DAVANTI AL CIMITERO DELLA TERRA NATALE

Se mai di quel delubro un dì le soglie

Varchi il mio stanco frale, ed il riposo

Della tomba colà vegliato aspetti,

Forse anche allor sarà limpido il cielo.

Olezzante la terra, e rallegrato

L'aere dai canti. — Il viator solingo

Tra i cipressi vedrà splender la face

Alla mia bara accesa; e quando il sole

Schiari la terra scenderò nel fondo

Della scavata fossa. — O primo raggio

Che rider fai la valle, il monte, il fiume

D'un riso che somiglia all'innocenza,

Sulla gelida mia fronte ti posa!....

E già la matutina aura vivace

Svegliò il languido fior; già tra le amate

Frasche l'ilare augel cantando il giorno

Svolazza, e al suono delle sacre torri

Il cittadino romorìo s'innova;

Io sol fra tutti non mi sveglio, e intanto

La terra sopra il mio sonno si chiude.

Ah mi rimembra i dì che fanciulletto

Presso alla madre mia dinanzi a queste

Mura passando ella dicea: — De' nostri

Cari parenti le ossa han qui riposo,

Preghiam pace agli estinti; — e inginocchiato

Colle man giunte mormorai la prece

Che m'insegnò quella gentile. — Un giorno,

Mentre i monti tingea raggio morente,

Appressarsi vedemmo al cimitero

Stuol di fanciulle in bianco velo; a due

A due moveano il piè tardo per via

Sommessamente orando, e sulla bara

Dalle più giovanette sostenuta

Tra ghirlande di gigli e di viole

Era un fanciullo... A quella vista il tetro

Pensier di morte m'assalì la mente,

Strinsi la mano della madre, e piansi.