III.

La conquista dell’Italia, a cui avrebbe seguito tra poco la conquista dell’Africa, alterava seriamente l’equilibrio delle forze dei tre imperatori, e a scapito precipuamente di Massimino. Per intendersi appunto sul nuovo stato delle cose, Licinio e Costantino si incontrarono, al principio del 313, in Milano. Non sappiamo quali questioni furono trattate in quella nuova conferenza, perchè la misera tradizione storiografica del tempo tace totalmente su questo punto. Non è tuttavia arbitrario supporre che, Licinio acconsentendo al nuovo ingrandimento di Costantino, ottenesse da costui libertà d’azione contro Massimino. Ma il congresso di Milano, intorno al quale siamo così male informati, è famoso nella storia per un’altra ragione; perchè promulgò un nuovo editto di tolleranza, in favore dei Cristiani, che è generalmente considerato come il trionfo definitivo del cristianesimo. Quest’editto, a dire il vero, non riconobbe ancora la nuova religione come superiore a tutte le altre, nè come la sola vera religione, o come il culto ufficiale dello Stato; si contentò di convalidare il precedente del 311 con una forma enfatica, concedendo di nuovo ai cristiani la libertà di culto già concessa due anni prima; tolse qualche ultima restrizione che era rimasta, e offrì una nuova sanzione pratica della volontà degli Augusti, ordinando che fossero restituiti alle chiese cristiane i beni sequestrati durante la grande persecuzione. Della crisi del potere supremo continuavano ad approfittare i cristiani: i due imperatori accarezzavano i cristiani, quanto più Massimino nelle provincie orientali li maltrattava, ordinando le ultime persecuzioni; il cristianesimo e il paganesimo diventavano nelle mani degli imperatori rivali, armi di guerra civile. I due imperatori non avevano forse nemmeno pensato, che la storia darebbe un giorno tanta importanza al loro editto; è anzi probabile che, fra le questioni trattate, quest’ultima sembrasse loro di importanza relativa, a paragone d’altre questioni di cui la storia non doveva occuparsi più. Ma quando mai gli uomini di stato, occupati a disputarsi il potere, hanno capito il vero oggetto delle loro lotte, e il vero significato del loro operare? Non vedono e non s’appassionano che al piccolo gioco in cui son mescolati. Infatti Massimino lesse subito chiaro nel gioco degli avversari, e non esitò un momento a muoversi; mentre Licinio era ancora in Italia, invadeva già la penisola balcanica, assaliva prima Bisanzio e poi Perinto, spingendosi verso Adrianopoli. Licinio dovette accorrere e mettersi sulla difensiva. Ma una grande battaglia, combattuta non lontano da Perinto, a circa diciotto miglia da Eraclea, il 30 aprile del 313, mutò le sorti della guerra. Massimino sconfitto, fuggì in Cilicia, dove morì.