NOTE:
[1.] Campi, Istoria di Cremona l. I, p. 17. — Ludov. Cavitelli Cremon. Annales apud Grævium t. III, p. 1293.
[2.] Galvan. Fiamma Manip. Florum c. 159. Rer. Ital. t. XI. p. 628.
[3.] Johan. Bap. Villanove Laudis Pomp. Hist. ap. Craevium t. III, l. I, p. 856. — Landulphi Junior. Hist. Mediol. c. 16, p. 486.
[4.] Galvan. Flam. Manipulus Florum c. 163. t. XI. R. It. p. 629. — Trist. Calchi Hist. Patriæ l. VII, p. 208.
[5.] Cumanus, seu de Bello comensi anonimum Poema ap. Scr. Rer. Ital t. V. p. 399. Cum notis Jo. Mariæ Stampæ.
Testantur montes, testatur, et hoc Baradellus.
Troja suis ducibus defenditur; Hector in illis
Affuit, Æneas, nec non Paris, Hectoris omnes
Pugnabant fratres, pugnat fortissimus Adam
Deque Piro dictus, duros deverberat hostes,
Hortatur socios, in pugna recreat omnes.
Cuman. V. 38. p. 414.
[7.] Guido Grimoldi di Galavesca. Gli storici milanesi risguardano come una cosa vergognosa per la loro patria l'avere sostenuto lo scisma, onde o non ne fanno parola, o cercano di darne colpa ai Comaschi loro nemici; e per tal modo resero oscura assai questa parte del loro racconto: ma ciò che non è dubbioso, si è che Landolfo Carcano, difeso dai Milanesi, era un vescovo scismatico eletto da Enrico V (Scheda Antiqu. ap. Jos. Mariam Stampam præfatio ad Cumanum p. 407.); e che il poeta comasco dà ad Anselmo da Clivio, uno degli arcivescovi di Milano, l'aggiunto di male pactus, che pare corrispondere al vocabolo di simoniaco. Veggasi Cumanus v. 686, p. 428.; la prefazione premessa al Poema dal Muratori p. 402, e Landolfo di s. Paolo c. 37, t. V, p. 507.
[8.] Landulph. Junior Hist. Mediol. c. 34, p. 504. Notæ Saxii ad eundem. — Trist. Calcus Hist. pat. l. VII, p. 210.
[9.] Cum. v. 63.-114, p. 415. — Trist. Cal. Hist. Patriæ l. VII, p. 211. — Bern. Corio Stor. Mil. p. I, p. 28.
[10.] Quest'isoletta, a sedici miglia al nord di Como, e cinquanta passi solamente lontana dalla spiaggia, può avere un miglio di circuito. Ebbe un castello assai forte fabbricato dai Lombardi.
[11.] Cumano v. 200.-215. Malgrado la positiva testimonianza del poeta comasco, seguito poi da tutti gli storici lombardi, io dubito tuttavia di questa lega fra tante città, che non avevano verun motivo di nimicizia verso i Comaschi, ed erano anzi fra di loro rivali. Forse eransi soltanto arrolati all'armata milanese pochi volontarj di quelle città; forse il poeta ne accrebbe il numero per render più gloriosa la lunga resistenza e la caduta della sua patria.
[12.] Piano di Como presso Alessandro Ducker. Grævius t. III, p. 1199.
[13.] Cumanus v. 263. Trovansene altri esempi ne' successivi anni v. 271 e 313.
[14.] Cum. V. 1834 e segu. p. 452. — Veggasi la nota a p. 15.
[15.] Lecco è posto all'estremità del Golfo a Levante, dove le acque del lago tornano a formare l'Adda.
[16.] Cum. v. 1815, e segu. p. 452.
[17.] Cumanus v. 1900, e segu. p. 454.
[18.] Cum. v. 1953 p. 455.
[19.] Id. v. 1974 ad finem p. 455.
[20.] Otto Frising. de Gest. Friderici I lib. II c. 2. Rer. Ital. t. VI pag. 699. — Mascovius Commen. de Reb. Imp. sub Conrado III lib. III p. 141.
