SCENA X. Detti, meno la Signora Solness.

Solness. Ha premura, Dottore?

Dott. Herdal. No, affatto.

Solness. Allora possiamo discorrere un poco insieme?

Dott. Herdal. Ben volontieri!

Solness. Sediamoci. (fa sedere il dottore sulla sedia a dondolo e prende posto nella poltrona)

Solness. (con lo sguardo penetrante) Ebbene, dica: ha osservato qualche cosa in Alina?

Dott. Herdal. Ora, mentre era qui?

Solness. Sì; non ha notato in lei qualche cosa?

Dott. Herdal. (sorride) Sì, per bacco, non può sfuggire a nessuno, che sua moglie... hem...

Solness. Ebbene?

Dott. Herdal. Che sua moglie non nutre molta simpatia per quella signorina Fosli.

Solness. Niente altro? Questo l’avevo osservato anch’io.

Dott. Herdal. E non credo ci sia da farne grandi meraviglie...

Solness. Di che cosa?

Dott. Herdal. Che essa non veda di buon occhio un’altra donna, che le sta vicino tutto il giorno.

Solness. Eh! forse lei ha ragione, ed anche Alina... Ma non si può fare altrimenti.

Dott. Herdal. Non potrebbe prendere un commesso?

Solness. Il primo venuto? Non saprei che farmene.

Dott. Herdal. Ma se sua moglie, debole com’è.... se non potesse continuare a sopportare...

Solness. E allora, tanto peggio. Kaja Fosli deve rimanere in casa mia... ho bisogno di lei, e nessun altro potrebbe prendere il suo posto.

Dott. Herdal. Nessun altro?

Solness. Nessun altro.

Dott. Herdal. (avvicinando la sedia a Solness) Senta, caro signor Solness, posso permettermi una domanda?

Solness. Dica pure.

Dott. Herdal. Le donne, vede, in certe cose hanno un odorato finissimo.

Solness. È vero... E così?

Dott. Herdal. Ora, se sua moglie non può proprio soffrire questa Kaja Fosli...?

Solness. Ebbene?

Dott. Herdal. Questa antipatia poi sarebbe veramente senza alcun motivo?

Solness. (lo guarda e si alza) Oh! oh!

Dott. Herdal. Non se l’abbia a male se insisto per voler sapere se questa antipatia sia giustificata.

Solness. (breve e deciso). No, è ingiustificata.

Dott. Herdal. Dunque non c’è la minima ragione?

Solness. No. In tutto questo non ci è che il carattere sospettoso di mia moglie.

Dott. Herdal. Io so che lei ha conosciute parecchie donne, caro Solness.

Solness. Non lo nego.

Dott. Herdal. Ed a qualcuna ha voluto molto bene.

Solness. Anche questo è vero.

Dott. Herdal. In questa faccenda della signorina Fosli... non ci sarebbe nulla?

Solness. No. Da parte mia, no...

Dott. Herdal. E da parte di lei?

Solness. Io credo, dottore, che lei non abbia alcun diritto di interrogarmi su questo.

Dott. Herdal. Parliamo dell’odorato di vostra moglie.

Solness. Sia. E quanto a questo... (abbassando la voce) Alina ha assai buon naso, come dice lei.

Dott. Herdal. Ebbene? Che le diceva io?

Solness. (siede) Dottor Herdal, le racconterò una storia strana. Vuol prestarmi attenzione?

Dott. Herdal. Ascolto volentieri le storie strane.

Solness. Si ricorderà forse che presi al mio servizio Knut Brovik e suo figlio, quando il vecchio si trovava assai a mal partito.

Dott. Herdal. Infatti ne ho inteso a parlare.

Solness. Sono due brave ed oneste persone, debbo convenire. Ma ecco che un giorno il giovane Brovik ha l’idea di fidanzarsi. Naturalmente non appena ammogliato incomincerebbe a lavorare da solo. I giovani hanno tutte le stesse aspirazioni.

