IV.

Ma la notte parve un’altra volta portar consiglio. Alla mattina del 27 la Germania sembrava disposta ad accettare la proposta inglese, cioè ad interporsi imparzialmente tra la sua alleata e l’alleata della Francia, nell’interesse supremo della pace. «Ho detto al Signor Jagow — telegrafa il giorno 27 l’ambasciatore di Francia a Berlino — che la proposta Grey era un mezzo per salvare la pace. Il signor Jagow mi ha detto che egli era disposto a mettersi per quella via; ma ha aggiunto che se la Russia chiamava a raccolta il suo esercito, la Germania non poteva star ferma a guardarla. Gli ho chiesto se la Germania credeva di dover essa pure mobilizzare, qualora la Russia mobilizzasse solo ai confini austriaci. Mi ha risposto di no; e mi ha autorizzato a riferirvelo» (L. Giallo, 67). Lo stesso giorno Sir E. Grey telegrafava all’ambasciatore inglese a Berlino: «L’ambasciatore di Germania mi ha informato che il Governo tedesco accetta in massima la mediazione delle quattro Potenze tra l’Austria e la Russia...» (G. B., 46).

Nella giornata la Francia a sua volta aderì alla proposta inglese; e il Governo russo dichiarò che, se non potesse intendersi direttamente con il Governo austro-ungarico, «accoglierebbe la proposta inglese o qualunque altra proposta atta a comporre il dissidio». Ci fu dunque un momento, nella giornata del 27, in cui si potè sperare che prima del tramonto l’accordo tra le quattro grandi Potenze paciere sarebbe stretto e che il dì seguente, l’Europa, da tre giorni in trepidazione, potrebbe trarre un gran respiro di sollievo.... Non mancava più che l’adesione formale della Germania! Invece, quando Sir E. Goschen, ambasciatore d’Inghilterra a Berlino, si recò, nel pomeriggio del 27, al Ministero degli Esteri per ricevere la risposta ufficiale del Governo tedesco alla proposta inglese, oh meraviglia! si sentì risponder chiaro e tondo di no. Il signor Jagow aveva mutato parere, in poche ore. Dichiarò infatti all’ambasciatore inglese che convocando quella tal conferenza si istituirebbe sotto altro nome una vera Corte arbitrale; non potersi dunque citare Austria e Russia innanzi a una Corte arbitrale, se ambedue non ne sollecitavano il giudizio. L’ambasciatore si sforzò di dimostrare, con ogni sorta di argomenti, che la conferenza proposta dall’Inghilterra era tutt’altra cosa che una Corte arbitrale: ma il ministro stette fermo; concesse solo che, poichè Austria e Russia volevano trattare tra di loro la questione, si poteva aspettare che queste trattative fossero terminate, prima di avvisare ad altri espedienti o tentar nuovi passi. In apparenza, insomma, il Governo tedesco si rinchiude di nuovo, come la tartaruga nel guscio, in quel suo ottimismo dilatorio: il pericolo non è urgente, si può dunque aspettare e vedere.... In effetto, invece, la Germania, dopo avere o esitato davvero o fatto mostra di esitare, manda a vuoto la proposta inglese, per aiutar l’Austria a ottenere il suo intento. L’Austria aveva già dimenticate le confidenze fatte il 25 al Governo inglese. L’Austria voleva a tutti i costi fare la guerra alla Serbia, e quello stesso giorno aveva dichiarato alle Potenze di apprestarsi, poichè la Serbia non aveva data risposta soddisfacente, a usare «mezzi energici». L’Austria, quindi, non voleva che la conferenza si interponesse a intralciarne le mosse: ma non voleva neppure rifiutar essa apertamente i buoni uffici dei pacieri. A ringraziar questi, prima ancora che entrassero in ufficio, pensò la Germania.

Il bel castelletto di carte che Sir E. Grey aveva eretto con tanto studio in due giorni era in terra. All’ultimo momento, la Germania ci aveva soffiato su. Tutto di nuovo pendeva incerto; e — quel che era peggio — prendeva forza, nelle Cancellerie della Triplice Intesa, il sospetto che la Germania e l’Austria ponessero ad effetto un piano abilmente concertato, la Germania tenendo a bada senza parere le Potenze dell’Intesa, mentre l’Austria agiva. Difatti, si incominciò a parlar chiaro. Il Grey mandò a chiamare l’ambasciatore d’Austria e gli chiese se il suo Governo si rendeva conto che così, senza parere, bel bello, esso andava preparando nè più nè meno che la guerra universale (G. B., 48). L’ambasciatore di Russia a Vienna fece visita al barone Macchio, in quel tempo sotto-segretario di Stato per gli affari esteri: gli disse senza reticenze che se l’Austria dichiarasse la guerra alla Serbia, la Russia interverrebbe e l’Europa andrebbe in fiamme; gli chiese che l’ambasciatore austriaco a Pietroburgo fosse incaricato di trattare con il Sazonoff, il quale a sua volta si studierebbe di persuader la Serbia a concedere all’Austria quanto era giusto (G. B., 56; L. Arancio, 41). L’ambasciatore di Francia a Berlino propose al signor Jagow che le quattro Potenze facessero insieme almeno un passo a Vienna, pregando il Governo austriaco «di astenersi da qualsiasi atto che potesse aggravar la situazione presente» (L. Arancio, 39). Anche l’incaricato d’affari russo fece visita al Jagow e lo pregò di consigliare «con forza» il Governo austriaco ad accettare la proposta dell’ambasciatore russo a Vienna (L. Arancio, 38).

L’Austria e la Germania ricevettero dunque nella giornata del 27 avvisi salutari e proposte concilianti in quantità. La Russia non parlò quel giorno ambiguamente o per enigmi: disse e ripetè che voleva la pace, ma aggiunse pure che se l’Austria dichiarasse guerra alla Serbia, essa avrebbe chiamato a raccolta il suo esercito e sarebbe intervenuta. Disgraziatamente le proposte non furono accolte e gli avvisi non furono intesi. Il signor Jagow rispose di no all’ambasciatore francese e di no all’attaché militare russo, protestando di non poter consigliare all’Austria di cedere (L. Arancio, 38-39). L’ambasciatore di Germania a Parigi dichiarò al direttore degli affari politici che la Germania non voleva sentir parlare nè di conferenze nè di mediazioni (L. Arancio, 34). L’atteggiamento della Germania fu tale che perfino il Governo russo, così deferente fino a quel momento verso il grande impero vicino, perdè la pazienza. «I miei colloqui con l’ambasciatore di Germania — scrive il signor Sazonoff in un dispaccio spedito il 28 all’ambasciatore di Russia a Londra — mi confermano che la Germania approva l’intransigenza dell’Austria. Il Gabinetto di Berlino, che avrebbe potuto impedir dal principio tutti questi guai, non fa nulla. L’ambasciatore trova perfino insufficiente la risposta della Serbia. Questo atteggiamento della Germania è particolarmente inquietante. Mi sembra che, più di qualsiasi altra Potenza, l’Inghilterra sarebbe in grado di tentar di indurre il Governo tedesco a far quel occorre. A Berlino è la chiave della situazione» (L. Arancio, 43). Non solo purtroppo Berlino respingeva tutte le proposte concilianti fatte dalla Russia e dalla Francia: ma l’Austria, sorda a tutti i consigli e a tutti gli avvisi, provocava il destino; e il 28 luglio dichiarava la guerra alla Serbia.