SCENA III. Brovik e Solness.
Brovik. (più calmo) Non voglio che i miei poveri ragazzi sappiano quanto sto male.
Solness. Lei ha infatti un aspetto molto abbattuto in questi giorni.
Brovik. Per me la sarà presto finita. Le forze diminuiscono di giorno in giorno...
Solness. Ma si sieda.
Brovik. Grazie.
Solness. (Gli avvicina un poco la poltrona) Qua, mi faccia il piacere. — Ebbene?
Brovik. (si è seduto con fatica) Si tratta di Ragnar. Che cosa intende fare di lui?
Solness. Vostro figlio naturalmente resta presso di me fin che vorrà.
Brovik. Ma è appunto questo che non vuole; egli non può più, così gli pare...
Solness. Ma non è pagato abbastanza qui? Però, se chiedesse di più, non sarei contrario....
Brovik. No, no. Non si tratta di questo. (impaziente) Ma bisogna pure che cominci una buona volta a lavorare per conto proprio, anche lui.
Solness. (senza guardarlo in viso) Crede che Ragnar abbia della capacità?
Brovik. Ecco la terribile questione, è ben questo che mi spaventa. Anch’io ho cominciato a dubitare del giovine. Infatti, non gli ha mai detto che... qualche parola incoraggiante. Eppure, talvolta mi sembra che abbia delle buone disposizioni.
Solness. Ma gli è che non ha imparato nulla, veramente a fondo, tranne del disegno.
Brovik. (lo guarda con segreto odio e dice con voce rauca) Anche lei non aveva imparato gran che dell’arte, quando era al mio servizio. Eppure lei andò innanzi (respira affannosamente) e riuscì ed ottenne più di me.... più di tanti d’altri.
Solness. Ma, così volle il mio destino.
Brovik. Ha ragione. La sorte le fu propizia. Ma per ciò appunto lei non può lasciarmi scendere nella tomba... senza che mi sia dato vedere ciò che vale Ragnar. E poi, vorrei vederli sposati... prima di lasciarli per sempre.
Solness. (ruvido) È lei che vuole forse così?
Brovik. Kaja non tanto, ma Ragnar ne parla sempre e con tutti. (semplicemente) Dovrebbe fargli avere qualche lavoro. Bisogna che io veda qualche cosa fatta da lui.
Solness. (irritato) Ma non posso, per Dio, trovargli le ordinazioni nella luna!
Brovik. Appunto ora potrebbe affidargli un importante lavoro.
Solness. (inquieto, sorpreso) A lui?
Brovik. Se volesse accordare il suo consenso.
Solness. E di che lavoro si tratta?
Brovik. (alquanto esitante) Lo incarichi della costruzione del villino, presso Lövstrand.
Solness. Quello? Ma quello lo costruirò io stesso.
Brovik. Se gliene manca la voglia.
Solness. (impetuoso) La voglia? A me? E chi l’ha detto?
Brovik. Lo disse lei, poco fa.
Solness. Non dia peso alle mie parole. E lei crede che Ragnar possa costruire il villino?
Brovik. Sì, egli conosce la famiglia. E poi per divertimento, ha fatto dei disegni, un preventivo e tutto quel che...
Solness. E sono contenti dei disegni?
Brovik. Sì, basterebbe che lei volesse rivederli ed approvarli.
Solness. Allora lascierebbero costruire la casa a Ragnar?
Brovik. Sono rimasti assai contenti delle sue idee: riuscirebbe una casa del tutto nuova, secondo loro.
Solness. Ah! nuova? Non di quel rancido ciarpame che soglio far io!
Brovik. Dicevan che riuscirebbe una casa peculiare.
Solness. (reprimendo la stizza) Ah! dunque erano venuti a cercare di Ragnar, qui... mentre io ero assente.
Brovik. Vennero per parlare con lei e per sentire se mai fosse disposto a rinunciare...
Solness. (impetuoso) Rinunciare io?
Brovik. Nel caso trovasse che i disegni di Ragnar...
Solness. Io! ritirarmi davanti a vostro figlio?
Brovik. Rinunciare al contratto.
Solness. Ma ciò è tutt’una. (ride amaramente) Dunque è così? Halvard Solness deve cominciare a ritirarsi per far posto ai più giovani, a dei ragazzi... far posto!... posto... posto...?
Brovik. Vi è posto, mi pare, per più di uno solo al mondo.
Solness. Tanto posto non ve n’è. In ogni modo io non mi ritirerò mai... almeno spontaneamente.
Brovik. (si alza faticosamente) Debbo dunque uscire da questo mondo senza speranza? senza conforto? Senza aver visto una sola opera di lui?
Solness. (voltandosi dall’altra parte) Uhm! non insista.
Brovik. Debbo uscire così miseramente da questa vita?
Solness. (sembra lottare con sè; finalmente dice con voce velata, ma ferma) Lei ha da lasciare la vita come meglio sa e può.
Brovik. E sia. (attraversa la stanza)
Solness. (avvicinandosi a Brovik commosso) Non posso fare altrimenti. Io sono quel che sono e non posso cambiarmi.
Brovik. No, no — lei non lo può (vacilla e si ferma presso la tavola vicino al divano) Mi permette di prendere un bicchiere d’acqua?
Solness. Prego... (versa l’acqua e gli porge il bicchiere)
Brovik. Grazie. (beve e ripone il bicchiere. Solness va ad aprire la porta della stanza da disegno)