VII.

E qui il cronista s’inganna; e l’Hoffstetter, che ci riferì i pensieri del Generale nell’ultima ora, ce ne fa fede. Temeva, bensì, che tutto quel temporeggiamento fosse un agguato; dubitava, è vero, che il Gorzkowsky non fosse per ratificare la Convenzione; ma il sentimento che sopra tutto lo dominava, era la ripugnanza di scendere a patti collo straniero. Gli eroi son fatti così: è sempre un affetto, spesso una chimera dell’anima loro che li muove; la considerazione dei pericoli, dei danni, dei vantaggi non entra che dopo, spesso assai tardi, nei loro giudizi, ma non ne è mai il primo e precipuo movente. Però Garibaldi ha risoluto: verso le undici della sera chiama i migliori suoi ufficiali e i pochi suoi fidi, e svela loro l’incrollabile suo proposito di sottrarsi ancora una volta ai patti dello straniero. «A chi vuol seguirmi, soggiunge, io offro nuove battaglie, patimenti, esiglio; patti collo straniero mai.» Le parole cadono come stille roventi sull’animo degli ascoltanti; ma a pochi, ed è naturale, bastarono l’animo e le forze di ascoltare il nuovo appello. Non sono più di duecento quelli che paiono disposti a seguirlo; ma Garibaldi non li conta; lo segue inseparabile, indomita, pronta a tutti i rischi, la sua Anita; l’accompagnano ancora Ugo Bassi, Ciceruacchio, Forbes, Ceccaldi, Liveriero e Livraghi; ed egli allo scoccar della mezzanotte, preceduto da tre guide paesane per l’unico sentiero di montagna che ancora rimanga aperto, scende il Titano; guizza non visto tra le scolte nemiche; traversa la Marecchia; passa Montebello; e camminando tutta la giornata del 1º agosto, verso le dieci di sera penetra improvviso a Cesenatico, sulla spiaggia di quel mare che era da dieci giorni la mèta del suo cammino. E ben s’intende che colà non perde tempo. Fatti prigionieri i Carabinieri e i pochi soldati austriaci colà sorpresi, s’impadronisce di tredici bragozzi chiozzotti, vi imbarca durante la notte la sua gente e i prigionieri, e allo scoccar delle sei con vento in poppa veleggia arditamente verso Venezia.[157]

La sorpresa, l’affaccendamento, l’affanno degl’Imperiali all’annunzio della sparizione di Garibaldi da San Marino sono indescrivibili. Il generale Hahne di Rimini ne accusa il Governo sanmarinese, che a stento riesce a farsi riconoscere innocente. Il Gorzkowski dirama da Bologna un bando selvaggio, in cui era minacciato di fucilazione immediata chiunque soccorresse quei «masnadieri fuggiti alla galera ed alla corda;» e aggiungevasi tra gli altri contrassegni per iscoprirli, «che v’era con Garibaldi una donna incinta da sei mesi.[158]»

I Governatori di Cesenatico e di Rimini mandano rapporti su rapporti in cui vedono il fantasma di Garibaldi dappertutto, ingrossano colla fantasia il numero de’ suoi seguaci, narrano in suono lamentoso i particolari della sua fuga e del suo imbarco; mentre nuove truppe sono in moto da Rimini per riacchiapparlo a Cesenatico (vi arrivarono, ahimè! un’ora troppo tardi), da Ferrara per impedirgli lo sbarco nell’Estuario, da Forlì per vietargli la Romagna; infine da Brondolo una squadra di quattro legni da guerra per affrontarlo in mare, e averlo nelle mani o vivo o morto.

In sulle prime al fuggitivo arrise col vento la fortuna; ma verso sera, rinfrescato il vento e ingrossando il mare, il navigare con più battelli da pesca diventava arduo e cimentoso. Pure si va; quando le vedette segnalano all’orizzonte la flottiglia austriaca che s’avanza a vele spiegate e a tutto vapore contro i bragozzi. Ma per Garibaldi il pericolo non ha più sorprese. Rinato a un tratto uomo di mare, ritto sulla poppa del suo barco, concepito con rapidità fulminea il suo piano, comanda ai bragozzi di sparpagliarsi per poco onde confondere sul loro numero e la loro mèta le navi nemiche; e ciò fatto di orzare rapidi, e con tutto il vento correre verso Punta di Maestra, dove le basse acque li avrebbero protetti dall’inseguimento e le batterie di Venezia dal cannone nemico. Ma i Carniglia ed i Griggs non sono più là ad ascoltarlo: egli comanda a timidi pescatori ed a marinai forzati, e alle prime bordate, alla prima minaccia delle scialuppe nemiche che vengono loro incontro a voga arrancata, i bragozzi si sbandano, si scompigliano, vanno in precipitosa rotta. Ripete, urla il comando Garibaldi; prega, bestemmia, maledice: invano; otto barche scontano tosto la paura cadendo prigioniere nelle mani degli inseguenti; e a Garibaldi non resta che buttarsi sulle coste di Magnavacca, dove fu un altro miracolo d’arte e di fortuna se potè afferrare.