NOTE:
[1.] L'autore parlava de' tempi in cui gli stati d'Italia erano manomessi ad arbitrio dal governo francese. I primi volumi di questa storia si pubblicarono in Zurigo del 1807.
[2.] Siccome ignoriamo perfino i nomi degli scrittori etruschi o tirreni, e che questi popoli non ci sono conosciuti che per pochi frammenti greci e latini, così rimarranno sempre avvolti in molta oscurità. Ciò nulla ostante abbiamo una prova della potenza loro nelle colossali muraglie di Volterra, del loro gusto ne' vasi che conservaronsi fino al presente, del loro sapere nel culto di Giove Elieo, cui attribuirono l'arte da loro conosciuta, e rinnovatasi a' nostri tempi d'evitare e dirigere i fulmini.
[3.] L'autore come buon Svizzero esalta sopra tutti i governi quello della sua patria; ma come potrebb'egli provare che il medesimo converrebbe anche alle nazioni più numerose, più ricche e più molli di quello che sono gli Svizzeri? N. d. T.
[4.] Il sig. Micali, dotto fiorentino, sta scrivendo la storia de' popoli che abitarono l'Italia avanti i tempi romani. (Si pubblicò in Firenze nel 1810.)
[5.] Johannes Muller.
[6.] Il 28 ottobre 1530.
[7.] Oreste padre dell'imperatore Augustolo fu ammazzato a Piacenza il 28 agosto del 476, e suo figliuolo esiliato a Lucullano castello della Campania. Odoacre lo lasciò in vita in considerazione dell'estrema sua giovinezza, e dell'antica amicizia colla sua famiglia, e lo provvide di larghi appuntamenti. Hist. miscellæ l. XV. p. 99. Scr. Rer. It. t. I. Jornandes de Reg. et temp. successione. Ib. p. 239.
[8.] In ragione che un argomento storico è più complicato, richiede più o meno lavoro per riunire i materiali necessarj. Ogni stato ha la sua storia ed i suoi separati documenti; ho citato a piè di pagina i libri ed i documenti di cui mi valsi in appoggio della mia scrittura. Non era agevol cosa il riunire tante cose assieme: per riuscirvi soggiornai tre anni in Toscana patria dei miei antenati: poscia scorsi tre volte quasi tutta l'Italia, riconoscendo que' luoghi che servirono di teatro ai grandi avvenimenti. Ho travagliato in quasi tutte le biblioteche, visitati gli archivj di molte città e conventi; e perchè la storia d'Italia trovasi interamente legata con quella della Germania, percorsi ancora tutta questa contrada per cercarvi documenti storici. Finalmente ho fatto acquisto di tutti i libri che trattano de' tempi e dei popoli, che mi sono proposto di far conoscere. Mi sia permesso di parlare di tutte le fatiche da me sostenute, onde meritarmi, se fia possibile, la confidenza de' miei leggitori.
[9.] Pare che il nostro autore si proponesse a suo modello la prefazione premessa da Robertson alla sua vita di Carlo V, come questi aveva preso ad imitare i primi libri della storia fiorentina di Nicolò Machiavelli: ma come pensano alcuni che lo scrittore inglese non uguagliasse il suo inarrivabile esemplare, il nostro storico ancora rimase forse alquanto addietro di Robertson. Coloro che non leggessero che i primi sei capitoli di questa storia non potrebbero adequatamente giudicare del merito sommo e della nobiltà di quest'opera, che riempie un gran vuoto della storia italiana. N. d. T.
[10.] Procop. De Bello Goth. l. 1. c. 1. — Byzant. t. II. p. 2. — Jornandes De reb. Get. c. 46. t. I. — Rer. Ital. p. 214.
[11.] Veggansi Gibbon Storia della decadenza dell'impero romano c. 35. e 36., Murat. Ann. d'Italia an. 423=476. E tra gli autori originali la Storia miscella l. XIV. e XV. Scrip. Rer. It. t. I. p. 92=99; come pure le varie cronografie degli scrittori britannici.
[12.] All'epoca di cui si tratta non era dall'Italia, benchè dominata dagli stranieri, sbandita affatto ogni coltura, e si possono ricordare alcuni uomini illustri nelle lettere sacre e profane. Altronde tante facoltose famiglie che seco trassero nelle isole della Venezia letterati ed artefici e clienti d'ogni genere, e v'innalzarono l'edificio della libertà italiana, hanno potuto dividere colle provincie dell'impero greco il sacro deposito della coltura e dei lumi che abbandonavano le contrade d'Italia occupate dai barbari. Merita intorno a quest'argomento d'essere letta l'erudita dissertazione di Gerolamo Zanetti: Dell'origine d'alcune arti principali appresso i Veneziani. N. d. T.
[13.] Proc. de bello Got. l. I. Byzan. Hist. Scrip. Editio Ven. t. II. p. 2.
[14.] Teodorico entrò in Italia l'anno 489, ma non ne ultimò la conquista che colla presa di Ravenna, alla morte d'Odoacre l'anno 492. Una volta per sempre citerò in appoggio delle cronologie da me adottate gli Annali d'Italia del dottissimo Muratori.
[15.] Jornand. de reb. Geticis c. 52. p. 217, t. I. Scrip. Ital.
[16.] Dopo l'invasione di Teodorico accaduta l'anno 489 fino alla morte di Teja ed alla conquista di Cuma fatta da Narsete l'anno 553, i loro re furono
| l'anno 489. | Teodorico. |
| 526. | Atalarico. |
| 534. | Teodato. |
| 536. | Vitige. |
| 540. | Ildebaldo. |
| 541. | ( Erarico. |
| ( Totila. | |
| 552. | Teja. |
[17.] Veggasi Gibbon Decline and fall of the Rom. Empire Vol. VII. cap. 41. e 43. Il migliore degli storici Bizantini scrisse minutamente la guerra de' Goti di cui fu testimonio. Procop. Cæsar. de Bello Goth. Lib. IV. Byzan. t. II. I Goti ancora ebbero il loro storico. Jornades de Rebus Geticis. Sembra che costui, allorchè rovinò la sua nazione, si facesse monaco. Scrip. Rer. Ital. t. I.
[18.] Narsete morì a Roma di novantacinque anni nel 567 quando disponevasi ad eseguire gli ordini di Giustino II. Alboino entrò in Italia l'anno susseguente. Narsete viene accusato d'averlo chiamato da Paolo Warnefrido: Gesta Longob. Lib. II. c. 5. t. I. Rer. Ital. p. 427, e da Anast. Bibl. Vitæ Rom. Pont. in Vita Johannis III. t. III. 133.
[19.] Paul. Warnef. de Gestis Long. l. I. c. 2. p. 408.
[20.] Ibid. l. II. c. 7. p. 428.
[21.] Ciò va inteso in senso assai largo, e con diverse modificazioni, perciò che se i Papi tennero alcuna volta coll'autorità loro, già cresciuta a dismisura, fedeli i Romani all'impero Orientale, furono ancora quelli che sottrassero Roma all'impero. N. d. T.
[22.] Dall'anno 568 in cui Alboino invase l'Italia fino al 774 quando Carlo Magno, fatto prigioniero Desiderio, o Diego, a Pavia, si fece coronare in suo luogo re de' Lombardi.
[23.] I re Lombardi in Italia furono
| L'anno 569 | Alboino. |
| 573 | Clefi. |
| 584 | Autari. |
| 591 | Agilulfo. |
| 615 | Adaloaldo. |
| 625 | Arioaldo. |
| 636 | Rotari. |
| 652 | Rodoaldo. |
| 655 | Ariberto I. |
| 661 | ( Pertarito, e |
| ( Godeberto. | |
| 662 | Grimoaldo. |
| 671 | Pertarito per la seconda volta. |
| 678 | Cuniberto. |
| 700 | Luitberto. |
| 701 | ( Ragimberto, ed |
| ( Ariberto II. | |
| 712 | ( Aliprando, e |
| ( Liutprando. | |
| 736 | Ildeprando. |
| 744 | Rachis. |
| 749 | Astolfo. |
| 757 | Desiderio, con |
| 759 | Adelchi suo figliuolo. |
[24.] Paulus Warnefridus de Gestis Longob. lib. II. c. 32. p. 436.
[25.] Luitp. in Legat. t. II. p. 481. Bisogna ricordarsi che Luitprando parlava così a Niceforo Foca nel calore della disputa, perchè questi gli aveva rinfacciato che Ottone suo signore non era altrimenti Romano, ma Tedesco.
[26.] I Lombardi ebbero uno storico, forse il migliore de' mezzi tempi, Paolo Diacono, o Warnefrido. Egli scrisse in sei libri la storia della sua nazione dall'epoca in cui uscirono dalla Scandinavia fino alla morte di Luitprando accaduta l'anno 774. Paolo Warnefrido fu contemporaneo degli ultimi re Lombardi, e di Carlo Magno: visse alla corte de' suoi re, poi dell'imperatore: e ritirossi vecchio in un convento, ove scrisse la sua storia. Lasciò inoltre alcune opere teologiche scritte per ordine di Carlo Magno. Le sue cose trovansi stampate nel t. I. Rer. Ital. Gli fu attribuito un breve frammento che prosiegue la storia de' Lombardi fino alla caduta di quella monarchia t. I. p. II. Rer. Ital. p. 183. Ma lo stile e le passioni dello scrittore lo dichiarano affatto diverso da Paolo, e piuttosto Romano che Lombardo.
[27.] In questi due ultimi § il nostro scrittore distrugge due principj da lui stabiliti nella prefazione; 1.º che il carattere dei popoli, le virtù, i vizj ec., non sono quasi mai dipendenti dal clima; secondo, che le nazioni barbare stabilitesi successivamente in Italia non cambiarono la razza de' primitivi abitanti, per essersi, per così dire, perdute nel vortice della nazione italiana. Sembra anzi che in Lombardia non restassero poco più che Lombardi, e gli schiavi destinati all'agricoltura. Ma anche in questo vi è qualche cosa di esagerato. L'avveduto lettore saprà da sè medesimo dedurre dai fatti storici le dottrine generali: quanto è facile che lo scrittore sostituisca i suoi principj a quelli che si deducono dalla storia! I sistemi sono sempre pericolosi, ed il più delle volte fallaci. N. d. T.
[28.] Ecco la prima chiamata de' Francesi in Italia. Forse potrà giustificarla la debolezza dei Greci; ma non potranno scusarsi i Papi d'avere in pregiudizio dell'Impero Greco accettata la donazione dell'Esarcato di Ravenna. N. d. T.
[29.] Annal. Bertiniani scrip. Rer. Ital. t. II. p. 498. Chron. Reginon. lib. II. Sc. Germ. Struvii, t. I. p. 36.
[30.] I Greci, i Romani ed i Lombardi, ci rappresentano concordemente le armate francesi, che più volte invasero l'Italia dai tempi di Narsete fino all'età d'Astolfo, come le più feroci di tutte le orde nemiche.
[31.] Dopo Jornandes, e Paolo Warnefrido, l'Italia non ebbe per molto tempo veruno storico che si potesse loro paragonare. Non n'ebbe un solo sotto il regno de' Carlovingi, quando non si voglia tener conto di Agnello abbate di s. Maria ad Blachernas, il quale nel suo liber pontificalis dà la storia degli arcivescovi di Ravenna. Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 1. I Francesi n'ebbero in maggior numero: gli Annali di Fulda, di Metz, Regino, ed Eginardo furono pubblicati dal Duchesne Scrip. Francor. Gli Annali Bertiniani si stamparono dal Muratori, Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 490.
