Pensate, se voi, Livia, la donna che io stimo sopra tutte al mondo, foste capitata qui in mezzo allo sconcio romanzo di quel libertino! Che idea vi sareste fatta di me? Ma ho saputo della vostra possibile venuta, quando già avevo accondisceso, e non avrei fatto più in tempo a rimediare. Allora sono corso da voi per prevenirvi... tardi anche questa volta. Come siete stata sollecita! Quanto ve ne ringrazio! Per fortuna quell'altra non è venuta. E avete incontrato Fabrizio? Che viso aveva? Che ha detto vedendovi? Chissà cosa ha pensato di voi?
LIVIA
Non me ne importa.
MARCELLO
Oh siete turbata, è inutile che vogliate negarlo... siete pallida...
LIVIA
Come sapevate di trovarmi qui? Me lo avete spiegato, ma non ho capito.
MARCELLO
È stata mia sorella, ve l'ho detto, mia sorella che ha scritto anche a me. Per questo mi premeva di vedervi; voglio essere io il primo a parlare, la confessione che dovete udire, voglio che venga da me, spontanea, non provocata... non guardatemi così, mi togliete il coraggio. Livia, Livia vi amo tanto, lasciatemi le vostre mani, non mi respingete. Già non vi giunge inaspettato quello che vi dico, è da un pezzo che dovete saperlo che vi amo, non osavo dirvelo per terrore di vedermi respinto, ma lo dicevano certo tutti gli atti della mia vita; dovevate sentirlo che non vivevo che per voi, che eravate il mio solo pensiero, che mi chiudevo in un'esistenza severa e solitaria per dedicare a voi sola tutte le ore della mia giornata, per rendermi degno di voi, per levarmi fino all'altezza in cui vi avevo collocata nel mio pensiero. È vero che lo sentivate? Rispondetemi.
(Livia si alza turbatissima e attraversa la scena).
Livia, Livia. Perchè vi allontanate? Come siete agitata! Oh non temete, se anche non foste a casa mia non sono uomo da dare in ismanie. Se il vostro silenzio significa che il mio amore non ha saputo giungere fino a voi...
LIVIA (involontariamente)
Oh... No!
MARCELLO
Ebbene ditemi una parola, non vi chiedo altro, una parola.
LIVIA
Non qui... non qui... Marcello... non qui!
MARCELLO
E perchè no? La mia casa è diventata così indegna di voi? Solo perchè l'ho conceduta ai piaceri di quel gaudente, essa è così profanata da non poter udire dalla vostra bocca una parola di speranza? Ma non è venuta quella donna, ma Fabrizio è partito... e fosse anche venuta essa non è della vostra specie, voi, così nobile, così pura, essa... una femmina volgare, una cercatrice di avventure galanti... Che c'è di comune con voi? Il suo contatto non vi contamina, voi purificate il luogo dove entrate come profumo d'incenso. Oh Livia, questa è la casa mia, la confidente dei miei dolori e delle mie speranze. La sera, dopo che vi ho lasciata, quando entro in casa, ancora tutto pieno della vostra immagine, rimango qui solo per delle ore, ripensando i nostri colloquii, e chiudo gli occhi e vi rivedo e risento la vostra voce, e respiro la fragranza che reco con me negli abiti dal vostro salotto.
Oh! questa stanza vi conosce come una vecchia amica, sa il vostro nome, me l'ha inteso ripetere tante volte! Guardate, ho qui il vostro ritratto. L'ho rubato a mia sorella... (apre il cassetto e ne toglie una fotografia) E questi versi... leggeteli...
LIVIA
Ah sono vostri questi versi?
MARCELLO
E di chi potrebbero essere? Li ho scritti ieri sera. Ero uscito per venire da voi, ma giunto al vostro portone vidi la carrozza che vi aspettava. Allora mi ricordai che andavate al ballo, fui tentato di salire a darvi la buona sera, ma il pensiero di vedervi in una toeletta che detesto mi trattenne. Me ne tornai coll'anima piena di tristezza e ho buttato giù quelle otto povere righe. Li avete letti?
LIVIA
Sì.
MARCELLO
Or ora aspettandomi?
LIVIA
Sì.
