SCENA I.

Filippo e D'Almèna.

FILIPPO

Qui non verrà nessuno. Di là ballano.

D'ALMÈNA

Che mistero!

FILIPPO

Ti prego di parlarmi come ad un fratello.

D'ALMÈNA

Ah no! Che servirebbe aver dei fratelli se la fraternità s'improvvisasse alla prima richiesta?

FILIPPO

Come ad un amico.

D'ALMÈNA

Sì.

FILIPPO

Credi che la Marchesa ami il dottore?

D'ALMÈNA

Che Marchesa e che Dottore?

FILIPPO

Lo sai.

D'ALMÈNA

Ci sono di là almeno quindici marchese e mezza dozzina di dottori.

FILIPPO

Va bene. La Marchesa Elena e il dottor Sarni.

D'ALMÈNA

Non vado più dalla Marchesa, credo che nemmeno il Sarni ci vada; tu che sei di casa lo devi sapere meglio di me.

FILIPPO

Non mi vuoi rispondere?

D'ALMÈNA

No; rispondo che ti sei indirizzato male. Conosco una sola persona che sia in grado di darti le informazioni che desideri, e questa è la Marchesa. Domandane alla Marchesa.

FILIPPO

Gliel'ho domandato.

D'ALMÈNA

Benissimo.

FILIPPO

E mi ha detto che non era vero.

D'ALMÈNA

Ed eccoti contento.

FILIPPO

D'Almèna, D'Almèna, ti parlo sul serio. Tu vedi un uomo martoriato. Sei così avvezzo a sapermi di buon umore, che non ti deve parer vero. Ma è così. Mi sono rivolto a te perchè sei un uomo di cuore e discreto. Un altro terrebbe la mia domanda come ad uno sfogo di vanità. Tutti credono che la Marchesa abbia saltato il fosso con me e non è vero!

D'ALMÈNA

Ah!... non è vero?

FILIPPO

Ecco... ti dirò...

D'ALMÈNA

Ah! Non voglio confidenze.

FILIPPO

Lasciami sfogare. T'ho chiamato per questo. Non ne posso più. Sai che un mese fa ci dev'essere stata una scena violenta fra la Marchesa e il Sarni. Lui deve aver indovinato la storia della scomessa; lo sai?

D'ALMÈNA

L'ho argomentato. Sarni non me ne ha mai fatto parola.

FILIPPO

Nemmeno essa. Ma l'indomani la trovai così abbattuta che venni in sospetto della cosa. Poi a vedere che il Dottore non si faceva più vivo, ne fui sicuro. I primi giorni si mostrava agitata, cogli occhi rossi, cattiva con me, avversa a suo zio, tanto che il marchese Teodoro finì per aversene a male sul serio. Una mattina la incontrai nei quartieri dove abita il Sarni. Vedendomi, arrossì e cercò delle scuse, l'indomani mi appostai e la rividi passare; ma se essa avesse indovinato il mio spionaggio non me l'avrebbe mai perdonato, per cui non m'avventurai a tenerle dietro. Aspettai che tornasse. Se veramente fu in casa del Dottore, non ce lo trovò, perchè ne tornò quasi subito. So che gli scrisse. Un giorno che ero solo nel suo salotto, la posta portò una lettera dove c'era l'indirizzo del Sarni scritto di pugno dalla Marchesa, e sotto questo, che era stato cancellato con un tratto di penna, l'indirizzo della Marchesa scritto da una mano virile. Ignoro se fu la sola. Quel Sarni è un villano. Questo fu il primo capitolo della mia storia, e durò una diecina di giorni. Veniamo al secondo. — Una sera ricevo un biglietto: Caro Filippo, Accompagnatemi al teatro. Elena. Corro. Le moine che mi fece non te le posso dire. E più veniva gente e più mi vezzeggiava, tanto che il palco finì per vuotarsi e si rimase soli. Io capii il latino. Questa, al solito, mi sventola come una bandiera per farsi scorgere. E vada. L'impiego non è cattivo.

D'ALMÈNA

E combina colle tue teorie.

FILIPPO

Quali?

D'ALMÈNA

In materia d'amore, colle donne eleganti, non preferisci il parere all'essere?

FILIPPO

Sì, quando dura poco, e il parere non ha fondamento. Ma qui! Qualche volta sembrava volerci credere anch'essa.

D'ALMÈNA

Bravo, le tue famose bricciole.

FILIPPO

Ma no. Che non c'erano più. Quando non parevo, le baciavo la mano, qualche volta mi arrischiavo fin sopra il braccialetto, è sempre tanto di preso, ma ora..... dieta assoluta. Già meglio così, perchè colla fame che mi strugge... Se non si trattasse che di far le visite come gli altri, passi, ma chi è buono a reggere per delle settimane con una donna come quella, a vederla ogni giorno e ogni sera, spesso sola, a sentirla stuzzicarvi di proposito, ora con slanci di gaiezza disordinata, ora con frasi temerarie, ora con amarezze, ora con certe faccie peccaminose che farebbero squagliare un patriarca; chi è buono a durare tanto tempo al gioco pericoloso dell'amore, a parlar d'amore, a ridere d'amore, a far progetti d'amore, a metter l'amore in tutte le salse....., fuorchè nella buona, senza sentirsi scosso, aggirato, trascinato, flagellato, morso e strozzato da quest'amore maledetto e perderci la pace, la salute, l'appetito, il cuore e quella poca testa che vi regge sul collo? Sono innamorato come uno studente.

D'ALMÈNA

Di che ti lagni se essa lo vuole?