[32.] I Normanni avevano già commesse alcune piraterie su le coste quando ancor vivea Carlo Magno, ma non incominciarono a saccheggiare la Francia che dell'836 e 837, quando devastarono la Frisia e l'isola di Walcheren. An. Bert. p. 523. Herm. Cont. Chr. p. 229. apud Struv. Scr. Germ. t. I. — I Saraceni cominciarono a saccheggiare le coste d'Italia l'anno 839. Carlo Magno era morto in gennajo dell'814.
[33.] Luigi II fu associato alla corona l'anno 849, od 850, da suo padre Lotario figlio di Luigi il buono. Morì in agosto dell'anno 875.
[34.] I monarchi d'Italia della razza Carlovingia furono:
| Pipino sotto Carlo Magno | 781=810. |
| Bernardo figlio di Pipino | 812=818. |
| Luigi il buono imperatore | 814=840. |
| Lotario suo figliuolo | 820=855. |
| Luigi II figliuolo di Lotario | 849=875. |
| Carlo II il Calvo | 875=877. |
| Carlomanno figliuolo di Luigi I di Germania | 877=879. |
| Carlo il Grosso suo fratello | 879=888. |
[35.] Muratori Annali d'Italia all'anno 813. La famiglia di Bonifacio marchese di Toscana, di cui fu ultima erede la celebre contessa Matilde, è stata l'argomento delle più diligenti ricerche di Muratori e di Fontanini. Memorie della contessa Matilde.
[36.] Annali di Muratori all'anno 877. t. VII. p. 215. Hadr. Valesii Berengarius Augustus, Scrip. Italic. t. II. p. 376.
[37.] Nell'anno 853. Erchempertus Hist. Princ. Long. apud Camillum Pellegrin. c. 17. Rer. Ital. t. II. p. 241.
[38.] Si ritiene la frase straniera perchè comunemente adottata per indicare la proscrizione dall'impero.
[39.] L'anno 883. Annales Bertiniani t. II. p. 570.
[40.] Guido morì l'anno 894, dopo aver portato quattro anni il titolo d'imperatore. Lamberto suo figlio ereditò le sue pretensioni, e portò il titolo d'imperatore fino all'anno 898 in cui morì a Marengo, ucciso alla caccia.
[41.] Luitpr. Ticin. Historia lib. I. c. 20. Rer. Ital. t. II. p. 431.
[42.] I sovrani che disputaronsi il trono d'Italia dopo la deposizione di Carlo il Grosso fino ad Ottone il grande, sono i seguenti:
| re, | imp., | mort. | |
| Berengario duca del Friuli | 888 | 915 | 924 |
| Guido duca di Spoleti | 889 | 891 | 894 |
| Lamberto figlio di Guido | 892 | 892 | 898 |
| Arnolfo re di Germania | — | 896 | 899 |
| Luigi III re di Provenza | 900 | 901 | 915 |
| Rodolfo re della Borgogna transjurana | 921 | — | 937 |
| Ugo conte duca di Provenza | 926 | — | 947 |
| Lotario figlio di Ugo | 931 | — | 950 |
| Berengario II marchese d'Ivrea | 950 | — | 966 |
| Adalberto figlio di Berengario | 950 | — | — |
| Ottone il grande re di German. | 951 | 962 | 973 |
[43.] Una dissertazione su quest'argomento si conservava MS. nel monastero della Novalese, citata dal Denina. Rivol. d'Ital. lib. XI. c. 2. t. II. p. 13.
[44.] Veggansi intorno a queste invasioni Murat. ant. Ital. Med. Aevi Dis. I. t. I. p. 22. — XXI. t. II. p. 149. — XL. t. III. p. 675. — Luit. Tic. Hist. lib. I. c. 5. p. 428. lib. II. c. 2. e 4. p. 434. — Sigonius de regno Ital. l. VI. p. 149.
[45.] Luitp. Ticin. Hist. l. II. c. 5. e 6. p. 436.
[46.] I Saraceni sbarcarono su le coste della Sicilia in luglio dell'827, come abbiamo dalla cronaca Arabico Siciliana di Cambridge, t. I. p. II. R. Ital. p. 245. — Nell'anno 851 presero la città d'Enna in cui s'era rifugiato, come nel più sicuro luogo dell'isola, il Prefetto Greco. Chronol. Ismael. Alemuja dad. Regis. Amani ib. p. 251. — Non pertanto rimasero tuttavia ai Greci poche fortezze fino alla fine dello stesso secolo.
[47.] Dall'861 all'896. Luitp. Hist. lib. I. c. I. p. 425.
[48.] I Modonesi, fra gli altri, cinsero la loro città di mura verso l'anno 900, e questi versi che trovansi in un vecchio codice della cattedrale dovevano essere scritti sopra un muro:
Non contra dominos erectus corda serenos
Sed cives proprios cupiens defendere tectos.
Ant. It. Dis. I. p. 21.
[49.] Gli Ungari ed i Turchi, che altra volta formavano un solo popolo, si supponeva aver avuto origine dall'unione d'un mago e d'una lupa. Essi compiacevansi che fosse data credenza a questa mostruosa origine per accrescere lo spavento che ispiravano. Tale tradizione si è conservata nelle frontiere della Turchia tra i cristiani sudditi dell'Austria.
[50.] Il regno di Berengario è una delle più oscure epoche della storia d'Italia. Le guerre civili e straniere, e l'estrema confusione in cui era caduto lo stato, rendono difficilissimo il poter seguire l'ordine degli avvenimenti. Molti storici del quindicesimo secolo formarono di Berengario due diversi principi, contando tre monarchi di tal nome invece di due. Conservasi fatto in onore di Berengario un poema in barbara lingua latina, che gli fu intitolato il giorno dell'incoronazione. Anonymi Carm. Paneg. de Laud. Bereng. Aug. Ser. Rer. It. t. II. p. 386. Sonovi pure i due primi libri della storia di Luitprando, scrittore della generazione seguente.
[51.] Luitp. Hist. lib. II. c. 16. — 20, p. 440. e seguenti.
[52.] Luitp. Hist. lib. III. c. 3. p. 445.
[53.] Ibid. p. 451.
[54.] Ibid. l. V. c. 2. p. 461.
[55.] Ibid, lib. IV. c. 3. p. 452. — Arnulph. Mediol. Hist. lib. I. c. 3. 4. Rer. Ital. t. IV. p. 8.
[56.] Luitp. Hist. l. V. c. 7. p. 464. — Sigon. de Reg. Ital. lib. VI. p. 160.
[57.] Luitp. Hist. lib. V. cap. 4. p. 462.
[58.] Contin. Chron. Regimonis lib. II. apud Istruv. Ser. Ler. t. I. p. 101. — Herm. Cont. Chron. ib. p. 257.
[59.] Sigeberti Gemblacensis Chronog. apud Struvium t. 1. p. 811. an. 934.
[60.] Luit. Hist. lib. V. c. 12 e 13. p. 466.
[61.] Luit. ibid. c. 4. p. 463. — Frodoardi Chron. apud Murat. Ann. ad an. 950. t. 8. p. 58. — La storia di Luitprando termina a questa rivoluzione; ciò che lascia in una perfetta oscurità il breve regno di Berengario II.
[62.] Contin. Regin. Chron. l. II. p, 106. Scrip. Ser. Struvii. t. I. — Herm. Contr. Chron. p. 261. ib, — Sigeberti Gemblacensis Chronog. p. 815. ib.
[63.] James Arrington repubblicano inglese, coetaneo di Carlo I e di Cromwel, autore di uno de' migliori libri sul governo, intitolato Oceana.
[64.] Veggansi le Leggi di Rotario nel Codice Longobardo parag. 6, 20 e 21 nel tomo primo parte seconda Scriptorum Rer. Italicarum p. 18. e 20.
[65.] «Coloro tra i Romani, dice Paolo Warnefrido, che non furono uccisi, vennero divisi fra i soldati dell'armata, resi tributarj, ed obbligati di dare ai Lombardi il terzo del loro raccolto.» De gest. Long. l. II. c. 32, p. 436.
[66.] Paolo Warnefr. de Ges, Lon. l. III. c. 16. p. 444.
[67.] Leges Rotharis Regis § 2. anno post invasionem Italiæ promulgatæ. Scrip, t. I. part. II, p. 17.
[68.] Leges Rotharis § 45 e seguenti p. 21.
[69.] Ibid. § 18-22, p. 20.
[70.] In curte sua. Leg. Roth. § 32-34, p. 21.
[71.] Prologus ad Leges Luitp. Regis p, 51. Legis Longob. t. I. p. II. Rer. Ital.
[72.] Prologus ad Edictum Rotharis p. 17.
[73.] Antiqu. Ital. Medii Ævi Dissert. XXXI. t. II. p. 958.
[74.] Synod, Ticin. pro elect. seu confinatione Widonis in rege Italiæ, anno 890. Rer. It. t. II. p. 416., VIII. c. 12.
[75.] Landulf, Sen. Mediol. Hist. Rer. Ital t. IV. p. 79. l. II. c. 16.
[76.] Gl'Italiani ne derivarono i vocaboli piatire e piato, ora andati quasi affatto in disuso. N. d. T.
[77.] Antiqu. Ital. Med. Æv. Diss. VII, t. I. p. 362.
[78.] In tutte le carte dei gentiluomini, dopo il loro nome, dichiarano in principio la legge sotto cui vivono. Lege vivens salica ec. Ant. It. med. Ævi Dis. XXXI. t. II. p. 958. — Præf. ad Leg. Long. Rer. Ital. t. I. p. II. p. 2.
[79.] Leges Lot. I. Imp. § 37 in calce Cod. Longob. p. 140. Le leggi pei Visigoti in Ispagna, sole di tutte le leggi barbare, rifiutano questa facoltà ai loro sudditi. L. II. Lex 9. p. 862. Legis Wisig. apud Scrip. Hisp. t. III. Questa legge è di Recesuind, che regnò sui Visigoti dal 650 al 672. Il codice de' Visigoti è il più sospettoso e meno liberale di tutti i codici barbari.
[80.] Marculfi Formul. l I. c. 8. In capit. Reg. Franc. Balutii t. II. p. 330.
[81.] Il nome di Scabini, o Schoppen, viene di preferenza adoperato dai re franchi, e quello di Sculdaesi Schulteis dai re lombardi.
[82.] Questo nome, siccome tutti i vocaboli delle leggi lombarde, è d'etimologia allemanna. Chreu mànner, uomini d'onore. Si può ancora tirarne l'etimologia da heermanne, uomini o capi dell'armata. Veggasi la Dissertazione XIII. Ant, Ital. t. I. p. 715.
[83.] Masseni, antico vocabolo tedesco, per dire società, Veggasi intorno a quest'ordine il Muratori Dissertazione XIV delle Antichità d'Italia, Parmi per altro che abbia assegnato agli uomini di masnada un più basso rango di quello che effettivamente avevano. Masnadiere in italiano fu più tardi sinonimo di soldato, e finalmente di assassino. Probabilmente la diversità di rango che viene assegnato agli uomini di masnada procede che sotto questo vocabolo s'intendevano tanto il capo d'una compagnia, che coloro che la componevano. Nell'Aragona, ove queste classificazioni continuarono più tardi che altrove a far parte della costituzione, trovansi i Ricos ombres de masnada, che formano il primo ordine dello stato, dopo i Ricos ombres de natura (Rico, proveniente dal tedesco reich, qui prendesi in senso di potere, non di ricchezza) i cavalleros de masnada, etc. P. Salvanova Ximenes gran giustiziere d'Aragona verso il 1320 dice, che, secondo le antiche observancias, non sono propriamente mesnadarj, che i figli ed i nipoti dei nobili, e gli altri da essi discendenti in retta linea. Gli uomini di masnada, soggiunge, non devono essere vassalli d'altri che del re. Apud Hieron. Blancam, commentarii regum Aragonensium, t. III, rer. Hisp., p. 733.
