V. Toledo, Figueroa, Consalvo di Cordova governatori di Milano. — Origine della carestia.

Scoppiata, come dicemmo, la guerra, ed introdotti gli stranieri, si schiuse larghissimo adito alla fatale carestia ed alla peste desolatrice, che per ordine naturale sovente le tiene dietro. Gli artifizj e la tristizia dei dominatori, non che la malvagità degli uomini accesero la guerra, e da questa scaturirono la fame e la pestilenza.

Le vettovaglie in vero bastavano a Milano, a’ suoi cittadini, a’ forastieri, alle truppe, e fino al nemico avventizio, giacchè da quindici anni alternavasi la guerra e la pace, durante la quale, esportavasi più frumento all’estero di quanto se ne consumasse per gli abitanti e pe’ soldati.

Codesta abbondanza di granaglie era dovuta in parte ai saggi regolamenti dei due governatori mandati da Spagna a reggere il milanese ducato, il conte di Toledo ed il Figueroa, tanto lodati dal pubblico quanto vennero biasimati i loro due antecessori.

Il conte di Toledo, che correva fama appartenesse alla famiglia reale di Spagna, era uomo cupo, avido di gloria, insofferente di rivali, sprezzatore di tutti in cuor suo, esperto nell’armi, aspro in tempo di pace: tutta la vita conformò ad esempio dell’antichità. I prudenti del nostro secolo però ardivano dare ben altri nomi alla virtù, all’innocenza ed alla severità del conte di Toledo. Ora agevolando, or restringendo l’esportazione delle vettovaglie, secondochè l’annata prometteva scarso od abbondante raccolto, e bilanciando le spese coi redditi come un diligente padre di famiglia, egli sempre provvide alle vettovaglie, e in tempo di guerra e quando per l’inclemenza delle stagioni scarseggiavano i grani. Mercè tali provvidenze, la carestia era scomparsa, e neppure se ne ricordava il nome.

La medesima sicurezza continuò sotto il Figueroa, che gli succedette. Benchè fosse giovane, non era inferiore per senno e per esperienza al Toledo, il quale, ormai decrepito, gli rendeva giustizia, non sdegnandosi punto che venisse paragonato, e fino anteposto a lui. E veramente lo superava nella gentilezza dei modi e nelle arti d’ingannare gli scaltri, i quali si burlavano del vecchio e rabbuffato suo predecessore.

Dopo un breve interregno, ricominciando più accanita la guerra, venne governatore il Consalvo, uomo d’illustri natali e di animo grande; ma cui la sorte riuscì contraria negli affari d’Italia.

Dopo Consalvo, lo Spinola, tutto occupato nell’assedio di Casale. Per tale impresa, migliaja di soldati tedeschi discesero in Lombardia: il paese fu oppresso da imposte; i ricchi ammucchiavano grano, e la terra non dava raccolti. In tal modo, col trasportare il frumento pel campo, sprecarlo od occultarlo per avidità di guadagno, cominciò a patire la fame il nostro popolo, che dianzi alimentava le altre genti, e fu ridotto a tale, che anche vendendo ogni suppellettile, non trovava da comperare gli alimenti necessarj alla vita[33].