IV. Dei governatori di Milano Fuentes, Velasco e Mendozza, e ancora dell’origine e delle cause di guerra.
Governava a que’ giorni Milano Azevedo, conte di Fuentes, il quale, mentre tutte le cose erano sicure e quiete, non si abbandonava al riposo. Educato fin dalla prima gioventù alle armi, che gli avevano procacciata fama di valoroso, ora che già vecchiezza il premeva, più che la stessa morte, abborriva dal terminare tranquilli i suoi giorni. Egli, per indole guerriero in tutta la sua vita, impaziente d’ozio, irrequieto, smodato ne’ desiderj, acceso della gloria, ansioso per inveterata fedeltà al suo re, d’ogni cosa sospettoso, a tutti sospetto egli stesso, simulatore, indagatore degli altrui pensieri, stipendiava uomini che spiassero non solamente le aule, ma i pensieri de’ principi inimici. E radunando ad un tempo armi e soldati ed ogni apparecchio di guerra, aveva ridotto a tale le cose, da tener assopiti, in una falsa sicurezza, i nemici, e da poter egli stesso co’ suoi preparativi farli avvertiti del pericolo in cui si trovavano, suscitandoli a muoversi. Ma già i mal certi suoi alleati, che in segreto gli erano nemici, di loro spontanea volontà si agitavano, ed ordivano macchinazioni. Rimane ancor dubbio se il vecchio governatore le avesse sottomano suscitate, ovvero se ignorandole, morisse di dolore posciachè le ebbe scoperte.
Comunque sia, per mirabile coincidenza opportunissima a mantenere la quiete, l’assassinio del re di Francia e la morte del conte di Fuentes accaddero quasi al tempo stesso. Il qual ultimo non saprebbesi dire se mancasse di vita per vecchiaja o pel rammarico della sua congiura di repente sventata. Allora, per reciproca dissimulazione delle parti, non fu turbata la pace tra Francia e Spagna; e la Lombardia rimase più sicura che prima nol fosse nella vacillante pace.
Era questa però affatto precaria, e l’odio ed i guerreschi apparecchi tenevano in sospeso gli animi. Al morto Fuentes succedettero governatori Velasco e Mendozza, grandi di Spagna, nè temuti dai nemici, nè intenti a spiarne le mosse. Il Velasco, dedito agli studj ed ai piaceri, il Mendozza alquanto più attento all’ufficio suo, entrambi paghi della gloria dei loro avi, venivano lodati dai saggi perchè, malgrado le istigazioni di molti, mantenevano la pace e la tranquillità degli animi, cotanto necessaria a quell’epoca. Ruppe la quiete e l’ozio del Mendozza il duca di Savoja, il quale, nemico di suo genero, invase colle sue truppe il Mantovano, turbando la pace d’Italia, e dando un pessimo esempio agli altri principi col trascendere i limiti della moderazione. Le armi del re di Spagna s’interposero a difesa della parte più debole, e da ciò ebbe origine la calamità d’introdurre in Lombardia soldati stranieri, i quali vi diffusero il contagio. A questo precedette la carestia, di cui narrerò gli andamenti in quanto servono a rischiarare la storia di essa terribile pestilenza.