[84.] Ignoro l'etimologia di questo vocabolo conservatosi nella lingua spagnuola, nella quale aldea ed aldeani significano un villaggio ed i villani. Veggasi Murat., dissert. XV, t, 1 p. 841.
[85.] Ant. Ital. med. ævi, dissert. XIV, t. 1.
[86.] Lex Luitprandi regis, lib. VI, § 87, p. 80.
[87.] Ibid. § 90, p. 81.
[88.] Futter, foraggio, vittovaglia.
[89.] Capit. Cavr. M. in cod. Longob. § 35 p. 98.
[90.] Const. Lod. II reg. Italiæ apud Camil. Pelleg., t, II, r. It. p. 264.
[91.] Secondo capitolare dell'anno 813, § 9. In capit. reg. Franc. Steph. Balutii, t. I, p. 508.
[92.] Fehde inimicizia, guerra, sfida in tedesco; Feud, guerra, oppure odio di famiglia in inglese.
[93.] Bidergeld, argento dato contro, o argento di compenso.
[94.] Rotharis, leges in cod. Longob. § 45 et 74, p. 21. 22. Per altro Carlo Magno erasi arrogato il diritto di obbligare a dare e ricevere il prezzo della faida, ma spesse volte i nobili vi si rifiutavano. Capitul. anni 779 apud Balut. § 22 t. I, p. 198.
[95.] Niuna distanza assicurava dalle incursioni de' Normanni. La città di Luni, capitale della Lunigiana, tra la Toscana e la Liguria, fu distrutta l'anno 867 da questa gente del settentrione. Ant. Ital. dissert. I, p. 25. E stando ad una cronaca, o jaga islandese, sembra che fossero i figli di Ragner Lodbrog quelli che in tal modo guastarono l'Italia, e che avevano pure determinato di bruciar Roma se un viaggiatore, esagerando loro la distanza di questa città, non li faceva rinunciare al progetto.
[96.] Lodolfo suo figliuolo del primo letto, che si ribellò l'anno 953, dopo essersi pacificato col padre morì l'anno 957 in Italia, che voleva conquistare.
[97.] Nel 6.º capitolo si parlerà dell'origine dei municipj.
[98.] Contin reg. chr. Germ. l. II, p. 106 apud Struvium scr. Germ. t. I.
[99.] Donizo Vit. nat. lib. I c. I. Script. It. V, p. 349.
[100.] Benvenuti de s. Gregorio hist. Monfer. t. XXIII, p. 325. — Guichen, hist. genolog. di Savoja l. V, tavola III ed VIII. — Sigon. ad ann. 967, lib. VII.
[101.] Una tavola cronologica del regno dei primi imperatori tedeschi e delle loro spedizioni in Italia parmi necessaria per far conoscere quanto poco influissero nel governo di questa contrada, e per supplire alla brevità della mia narrazione.
| Epoche del regno in Italia. | Della corona imperiale. | Spedizione in Italia. | |||||
| entrata, | ritorno, | morte | |||||
| Ottone I | 961 | 962 | 1º | 961 | 965 | ... | |
| ... | 2º | 966 | 972 | 973 | |||
| Ottone II | 962 | con suo padre | 967) | 1º | 967 | 972 | ... |
| solo | 973) | 2º | 980 | ... | 983 | ||
| Ottone III | 983 | 996 | 1º | 996 | 996 | ... | |
| ... | 2º | 997 | 1000 | ... | |||
| ... | 3º | 1000 | ... | 1002 | |||
| Ardovino marchese d'Ivrea concorrente con Enrico II | ... | ... | ... | 1015 | |||
| Enrico II | 1004 | 1014 | 1º | 1004 | 1004 | ... | |
| ... | 2º | 1013 | 1014 | ... | |||
| ... | 3º | 1021 | 1022 | 1024 | |||
| Corrado II | 1024 | 1027 | 1º | 1026 | 1027 | ... | |
| ... | 2º | 1036 | 1038 | 1039 | |||
[102.] Chron. Ditmari Epis. Merzepurgii l. V. p. 365. ap. Leibn. Scr. Brunsv. t. I. — Ann. Hildeghemenges. Ib. p. 721. an. 1002. — Her. Cont. Chr. p. 270.
[103.] Arnul. Hist. Med. l. I. c. 14. et 15. t. IV. Rer. It. — Landul. Seni. His. Med. l. II. c. 19. p. 82.
[104.] Ditmarus Chron. l. VI. p. 377. Scrip. Br. t. I.
[105.] Arnulph. Med. lib. I. c. 16. p. 12.
[106.] Mur. an. 1015. — Arn. Hist. Med. l. I. c. 16. p. 13.
[107.] Id. ad an. 1025. t. VIII. p. 557. — Notæ ad Arn. Med. l. II. c. p. 14.
[108.] Questo Corrado II, per i Tedeschi, perchè ebbero un Corrado I dal 911 al 918, era primo per gl'Italiani.
[109.] Leo Ostiensis Chron. Monac. Cassinensium, lib. II c. 46. p. 368.
[110.] Carol. Sigon. de Regno It. lib. VII. p. 175. — Alho Fris. de Gestis Frid. I. lib. II. c. 12. p. 709.
[111.] Sigon. de Reg. l. VIII, ad an. p. 194. — Denin. Rivol. d'It. l. X. c. 2. p. 76. — Può differirsi questa costituzione anche al 1037, e pare che questa sia l'opinione del Muratori. Ma è probabile che nella sua prima discesa in Italia Corrado regolasse con una legge un oggetto che da lungo tempo eccitava le lagnanze de' feudatarj.
[112.] Landulp. Sen. l. II. c. 30. p. 90. — Ducangius in Glossario Latin. voce Treva.
[113.] Anno 1035. Arnul. Hist. Med. l. II. c. 10. p. 16.
[114.] Sig. Gemblacens. Chron. p. 833. — Her. Cont. p. 279. — Annales Hildeshemens. p. 728.
[115.] Arn. Med. l. II. c. 13, p. 18. — Land. Serv. II. c. 25.
[116.] Const. Conv. Sal. Imp. l. V. tit. I. lib. Feudorum. — Cod. Longob. t. I. p. II., Rer. p. 177.
[117.] Arnul. lib. II. c. 16. p. 18.
[118.] Teofilatto Simocatta che vivea ne' tempi dell'invasione lombarda, scrisse la storia del regno di Maurizio dall'anno 582 fino al 602, tenendo dietro alle più minute particolarità, senza che nella sua storia si trovi, per quanto io sappia, una sola volta il nome de' Lombardi, di Roma, o d'Italia. Scrip. Byzan. t. III. Dopo di costui, pel corso di quasi quattro secoli, i Greci non ebbero alcuno storico, ma soltanto alcuni aridissimi cronisti.
[119.] Finchè lo credettero utile all'ingrandimento della loro sede ed alla personale loro considerazione. Ma quando trovarono del loro interesse il sottrarla alla sudditanza de' Greci, non si fecero scrupolo di darla in mano ai Franchi. N. d. T.
[120.] I Romani si dispensarono una sola volta dal chiedere l'assenso imperiale, e fu in occasione dell'elezione di Pelagio II l'anno 577, perchè la città era in modo circondata dai Lombardi, che non poteva aver comunicazione con Costantinopoli. Anast. Bibl. in vita Pelagii II. t. III. Rer. Ital. p. 133.
[121.] Le vite dei papi furono raccolte da Anastasio bibliotecario, che morì avanti l'anno 882. Si chiama liber pontificalis questa raccolta, che fu pure attribuita a papa Damaso II. Fu probabilmente l'opera di molti scrittori. Veggansi intorno a tal libro le dissertazioni d'Emmanuele Schelestrat, e di Giovanni Ciampini. Script. Ital. t. III. p. 1.
[122.] Ciò deve intendersi sanamente rispetto a molte ceremonie, agli abiti, ed a certe opinioni specialmente de' platonici e degli eclettici, che si trovarono, o si suppose di trovarle conformi alle dottrine evangeliche. N. d. T.
[123.] Αχειροποίητος, fatto senza ajuto delle mani.
[124.] Coloro che amano le belle arti, non incolperanno giammai la Chiesa d'aver permesso il culto ragionevole e preso in buon senso delle sacre imagini, cui l'Italia deve in gran parte il rinnovamento delle arti. N. d. T.
[125.] Dai Cristiani ignoranti; non altrimenti.
[126.] Ειδωλα λατρεῖν vuol dire prostrarsi innanzi alle rassomiglianze. Il rimprovero adunque formato dall'unione di questi due vocaboli, non è già che gl'idolatri tengano le pietre o i marmi in luogo di Dei, ma solamente per imagini della divinità, alle quali rendono un culto.
[127.] Jejud, nono Califfo della razza degli Ommiadi, fece distruggere tutte le imagini della Siria nel 719 o in quel contorno, e precisamente nell'epoca in cui cominciava lo scisma degl'Iconoclasti. Quindi gli Ortodossi rimproveravano i Settarj di seguir l'esempio de' Saraceni e degli Ebrei. Trag. Mon. Johann. Jerosolym. Sc. Byzant. t. XVI. p. 235.
[128.] L'Isauria faceva parte della Cilicia.
[129.] Del regno di Leone l'Isaurico e de' suoi successori iconoclasti non sappiamo che quanto ne scrisse Teofane, il quale fu perseguitato da questa setta. Theop. Chronog. t. VI. Byz. p. 260. e seguenti. Cedreno si ristrinse a copiare, od a compendiare Teofane, t. VII. Biz. p. 355.
[130.] Theop. in Chronog. p. 269. ad an. 9. imp. — Georgii Cedreni Hist. Compend. p. 358.
[131.] Lascio che il lettore istrutto giudichi se il dissenso da una opinione religiosa giustificar possa la defezione di Gregorio II dal legittimo sovrano. Il totale abbandono in cui la corte di Costantinopoli lasciava le sue città d'Italia poteva somministrar loro un più onesto titolo di procacciarsi un miglior protettore. N. d. T.
[132.] Vita Greg. II ex Anastas. Biblioth. t. III. Rer. Ital. p. 1. p. 156.
[133.] Vita Greg. III ex lib. Pont. Anast. bibl. t. III. Rer. Ital. p. 158. Vita s. Zachariae ib. p. 161.
[134.] L'anno 741. Veggansi le prime due lettere del codice Carolino, t. III. p. II. Rer. Ital. p. 75 e 77.
[135.] La terza lettera del codice Carolino p. 92.
[136.] Amalrici Augerii Vitae Pont. Rom. t. III. p. II. p. 78. — Frodoardus de Pont. Rom. poema ib. p. 79.
[137.] Anast. Bibl. Vita Stefani III. t. III. p. I. p. 168. Lo stesso papa vien chiamato da quest'autore Stefano III, e dagli altri II.
[138.] Lettere 4. 5. e seguenti del cod. Carol. p. 96.
[139.] Annuente Deo rempublicam dilatans, et universam Dominicam plebem etc. Anast. Bibl. Vita Steph. III. t. III. p. 172. anno 755.
[140.] La pretesa donazione di Costantino è stata con tanta evidenza distrutta, che il nostro storico ha potuto, senza renderne ragione, chiamar prima quella di Pipino. N. d. T.
[141.] Il liber pontificalis ne dà i nomi delle città cedute, cioè Ravenna, Rimini, Pesaro, Fano, Cesena, Sinigaglia, Iesi, Forlimpopoli, Forlì, castel Sussubio, Montefeltro, Acceraggio, monte di Lucaro, Cera, castel San-Mariano, Bobbio, Urbino, Cagli, Luceolo, Gubbio e Comacchio. Anast. Bibl. p. 171.
