SCENA III.

Elena, Teodoro, poi Filippo.

TEODORO (appena via Andrea sbuca dalla
veranda e chiama:
)

Filippo!

ELENA

Eravate là?

TEODORO

C'ero io solo. Ero venuto a sentire se se ne andava.

ELENA

Non te ne faccio i miei complimenti. L'età e la parentela non bastano a giustificare un'indelicatezza.

TEODORO

Come la pigli!

FILIPPO (arrivando)

È andato?

ELENA

Sì, parlate..... che volete?

TEODORO (a Filippo)

A voi l'ambasciata.

FILIPPO (a Teodoro)

Mi caverà gli occhi.

ELENA

Dunque? Non mi avrete obbligata ad essere scortese per niente, spero. Che cos'è?

FILIPPO

A momenti arriva la contessa Gemma coi soliti.

ELENA

Qui? A far che?

FILIPPO

Vi portano, ma io non c'entro, vi portano in trionfo la statua della Tuffolina, un vero oggetto d'arte.

(Elena va al campanello per suonare).

TEODORO

Che fai?

ELENA

Ordino la carrozza, esco, e non voglio essere in casa, e non voglio che in mia assenza si riceva nulla. Ho già detto a Gemma che la scommessa non reggeva, che ne rifiutavo assolutamente il pagamento. Ho accondisceso per farvi piacere a congedare il dottor Sarni, ma non posso permettere che gli si manchi di rispetto in casa mia. Filippo lo sapeva, e mi fa meraviglia che abbia accettato di portarmi una simile ambasciata.

FILIPPO (a Teodoro)

Che vi dicevo io?

TEODORO

Mia cara, una scommessa obbliga tanto chi perde come chi vince.

ELENA

Ti ripeto che la scommessa non regge. È una assurdità. Il dottore non ha rinunziato al viaggio per cagion mia. L'ho dichiarato a Gemma, il giorno stesso ch'egli aveva fissato di partire. È rimasto.....

TEODORO

Per sposarti, lo so.

ELENA

Come?

TEODORO

Sei tu disposta a sposarlo?

ELENA

Che pazzia!

TEODORO

Non si discorre d'altro per tutta Roma.

ELENA

Questo segue una volta al mese. Mi hanno già fidanzata con dieci altri.

FILIPPO

Del vostro mondo. Se io vi fossi sempre tra i piedi non ne avreste altro danno che la seccatura. Tutti sanno ch'io sono l'ozio personificato, e il tempo che vi dedico ha così poco valore, che nessuno sospetta mi diate nulla in ricambio.

ELENA

Sicchè son condannata a non circondarmi che di.....

FILIPPO

D'imbecilli volete dire..... dite.

TEODORO

Il mondo vuole che ognuno viva con gente del proprio stato. E ciò non per alterigia, ma perchè sieno allontanati quant'è possibile i sospetti di cupidigia intorno le combinazioni che possono nascere dalla convivenza. Il dottore ha troppo da guadagnare sposandoti, perchè non si veda in ogni suo atto una macchinazione per arrivarci. Se fosse già andato e tornato dal suo viaggio, la celebrità meritata e la fortezza mostrata, pareggierebbero forse le vostre condizioni. Ma si è mostrato debole, è naturale che lo si creda interessato. Tu non puoi avere di lui una stima troppo alta. Se lo accogli e lo fai tuo intimo e lo difendi e ti comprometti per lui, è segno che ne sei innamorata. Ora un matrimonio d'amore tollerabile, è qualche volta lodevole in un uomo, è quanto c'è di meno elegante per una signora.

ELENA

Ma chi ha mai pensato...?

TEODORO

Tu no, ma il dottore certo.

ELENA

Non è vero.

TEODORO

Lo si vede in ogni luogo dove tu sei.

ELENA

Non ce lo porto io.

TEODORO

Oh no! per questo c'è D'Almèna che lo serve.

ELENA

D'Almèna!

TEODORO

Sono inseparabili, ti ho detto. Sai che mi rispose D'Almèna quando gli domandai perchè non si faceva più vedere in casa tua?

ELENA

Qualche impertinenza.

TEODORO

Mi ha detto: pregherò vostra nipote di volermi ricevere quando sarà diventata la signora Sarni.

ELENA

No!

TEODORO

Testuale!

FILIPPO

L'ha detto anche a me.

ELENA

D'Almèna può dire quello che gli piace.

TEODORO

Credi a me, accetta il pagamento della scommessa. Ciò tronca le dicerie, e risponde vittoriosamente a D'Almèna.

FILIPPO

Ad ogni modo decidete subito. Se persistete nel rifiuto corro ad avvertirne la contessa. A non volerla ricevere quando fosse venuta, lo scandalo sarebbe grave. Vado?

ELENA (a Teodoro)

Mi dài la tua parola d'onore che D'Almèna ti ha risposto a quel modo?

TEODORO

Parola d'onore.

ELENA (a Filippo)

Anche a voi?

FILIPPO

Anche a me, e in presenza d'altri. Vado?

ELENA

No, rimanete. D'Almèna rovina tutte le cause che prende a difendere.

FILIPPO

Badate, saranno qui a momenti. Sono in sette od otto. Non volete servire un Lunch?

ELENA

Sì, come vi piace, combinate voi.

FILIPPO

Mi nominate vostro Maggiordomo? Do gli ordini?

ELENA

Sì.

(Filippo va a suonare il campanello vicino al camino,
vede i fiori d'Andrea, li guarda, li fiuta e li
mette a posto. S'avvia verso la veranda. Quando
entra Anselmo gli parla sottovoce
).

ELENA (a Teodoro)

Tu dovevi prevederle queste cose. Tu dovevi impedire la scommessa, rifiutarmi quella lettera, darmi allora quei consigli che mi dài adesso.

TEODORO

Chi poteva immaginare che sarebbe rimasto? Ti prende il rimorso? Va là che non gli è parso vero di salvarsi da un eroismo precipitato. Non è piacevole morir di freddo e di scorbuto.

ELENA

E se fosse stato uomo da partire?

TEODORO

Sarebbe partito. Tu l'hai pregato di rimanere?

ELENA

No, anzi!

TEODORO

E allora? Scendi dalle nuvole. Quello adocchia le tue rendite.

ELENA

Vorrei esserne sicura. (Anselmo via).

FILIPPO

Ecco fatto. Avrete un buffet di prim'ordine. Dove avete preso quei bei fiori dei campi?

ELENA

Avete combinato?

FILIPPO

Tutto, ve li ha portati il Dottore, eh?

ELENA

Gettateli via.

FILIPPO

Oh! Perchè? Ne prendo uno, permettete?

ELENA

Ormai tanto vale eh? Fate. (scampanellata).

FILIPPO

Eccoli qui.

ELENA

Zio, fammi il piacere, valli a ricevere, io verrò subito, ma non ero preparata a fare del chiasso. Andate anche voi, Filippo.

FILIPPO

Scusate, mi avete nominato Maggiordomo.

ELENA

Bene, gli ordini li avete dati, ora.

FILIPPO (avvicinandosi a lei sottovoce)

Volete rimaner sola, per raccogliervi, eh?

ELENA

Restate, se vi piace.

AMBROGIO

La Contessa del Pallio.

TEODORO

Eccomi. (via. Ambrogio va alla veranda e prepara la tavola con Anselmo).