SCENA XIII. Solness e Hilda.
Hilda. (si ferma e lo guarda) Ci son molte stanze per i bambini?
Solness. Tre.
Hilda. Allora avranno molti figliuoli?
Solness. No, non ne abbiamo. Per adesso farà lei da nostra figlia.
Hilda. Per stanotte, sì. E stia sicuro che non farò rumore: dormirò saporitamente.
Solness. Sarà molto stanca.
Hilda. Oh, no, ma ciò non m’impedisce.... È così bello sognare coricati nel proprio letto.
Solness. Sogna spesso lei?
Hilda. Sì, quasi sempre.
Solness. E che cosa sogna per lo più?
Hilda. Questo, stassera non lo dico. Un’altra volta... forse. (si rimette ad osservare per la stanza, poi si ferma alla sinistra e fruga un poco nei libri e nelle carte).
Solness. (s’avvicina) Cerca qualche cosa?
Hilda. No, guardo. (allontanandosi) Forse non è permesso?
Solness. Oh! prego.
Hilda. È lei che scrive in questo grosso registro?
Solness. No, la contabile.
Hilda. Una donna?
Solness. (ridendo) Sicuro.
Hilda. Una donna che sta qui con lei?
Solness. Sì.
Hilda. È maritata?
Solness. No, è una signorina.
Hilda. Ah! benissimo.
Solness. Ma probabilmente si sposerà fra poco.
Hilda. Tanto meglio per quella signorina!
Solness. Ma non per me, che non avrò più alcuno che mi aiuti.
Hilda. Non potrà trovarne un’altra?
Solness. Vorrebbe, forse, prendere lei il suo posto?
Hilda. (squadrandolo) Io? No, grazie. (va nuovamente su e giù per la stanza e si siede sulla sedia a dondolo; anche Solness va vicino al tavolo) (continuando) Perchè io ho ben altra cosa a fare. (lo guarda sorridendo) Non le pare anche lei?
Solness. Si capisce. Prima di tutto dovrà andare nei negozi per provvedersi...
Hilda. (allegramente) No, no, non lo potrei neppure.
Solness. Come?
Hilda. Sì, perchè ho speso tutto quanto avevo.
Solness. Dunque non ha nè baule, nè denaro.
Hilda. Ma non me ne importa. Per me è lo stesso, adesso.
Solness. Sa che mi piace lei?
Hilda. Solo questo?
Solness. Questo ed altro. (si siede sulla poltrona) Vive ancora suo padre?
Hilda. Sì, papà vive.
Solness. E forse lei sarà venuta per studiare qui?
Hilda. No; non ci penso nemmeno.
Solness. Ma vorrà trattenersi qualche tempo, non è vero?
Hilda. Dipende dalle circostanze (breve pausa, durante la quale Hilda continua a dondolarsi sulla sedia e guarda Solness tra il serio ed il faceto. Quindi si toglie il cappello e lo mette davanti a sè sul tavolo).
Hilda. Maestro Solness?
Solness. Ebbene?
Hilda. Lei dimentica facilmente, a quello che pare.
Solness. No, ch’io sappia.
Hilda. Allora non vuole che ritorniamo sul discorso di quel che avvenne lassù?
Solness. (con un moto di attenzione) Lassù a Lissanger? (indifferente) Bah! mi sembra che non ci sia molto da parlare.
Hilda. (lo guarda con aria di rimprovero) Ma che dice?
Solness. Ebbene! Me ne parli lei stessa.
Hilda. Quando la torre fu compiuta fu una gran festa in città.
Solness. Sì, quel giorno non lo dimenticherò mai.
Hilda. (sorride) Veramente? Questa è una gentilezza.
Solness. Una gentilezza?
Hilda. Innanzi alla chiesa suonava la banda e v’erano radunate molte centinaia di persone. Noi ragazze di scuola eravamo tutte vestite di bianco, ed ognuna di noi aveva in mano una banderuola.
Solness. Ah, sì! me ne ricordo!
Hilda. Poi lei, con piede fermo, salì sopra gl’impalcati fino alla cima. Teneva in mano una gran corona, che appese in alto, sul punto più elevato.
Solness. Era una mia abitudine, una vecchia tradizione.
Hilda. Impressionava di vederla così in alto: «Se cadesse il costruttore» si pensava.
Solness. (seccamente, per troncare il discorso) Sì, questo avrebbe anche potuto accadere, perchè una di quelle indiavolate ragazze vestite di bianco cominciò a urlarmi, fissandomi...