[142.] Ecclesia sancta Dei et respubblica Romanorum. Epist. 7. 8. et 9. cod. Caral. p. 104. etc.
[143.] Agnelli lib. pontif. p. II, in vita Sergii archiepiscopi c. 4. t. II. Rer. Ital. p. 174.
[144.] Codex Carolinus epistola 69. p. 213., et passim.
[145.] Costantino Porfirogeneta nel decimo secolo dice che i papi erano sovrani di Roma. De Thematibus, l. II. Th. 10. p. 22. Ρώμη ἰδιοκρατορίαν ἔχειν, καὶ δεοπόζεθαι κυρίως, παρά τινος κατὰ καιρὸν Πάπα; pure ancora nel decimo secolo non era il papa che il più potente signore di Roma.
[146.] Agnellus in lib. pont, vita Sergii. t. II. p. 172.
[147.] Vit. Steph. III. in Anas. Bib. p. 174. — Vita Stadr. p. 180.
[148.] Pro remedio animae meæ, e simili, era la più usitata formola con cui i grandi delinquenti colla donazione di poche terre a qualche chiesa o monastero presumevano d'avere ampiamente soddisfatto alla divina ed umana giustizia per gli assassinj commessi nel lungo corso della loro vita; di modo che le più ricche donazioni sono d'ordinario un sicuro testimonio della scellerata memoria del donatore; come le donazioni non meno frequenti propter nimiam sui corporis dulcedinem mihi praestitam fatte dai principi alle loro amiche colla maggiore pubblicità, ne attestano la scostumatezza. N. d. T.
[149.] Murat. Antiq. Ital. diss. LXXI. t. V. p. 56.
[150.] Questo bando viene riferito da Camillo Pellegrino. Hist. princ. Longob. t. II. p. I. p. 265.
[151.] Gli ecclesiastici erano di que' tempi le sole persone che sapessero poc'o tanto leggere e scrivere, onde non è maraviglia se loro venivano affidati gl'impieghi che richiedevano di saper leggere e scrivere. N. d. T.
[152.] Le vite dei pontefici furono scritte da Anastasio bibliotecario fino alla morte di Niccolò primo accaduta l'anno 867. Le vite d'altri pontefici fino all'889 furono aggiunte da un altro bibliotecario detto Guglielmo. Da quest'epoca fino al 1050, in cui comincia la raccolta del cardinal d'Arragona, avvi un vuoto che non è stato possibile di riempire.
[153.] Anast. Bibl. in vita Greg. IV. p. 206.
[154.] Vita Leon. IV. Anast. Bibl. p. 231.
[155.] Ibid. p. 240.
[156.] Ibid. p. 245.
[157.] Vita Leon. IV. Anast. Bibl. p. 233.
[158.] A cunctis sacerdotibus, seu proceribus, et omni clero, nec non et optimatibus, vel cuncto populo romano. Anast. bibl. in Leon. III p. 195.
[159.] Il ritratto che fa Anastasio di papa Adriano I. indica le qualità che d'ordinario fissavano i suffragi. Vir valde praeclarus, et nobilissimi generis prosapia ortus, atque potentissimis Romanis parentibus editus; elegans, et nimis persona decorabilis, constans etiam, ec. In Adr. I. p. 179.
[160.] Luitp. Ticin. Hist. l. I. c. 8. p. 480. — Amalricus Augerius vitae pont. t. III. p. II. p. 317. — Frodoar. poema de Romanis pontif. Ib. p. 318.
[161.] Liutp. Hist. l. II. t. II. p. 440. Il Baronio ed il Pagi, e tutti gli scrittori ecclesiastici ammisero come veridico il racconto di Luitprando vescovo di Cremona. Il solo Muratori ne dubitò ne' suoi Annali, appoggiato all'autorità degli epitaffi d'alcuni papi, e del panegirico che Frodoardo ha fatto di tutti i pontefici in quattro o cinque cattivi versi. Io darei la medesima fede ai sonetti che si fanno in Italia per nozze, ne' quali la nobiltà, il valore, l'amore, la bellezza, sono a tutti prodigati senza veruna parzialità.
[162.] Luitp. Hist. lib. II. c. 4. p. 441. — Leo Ostiensis Chronicon Monasterii Cassin. l. I. c. 52. t. IV. Rer. It. p. 325.
[163.] Leo Ostiensis Chron. Monast. Cassinensis l. I. c. 61. p. 353.
[164.] Luitp. Hist. l. III. c. 12. p. 450.
[165.] Baron. Ann. Eccles. ad annum 931.
[166.] Luitp, Hist. l. III. c. 12. p. 450.
[167.] L'anno 996 esistevano già da più anni queste diverse magistrature. Baron. Annal. Eccles. ad an. 966. — Amalricus Augerius in vita Joh. XIII. p. 329 — Pandulp. Pisan., et Catalog. Papar. in eund. p. 329 — 332. Rer. It. t. III. p. II.
[168.] Luitp. contin. lib. VI. c. 6. p. 471.
[169.] Ib. cap. 7. e 8. p. 473.
[170.] Luitp. lib. VI. c. 9. p. 474.
[171.] Luitp. Hist. l. VI. c. II. p. 475.
[172.] Non dimentichi il cattolico lettore quanto in proposito dei papi che disonorarono la sede di s. Pietro lasciò scritto il cardinale Bellarmino: Ne forte putaremus ob vitam et mores integerrimos summorum pontificum tam diu stetisse hanc sedem, permisit ad extremum Deus, ut etiam quidam parum probi pontifices aliquando hanc sedem tenerent et regerent: quales sane fuerunt Stephanus VI, qualis Leo V, Christophorus I, Sergius III, Joannes XII, aliiqui non pauci. N. d. T.
[173.] Bar. An. Eccl. ad an. 964 — Pagi Crit. ib. — Sigon. de Regno It. lib. VII.
[174.] Luitp. lib. VI. c. ultim. p. 476. — Vita Joh. XII ex Mss. Vatic. Pandulphi Pisani t. III. Rer. It. p. II. p. 328. — Baronio trovasi qui in un dilemma somigliante al famoso sofisma del menzognero. Se Benedetto è il vero papa, dunque è infallibile, dunque ha detto la verità quando ha detto che non era papa.
[175.] Bar. An. Ecc. ad an. 966. — Pagi Crit. et Murat. ad an. 967. Tutte le vite di papa Giovanni XIII. Scrip. Rer. Ital. t. III. p. II. p. 330.
[176.] Legatio Luitp. ad Niceph. Fhocam, t. II. R. It, p. 479.
[177.] Amalricus Augerius, Pandulphus Pisanus, et Catalogus Papar. t. III. p. II. p. 332. — 335. — Ptolomei Lucensis Hist. Eccles. l. XVI. c. 27. t. XI. p. 1043. Molti cataloghi pongono qui un papa Domno, di cui la Chiesa riconosce l'esistenza sotto nome di Donno, quantunque i calcoli de' tempi non lascino alcuno spazio per il suo regno di diciotto mesi. Io credo che questi sia lo stesso Benedetto VI, Domnus Benedictus. Sarà stato ommesso in una qualche copia del catalogo il nome di Benedetto, ed il titolo di Domno diventato il nome d'un secondo personaggio supposto, la di cui istoria è perfettamente simile a quella di Benedetto VI.
[178.] Questa genealogia dei conti Tusculani che dà ragione del loro credito e subita potenza, non ha fors'altro fondamento che il ritorno degli stessi nomi nelle famiglie; ma io la vedo adottata da Vitali, Stor. Diplom. dei Senat. di Roma p. I. p. 23, ed indicata ancor dal Pagi. Critica an. 975. § 3.
[179.] Bonifacio VII fu sottratto ai castighi che aveva meritato da subitanea morte: ma il di lui cadavere abbandonato agl'insulti della plebe, dopo essere stato strascinato per le strade, fu appiccato al cavallo di Costantino. Catal. Papar. 335.
[180.] Baron. ad an. 996. Egli riporta il suo epitaffio. §10.
[181.] Vita Johan. XV. ex Amalr. Augerio, t. III. p. II. p. 334.
[182.] Che fino ai tempi di Carlo Magno, o poco prima, la repubblica veneta riconoscesse la supremazia degl'imperatori d'Oriente, è opinione assai probabile, comecchè rigettata dagli storici veneti; ma dopo i Carlovingi è certo ch'erasi affatto emancipata dalla corte di Costantinopoli, colla quale conservava strettissime relazioni per la necessità del commercio che aveva con quella capitale. N. d. T.
[183.] Era originario di Rossano di Calabria, ed aveva avuto il favore di Ottone II.
[184.] Acta s. Nili abbatis apud Baron. an. 996. § 16. 17. et 18.
[185.] Arnul. Hist. Med. l. I. c. 11. et 12. t. IV. p. II. — Landul. Senior Hist. Med. l. II. c. 19. p. 81. — Chron. Monast. Cassin. lib. II. c. 18. p. 352.
[186.] Stephania autem uxor ejus traditur adulteranda Teutonibus. Arnulph. Med. loco cit. — Ab uxore, ut fertur Crescentii Senatoris... qua impudice abutebatur, potionatus. Chronic. Cassinense lib. II. c. 24. p. 355. — Landolfo il vecchio dice ch'ella lo fece avviluppare entro una pelle di cervo avvelenata, e non meno micidiale di quella del Centauro Nesso.
[187.] Annales Hildesemens. apud Leibn. t. I. Brunsvicens. Scrip. p. 721. — Ditmarus Restitutus l. IV. p. 364. et segu. — Sigeberti Gamblacensis Chronog. p. 825.
[188.] Ditmaris Restit. lib. VI. p. 400. — Mabill. Ann. Benedict. ad ann 1011.
[189.] Ecco la tavola cronologica del regno dei tre Enrichi della casa di Franconia, e del regno dei papi loro contemporanei: essa serve di continuazione alle tavole già inserite ne' due precedenti capitoli.
| Anno | |||
| 1039 | Enrico III re | Benedetto IX papa (dopo il 1033) | |
| 1044 | . . . . . . . | Gregorio VI | Benedetto IX e Giovanni antipapi. |
| 1046 | . . . . imper. | Clemente II | Prima spediz. d'Enrico III in Italia. |
| 1048 | . . . . . . . | Damaso II | |
| 1049 | . . . . . . . | Leone IX | |
| 1055 | . . . . . . . | Vittore II | II. sped. d'Enrico III d'anni 39 il 5 ott. |
| 1056 | Enrico IV re | . . . . . | |
| 1067 | . . . . . . . | Stefano IX | |
| 1059 | . . . . . . . | Nicolò II | |
| 1061 | . . . . . . . | Alessandro II | Cadolao, o Onorio II antipapa. |
| 1073 | . . . . . . . | Gregorio VII | |
| 1077 | . . . . . . . | . . . . . . . | I. spediz. d'Enrico IV in Italia. |
| 1084 | . . . . imper. | . . . . . . . | Guiberto, o Clemente III antipapa. |
| 1086 | . . . . . . . | Vittore III | |
| 1088 | . . . . . . . | Urbano II | |
| 1093 | . . . . . . . | . . . . . . . | Corrado re d'Italia figlio ribelle d'Enrico. |
| 1099 | . . . . . . . | Pasquale II | |
| 1101 | . . . . . . . | . . . . . . . | Morte di Corrado |
| 1105 | . . . . . . . | . . . . . . . | ribellione d'Enrico V figlio d'Enrico IV. |
| 1106 | Enrico V re | . . . . . . . | Enrico IV muore il 7 agosto. |
| 1111 | . . . imper. | . . . . . . . | |
| 1118 | . . . . . . . | Gelasio II | Burdino, o Gregorio VII, antipapa. |
| 1119 | . . . . . . . | Calisto II | |
| 1122 | . . . . . . . | . . . . . . . | Pace di Worms. |
Non ho indicato che la prima spedizione d'Enrico IV in Italia; principe guerriero, che ripassò le alpi quasi ogni campagna.
