VIII.

Io non so come, se dalle sentinelle o dai graduati o dagl'interpreti, certo è che da qualcuno son già stati raccolti gli episodi della spaventevole marcia attraverso la Serbia e l'Albania.

Non mi par verosimile quello che mi si racconta, perchè a tutto è un limite.

— Signore! — mi dice un giovane sergente austriaco che interrogo: un istriano di Snegnevitza. — Se è vero? — E i suoi occhi si velano e la sua bocca si contrae... — Non so da dove cominciare... Si riceveva da principio un pane per settimana: poi più nulla. Erbe, radici, corteccie, tutto fu buono. Bisognava scavare nella neve con le mani per trovare qualche cosa. Si camminava, si camminava, seguendo gli altri su pei monti o lungo il letto dei torrenti. Ci fermavamo quando volevamo... Bastava buttarsi nella neve, fuori del branco. Ma non bisognava dormire perchè si era derubati subito degli abiti, dei pochi danari, di tutto, da bande di prigionieri stessi, pronti a uccidere a bastonate se si resisteva. E quando si rimaneva nudi si moriva. A meno che...

— A meno che...

— ... uno non si riunisse a una banda e andasse ad accoppare i caduti, per vestirsi di nuovo. Ma vede, signor comandante, questo derivava da una legge matematica...

— Cioè?

— Le scarpe. Sì. Nessuno aveva più scarpe dopo pochi giorni di marcia. Ora per camminare ancora, occorreva fasciarsi i piedi. Dove prendere il panno se non nella massa stessa? Dapprima si spogliavano i morti... ma non sempre si poteva aspettare... Allora o si «affrettava» la morte, o appena uno cadeva gli altri gli si precipitavano sopra... Ecco perchè noi che siamo arrivati, avevamo tutti i piedi fasciati... Comprende? E poi questi stracci dovettero esser rinnovati molte volte... Lei comprende bene?

E questa insistenza nel domandarmi se io comprenda, dev'essere giustificata dall'espressione mia che deve in questo momento far dubitare della mia ragione.

— Il terribile erano i crepacci nella neve. Non bisognava mai essere i primi a passare. Tenendosi in coda, invece, si passava benissimo.

— E come?

— Sì, sui caduti... Sa, a scendere riuscivano tutti, ma quando si trattava di risalire su pareti ripide di fango ghiacciato, facevano troppi sforzi e ricadevano giù: naturalmente per sempre. Bisognava avere un poco di pazienza ed aspettare, ma poi si passava... Fu un colonnello a darmi questo consiglio e me ne trovai bene. Mi vidi un giorno camminare accanto questo colonnello quasi nudo e stentai molto a riconoscerlo dal berretto: aveva calzoni ridotti come questi miei e una bisaccia da soldato a tracolla, piena di erbe e corteccie: nient'altro. Sa, lui non poteva servirsi del bastone come gli altri, e allora io gli «procurai» un cappotto. Così mi diede il consiglio di cui le parlai e non ho avuto a pentirmene... Ma, scusi, il signor comandante mi segue?

— Seguo.

— Dunque con buoni muscoli, un robusto bastone e un po' di furberia uno poteva ancora cavarsela. Per esempio, non v'era pericolo di perdere di vista la colonna in marcia: bastava guardare a mezzo cielo...

— Ma questo sciagurato vaneggia! — io penso guardandolo fisso.

— ... dov'erano nubi di corvi... E avanti e dietro se ne vedevano a perdita di vista. Così non si sbagliava mai. Ma una cosa a cui non si poteva rimediare era la fame. Corteccie e neve, a lungo fanno male... E io non mi sono mai potuto adattare a quello che ho visto fare a qualcuno, impazzito dalla fame... Meglio addirittura buttarsi a terra per sempre... E che diamine! ma questo non glielo dico, non glie lo posso dire...

E poi — dice in tedesco come parlando a sè stesso — è proprio da pazzi mangiare dalla bocca...

— Dio!

— ... dei colerosi caduti...

Basta, cristiano, in nome del nostro Dio comune, in nome delle due donne che soffersero in ugual modo per metterci a «questo» mondo! Tu, purificato da un inferno più atroce di quello che da bambini ci terrorizzava, non sei più mio nemico: noi italiani che abbiamo la tua vita in mano per un minimo tuo segno di rivolta, in questo momento non potremmo ordinare la tua morte. Ah! Possa esser questo che tu hai sofferto, l'Inferno di coloro che ti ci spinsero vivo!