Hilda. (raggiante di gioia) «Evviva il costruttore Solness»? Oh, sì.
Solness. Ed agitò e sventolò la bandiera sì tanto, che poco mancò non mi cogliesse il capogiro.
Hilda. (sottovoce, seria) Quella ragazza indiavolata, ero io.
Solness. (la fissa con gli occhi sbarrati) Ora ne son certo. Deve essere stata proprio lei.
Hilda. (di nuovo con vivacità) Era uno spettacolo così bello, così emozionante! Non avrei mai creduto che in tutto il mondo esistesse un costruttore capace di costruire una torre così alta, e che io potessi vederlo lassù in alto... in carne ed ossa, senza provare il minimo capogiro. Ecco ciò che faceva girare la testa a quelli che guardavano.
Solness. E come mai sapeva lei....
Hilda. (con un gesto di denegazione) Oh! no! Me lo diceva l’animo mio. E altrimenti lei non sarebbe stato certo capace di cantare lassù.
Solness. (la guarda meravigliato) Cantare? io ho cantato?
Hilda. Sì, lei cantò.
Solness. (scuote la testa) Non ho mai cantato una nota in vita mia!
Hilda. Eppure, allora ha cantato! Sembrava che vi fossero delle arpe lassù.
Solness. (pensieroso). Tutto ciò è strano.
Hilda. (tace un poco guardandolo e dice con voce smorzata) Però l’essenziale è venuto dopo. (con vivacità) Ma questo non credo sia bisogno di ricordarglielo.
Solness. Eppure, se mi ricordasse un poco anche questo...?
Hilda. Non si ricorda del gran banchetto che le fu offerto al circolo?
Solness. Sì, è stato nello stesso pomeriggio, perchè la mattina dopo son partito.
Hilda. Dopo il circolo venne invitato alla sera in casa nostra.
Solness. Precisamente, signorina Wangel. È sorprendente come lei si ricordi di tutte queste inezie.
Hilda. Inezie? Ma lei è curioso; forse fu una inezia quella di trovarmi nella camera quando lei venne?
Solness. Era dunque lei?
Hilda. (senza rispondergli) Allora non mi chiamò: ragazza indiavolata.
Solness. No, mi sarei ben guardato.
Hilda. Mi disse ch’ero bella nel mio abito bianco e che sembravo una piccola principessa?
Solness. Ed era vero, signorina Wangel. E poi mi sentivo quel giorno così contento...
Hilda. E soggiunse ch’io dovevo diventare una vera principessa.
Solness. (ridendo) Anche questo dissi?
Hilda. Sì, l’ha detto. E quando domandai quanto tempo avrei dovuto aspettare, allora mi rispose che sarebbe tornato dopo dieci anni — come l’eroe della leggenda — per rapirmi, per portarmi in Ispagna o altrove. E mi promise di comperarmi là un regno.
Solness. (come sopra) Dopo un buon pranzo si è generosi. Ma ho detto veramente tutto questo?
Hilda. (ride) Sì, e nominò anche il regno.
Solness. Ed era?
Hilda. Doveva chiamarsi il Regno di melarancia.
Solness. Un nome appetitoso.
Hilda. A me però non piacque affatto. Mi sembrò che volesse prendersi giuoco di me, che volesse scherzare.
Solness. Questa non era la mia intenzione.
Hilda. E infatti non lo si poteva supporre dopo quello che fece poi.
Solness. Che diavolo ho fatto poi?
Hilda. Ha dimenticato anche questo! Eppure tali cose, mi pare, non si dovrebbero dimenticare mai.
Solness. Bene, bene; mi aiuti un po’, forse allora...
Hilda. (lo guarda fisso) Mi prese fra le sue braccia e mi baciò, signor Costruttore Solness.
Solness. (colla bocca spalancata e alzandosi) Io?
Hilda. Sì, lei. Mi strinse con ambe le braccia e mi rovesciò all’indietro e mi baciò, mi baciò molte volte.
Solness. Ma cara signorina Wangel!
Hilda. (si alza) Non vorrà negarlo, spero?
Solness. Oh! lo nego assolutamente.
Hilda. (lo guarda ironicamente) Ah sì? (si volta e si accosta piano alla stufa, dove si ferma, guardando nella direzione opposta a lui, e colle mani dietro la schiena. Breve pausa.)
Solness. (va con precauzione a mettersi vicino a lei) Signorina Wangel?
