V.
Non si vede, infatti, altra fine a questa tragedia. Siamo intesi: l’avvenire siede sulle ginocchia di Giove; nessuno può pretendere oggi di predire come questa guerra finirà. Tuttavia ad un popolo che per secoli e secoli ha governato il mondo, ora temporalmente ora spiritualmente; e che deve aver conservato un po’ il senso della storia, non può ormai non apparire chiaro che i tedeschi, almeno in questo quarto d’ora della loro storia, non sono nella disposizione d’animo più acconcia a fondare i grandi e durevoli imperi. A fondare imperi che durino non basta il valore, l’unione, l’amor patrio ardente o addirittura fanatico: occorre anche il senno, il senso della misura, l’intuizione chiara del possibile, proprio ciò che ai tedeschi oggi più difetta. Onde, almeno se non interviene un miracolo imprevedibile, l’esito di questa guerra non può essere dubbio. La ostinazione essendo eguale dalle due parti, vincerà la parte che dispone di mezzi maggiori e che saprà farne un uso più giudizioso: la coalizione dunque, che può con il tempo armare un numero d’uomini maggiore, i cui scrigni sono meglio fomiti, che ha il dominio del mare, e nella quale due popoli almeno, la Francia e l’Inghilterra, posseggono quel senno politico, quel senso della misura che vale da solo, in una lotta come questa, molti corpi di esercito. Questo ragionamento sembrerà forse un po’ troppo semplice. Ed è infatti: ma temo assai che nel momento presente, dopo quasi otto mesi che i popoli più potenti di Europa guerreggiano con tanto accanimento, ci sia una bilancia più delicata e precisa, su cui pesare le probabilità della guerra. Non vedo come si possa speculare il futuro, se non argomentando che alla Germania è fallito il disegno di coglier alla sprovvista, assalendoli con fulminea energia, i suoi avversari e vincerli separatamente: la guerra sarà dunque decisa dal Tempo e dalla pazienza dei belligeranti: quindi, se qualche evento imprevedibile non viene ad alterare l’ordine e il gioco delle forze in conflitto, l’alterna vicenda di sconfitte e vittorie in cui la guerra oggi sta come sospesa, dovrebbe a un certo momento — quando e in che misura nessuno potrebbe dire — piegare definitivamente a favore della Francia, dell’Inghilterra e della Russia. Nè si ripeta, come troppi fanno, che intanto i tedeschi combattono in casa altrui. Napoleone diceva che in guerra non è fatto nulla sinchè non è fatto tutto; e lo sperimentò a sue spese nel 1812. Non a Lodz o sul Narew era giunto Napoleone, ma addirittura a Mosca, nel 1812....