MARCELLO
E non avete indovinato che parlavano di voi? Rispondete? Non potevate certo immaginarli ispirati da un'altra; mi conoscete oramai da tanto tempo e se anche nella mia selvatichezza rifuggo dal parlarvi di me, tuttavia dovevate sentirlo che per me non c'era al mondo altra donna, fuori di voi. Io stesso, io che vi supplico invano di una buona parola, non oso sperare di essere amato da voi, ma sono certo che non amate altri.
LIVIA
Lasciatemi andare. Verrete stassera da me?
MARCELLO
No, rimanete.
LIVIA
Non posso.
MARCELLO
Ma perchè, perchè?
LIVIA
Non chiedetelo, Marcello, ve ne scongiuro, vi aspetto stassera.
MARCELLO
Ciò non è naturale, il vostro aspetto... le vostre parole... avete l'aria di temere qualche...
LIVIA
Marcello... vi amo... Prima che tu giungessi, prima che tu parlassi; sapevo il tuo amore e te lo ricambiavo intero; il tuo silenzio era il tormento dei miei giorni, ogni sera ero tentata di vincere la tua timidità, di costringerti ad una confessione che leggevo nei tuoi occhi e che tu cieco dovevi leggere nei miei; sono stata corrucciata con te per la tortura che mi infliggevi. Perchè hai taciuto tanto? Ho creduto di smarrire la ragione! Ho cercato di punirti dimenticandoti, non ho potuto. Mi vuoi? Sono tua, ma non qui, ma non ora: questa casa mi brucia i piedi, lasciami andare, Marcello, lasciami andare; se rimango qui sento che la nostra felicità può essere distrutta in un momento e per sempre.
MARCELLO
Perchè guardi da quella porta? Di chi temi? Chi aspetti?
LIVIA
Oh sei crudele!
MARCELLO
Ebbene va. Non voglio cercare altro. Mi ami, mi basta, perchè me lo dicesti se non fosse vero? Hai ragione, non sarei più padrone di me. Vieni... io t'accompagno fino alla tua carrozza.
LIVIA
Ah!
MARCELLO
La tua carrozza... non l'ho veduta dabbasso. Perchè l'hai rimandata?
LIVIA
Non io.
MARCELLO
Non tu? E chi? Chi ha rimandato la tua carrozza?
LIVIA
Abbi pietà, Marcello... non so... lo vedi in che stato sono.
MARCELLO
Dammi la lettera.
LIVIA
Che lettera?
MARCELLO
La lettera di mia sorella... che sei venuta a portarmi... La lettera di mia sorella... Non sei tu qui per questo? Non l'hai? Non l'hai! Ma dunque...?
LIVIA
È vero.
MARCELLO
Tu sei l'amante di Fabrizio!
LIVIA
MARCELLO (cadendo su di una poltrona)
Oh!
LIVIA
Marcello, non precipitare il tuo giudizio, non farmi quell'offesa, ora che mi hai detto il tuo amore, ora che ti ho detto il mio.
MARCELLO
È giusto. Voi comprate con promesse d'amore il silenzio di chi scopre le vostre tresche.
LIVIA
Insultami, so quello che soffri, lo sento in me, ma è impossibile che non ci sia modo di persuaderti dell'immenso errore in cui sei caduto. L'atto di cui io stessa mi accuso, non è disonesto, esso ti appare tale per le vanterie di un vanitoso; fui imprudente, fui leggiera, ma ti giuro che nell'anima mia, ero ben lontana dal dare alla mia venuta il valore che gli ha attribuito il tuo amico.
MARCELLO
Perchè tremavate tanto, temendo che venissi a scoprire?...
LIVIA
Perchè fin dalle prime parole che mi hai detto, tu hai mostrato di giudicare la condotta di quella donna, che non conoscevi, in modo che mi fa rabbrividire, perchè ero venuta anch'io a conoscere l'inganno del barone, avevo scoperto che egli mi aveva invitata in una casa non sua, sapevo che nella sua cinica cecità egli mi aveva creduta una facile e sicura conquista, e la coscienza di ciò, mi umiliava tanto, e questa stanza mi ripeteva così brutalmente l'insulto delle sue intenzioni, e la tua presenza, e la possibilità di un tuo sospetto mi agghiacciavano tanto, che avevo paura e ardevo di fuggire, di levarmi dall'atroce supplizio che mi bai fatto indurare.
MARCELLO
Perchè sei venuta?
LIVIA
Ti dirò... ma credimi... ieri sera a quel ballo il barone...