[190.] Sigeberti Gemblac. Chronog. p. 833.
[191.] Vitae Pont. roman. ex Amalr. Augerio, Pandulph. Pisan., et Catal. Papar. t. III. p. II. p. 340. e seguenti.
[192.] Glaber. Hist. lib. IV. c. 5.
[193.] Enrico III fu coronato a Roma l'anno 1046. Vittore III, chiamato prima Desiderio, cardinale ed abbate di Monte Cassino, fu l'immediato successore di Gregorio VII ed eletto papa del 1086, essendo molto vecchio. Lo squarcio che abbiamo riportato, è preso dal III libro de' suoi Dialoghi, ed unito come appendice alla Cronaca di Monte Cassino. Lib. II. t. IV. p. 396.
[194.] Amal. Auger. di Vitis Pont. p. 340. — Catal. Pap. 342.
[195.] Baron, Annal. Eccl. ad ann. 1046. § 3-5. — Pagi Critica ad an. § 1.
[196.] Sancti Petri Damiani opuscula, § 27. 36. apud Murat. ad an 1047.
[197.] Chron. s. Monas. Cassin. lib. II. c. 89. p. 403.
[198.] Veggansi intorno al carattere di Gregorio gli scrittori ecclesiastici ed ortodossi. Baron. an. 1073. — Pagi Critica ibid, — Pandul. Pis. vitae Pont. t. III. p. I. Rer. Ital. p. 304. — Paulus Bernriedens. de gestis Gregorii VII. ib. p. 317.
[199.] Tutti gli antichi storici milanesi assicurano che s. Ambrogio aveva lasciato al clero della sua diocesi la libertà d'ammogliarsi una sola volta, e con una vergine. Non pertanto il Pagi Crit. An. Eccl. an. 1045. § 7-10., ed il Puricelli nella sua dissertazione, t. IV. Rer. Ital. p. 121, sonosi sforzati di confutare quest'asserzione. Stando ad una lettera di papa Zaccaria a Pipino maggiordomo di Francia, § 11, il matrimonio fu vietato ai vescovi, prelati e diaconi dal cap. 37. di un concilio africano, restando le altre classi in libertà di seguire la costumanza delle chiese particolari. Cod. Carol. t. III. Rer. Ital. p. II. p. 84.
[200.] Corio Storie Milan. p. I. p. 6. Galvanei Flam. Maniss. Flor. c. 150. t. XI. Rer. Ital. p. 673. — Landulph. Sen. Hist. Med. lib. III. c. IV. t. IV. p. 96. — Inoltre il quarto volume tutt'intero del conte Giorgio Giulini, Memorie della città e campagna di Milano, ove tratta l'argomento con molta estensione.
[201.] Baron. Annal. Eccl. ad an. 1059. § 43.
[202.] Baron. Annal. ad ann. 1059. § 32-34.
[203.] Decret. Nicolai II Papae in Chron. Monast. Farfensis. t. II. p. II. Rer. Ital. p. 645.
[204.] Leo. Ost. Chron. Monast. Cassin. lib. III. c. 21. p. 431.
[205.] Baron. Annal. Ib. § 15 — 23.
[206.] L'opinione dell'autore non è quella della chiesa cattolica vittoriosamente difesa da tante egregie opere, e specialmente da quella profondissima d'Antonio Arnaldo intitolata: Perpetuité de la fois ec.
[207.] Pietro Leone non ottenne per altro nè la confidenza dell'imperatore, nè quella d'Onorio II. Il vescovo scismatico Benzo lo aveva dipinto come un furbo. Benzoni Episc. Albensis Panegir. Hen. III. Im. lib. II. c. 4. et 8. p. 985. 987 apud Menchen. Scrip. Germ. t. I.
[208.] Benzo Paneg. lib. II. p. 982 ec. — Vita Alexandri II ex Card. Arrag. t. III. p. I. p. 302. — Vita ejusdem pont. ex Amalrico Augerio p. II. p. 356.
[209.] Al nostro segretario Fiorentino dobbiamo questa verissima osservazione energicamente sviluppata nelle sue storie. Accadeva ai papi ciò che vediamo accadere a chiunque per dignità o per merito trovasi elevato a somma riputazione; i lontani ne conoscono soltanto le virtù, i vicini le virtù ed i vizj. N. d. T.
[210.] Il sig. Fiorentini detto Lucchese scrisse con prodigiosa erudizione la vita della contessa Matilde. Abbiamo pure una vita in prosa di un anonimo, ed un'altra in versi di Donizzone suo suddito e cappellano di Canossa, ambedue suoi contemporanei, le quali trovansi nel tomo V. Scrip. Rer. Ital., e nel tomo I. Script. Brunsvic. Leibnitrii.
[211.] Matilde era nata da Bonifacio e Beatrice l'anno 1046 e morì nel 1115.
[212.] Lambertus Schafnaburgensis de rebus gestis a German. p. 403. apud Struvium Scriptorum Germanicorum, t. I.
[213.] Lambertus Schafnab. de Rebus German. p. 420.
[214.] Riporterò intorno a questo avvenimento i versi di Donizzone, cappellano di Canossa, il quale fu probabilmente testimonio dell'avvilimento d'Enrico. Sarà questo in pari tempo un saggio della sua barbara poesia. Vita Com. Mathil. l. II. c. I. p. 366.
. . . . . . . . . . . . Frigus
Per nimium magnum Janus dabat hoc in anno.
Ante dies septem quam finem Janus haberet,
Ante suam faciem concessit papa venire
Regem, cum plantis nudis a frigore captis
In cruce se jactans, saepissime clamans
Parce beate pater, pie parce mihi peto plane.
Tanto Lamberto, che Donizzone erano partigiani del papa, e nemici d'Enrico, onde chiudono tale racconto con invettive contro l'ultimo per avere violate le condizioni che gli erano state imposte.
[215.] Sigeberti Gemblacensis Cronog. p. 843.
[216.] Baronius Annal. ad an. 1076. § 24.
[217.] Vita Greg. VII. ex Card. Arrag. p. 313. — Landulphus Senior l. IV. c. 3. p. 120. — Gaufridus Malaterra Hist. Sicula l. III. c. 37. tom. V. Rer. Ital. p. 587.
[218.] Pauli Bernriedens. vit. Greg. VII. c. 110. p. 348.
[219.] Donizzo Vita comitissae Matil. l. II. c. 7. p. 371.
[220.] Ciò è detto assai impropriamente, confondendo la Chiesa col papa e colla sua corte. N. d. T.
[221.] Dodechini appendix ad Marianun Scotum apud Struvium Scrip. Germ. t. I. p. 661. — Sigeberti Gembl. Chronog. p. 848.
[222.] L'armata de' crociati che attraversò l'Italia era capitanata da Ugo fratello del re di Francia, da Roberto di Fiandra, da Roberto di Normandia, e da Eustachio di Bologna. Cacciò di Roma l'antipapa Guiberto, togliendogli, ad eccezione di castel s. Angelo, tutte le fortezze.
[223.] Annal. Hildeshemens. apud Leibn. p. 733. — Dodech. append. p. 666. — Sigeberti Gemb. Chr. p. 854.
[224.] Il Sigonio non è uno scrittore contemporaneo; e perciò la sua penna non è ligia alle passioni di un secolo di guerre civili. Altronde egli si appoggia alla testimonianza di più antichi autori, quali sono Ottone di Frisinga l. VII. c. 8. 12. p. 113. all'ab. Uspergense nel Cronico p. 243, all'anonimo scrittore della vita di Enrico IV. ec.
[225.] Appartiene senza dubbio a quest'epoca l'abboccamento tra il padre ed il figlio, di cui il vecchio Enrico informò Filippo I re di Francia con una lettera del 1106. «Appena lo vidi, gli scrive, commosso nel più intimo del mio cuore da dolore e da paterno affetto, mi gettai a' suoi piedi supplicandolo, scongiurandolo in nome di Dio, della sua fede, dell'anima sua, a non macchiare in questa occasione, quand'anche co' miei peccati mi sia meritati i divini castighi, la sua coscienza ed il suo onore; imperciocchè veruna legge umana o divina costituisce il figliuolo vindice dei delitti del padre.......» Nella medesima lettera gli parla della sofferta prigionia. «Lasciando da un canto gli obbrobrj, le ingiurie, le minacce, le scuri pronte a cadermi sul capo, se non facevo quanto mi era comandato, la fame e la sete ch'io soffersi per opera di tali ch'erami ingiurioso di vedere e d'ascoltare; per non dire ciò che ancora più doloroso riesce, che altra volta fui felice ec. .....» Questa commovente lettera ci fu conservata da Sigeberto Gemblacense presso Struvio t. I. p. 856.
[226.] Sigon. De Reg. Ital. l. IX.
[227.] Le prime convenzioni fatte con Pietro Leone vengono riportate dal Baronio all'anno 1110. § 2, e quelle di Sutri all'anno 1111. § 2; ma per ben intenderle convien leggere Petrus Diacon. Contin. Chronici Cassin. l. IV. c. 35. p. 513. e le lettere d'Enrico V. presso Dodechin. Ap. p. 668., ed abbreviate in Sigibertus Gemlac. Chronog. p. 861.
[228.] Chron. Monast. Cassin. l. IV. c. 38. p. 517. — Pandulp. Pisani vita Paschalis II. p. 357. — Vita Pascalis II ex Cardin. Arragonio p. 361.
[229.] Chron. Cassin. l. IV. c. 39. p. 517.
[230.] Veggasi quest'atto presso Sigeb. Gembl. Chron. p. 863.
[231.] Chron. Monast. Cassin. l. IV. c. 40, p. 518.
[232.] Baron. Annal. Eccl. ad ann. 1111. § 25.
[233.] Siccome i pretesi diritti de' papi alla sovranità di una parte dell'Italia non avevano altro fondamento che la donazione della contessa Matilde, è cosa veramente notabile, che in quell'atto di donazione non s'incontri un solo vocabolo indicante sovranità, diritti signorili, dominj di paesi e città, giustizie, omaggio di vassalli; nulla in somma fuorchè la semplice trasmissione dei dominj rurali. Pro remedio animae meae et parentum meorum, dedi et obtuli Ecclesiae sancti Petri, per interventum Domini Gregorii Papae VII, omnia bona mea jure proprietario, tam quae tum habueram, quam ea quae in antea aequisitura eram, sive jure successionis, sive alio quocumque jure, ad me pertinent, et tam ea quae ex hac parte montium habebam, quam illa quae in ultramontanis partibus ad me pertinere videbantur. La contessa aveva già fatta tale donazione sotto il papato di Gregorio VII, ma perdutasi la carta, la rinnovò in favore di Pasquale II. Questa carta è stampata in calce al poema di Donizzone. Script. Rer. Ital. t. V. p. 384.
[234.] Chron. Monas. Cassin. l IV. c. 60. e 61. p. 528.
[235.] Card. Arag. in vita Calix. II. p. 420. — Baronius Annal. Eccl. an. 1122. § 11. ec. p. 149. t. XII.
[236.] Pauli Diac. de Gest. Longob. l. III. c. 31. p. 451.