Hilda. (tace e non si muove)
Solness. Non stia immobile come una statua. Quel che ha raccontato lo deve aver sognato. (mette la mano sul braccio di lei) Ma senta dunque?
Hilda. (fa un movimento d’impazienza col braccio)
Solness. (come se gli balenasse un’idea) Eppure! Aspetti, aspetti. Qui c’è qualche cosa di più misterioso!
Hilda. (non si muove)
Solness. (a mezza voce, ma accentuando le parole) Debbo aver pensato a tutto questo. Debbo averlo voluto, desiderato. E allora? Non sarebbe per combinazione così?
Hilda. (continua a tacere)
Solness. (impaziente) Ma sì! Allora io l’ho anche fatto!
Hilda. (volta un poco la testa, ma senza guardarlo) Dunque lo ammette ora?
Solness. Sì, tutto quel che vuole.
Hilda. Che mi strinse tra le braccia?
Solness. Sì.
Hilda. Che mi rovesciò all’indietro?
Solness. Molto indietro.
Hilda. E mi baciò?
Solness. Sì, lo feci.
Hilda. Molte volte?
Solness. Quante volte vuole.
Hilda. (si volge rapidamente verso di lui ed ha di nuovo negli occhi l’espressione di gioia) Vede dunque, che ho finito per farglielo confessare?
Solness. (sorride un poco) Ma come ho potuto dimenticare una tale cosa!
Hilda. (di nuovo con leggera collera si allontana da lui) Ah! lei ne avrà baciate tante!
Solness. No, non lo creda... (Hilda si siede sulla poltrona. Solness sta in piedi e si appoggia sulla sedia a dondolo, la guarda con occhio scrutatore) Signorina Wangel?
Hilda. Ebbene?
Solness. Che cosa è succeduto allora tra noi due?
Hilda. Nulla. Vennero altri forestieri.
Solness. Ma come ho potuto dimenticare?
Hilda. Ah! lei certo non ha scordato nulla. Solo si vergogna un poco. Tali cose non si dimenticano, lo so.
Solness. Certo, non si dovrebbero...
Hilda. (di nuovo con vivacità lo guarda) E la data? Ha dimenticato anche quella?
Solness. La data?
Hilda. Sì, la data del giorno in cui ha sospeso la corona sull’alto della torre? Ebbene?
Solness. Hum! Parola d’onore, non me ne ricordo. So solamente che saranno dieci anni in autunno.
Hilda. (accenna più volte col capo affermativamente) Dieci anni al 19 settembre. Appunto!
Solness. Sì, è proprio così. Anche della data si è ricordata! (si ferma) Ma aspetti! Sicuro — anche oggi è il 19 settembre.
Hilda. Precisamente. E dieci anni sono trascorsi. E lei non è venuto come mi aveva promesso.
Solness. Promesso? Me lo dice come se allora avessi voluto minacciarla, spaventarla...
Hilda. Non c’era nulla da spaventarmi.
Solness. Volevo scherzare solamente un poco. Lei era una bambina.
Hilda. Oh! non tanto, e non tanto ignorante quanto lei crede!
Solness. (la guarda meravigliato) Ha creduto seriamente che sarei tornato?
Hilda. (nasconde un sorriso mezzo motteggiatore) Me l’aveva promesso.
Solness. Che sarei venuto nella casa sua a prenderla?
Hilda. Come fanno le streghe.
Solness. Per crearla principessa?
Hilda. Me l’aveva promesso!
Solness. Per darle un regno?
Hilda. (guarda il soffitto) E perchè no? Proprio uno splendido regno; non veramente eguale come gli altri regni...
Solness. Ma un’altra cosa che equivalesse?
Hilda. Sì, che almeno valesse altrettanto. (lo guarda un poco) Chi sa costruire le più alte torri del mondo, perchè non può ben procurarmi, in un modo o nell’altro anche un regno? Ecco ciò che pensavo.
Solness. (scuote la testa) Non riesco a comprenderla, signorina Wangel.
Hilda. Eppure parlo chiaro.
Solness. No, non riesco a capire tutto quello che dice lei. Temo che voglia burlarsi ora di me.
Hilda. (sorride) Burlarmi di lei?
Solness. (la guarda) È molto tempo che lei mi sapeva ammogliato?
Hilda. Perchè mi fa questa domanda?
Solness. (indifferente) Nulla, un’idea... (la guarda serio e dice a mezza voce) Perchè è venuta qui?