MARCELLO
Sì, vi ha parlato di una raccolta di incisioni...
LIVIA
Lo sai?
MARCELLO
E sapete che mi disse Fabrizio, un'ora fa, in questo luogo stesso? — Quando una signora per bene va a trovare uno scapolo c'è sempre un oggetto d'arte che fa da Galeotto!
LIVIA
Oh!
MARCELLO
Fabrizio vi amava da cinque anni.
LIVIA
Mi amava... lui? Oh!
MARCELLO
Non discuto la natura del suo amore, era la buona, dacchè lo ha condotto a raggiungere la sua mira.
LIVIA
Che, tu credi?...
MARCELLO
Provatemi il contrario.
LIVIA
Non te lo posso provare. Non ho che la mia parola, ed i miei giuramenti. Il barone potrebbe venir qui e attestare sul suo onore che io l'ho mandato via; io potrei morire invocando i più tremendi scongiuri a testimonio della mia innocenza; tuttociò non proverebbe nulla se il tuo animo non si dispone ad accogliere questa fede. Marcello, tu hai veduto la mia vita da due anni, conosci tutte le mie azioni, sei venuto a casa mia, ad ogni ora del giorno, ci hai mai trovato nulla che potesse metterti in sospetto, non dico di un'infamia come questa di cui mi accusi, ma di una condotta leggiera, di nulla insomma che ti volessi nascondere. Avrei rubato la riputazione che ho di onesta donna? sarei diventata di un colpo quella miserabile che mi fai? Ti pare possibile? Pensa che per condannarmi devi annientare tutto il mio passato, devi tenermi per una tale simulatrice da far paura a immaginarla. Va, se fossi la donna che tu credi, non saremmo qui, tu ad accusarmi, io a difendermi; quelle che fanno il male, non si smarriscono per essere colte di sorpresa. E poi, perchè mi difenderei? Che potrei temere di te? Ti conosco troppo per sospettarti capace di tradire il secreto di una donna, anche di una donna perduta. Se mi torturo così a cercare argomenti, si è perchè ti amo e con questo amore nell'anima, l'avrei prostituito alle cupidigie di... Rifletti, Marcello, non è soltanto ingrato quello che tu pensi di me, è assurdo. Vieni qui, guardami, ti amo, accusami ancora.
MARCELLO
È vero. Tutto il mio essere si solleva contro quell'idea, essa mi ripugna come una colpa, ma non posso levarmela di mente e lo potessi ci ricadrei domani. Ti credo, ma non mi basta; tu non puoi darmi altre prove che i tuoi giuramenti, io non posso far tacere le atroci ironie del mio dubbio.
LIVIA
Addio.
MARCELLO
Livia... Livia... non partire... studiati ancora di convincermi. Se ci lasciamo così tutto è finito.
LIVIA
Ho detto quanto era umanamente possibile, altro non so. Sono spossata. Mi si è fiaccato persino il desiderio di persuaderti. Non provo più che un immenso bisogno di pace e di silenzio.
MARCELLO
Senti. Dimmi solo perchè hai accettato l'invito di Fabrizio; la curiosità di una collezione artistica non basta, basterebbe con un uomo della mia natura, ma di lui che ti corteggiava da tanto tempo, dovevi per forza diffidare. Ci deve essere una seconda ragione, sottile, intima.
LIVIA
È vero.
MARCELLO
Dimmela.
LIVIA
Non mi crederesti. Ti parrebbe una scusa speciosa, e sarei troppo umiliata della tua incredulità. Mi hai già accusata di vendere il mio amore in cambio del tuo silenzio. E poi, ho diritto di ribellarmi contro l'insulto che mi fai, ho diritto di opporre a tutte le apparenze che mi incolpano la mia semplice affermazione d'innocenza e di pretendere che questa prevalga. Se non ti basta non sei degno di me. Una carrozza. È Fabrizio.
MARCELLO
Che? ritorna! l'aspettavi? E io dovrò... Ah... (s'avvia verso la porta di fondo).
LIVIA
Marcello, non scordatevi di essere gentiluomo.
MARCELLO
È giusto. Vi lascio col vostro amante. (via per la laterale).
LIVIA
Marcello, v'impongo di rimanere.
MARCELLO
E sia. Ma vi avverto che non crederò ad una sola delle sue parole.