[237.] Questo punto di Cronologia viene assai contrastato. Alcuni scrittori riferiscono la nomina di Zottone sotto l'anno 568, ed ancora ad un'epoca anteriore alla invasione d'Alboino, mentre altri Lombardi erano ausiliarj di Narsete. Veggasi Camilli Pellegrini Dissertatio I de ducatu Beneventano. Murat. Scrip. Rer. Ital. t. V. p. 165.
[238.] Quando Belisario assediò Napoli, non solo questa città era già fortificata, ma inoltre governata e difesa dai suoi cittadini, che temevano sopra tutto di avere guarnigione nella loro città. Procop. de Bello Gothico l. I. c. 8. 9. et 10. p. 14.
[239.] Dall'anno 30 fino al 60 dell'era volgare. Dion. Grisos. Discorso intorno alla vita campestre presso Cousin Despreaux, Storia della Grecia l. 66. t. XV.
[240.] Dall'an. 457 al 461. Novella di Majoriano Cod. Teod. verso il fine t. V. p. 34. — Gibbon c. 36. t. VI.
[241.] Camil. Pelleg. de ducatu Beneven. Disser. V. VI. et VII. Rer. Ital. t. V. p. 173.-187.
[242.] Const. Porphirog. de Admin. Imp. p. II. c. 27. p. 68. — Byzant. Ed. Venet. t. XXII.
[243.] Id. de Thematibus l. II t. X. p. 22.
[244.] Terracina ov'incontrasi questa ricca vegetazione, era la città più occidentale del ducato di Gaeta. Camillo Pellegrini Diss. V. p. 173.
[245.] Io non trovai in paese persona che volesse guidarmi a traverso quelle montagne; per altro vedremo in questa storia, che alcune armate le attraversarono; tra le altre una di Ruggero I re di Sicilia l'anno 1135.
[246.] Costan. Porphyr. de Adminis. Imperii, p. II. cap. 27. p. 68.
[247.] Camillo Pellegrini de ducatu Benev. Diss. V. p. 175.
[248.] Anastas. Bibl. de vit. Greg. II p. 156. t. III. p. I.
[249.] Erchempertus Monacus Cassin. Hist. Longob. Beneventi c. 2. et 3. p. 237. t. II. Rer. Ital.
[250.] Erchemp. c. 4. p. 238. — Anon. Saler. ap. Camil. Pell. p. 287. t. II. p. I. — Il porto di Salerno trovasi propriamente a Vietri, due miglia a ponente dalla città, poichè la medesima rada di Salerno è assai cattiva.
[251.] Erchemp. Monac. c. 4. p. 238.
[252.] Id. c. 5. p. 238. — Grimoaldo mandò in risposta a Pipino che gl'intimava d'arrendersi il seguente distico latino:
Liber et ingenuus sum natus utroque parente,
Semper ero liber, credo, tuente Deo.
[253.] Questo secondo Grimoaldo aveva un soprannome tedesco, o piuttosto danese. Store Seitz, la grande costa; e questo nome popolare è una testimonianza che tra i Lombardi Beneventani del nono secolo parlavasi ancora l'idioma tedesco. Anon. Salern. Paralipom. c. 29. t. II. p. II p. 195.
[254.] Ib. c. 33. p. 198.
[255.] Johan. Diaconi Chron. Epis. Neapol. Ecclesiae, t. I. p. II. p. 313.
[256.] Erchemp. Mon. Cassin. Hist. Longob. Ben. c. 10. p. 239. — Giannone Istoria civile del Regno di Napoli, l. VI. c. 6. p. 517.
[257.] Johan. Diac. Chr. Episc. Neap. p. 313.
[258.] Anon. Salern. Frag. apud Camil. Pelleg. p. 290. — Leo Ost. Chron. Cassin. Lib. c. 20. p. 294.
[259.] Acta Sanct. apud Bollandistas in vita sancti Antonini abbatis Surrentini ad diem 14 febbr. — Muratori Annali d'Italia an. 837.
[260.] Veggasi presso il Pellegrini questo trattato sotto il titolo: Capitulare Principis Sicardi. t. II. p. 256.
[261.] Johan. diac. Chron. Epis. Neapol. p. 314.
[262.] Georgii Cedreni Hist. Comp. t. VIII. Byz. Ven. p. 403. — Anon. Salern. Paralipom. c. 45. p. 208.
[263.] Anon. Salern. Paralip. c. 58. — 60. p. 217. — Chron. Amalph. Frag. ap. Murat. Antiqu. Ital Med. Aevi. t. I. c. 2. et 4. p. 208.
[264.] Anon. Salern. Paralip. c. 62. p. 219. — Erchempertus Monac. c. 13. p. 240.
[265.] Anon. Saler. Paralip. c. 63. et 64. p. 221.
[266.] Anon. Salern. Paralip. c. 63. et 64. p. 221.
[267.] Erchemperti Chron. c. 17. p. 241.
[268.] Erchemper. Mon. Cassin. c. 17. p. 241. — Anon. Salern. Paralip. c. 67. p. 223.
[269.] Capitulare Radelchisi Princ. Benev. de divisione Princip. apud Camil. Pelleg. t. II. p. 260.
[270.] Johan. diac. Chron. Epis. Neap. p. 315.
[271.] Vita Leon. p. IV. apud Anast. bibl. p. 237.
[272.] Anon. Saler. Paralip. p. 73 — 75. p. 228. — Chron. Amalph. Frag. c. 1. p. 207. Antiqu. Ital. tom. I.
[273.] Anon. Salern. Paralip. c. 76. p. 130. — Chron. Amalph. c. 8. p. 209.
[274.] Il tari che vale due grani, o un quinto più del carlino, trovasi ancora, almeno come moneta di conto, usato nel regno di Napoli dopo i tempi della repubblica Amalfitana.
[275.] Freccia de Subfeudatione. Presso Giannone storia civile del Regno di Napoli, l. VII. c. 3.
[276.] Const. Porphirog. de Basil. Maced. t. XVI. p. 132.
[277.] È appunto in questo modo che i sudditi ribelli della Porta ed i suoi nemici ricadono sotto il giogo della medesima, aspettando essa pazientemente che le loro forze si diminuiscano. Di là ebbe origine il proverbio turco, che con un carro tirato dai buoi il gran signore piglia le lepri alla corsa.
[278.] Questo è il nome che nella nuova divisione dell'impero d'Oriente diedero i Greci alle province. Eranvene diciassette in Asia, e dodici in Europa. Const. Porph. de Themat. ap. Banduri Imp. Orient. t. I.
[279.] Ottone II sposò Teofania figlia dell'imperatore romano Lecapeno, predecessore di Foca, e sorella di Costantino e Basilio, che succedettero a Zimisco.
[280.] Non è a dubitarsi che in sul finire del decimo secolo non si fosse Venezia totalmente emancipata dall'impero greco; tanto più che aveva gente e ricchezze per difendersi da sè medesima contro le potenze settentrionali, non esclusi gl'imperiali. N. d. T.
[281.] Ditmar. Restit. apud Leibn. t. I. l. III. p. 346. — Herm. Cont. Chron. p. 267. Scrip. Germ. apud Struv. t. I. — Arnulph, Hist. med. l. I. c. 9. t. IV. Rer. Ital. p. 10.
[282.] Lupus Protopasta Chron. Barense t. V. p. 40.
[283.] Dal nome di questo governatore ricevette il suo la provincia di Capitanata. Fu prima chiamata Catapanata, poi accostossi per abitudine al vocabolo italiano Capitano. Leo Ostien. Chron. Cassin. l. II. c. 50. p. 371.
[284.] Il Regno per eccellenza intendesi presso gli scrittori italiani il regno di Napoli.
[285.] Leo Ost. Cron. Mont. Cassin. l. II. c. 37. t. IV. p. 362. — Anon. Mon. Cassin. t. V. p. 55.
[286.] I frutti del mezzogiorno eccitavano i caldi desiderj de' settentrionali. Allettati dal racconto dello squisito loro sapore, i Varangiani andavano dal fondo della Scandinavia a Costantinopoli per formar la guardia imperiale; e nell'idioma islandese, altra volta comune a tutti gli Scandinavi, dicesi anche al presente figiahasta, desiderar i fichi, per desiderare alcuna cosa appassionatamente. Bonstetten.
[287.] Leo Ost. l. II. c. 87. p. 363. — Guilelmi App. de rebus Norm. Poema l. I. t. V. p. 253.
[288.] Georg. Cedr. Hist. Compend. p. 553. — Guil. Appul. l. I. p. 254.
[289.] Leo Ostiens. l. II. c. 39. p. 364.
[290.] Leo Ost. l. II. c. 58. p. 378. — Guilel. App. lib. I. p. 255. — Giannone Istoria Civile l. IX. c. I. t. II. p. 17.
[291.] Gauf. Malaterrae Hist. Sic. l. I. c. 5 et 6. t. V.
[292.] Se deve credersi a Camillo Pellegrini, era Guaimaro IV: ed il principe di Capoa, di cui si parlò poc'anzi, era Pandolfo IV. Antonio Caraccioli Propilea chiama il primo Guaimaro III, l'altro Pandolfo II t. 5. p. 8., ma credo che prenda abbaglio.
[293.] Leo Ost. l. II. c. 65. p. 385.
[294.] Henr. Brencmannus de Rep. Amalfit. Diss. I. ad Calc. Hist. Pandect. p. 8. — Leo Ost. lib. II. c. 85. p. 401.
[295.] Leo Ost. l. II. c. 67. p. 387. — Cedr. Comp. Hist. p. 577. — An. Borr. cum notis Camilli Pellegrini p. 150.
[296.] Leo Ost, lib. II. c. 67. p. 389. — Gauf. Malaterra Hist, Sicula l. I. c. 9 et 10. p. 551. — Guilel. App. l. I. p. 257.
[297.] Racconta Leone Ostiense, che essendosi i Normanni impadroniti di molte possessioni di Monte Cassino, e di due fortezze s. Vittore e s. Andrea, ogni giorno riceveasi da loro qualche oltraggio, onde l'abbate del monastero era ridotto a tale, che aveva risoluto di abbandonare il monastero e stabilirsi al di là dei monti. All'improvviso lo stesso conte di questi Normanni, chiamato Rodolfo, o più tosto Rainolfo, giunse a Monte Cassino accompagnato da molti soldati, e si temeva che avesse intenzione di prendere l'abbate e d'ucciderlo, pure egli e le sue genti lasciarono, come vogliono le leggi ecclesiastiche, i loro cavalli e le armi fuori del tempio, in cui essi entrarono per pregare. Mentre stavano inginocchiati avanti all'altare maggiore, i frati serventi del monastero si avventarono ai loro cavalli, ed alle armi, chiusero le porte del tempio, e sonarono campana a martello. Gli abitanti della città accorsero armati di freccie, attaccarono i Normanni che non avevano che le spade per difendersi, e che invano imploravano il rispetto pei sacri luoghi, ch'essi avevano tante volte profanati. Quindici di loro furono ammazzati, il conte posto in prigione, e ricuperate colle forze tutte le possessioni di Monte Cassino, o restituite ai monaci come prezzo della liberazione di Rainolfo. Chron. Mon. Cassin. l. II. c. 71. p. 390.
[298.] Leo Ost. lib. II. c. 87. p. 402.
[299.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 11 et 13. p. 552.
[300.] Guilelmus Appulus l. II. p. 260.
[301.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 14. p. 553.
[302.] Gaufredi Malaterræ l. I. c. 16. p. 553.
[303.] Gaufr. Malaterræ l. I. c. 25 et 26. p. 556.
[304.] Gaufridus Malaterra l. I. c. 35. p. 553. — Guilelmus Appulus lib. II. p. 262.