Dott. Herdal. (ride) Hanno la mania di volersi sposare.

Solness. A me questo non converrebbe, perchè di Ragnar e di suo padre ho bisogno; sì, anche del vecchio. È ottimo nei calcoli sulle resistenze, sul volume e su tutte queste cose noiose.

Dott. Herdal. Eh! pur troppo ci vogliono anche queste.

Solness. Eh! sì. Ora Ragnar voleva cominciare a lavorare da solo ed io non potevo oppormi.

Dott. Herdal. Ma pure è rimasto con lei.

Solness. Ora sentirà. Un giorno Kaja Fosli venne a trovarli per un affare. Non c’era mai venuta prima. Quando m’accorsi che si amavano, mi venne un’idea. Se posso aver la ragazza, pensai, forse rimarrà anche Ragnar presso di me.

Dott. Herdal. Era un’idea buona.

Solness. Non dissi una parola in proposito, non feci che guardarla... e desiderai con forza di averla qui, vicino a me. Poi scambiai qualche parola con lei, amichevolmente.

Dott. Herdal. E dopo?

Solness. Il giorno dopo verso l’imbrunire, quando il vecchio Brovik e Ragnar erano già andati via, essa tornò, e mi parlò come se tra noi ci fosse stato un accordo.

Dott. Herdal. Un accordo? a proposito di che?

Solness. A proposito di quello che io avevo pensato. Eppure non una sola parola mi era sfuggita.

Dott. Herdal. È davvero strano!

Solness. Essa mi domandò quali sarebbero state le sue occupazioni e se poteva incominciare subito la mattina dopo.

Dott. Herdal. Non crede lei che lo abbia fatto allo scopo di stare col suo fidanzato?

Solness. Anche a me venne in mente questo, in principio; ma no, essa lo ha sfuggito sempre. Ho osservato che essa mi sente quando mi avvicino e che trema tutta appena la guardo. Che cosa ne dice lei?

Dott. Herdal. Hum! Si può spiegare facilmente.

Solness. Bene, ma il resto? La convinzione di aver sentito dalla mia bocca, ciò che io m’ero accontentato di pensare, di volere... in silenzio, da solo, nel mio interno; può spiegare anche questo, Dottor Herdal?

Dott. Herdal. Non mi credo capace di tanto.

Solness. Me lo figuravo; e per questo non ne ho mai parlato. Ma alla lunga mi pesa, capisce? È un delitto che commetto contro di lei, povera ragazza. (con violenza) Ma non posso altrimenti. Perchè se essa mi va via, perdo anche Ragnar.

Dott. Herdal. E questo non l’ha raccontato mai a sua moglie?

Solness. No!

Dott. Herdal. E perchè mai non lo fa?

Solness. (lo guarda fisso e dice con calma) Perchè mi sembra quasi d’impormi una giusta tortura, una tortura, in certo qual modo, benefica.

Dott. Herdal. (scuotendo il capo) Davvero, che non ci capisco niente.

Solness. Ma veda, in tal modo mi sembra di estinguere in parte, un debito che io ho verso mia moglie.

Dott. Herdal. Verso sua moglie?

Solness. Già, e ciò mi solleva un po’, mi pare quasi di respirare più liberamente.

Dott. Herdal. Lo sa Dio se ne capisco una sola parola...

Solness. (interrompendo bruscamente, torna ad alzarsi) Infatti è meglio che non ne parliamo più. (gira per la stanza, torna indietro e si ferma al tavolo, guarda il dottore sorridendo) Dica, Dottore. Lei ora crede di avermi condotto sulla via delle confessioni?

Dott. Herdal. (un po’ irritato) Confessioni? Eccomi da capo a non capire niente, signor Solness.

Solness. Ma parli pure liberamente, giacchè me ne sono accorto.

Dott. Herdal. Di che cosa si è accorto?

