XX.

Le marcie e i combattimenti di quell’ultima settimana di novembre avevano gravemente danneggiato la debole compagine dell’esercito dei Vosgi, e Garibaldi fu costretto ad occupar gran parte del dicembre ad accrescerlo, riordinarlo e soprattutto fornirlo di quanto fino allora l’avara mano del governo di Tours gli aveva fatto desiderare.

Infatti l’esercito s’era ingrossato fino a sedicimila uomini; una seconda batteria di campagna le era stata aggiunta; una certa unità d’armamento e d’assise cominciava ad ottenersi; soltanto difettava sempre di cavalli e gl’intrighi del Frapolli a Lione che arrestava i Volontari accorrenti a Garibaldi, i pettegolezzi del Quartier generale e le animosità dei generali francesi duravano ancora.

Ad aggravar le disgrazie nella seconda metà di quel mese, Garibaldi fu ripreso da uno de’ suoi consueti accessi di artritide, che lo inchiodò per parecchi giorni in letto, obbligandolo ancora, come nel Trentino, a far la guerra dalla sua camera, per divinazione.

E tuttavia la sua alacrità non rallentò un istante. Il gran disegno, che, secondo il signor Gambetta e il suo ispiratore signor De Serre, doveva salvare la Francia, la punta cioè di Bourbaky su Belfort con l’intendimento di liberare quella fortezza, riafferrare l’Alsazia e troncare gli eserciti germanici dalla loro base, sembrava maturo, e non restava più che concertare gli ultimi particolari della sua esecuzione. In vero Garibaldi non approvava quel disegno. A parer suo era un errore da cima a fondo: «errore perchè di quanta gente staccavasi dalla Loira, di altrettanta il nemico ringagliardiva le linee che stringevano la capitale; errore perchè lasciava isolato Chanzy contro il Principe Federico, che Bourbaky avrebbe dovuto assalire, e contro il Duca di Mecklemburgo; errore perchè prima che Bourbaky, con la solita lentezza francese, si fosse avvicinato a Belfort, Werder avrebbe spedito rinforzi: errore soprattutto, secondo lui, perchè muovendo sul suolo ghiacciato, sotto l’incessante fioccare della neve, una giovine truppa, nuova ai disagi, sarebbe stata affranta dalle fatiche e dagli stenti, prima di cominciare i combattimenti. Io (esclama la signora Jessie Mario, angelo confortatore dei feriti e degli ammalati, in quella campagna) l’udii favellare in questo senso con accento di profonda afflizione e non c’è sillaba che i fatti non abbiano con precisione confermato.[386]»

Tuttavia quando la impresa fu decisa, egli fu pronto a cooperarvi con tutte le sue forze. La parte assegnatagli era di coprir il fianco sinistro del Bourbaky dalla Saona fino ai Vosgi, al quale scopo gli era stato promesso, non sapremmo se per la terza o quarta volta, di porre sotto i suoi comandi la divisione Cremer; ma quantunque questa promessa non fosse mai mantenuta, il Generale accettò il carico impostogli, e prima ancora che il Bourbaky fosse giunto a Châlons-sur-Saone, era già all’opera. Intento soprattutto a disturbare la congiunzione del corpo di Zastrow con quello di Werder, lanciava in mezzo a loro le due brigate di Ricciotti e di Lobbia (succeduto al Delpeck nel comando della 2ª) coll’ordine di distruggere ponti, eseguir sorprese, arrestar convogli; e i due valenti sanno destreggiarsi così bene che il Ricciotti batte più volte il nemico nei dintorni di Montbard; il Lobbia, dopo aver campeggiato vittoriosamente per oltre una settimana nell’altipiano di Langres, riesce a penetrare in questa fortezza ed a destarvi l’assonnata energia de’ suoi difensori.

Ma la marcia di Bourbaky era stata troppo strombettata a quei giorni dagli stessi suoi ordinatori, perchè potesse più essere un segreto per chicchessia; laonde il Werder, avvertito l’avvicinare del nuovo nemico, fra il 28 e il 29 dicembre abbandonava Dijon, per ristringersi a Vesoul e porsi in grado di proteggere gli assedianti di Belfort dall’assalto che li minacciava. E allora fu ordinato a Garibaldi di occupare e difendere inébranlablement Dijon, e quantunque egli preferisse appostarsi col grosso a Dôle, dove fin da principio aveva intravveduto il pernio delle operazioni nel sud-est, e che inconsultamente abbandonata dal Cremer sarà fra poco la porta per la quale Manteuffel sbucherà sul dosso di Bourbaky, tuttavia obbedì ancora, e tra il 5 e il 6 fu con tutte le sue genti nella capitale della Costa d’Oro. E quivi, afforzata di opere temporanee la città, occupate le forti posizioni che da Plombières passando per Talant, chiave loro, si spiegano a ventaglio fino a Saint-Apollinaire, spingeva scoperte in tutti i sensi, sorprendeva talvolta gli avamposti nemici, ma non era certo da temersi fosse sorpreso egli stesso.

Se non che il Quartier generale prussiano prendeva una risoluzione, che mutava interamente anche nel sud-est lo stato delle cose. Un nuovo esercito era formato sotto gli ordini del generale Manteuffel, il quale aveva appunto per iscopo di gettarsi sull’esercito di Bourbaky e, a seconda dei casi, o attraversargli la strada di Belfort, o metterlo tra due fuochi e schiacciarlo. E già verso la metà di gennaio il generale Manteuffel aveva cominciato l’esecuzione del suo disegno; marciando rapido da Châtillon-sur-Seine sopra Vesoul, e facendosi coprire dagli attacchi eventuali di Garibaldi colle due colonne Dannenberg e Kettler, la prima delle quali stormeggiava già tra Bagneux-les-Juifs e Darcey,[387] l’altra camminava dietro a lui tra Nuits e Montbard.