[305.] Ismaele Alèmujad, più conosciuto sotto il nome d'Abulfida, fa incominciare le turbolenze della Sicilia e la divisione dell'isola in piccioli principati l'anno 426 dell'Egira (1034 — 1035) Hist. Sarac. Sicula p. 253. t. I. p. II. Rer. Ital.
[306.] Gaufr. Malaterra l. II. c. 1 — 15. p. 560.
[307.] Gaufr. Malaterra l. II. c. 29 et 30. p. 556.
[308.] Chron. Breve Normannicum t. V. p. 278.
[309.] Leo Ostiens. l. III. c 16. p. 423.
[310.] Gaufr. Malater. l. III. c. 3. p. 576.
[311.] Alexias Annae Comnensis l. IV. t. XI. p. 83.
[312.] Guilel. Appulus l. V. p. 276. ad fin.
[313.] La ricordanza delle imprese di Boemondo e di Tancredi, celebri eroi del Tasso, ci fu conservata da un loro contemporaneo Radolfo Cadomense, che ne scrisse la storia metà in prosa e metà in versi. Murat. Scrip. Rer. Ital. t. V. p. 285.
[314.] Intorno al regno di Ruggiero, duca di Puglia, merita d'esser letto il quarto ed ultimo libro di Gaufredo Malaterra, p. 590.
[315.] Petrus Diac. Contin. Chron. Cassin. lib. IV. c. 97. p. 554. — Abbas Telesinus lib. II. c. I. et sequ. p. 622. t. V. — Falco Benev. Chr. t. V. p. 106.
[316.] Brencmannus de Rep. Amal. Diss. I. p. 7.
[317.] Abbas Telesinus l. II. c. 7. p. 623.
[318.] Alexand. Abb. Telesin. l. III. c. 1-7. p. 634.
[319.] Falco Benevent. Chron. p. 118.
[320.] Abb. Telesin. l. III. c. 24. p. 638.
[321.] Brencmannus Dissert. II. de Amalphi Pisanis diruta, c. 24 et sequ. ad calcem Historiæ Pandectarum.
[322.] Abbas Teles. l. III. c. 25. p. 638. Racconta una cronaca pisana, che una flotta di Ruggiero forte di sessanta vele soccorse dalla banda del mare l'improvviso attacco del re. Breviar. Hist. Pisanæ t. VI p. 170.
[323.] Stando ad un frammento di cronaca pisana, che termina a quest'epoca, pare che i Pisani si determinassero alla guerra per aver Ruggiero preso il titolo di re d'Italia. Chron. Pis. t. VI. p. 110.
[324.] Veggasi la lettera di s. Bernardo a Lotario apud Baron. Ann. Eccles. an. 1135. § 19.
[325.] Falcone di Benevento allora esule dalla sua patria ribelle ad Innocenzo II erasi rifugiato in Napoli. Chron. p. 120. A.
[326.] Abbas Teles. l. IV. c. 2. p. 642.
[327.] Pet. Diac. Chr. Cassin. lib. IV. c. 105. p. 561.
[328.] Falconis Beneventani Chron. p. 122.
[329.] Brencmannus de Rep. Amal. Dis. I. c. 13.
[330.] Falco Benev. Chron. p. 124. — Chr. Mon. Cas. l. IV. c. 126. p. 598. — Romual. Arch. Saler. Chr. p. 189. t. VII. Rer. Ital. Nel racconto di questo storico debbono esservi senza dubbio delle lacune, benchè si pubblicasse come una narrazione continuata.
[331.] Petrus Diac. Chr. Monast. Cassin. l. IV. cap. ultimum, p. 602.
[332.] Veggasi questa Bolla presso il Baronio ad an. 1138.
[333.] Romuald. Salern. Chron. p. 190.
[334.] Falco Benev. p. 129.
[335.] Falco Benev. ad finem cum nota Camilli Pellegrini.
[336.] Il re vietò la circolazione dei Romesini, moneta di bassa lega di Costantinopoli, ossia della nuova Roma; ed in loro vece coniò dei ducati metà argento e metà rame. Falco Benev. p. 131.
[337.] L'autore scriveva nel 1808.
[338.] Mem. dei Ven. primi e sec. del C. Figliasi t. VI.
[339.] Const. Porphir. de Adm. Imp. Par. II. c. 28. p. 70. Biz. Venet. t. XXII. Andreae Danduli Chr. l. V. c. 5. t. XII. Rer. Ital. — Marin Sanuto istoria dei duchi di Venez. p. 405. t. XXII. Rer. Ital. Andrea Navagero storia veneziana, p. 926. t. XXIII. — Storia civile veneta di Vettor Sandi, l. I. c. 2. t. I. p. 14.
[340.] Vettor Sandi storia civile, l. I. c. 2. e 3.
[341.] Questa lettera, che tra le lettere di Cassiodoro è la 24. del XII. libro, fu inserita nella maggior parte delle storie veneziane; in quella dell'abbate Laugier, l. I. p. 149. nella cronaca di Dandolo, l. V. c. 10. p. 88., ed in Sandi con alcune osservazioni, t. I. p. 86. della storia civile.
[342.] Vettor Sandi storia civile veneta, l. I. p. 65. — Dandolus Chronic. l. V. c. 7. p. 84.
[343.] Vettor Sandi l. I. c. 3. § 4. p. 82. — Chr. Danduli l. V. c. 12. e l. VI c. I. p. 95.
[344.] Dand. Chron. l. VII. c. 1. p. 127. Marin Sanuto storia dei duchi di Venez. p. 443. — Navagero storia veneziana p. 933. — Vettor Sandi storia civile veneta l. I. c. 4. p. 94. — Laugier hist. de Venise l. II. p. 189.
[345.] Dand. Chron. l. VII. c. 5. et seq. p. 134.
[346.] Benchè la nazione veneziana non si formasse di Romani propriamente detti, ma d'Italiani, ben fondata era la pretesa loro; perciocchè ebbe origine quando sussisteva ancora l'impero, ed ella si compose tutta di cittadini romani d'origine italiana, senza mescolanza di stranieri.
[347.] Queste dilicate distinzioni non devonsi ricercare tra gli scrittori bizantini. Costantino Porfirogeneta fa dire ai Veneziani, che sempre sono stati, e vogliono essere sempre schiavi dell'impero d'Oriente. De administ. Imp. p. II. p. 70. Edit. Venet. t. XXII.
[348.] Dandolus Chron. l. VII. c. 15. p. 153.
[349.] La sua casa mutò nome nel decimo, o nell'undecimo secolo, prendendo quello di Badoero: essa sussiste ancora.
[350.] Dand. Chron. l. VII. c. 15. p. 23. p. 158. — Vettor Sandi l. II. c. 4. p. 253. e c. 5. p. 259.
[351.] Dand. Chron. l. VIII. c. 2. p. 170.
[352.] Const. Porphir. de Admin. imp. p. II c. 36. p. 85. — Chron. Dand. l. VIII. c. 3. p. 172.
[353.] Marin Sanuto stor. dei duchi di ven. p. 461. — Navas. stor. ven. p. 953. — Laugier hist. de Venise l. III. p. 296.
[354.] Chron. Dand. l. VII. c. 14. p. 206.
[355.] Const. Porphir. de adm. imp. p. II. c. 29. p. 71. et seq. — Questa è l'epoca della prima indipendenza di Ragusi. Veggasi intorno all'origine di questa repubblica, ed intorno alle sue forze militari, una nota curiosa del Raguseo Banduri: Animadversiones in lib. de administratione imper. p. 36. t. XXII. Bis.
[356.] Chron. Dand. l. IX. c. 1. p. 223.
[357.] Chron. Dand. l. IX. c. 1. p. 227. — Navas. stor. venez. p. 957. — Marin Sanuto vita dei dogi di Venez. p. 467. — Vett. Sandi stor. civile venez. l. II. c. 9. p. 325.
[358.] Anco un secolo prima trovasi un indizio del commercio e della crescente popolazione di Pisa. L'anonimo Salernitano racconta che l'anno 871, quando Guaffero, principe di Salerno, preparavasi a sostener l'assedio minacciato dai Saraceni, affidò la difesa di una parte dei muri di Salerno a due mila Toscani, che trovavansi in questa città. Questi erano, a non dubitarne, Pisani, giacchè più tardi assai cominciarono le altre città toscane a dedicarsi al commercio, o ad aver marina. Anon. Saler. Paralip. t. II. p. II. c. III. p. 256.
[359.] Tutti gli autori pisani non vanno d'accordo rispetto al nome di queste famiglie; ed alcuni fanno entrare in questo ruolo le Benetti e le Sardi. Raineri Sardo, Trattato dell'origine delle famiglie pisane. — Libro della Cancel. Comun. di Pisa, contenente gli stemmi e distinzioni di diverse famiglie pisane, f. 135, 137. Io non conosco questi due libri che dagli estratti mandatimi. — Comment. Const. Cajetani II. t. III. Rer. Ital. — Bernardi Marangoni Scrip. Etr. t. I. p. 316.
[360.] Il Gaetani non ammette questa origine della sua famiglia, facendola per l'opposto venire da Gaeta, cui attribuisce tutte le vittorie di quei duchi, i quali essendo elettivi non dovettero appartenere ad una sola famiglia. Comment. in Vit. Gelasii II t. III. Rer. Ital. p. 410.
[361.] Siccome la tradizione dell'origine di queste sette famiglie non è appoggiata ad autori contemporanei, potrebbe supporsi inventata dai genealogisti per compiacere la vanità di alcuni nobili, se la storia non ci somministrasse ne' cinquant'anni che succedono a quest'epoca i nomi di tutti questi gentiluomini, e se molte autentiche scritture non attestassero la loro esistenza ed il loro potere fino negli ultimi anni dell'undecimo secolo. Veggasi Murat. Antiq. Ital Med. Aevi LXIV. p. 1104 — 1161.
[362.] Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. I. p. 225. Apud Graevium Scrip. Ital. t. I.
[363.] Tronci Ann. Pis. ad an. 1105. — Bern. Marangoni Cronaca di Pisa p. 318. Il Muratori dubita di questo avvenimento, perchè il nome di Chinzica essendo arabo, per quanto egli crede, è più probabile che si desse ad un quartiere d'Arabi, che ad una Cristiana. Ma il Muratori s'inganna. Il vocabolo Chinzica è tedesco e non arabo. Un luogo chiamato Chinzica presso Fulda viene ricordato in molte carte di quell'abbadia. Antiqu. Fuldens. lib. I. p. 409, 507, 508 ec. t. III. Rer. Germ. Struvii. E Cinzica Sismondi aveva sicuramente ricevuto nascendo una di quelle voglie Hennzeichen che aveva motivato il suo nome. Tutti i nomi delle sette grandi famiglie di Pisa hanno un'etimologia tedesca.
[364.] Ann. Antiq. Pis. t. VI. Rer. It. p. 108 e 168.
[365.] Ib. — Bernardo Marangoni p. 316.
[366.] Benvenuti Imol. Comment. ad Dantis Comœd. Antiqu. It. Medii Aevi t. I. p. 1089.
[367.] Bern. Marangoni Cron. di Pisa p. 320. — Ubertus Folieta Gennens. Hist. l. I. p. 236.
[368.] Bern. Marang. Cron. p. 324.
[369.] Ann. Laur. Bonincontri Miniatensis, frag. apud Mur. Scrip. Rer. Ital t. III. part. I. p. 421. Questo frammento viene riportato nelle note alla vita di P. Gelasio II. Gli Annali di Loren. Bonincontri non furono stampati interamente, e soltanto la parte posteriore al 1360. Rer. Ital. t. XXI. Præf. Murat. ad Bonincontrum.