Solness. (con voce cupa, lentamente) Che lei viene spesso qui, per non perdermi di vista.

Dott. Herdal. Che? io? E perchè dovrei farlo?

Solness. Perchè mi crede... (accalorandosi) Perchè crede di me quello che crede anche Alina!

Dott. Herdal. Ma che cosa crede la signora?

Solness. (dominandosi) Essa comincia a credere che io sia... come devo dire... ammalato.

Dott. Herdal. Ammalato? Non me ne ha mai detto una parola, e di qual malattia, carissimo signor Solness?

Solness. (si curva sulla spalliera e mormora) Alina ha l’idea ch’io sia pazzo.

Dott. Herdal. (si alza) Ma mio caro signor Solness...

Solness. Per l’anima mia, le dico, che è... Dunque l’ha confidato anche a lei? Oh! l’assicuro, dottore, me ne sono accorto subito.

Dott. Herdal. (lo guarda maravigliato) Non mi è mai passata per la testa quest’idea, mai, signor Solness.

Solness. (con riso incredulo) Ah! davvero?

Dott. Herdal. No, mai! E certamente nemmeno a sua moglie. Le posso assicurare...

Solness. È inutile, tanto più che fino ad un certo punto potrebbe anche avere ragione.

Dott. Herdal. Ma per bacco, devo confessare...

Solness. (interrompendo una smorfia) Bene, caro dottore, finiamola. Il meglio è che ciascuno pensi quello che crede (si abbandona ad una silenziosa allegria) Ha capito dottore...?

Dott. Herdal. Che cosa?

Solness. Se lei... dunque, non crede ch’io sia... ammalato... squilibrato... pazzo.

Dott. Herdal. Perchè dovrei crederlo?

Solness. Lei crederà naturalmente che io sono un uomo molto felice?

Dott. Herdal. E perchè dovrei crederlo solamente?

Solness. (ridendo) Ah! ah! Le pare!... Solness, il costruttore Solness.... Halvard Solness...?

Dott. Herdal. Devo infatti convenire con tutti, che lei è stato favorito grandemente dalla fortuna.

Solness. (reprimendo un mesto sorriso) È vero, non posso lagnarmene.

Dott. Herdal. L’incendio di quel brutto castello fu una vera fortuna per lei.

Solness. (grave) Non dimentichi che per Alina quella fu la distruzione della casa paterna.

Dott. Herdal. Certo per sua moglie deve esser stato un gran dolore.

Solness. Per quanto siano passati dodici anni, essa ne risente ancora.

Dott. Herdal. Quello che ne seguì, fu certo per sua moglie il colpo più doloroso.

Solness. Furono i due colpi riuniti che l’hanno abbattuta.

Dott. Herdal. Ma la sua gloria comincia da quell’epoca. Dopo aver cominciato da povero garzone, eccola adesso il primo dell’arte sua. Davvero, signor Solness, si può dire che la fortuna le è stata propizia.

Solness. (lo guarda spaurito) Ed è appunto questo che mi tormenta tanto.

Dott. Herdal. La tormenta l’esser felice?

Solness. Io temo sempre... perchè bisogna pure che venga il momento della caduta.

Dott. Herdal. Ma che! chi potrebbe provocarla?

Solness. La gioventù.

Dott. Herdal. Puah! La gioventù? lei gode ancora un gran credito. Forse la sua gloria non fu mai così grande quanto adesso, nè mai così solidamente basata.

Solness. Verrà il momento della caduta. Lo vedo; sento che s’avvicina. Presto qualcuno comincerà a dirmi di ritirarmi. E poi, tutti gli altri mi grideranno: «Posto, posto, posto.» Vedrà, Dottore! Presto verrà la gioventù a bussare alla mia porta.

Dott. Herdal. (sorridendo) Ebbene, e poi?

Solness. E poi? sarà finita per il costruttore Solness. (si batte alla porta di sinistra) (trasalendo) Che cosa c’è? Ha intenso?