II.

Ma son creature diverse dagli altri uomini, non c'è dubbio. Parlano a voce bassa scandendo le sillabe e senza sorridere mai: per nutrirsi riscaldano poco cibo su fornelli elettrici e non bevono che acqua quasi sempre tiepida. Respirano un composto formato da gas deleteri e da miasmi compressi dove entra tutto, dall'odore della traspirazione a quello della nafta e della cucina, e che essi chiamano «aria» perchè lassù ciò che si respira si chiama così.

Qualche volta dormono; e allora il loro sonno è fatto di trepidazioni e sobbalzi, di aspirazioni acri e di temperature da forno. Se sognano, il loro sogno costante è lo scoppio di uno dei loro siluri contro una grande nave austriaca sorpresa dal periscopio... Prodigiosamente sonoro, lo scafo dov'essi vivono, per la perfetta trasmissione acustica dell'acqua, raccoglie ogni minimo rumore dentro un vastissimo raggio e può ripetere i palpiti di eliche lontanissime, riprodurre l'esplosione di torpedini e siluri avvenuti chi sa dove...: ed essi hanno uno speciale udito per distinguere le varie voci del mare assorbite dal ferro dentro cui vivono, e non s'ingannano mai: — Passa un cacciatorpediniere... Un motoscafo c'è vicino... Viene, lassù, una grande nave... To!! Un battello a remi!...

La loro vista è fatta per i quadranti indicatori, per il bianco lucido della vernice e per la luce elettrica: essa s'è come inaridita: qualche cosa le manca: qualche cosa che essa cerca continuamente. Ecco perchè il loro sguardo è dilatato come quello dei minatori che sogna il verde dei prati e quello di alcuni santi dell'arte italiana quattrocentesca che cerca l'azzurro paradisiaco d'un più alto cielo.

Ma il fatto che più li fa differire dagli altri uomini, è questo: essi non hanno nervi. L'abitudine ai più spaventosi pericoli ha portato le loro sensazioni a un livello uniforme e inalterabile: tutto può essere morte per loro: ogni incidente può tradursi in suprema catastrofe: si urti in una cima, o in uno scoglio, si sconnetta appena una chiodatura o per svista del timoniere si tocchi il fondo, si impigli comunque un'elica o si dia in una rete, tutto, intaccatura, avaria di un organo, bomba, colpo di cannone, torpedine, è la fine, inesorabile fine sulla quale l'immaginazione non osa soffermarsi perchè troppo altamente atroce.

No: se non fossero diversi, essi dovrebbero già non altro essere che poveri pazzi...