SCENA VIII. Detti meno Kaja.

Sig. Solness. Dio, che aria da sorniona ha quella ragazza!

Solness. Essa! Povera bestiolina!

Sig. Solness. È vero quel che vedo, Halvard? E così li licenzi davvero?

Solness. Sì.

Sig. Solness. Anche lei?

Solness. Non volevi tu forse così?

Sig. Solness. Ma come farai senza di lei? Ne avrai sicuramente qualche altra sotto mano, Halvard.

Hilda. (allegramente) Se si tratta di me, non sono buona di stare allo scrittoio.

Solness. Via, via, Alina... si aggiusterà tutto... Adesso bisogna affrettare lo sgombero. Stasera appenderemo la corona sulla nuova casa... (volgendosi a Hilda) Sull’alto della torre. Che ne dice signorina Hilda?

Hilda. (fissandolo con sguardo raggiante) Come sarà bello riveder lei a tanta altezza!

Solness. Me!

Sig. Solness. Dio mio... signorina Wangel, qual pensiero è il suo! mio marito!... che soffre tanto di vertigine!

Hilda. Vertigine! No, è impossibile.

Sig. Solness. Ma sì, sì.

Hilda. Ma se io stessa l’ho visto su, su in cima ad una torre altissima!

Sig. Solness. Sì, me l’hanno detto. Ma è impossibile.

Solness. (violentemente) Impossibile, impossibile. Ma ciò non ha impedito ch’io salissi!

Sig. Solness. Ma come puoi dire una cosa simile, Halvard? Tu che non osi nemmeno di andar sul balcone d’un secondo piano. Sei sempre stato così.

Solness. Forse questa sera potrai avere una sorpresa.

Sig. Solness. (con apprensione) No! no! no! Dio me ne guardi. Scriverò subito al Dottore, egli saprà distoglierti da quest’idea.

Solness. Ma Alina!

Sig. Solness. Sì, perchè tu sei malato, Halvard. Non può essere diversamente. Oh Dio!... oh Dio!... (esce presto dalla destra)