SCENA X.

Clemente e detti.

(Clemente entra e porge un biglietto a Livia).

LIVIA

Che è ciò?

CLEMENTE

Da parte del mio padrone.

LIVIA (a Marcello)

A voi... Ignoro che vi sia scritto. Leggete.

MARCELLO

Oh!

LIVIA

Leggete. (a Clemente) Il vostro padrone è ripartito?

CLEMENTE

No, signora, è di sotto in carrozza che aspetta la risposta della signora.

LIVIA

Pregatelo di salire. (Clemente via).

MARCELLO (dopo letto)

Livia, Livia, perdonami, ti ho ingiustamente accusata.

LIVIA

Ah!

MARCELLO

Perdonami, Livia, ti amo come un pazzo, e ho sofferto mille morti.

LIVIA (prende il biglietto, legge)

«La pioggia reca consiglio. In carrozza ho avuto tempo di meditare intorno la mia stupida condotta e di persuadermi che sono un somaro. Non oso ripresentarmi a voi se prima non mi accordate il perdono e mi promettete di dimenticare. Vi scrivo queste cose colla matita su di un foglio del mio taccuino avvezzo pur troppo a biglietti di ben altro tenore. Ma dite all'uomo felice che amate, che faccia senno anche lui. Ditegli che la colpa è in gran parte sua. Chi ama una donna come voi siete, non la mette col suo pecorile silenzio sul punto di...»

MARCELLO

Basta. Ha ragione.