Hilda. Per avere il mio regno. Non è forse giunto il momento?
Solness. (ride) Ah! lei è divertente in verità.
Hilda. (allegra) Voglio il mio regno, signor costruttore. (bussa col dito sul tavolo) Fuori il regno!
Solness. (accosta la sedia a dondolo e si mette a sedere) Parliamo sul serio: perchè è venuta? Che cosa vuole veramente qui?
Hilda. Oh! prima di tutto voglio vedere la città e tutto quello che lei ha costruito.
Solness. In tal caso avrà molto da fare.
Hilda. Dunque ha costruito molto, molto?
Solness. E specialmente negli ultimi anni.
Hilda. Anche molti campanili? Molto alti?
Solness. Non costruisco più nè campanili nè chiese.
Hilda. E che cosa costruisce ora?
Solness. Case d’abitazione.
Hilda. (riflettendo) E non si possono aggiungere dei campanili alle case?
Solness. (sorpreso) Che cosa intende dire?
Hilda. Intendo qualcosa che torreggi nell’aria, liberamente, nello spazio, ad un’altezza vertiginosa.
Solness. (medita un poco) È davvero strano che lei mi dica questo: è appunto quello che vorrei sopra tutto.
Hilda. (impaziente) Ma perchè non lo fa?
Solness. (scuote la testa) Gli uomini non vogliono saperne di queste case.
Hilda. E che importa?
Solness. Ma ora sto costruendo una nuova casa per me...
Hilda. Per lei?
Solness. È quasi terminata, ed ha una torre.
Hilda. È alta la torre?
Solness. Sì.
Hilda. Molto alta?
Solness. La gente certo la troverà troppo alta, almeno per una casa d’abitazione.
Hilda. Voglio vedere questa torre subito, domattina.
Solness. (siede col mento appoggiato alla mano, e la guarda con occhi sbarrati) Dica, signorina Wangel, qual’è il suo nome?
Hilda. Mi chiamo Hilda.
Solness. (come sopra) Hilda? Davvero?
Hilda. Ma non se lo ricorda? Lei stesso mi ha chiamato Hilda, il giorno in cui fu tanto cattivo da...
Solness. Cattivo? Sono stato cattivo?
Hilda. Mi ha detto: «Mia piccola Hilda», e questo mi ha dispiaciuto.
Solness. E perchè?
Hilda. Sì, sopratutto in quel momento. Del resto — «Principessa Hilda» suonerebbe assai bene, mi pare.
Solness. Sicuro, Principessa Hilda di... di... — Come deve chiamarsi il regno?
Hilda. Ah! sciocchezze! di quello stupido regno non voglio saperne.
Solness. (si è abbandonato sulla poltrona e la guarda sempre immobile) È strano! Più ci penso, e più mi pare come se in questi anni io mi sia torturato...
Hilda. Perchè?
Solness. Per ricordarmi una cosa già compiuta e che mi pareva di averla dimenticata. Ma non sono stato mai capace di ricordarmi che cosa potesse essere.
Hilda. Avrebbe dovuto fare un nodo al fazzoletto, signor costruttore.
Solness. Per domandarmi in seguito che cosa significasse il nodo?
Hilda. Sicuro; non mancano i prodigi nel mondo.
Solness. (si alza lentamente) Mi ha fatto bene al cuore la sua venuta.
Hilda. (lo fissa con sguardo profondo) Davvero?
Solness. Mi sentivo così abbandonato e così privo d’aiuto.... (più piano) Le dirò: comincio a temere orribilmente della gioventù.
Hilda. (sprezzante) Puh! Ma è possibile aver paura della gioventù?
Solness. Sì, proprio. Ecco perchè mi sono rinchiuso qui. (con aria di segreto) La gioventù verrà a bussare alla mia porta, vorrà venire da me.
Hilda. In tal caso mi pare che dovrebbe andare ad aprire la porta.
Solness. Aprire?
Hilda. Sì, e lasciarla entrare.
Solness. No, no, no, la gioventù... è l’espiazione. Essa viene avanti, militando sotto una nuova bandiera.
Hilda. (si alza, lo guardo, e dice con voce tremante) Posso esserle utile in qualche cosa, costruttore?
Solness. Oh! certo ora può essermi utile, perchè anche lei, mi pare, viene con una nuova bandiera. Gioventù, contro gioventù dunque. (il Dottor Herdal entra per la porta dell’anticamera).