[370.] Questi nomi sono greci Μωροζεινοι e καλοπρηνες, che pronunciando secondo i moderni greci si direbbe Moroxini e Caloprinis: cioè gli ospiti o i compagni degli sciocchi, e le persone che si prostrano assai. Forse questi soprannomi equivalgono a quelli di adulatori e storditi, che davansi le parti nemiche; e forse sono più antichi della contesa, ed erano già a quell'epoca cambiati in nomi di famiglia.
[371.] Andreæ Danduli Chron. l. IX. c. 2 et seq. p. 238.
[372.] Caffaro An. Gen. Scrip., Rer. It. t. VI. p. 284.
[373.] Ottobonus Scriba Annal. Genuensium lib. III. p. 355.
[374.] Id. ib.
[375.] Caffar. ad init. hist. Obertus Cancell. lib. II. Annal. Gennen. p. 342.
[376.] Caffar. lib. I. p. 284. — Ottob. Scriba lib. III. p. 304.
[377.] Chronica Varia Pisana t. VI. Rer. It.
[378.] Chronica Danduli t. XII. Rer. Ital. — Sandi autore della Storia civile di Venezia ebbe sott'occhio più manoscritti, cui per altro accordò poca confidenza. Gli archivj della cancelleria, ove consultò moltissimi antichi documenti meritano intera fede.
[379.] Andreæ Danduli Chronicon lib. IX. c. 10. p. 256.
[380.] Caffaro Ann. Genuens. p. 248. 253. — Gesta triumphalia per Pisanos facta p, 100. — Chron, Pis. p. 168. t. VI. Rer. It.
[381.] Diploma apud Murat. Antiq. It. t. II. p. 919. Questo diploma conferma i precedenti privilegi accordati ai Veneziani da Baldovino I, e dalla reggenza del regno in tempo della prigionia di Baldovino II.
[382.] Questi diplomi sono tutti prodotti dal Muratori t. II. p. 905 e seguenti. Antiq. Italic. Med. Aevi.
[383.] Dand. Chron. l. IX. c. 12. p. 272.
[384.] Laur. Vernensis rerum a Pis. in Major. gestor. Poema t. VI. Rer. Ital p. 111. — Ber. Marang. Cron. di Pisa p. 340.
[385.] Laurent. Vernens. Poema l. I. p. 115.
[386.] Id. lib. II. p. 118.
[387.] Laur. Ver. Poema l. VI. et seq. p. 129.
[388.] Gest. triumph. Pisan. t. VI. p. 105. Bernard. Marangoni Cron. di Pisa p. 362.
[389.] Caffar. Ann. Genuens. l. I. p. 254.
[390.] Baron. An. Eccl. ad an. 1132. § 6. — Ubertus Folieta Hist. Gen. lib. I. p. 249.
[391.] Fu allora senza dubbio ch'essi presero per stemma quello de' loro feudi, lasciando quello di famiglia.
[392.] Caffaro Ann. Genuens. l. I. p. 161. — Ubertus Cancell. Ann. Gen. lib. II. p. 292.
[393.] Antiqu It. Mœd. Aevi t. III. Diss. LXIV. p. 1161.
[394.] Caffaro An. Gen. l. I. p. 259.
[395.] Il vocabolo di maremma abbreviato dal latino maritima viene dato a tutte le parti della Toscana poste lungo il mare dalle alpi liguri fino al Serchio, e da Cecina fino allo stato della Chiesa. Tutto questo paese è malsano assai, ma non tutto paludoso, comprendendo al contrario diverse colline spesso prive di acqua.
[396.] Gio. Vill. St. Fior. l. IV. c. 30. t. XIII. p. 123.
[397.] La debolezza degl'imperatori d'Oriente, ed il timore ch'essi avevano de' Saraceni, non permettevano loro di pensare alle cose dell'Italia meridionale, come le guerre della Germania impedirono ad alcuni imperatori occidentali di prendersi cura delle città dell'alta Italia. In tale stato di cose i grandi feudatarj, rendendosi affatto indipendenti, andarono a poco a poco aggravando il giogo delle città, le quali avendo incominciato a far esperimento delle proprie forze, giunsero a scuotere il giogo de' loro tiranni, ed a farsi libere. In mezzo però alla loro libertà, e quantunque in guerra talvolta cogl'imperatori, non cessarono di riconoscerne l'alta supremazia, anche quando erano vittoriose; come apparisce chiaramente dalla pace di Costanza, che riconoscendo la libertà delle repubbliche lombarde, non le dissoggettava affatto dall'impero. N. d. T.
[398.] Ciò deve intendersi della generalità, essendovene alcune scritte abbastanza filosoficamente, ed interessanti ancora per i forestieri.
[399.] Molti di questi diplomi vengono riportati dal Muratori nelle Antichità; e fra gli altri, due di Berengario I del 911 e 912. t. II. p. 467, et 469.
[400.] Murat. antiq. Ital. dissert. XLV. et XLVI. tom. IV.
[401.] Antiq. Ital. t. IV. dissert. XLV et XLVI.
[402.] Antiqu. Ital. M. Aevi diss. XXVI. t. II.
[403.] Montesquieu esprit des lois l. XXVIII.
[404.] Anonimi Ticin. de laudibus Papiae Comm. Rer. Ital. t. X. p. 1. — Bernardi Sacci patrit. Pap. hist. Ticinensis l. II. apud Graevium t. III. p. 603.
[405.] Ai tempi del Petrarca si aveva migliore opinione del clima di Pavia. N. d. T.
[406.] Arnulph. Mediol. l. II. c. 16. p. 18. t. IV. — Ricord. Malas. stor. Fior. c. 164. t. VIII. p. 987. — Burchardus epistola de excidio Urbis Mediol. t. VI. Rer. Ital p. 917. — Può vedersene un buon disegno in Ludov. Cavitell. Ann. Crem. t. III., Graevi p. 1289.
[407.] Veggasi il conte Marsigli. Ricerche storico-critiche sull'opportunità della laguna veneta pel commercio, sull'arti e sulla marina di quello stato 8. vol. 1803.
[408.] Luitprand. de legatione p. 487.
[409.] Murat. antiq. Ital. t. II. diss. XXXII, p. 989.
[410.] La maggior parte de' conquistatori d'Italia uscirono da quella parte della Germania ove parlasi il più grossolano tedesco, in cui tutti i nomi sono indeclinabili. In Allemagna la conjugazione de' verbi non ha che due tempi semplici, il presente ed il passato, tutti gli altri in ogni modo sono indicati dai verbi ausiliarj. La grammatica italiana tiene un di mezzo tra la tedesca e la latina.
[411.] Store Seite, il soprannome di Grimoaldo II, deriva, o parmi che derivi da Store, grande, in danese, o da Störer in tedesco, perturbatore, e da Seite, costa, cioè la gran costa, o il perturbatore delle coste, l'uomo inquieto. Ma l'anonimo Salernitano traduce questo soprannome con tal frase: qui ante obtutum principum et regum, milites hinc inde sedendo præordinat, Paralip. t, II. p. II. c. 29. p. 195. Ed un giornale tedesco me ne diede la spiegazione, che io non aveva potuto ritrovare: Störer Sitzen, il disordinatore delle scranne, era facilmente un maestro delle ceremonie.
[412.] Ecco una carta del 782, che darà un'idea del latino dei secoli più barbari; è una donazione della Chiesa di s. Damaso di Lucca fatta ad un'abbadessa della città, figliuola d'un re degli Anglo Sassoni. Antiq. Ital. Diss. I. p. 19. — In Dei nomine, Regnante Domno nostro Carulo Rex Francorum, et Langobardorum, et Domno nostro Pipino idem Rex filio ejus, anno regni eorum nono et secundo, mense augusto per indictione quinta. Promitto et manus meam facio, ego Magniprand Clericus, filio quondam Magniperti, tivi Adeltruda Saxa, Dei ancilla, filia Adelwaldi, qui fuit rex Saxonorum, Ottramarini, de Ecclesia Monasterii Sancti Dalmati, vel casis et omnia res, et hominibus ibidem pertinentibus, ubi te per alia cartula confirmavi, excepto Magnulo, quem liverum dimisi, ut si quacumque homo (excepto de qualibet pubblico) de ipsa et Clericis, et casi et hominibus eidem Ecclesiæ perninente, et vel successores tuo, quem tu ibidem ordinaveris, foris expellere potuerit, extra omnem meum conludio, per jura legem et justitia (excepto ut dixi de quolivet publico) ut ego redda vobis solidas septinientas Lucani et Pisani, quas mihi dedisti . . . . etc. etc.
[413.] Rer. Ital. Scrip. t. II, p. 479.
[414.] I principali poemi storici dal X al XII secolo sono: Donizo: Vita Comitis. Mathildis. t. V, p. 335. — Magister Moses, de Laudibus Bergomi t. V, p. 521. — Laurent. Verniens. Rer. Pisanar. t. VI, p. 111. — Panegir, Berengarii Augus. apud Leibnitz. t. I. — Guilelmus Appulus de Gestis Normann. t. V, p. 245. — Cumanus de excidio Novo Comi t. V, p. 399. — Guntherus in Ligurino. Edit. Basileæ 1569. — Benzo Albensis, Panegyricus Henrici IV apud Menchenium Scriptorum German. t. I.
[415.] Arnulph Hist. Mediol. lib. II, c. 18, t., IV, p. 19.
[416.] Landulph Sen. Hist. Med. l. II, c. 26, p. 86.
[417.] Landulph. Jun. sive de Sancto Paulo Hist. Med. t. V. Rer. Ital.
Cætera diversis tellus animalia formis
Sponte sua peperit, postquam vetus humor ab igne
Percaluit solis, cœnumque undæque paludes
Intumuere æstu, fœcundaque semina rerum
Vivaci nutrita solo, ceu matris in alvo
Creverunt, faciemque aliquam cepere morando.
Ovid. Metam. l. I. v. 416.
[419.] Hieronym. Blancœ Aragon. Rer. t. III. Hisp. Illust. p. 588.
[420.] Ibid. Privilegium Reg. Alfonsi Bellatoris p. 640.
[421.] L'esistenza della repubblica d'Islanda dal IX al XIII secolo s'oppone a quest'osservazione sull'origine dello spirito sociale nelle sole città. Io non conosco abbastanza la storia delle repubbliche d'Islanda per dare una sufficiente contezza della loro esistenza. Si può non per tanto comprendere che sotto un cielo di ferro, in un clima tanto nemico, gl'individui sono troppo deboli per non unirsi subito in società; che quantunque sianvi state in Islanda poche città, le calde sorgenti delle radici dell'Ecla ed i porti più proprj alla navigazione ed alla pesca, dovevano essere punti di riunione ove gli uomini imparavano tosto ad amarsi ed a trattarsi come fratelli.
[422.] Qui l'autore con molta dignità accenna quelle rivoluzioni dei governi, che sono il necessario effetto dell'allontanamento loro dalla rispettiva istituzione. Ammessi con Aristotele tre sole qualità di governi, il monarchico, quello degli ottimati ed il democratico, le nazioni non passano giammai dall'uno all'altro di salto, ma bensì provando i mali che accompagnano il corrompimento loro, o la rispettiva sconvenienza al paese ed ai costumi. Perciocchè come una sterile e ristretta regione verrebbe esposta ad insopportabili aggravj se dovesse provvedere allo splendore di regia corte; così in ampio e fertile territorio e tra il lusso e la disuguaglianza infinita delle ricchezze de' privati mal può provare la frugalità repubblicana.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (fellonia/fellonìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.