FILIPPO

Sicuro che mi lagno! Chi lo sa quello che vuole? È impazzita. Un giorno mi dice: Filippo, andiamo in Isvizzera? Quando? Domani. E via progetti sui laghi, le locande, le zampogne..... poi passa una nuvoletta, e servitore! sarà per un'altra volta. Si fa per chiasso, s'intende, ma bisogna esserci al giuoco ed inghiottire tutta l'acquolina che inghiottisco io! E poi, chi lo dice che si fa per chiasso? O non è donna da partire davvero sul momento? E quel satanasso d'un Dottore che trova modo d'andar per le gazzette ogni giorno! Lo capisci? Un uomo che mi contrasta, e non lo vedo che stampato. L'altra settimana, già lo sai, quando il Tevere arrivò fino al Corso, il Sarni vede un vecchio in pericolo di vita, si butta in acqua nella corrente e lo salva. Ciò prova che sa nuotare, ecco tutto; ma anche le inondazioni gli fanno per gonfiarmelo. Era il giorno appunto che si parlava della Svizzera: ogni due sere ci si ricasca; ho già traversato il Gottardo una diecina di volte....... idealmente. Capita il giornale: l'eroismo del dottor Sarni. Crac; il treno si ferma, il Gottardo non è più forato, la Svizzera è sfumata. E le assenze? Sul più bello d'una mia volata lirica, mentre mi sto maravigliando meco stesso della mia eloquenza, la guardo, è trasfigurata. Gli occhi le vanno lontano..... nel paese dei dottori; capisco che sorride ad immagini che io non so destare, che piange per dolori che non mi riguardano, il suo sguardo ha delle dediche intenzionali che mi fanno le corna. Un asino del tutto non sono. Le cose chiare le intendo. Se quella donna un giorno o l'altro farà la corbelleria, sarà per amore d'un terzo. Mi capisci?

D'ALMÈNA

Ti spieghi così bene!

FILIPPO

Senti: è onestissima, piena d'ingegno, di grazia, di coltura, buona se occorre.....

D'ALMÈNA

Ma...

FILIPPO

Ho detto: ma?

D'ALMÈNA

No, l'ho detto io.

FILIPPO

Ah! perchè io..... Dicevo dunque che è un'onestissima donna, piena d'ingegno, di cuore.....

D'ALMÈNA

Avanti... di cuore...

FILIPPO

Ma...

D'ALMÈNA

L'hai detto tu.

FILIPPO

Ma considera la pace d'un galantuomo come una cosa secondaria.

D'ALMÈNA

Eh già! Non sono io che l'ho fatta così.

FILIPPO

Nemmeno io.

D'ALMÈNA

Tu sì, mio caro. Ricordati la scommessa del dottor Sarni. Tu ce l'hai incoraggiata.

FILIPPO

Che m'importa di quel sapiente?

D'ALMÈNA

Bravo, e a lei che importa di te?

FILIPPO

Giusto.

D'ALMÈNA

E nota che il Sarni ci rimetteva molto di più.

FILIPPO

Ebbene, che si decida una buona volta.

D'ALMÈNA

Sì. E tu pure, perchè se mi hai fatto questo discorso ci sarà una ragione.

FILIPPO

Non ne potevo più. Quando seppi qui del ballo della Contessa Gemma e seppi che ci doveva venire il Sarni, pensai: facciamola finita: mettiamoli di fronte, che si spieghino. Lo dissi con lei. Dovreste andare, ci sarà il Dottore... gli parlerete.....

D'ALMÈNA

Ed essa?...

FILIPPO

Essa mi rispose: andiamoci, gli parlerò.

D'ALMÈNA

Ah! è sincera!

FILIPPO

Oh sincerissima! Or ora venendo in carrozza aveva gli occhi così lucenti che rischiaravano intorno; salendo le scale mi prese la mano e mi disse: Filippo, fra poco sarà deciso. Le parole le saltavano in gola da soffocarla.

D'ALMÈNA

Ti ha detto questo?

FILIPPO

E già! E me lo sono lasciato dire tranquillamente. A che ne siamo eh? Ora tu devi aiutare quest'incontro. Che si vedano: io farò la guardia perchè non siano interrotti... da lontano, perchè non voglio sentirli... almeno questo!

D'ALMÈNA

Farò io.

FILIPPO

Bravo, e allora io starò fumando in giardino.

D'ALMÈNA

E se fanno la pace?

FILIPPO

Che il Signore li benedica!

D'ALMÈNA

Sei un bravo ragazzo.

FILIPPO

No. Non ci ho merito. Se fosse stato un capriccio, ti giuro che avrei saputo approfittarne. Ma le voglio bene a buono e l'avvenire mi spaventa. Se non si accordano vorrà dire che non sono destinati, e finirà bene per riconoscere che qualche cosa valgo anch'io.

D'ALMÈNA

Che ci voglia sempre una vittima?

FILIPPO

Felice te che parli in genere. Io dico: che debba proprio toccare a me?

D'ALMÈNA

Hanno smesso di ballare.

FILIPPO

Ora comincia un altro divertimento. Stai a sentire: Gli amici che mi credono arrivato si rallegrano, e vorrebbero farmi dire. E io imbecillisco del tutto. Se ho l'aria di offendermi:... naturale, tu devi fare il paladino. Se la volto in ridere: Ah tu ridi, un uomo invidiabile! Se cambio il discorso: già non sai che rispondere. Se faccio il modesto è segno che annuisco, se dico di no, credono di sì, se dico di sì, credono anche di sì. È una morte... Eccoli!

D'ALMÈNA

Andiamo via.

FILIPPO

No, aspetto la Marchesa. Quando sia venuta tu andrai a cercare il Sarni e lo porterai qui. È il luogo migliore. È inteso?

D'ALMÈNA

Va bene.