SCENA V.

Elena e Andrea.

ANDREA

Com'è inutile quanto stiamo per dire!

ELENA

Oh Andrea! Vorrei essere in punto di morte perchè non mi poteste negare misericordia. Se sapeste quanto ho sospirato e temuto questo momento! Sono venuta al ballo apposta. Or ora quando siete entrato qui, temetti di non potermi reggere. Di là vi ero passata vicino vicino e mi avete guardata ridendo. Sono ammalata, lo vedete. Vi supplico di ascoltarmi; non so quello che vi dirò; ho provato a raccogliermi e a meditare per trovare parole efficaci, ma non ho saputo. Che importa? Qualunque cosa vi dica non ho che da cercare ciecamente nell'animo mio per trovarci l'umiliazione ed il pentimento. Andrea, sedete qui ed ascoltatemi; così ritto ho sempre paura che fuggiate.

ANDREA

Che nuova scommessa avete fatto?

ELENA

È giusto. Dovete rispondermi così, anche se non lo credete; dovete provare una tale smania d'insultarmi e di farmi del male. Ve ne ho fatto tanto! Questi giorni cercavo di mettermi al vostro posto, di immaginare ch'altri m'avesse offesa come vi ho offeso io e ne provasse poi il pentimento che ne provo. Ebbene, pensate se avrei voluto dispormi a perdonare! Non ci riusciva. Sentivo che sarei stata inesorabile.

ANDREA

E allora perchè seguitare questo discorso così penoso? Di me non avete a temer nulla, del male non ve ne posso fare.

ELENA

Ah! se vi credessi capace di vendicarvi, ne sarei tanto contenta! Espio per espiare. Se ne sperassi alcun bene, la mia umiliazione non sarebbe completa.

ANDREA

O piuttosto il vostro orgoglio si compiace di tentare l'impossibile.

ELENA

Non ho più orgoglio, Andrea. Lo sapete. Sono andata a cercarvi in casa vostra. C'eravate e non mi avete aperto. Sono tornata l'indomani, e il giorno di poi; sentivo il vostro passo sino all'uscio, ma certo avevate modo di riconoscermi e bussavo invano. Vi ho scritto, avete respinte le mie lettere senza aprirle. È giusto, Andrea. Ma vedete che non ho più orgoglio. Al primo momento, dopo quelle ripulse ho cercato di stimolarlo l'orgoglio, di persuadermi che avevo fatto assai, ch'eravamo pari, ed eccomi qui un'altra volta. Si dice: passerà, si riprende la vita normale, si ride, si rivedono le solite persone, ma poi ogni sera le vostre parole furibonde mi risuonavano nel petto, ma il sonno faticoso e agitato mi recava la vostra immagine pallida e stravolta dal dolore e dallo sdegno.

ANDREA (con impeto)

Ed io...?

ELENA

Parlate, parlate! Ho tanto rimorso dei vostri dolori e ho tanta sete di vedervi soffrire. Andrea! Andrea!

ANDREA.

Badate, Marchesa, che può venir gente, vi possono sentire...

ELENA

Oh! Volete che vi accompagni di là in mezzo alla folla e che mi accusi e vi domandi perdono? Sono disposta a farlo. Che m'importa di quelli? Non lo devo a loro il male che vi ho fatto? Se sapeste... Andrea, se sapeste! Mai un pensiero elevato, mai un affetto gentile, nessuna fede nella grandezza umana; nessuno di quelli che creda al disinteresse e al sacrifizio. E sono cresciuta là in mezzo! Le anime tranquille si adagiano nella noncuranza; le irrequiete provocano il male e fra una tazza di thè ed una frase galante concepiscono gli orribili agguati che vi ho teso io, e giuocano la vita d'un uomo per un gingillo. Domandatene a D'Almèna se non fu così. Quando mi proposi di trattenervi non vi conosceva, Andrea, e il mio orgoglio ricusava d'accettarvi per forte sulla fede altrui. Ho recitato un'indegna commedia fino a quella mattina quando venne Filippo a interromperci. Ma dal momento che vi consegnai la lettera, ve lo giuro, fui la più sincera fra le donne, e quando vi dissi quelle parole amare che vi trattennero, era il cuore che parlava, e se tremavo della vostra partenza, non era più per ardore di trionfo, ma perchè sentivo che voi partito, il mondo mi sarebbe sembrato vuoto come un deserto.

ANDREA

Ma poi, ma poi?

ELENA

Ma poi fui aggirata, mi hanno avvelenata con sospetti, e tutta la mia vita mi aveva così tristamente preparata ad accoglierli! Ho sofferto quanto si può soffrire, Andrea. Quando vi lasciai insultare, quando v'insultai, v'amavo pazzamente come vi amo ora, e quest'amore che vi vendica e mi punisce non vorrei strapparmelo dal cuore neanche se potessi metterci in suo luogo la dignità e la pace che ho perdute.

ANDREA

Se non mentite vi compiango.

ELENA

Come siete calmo, Andrea! Che fortezza spaventevole è la vostra!

ANDREA

No, sono guarito e diffidente.

ELENA

Guarito! Non lo sperate. Il male che vi ho fatto è troppo grave per guarire. Avreste potuto scordare l'amore se non vi avessi così mortalmente offeso, o l'offesa, se non mi aveste amato; ma compenetrati insieme essi formano un viluppo velenoso che vi morderà il cuore per tutta la vita. Non lo dite, non lo dite. L'onore, la dignità, la collera, il disprezzo si irrigidiscono in voi e vi comandano di negare l'amore, ma voi mi amate ancora, mi amate come il primo giorno.

ANDREA

No... no... no... no...

ELENA

E avete bisogno di abbrancarvi a questo diniego violento, di assordarvene e di rinnegare tutta la verità, perchè concedendone una parte sentite che sareste trascinato alla divina vigliaccheria del consenso!

ANDREA

Non è vero, non vi amo. Addio.

ELENA

E fuggite!

ANDREA (tornando)

Eccomi.

ELENA

E le nostre sorti saranno inesorabilmente divise? E giovani tutt'e due e coll'anima vibrante e sanguinante, andremo per il mondo solitarii, incapaci di risognare con altri il dolce sogno della felicità! Oh le sere che vi aspettavo sola nel mio salotto! Come contavo i minuti! Sentivo il vostro passo in istrada da lontano, il vostro passo frettoloso, e pensavo: È qui. Com'è vicino tutto quello, e com'è lontano!

ANDREA

E che inganno ce ne separa!

ELENA

Oh siete ingeneroso! Lo vedete, mi do tutta a voi, vi getto ai piedi il mio amore supplichevole, la mia dignità di donna, la fierezza del mio sangue, la mia gioventù e il mio pudore; vi parlo come non concepirei si possa parlare, mi disonoro coscientemente e volontariamente e mi rispondete così! Non è facile nè mediocre quello che sto facendo. Andrea, imponetemi una prova, sia pur lunga e difficile, vedrete che saprò superarla, ma non respingetemi, ma non negate l'amore, non negate l'amore!

ANDREA

E se m'ingannaste ancora?

ELENA

Oh siete inesorabile come la morte! Vi ho troppo supplicato. Non aspettavo miglior sorte alle mie preghiere, ma non credevo mi sarei abbassata come ho fatto. Mi avrete perduta! Ma vi starò nel cuore come una lama e saprò darvi un rimorso uguale al mio.

ANDREA (esita, s'avvia, vorrebbe tornare)

No. (esce pricipitoso. Elena rimane sola).