[21.] Chron. Weingartense de Guelfis ap. Leibn. t. I. p. 781. Stando ad una cronaca bavara citata da Mascovio lib. III, p. 141, tali nomi furono dati alle parti dopo la battaglia di Winsberg tra Corrado III e Guelfo il 21 dicembre del 1140.
[22.] Otto Fris. in Chr. l. VII, c. 17, p. 137. — Mascov. Comment. de Reb. Imp. sub Lothario II l. I, p. 1.
[23.] L'anno 1127 alla Dieta di Mersburgo. Mascov. p. 12.
[24.] Mascov. Comment. l. I, § 6, p. 9.
[25.] Otto Frising. Chron. l. VII c. 17, p. 137.
[26.] Landulphus Tun. l. I § 23, p. 37.
[27.] Mascov. Comment. l. I § 23, p. 37.
[28.] Otto Fris. Chron. l. VII, c. 18, p. 138.
[29.] Fulconis Benev. Chron. t. V, p. 115. Se crediamo a quest'autore, Lotario non aveva con lui più di duemila soldati.
[30.] Stando anche alla relazione del Fleury, Stor. Eccles. lib. LXVIII, c. 1 e 2, qualunque uomo imparziale giudicherà illegale l'elezione d'Innocente.
[31.] Baron. Ann. Eccl. ad ann. 1130, p. 183.
[32.] Ventisette contro diecinove. Tra i primi contavasi il vescovo di Porto decano del sacro Collegio ed il più vecchio Cardinale, che godeva del favore del popolo e della nobiltà.
[33.] Anonimus apud Baronium ann. 1130, § 2, t. XII, p. 184.
[34.] Mascovius l. II, § 7 et 9, p. 59-64.
[35.] Otto Fris. de Gest, Frid. I, l. II, c. 21, p. 719.
[36.] Gunt. in Ligur. l. III, v. 170, p. 41 apud Pitheum Scrip. Germ. Basileæ 1569.
[37.] Bar. ad an. 1140, § 4-19. — Fleury St. Eccl. l. LXVII.
[38.] Intorno ad Arnaldo da Brescia merita di esserne letta l'Apologia pubblicatasi in Pavia l'anno 1790 in due volumi in 8.º, e dedicata al Patrizio veneto Andrea Quirini. Oltre l'apologia trovasi nel secondo volume la di lui vita, nella quale il dottissimo autore raccolse ed illustrò tutto ciò che intorno a questo celebre teologo era stato scritto nel suo secolo, o nel susseguente. N. d. T.
[39.] Baron. Ann. Eccl. an. 1199, § 10 et 11.
[40.] Sancti Bernardi Epist. 195, 196. Questo Santo così scriveva al vescovo di Costanza: «Voi scorgerete in costui un uomo che apertamente si ribella contro il clero, confidando nel tirannico potere della gente di spada; un uomo che insorge contro i medesimi vescovi, ed inveisce contro tutto l'ordine ecclesiastico. Sapendo io ciò, non saprei in tanto pericolo meglio consigliarvi e più sanamente, che a seguire il precetto apostolico, di allontanare il male che vi sta vicino. Un amico della Chiesa vorrebbe piuttosto che fosse legato, che posto in fuga, onde pellegrinando di più non faccia danno ad altri. Il Papa nostro Signore, quand'era ancora con noi, ne aveva dato l'ordine in iscritto, dietro le informazioni avute del male che quest'uomo andava facendo; ma sgraziatamente non trovossi alcuno che volesse fare una così buona azione.»
[41.] Otto Fris. in Chron. lib. VII, p. 143.
[42.] Si suppone che questa colonna appartenesse al tempio di Giove conservatore. È di marmo greco d'ordine corinzio di sessantaquattro palmi d'altezza. Vast. Itin. t. I, p. 110.
[43.] Otto in Frisin. Chron. l. VII, c. 31, p. 145.
[44.] Corrado II per l'Italia è III per la Germania.
[45.] Mascov. Com. de rebus Imp. sub Corrado III, l. III, pag. 114. — Otto Fris. Chron., l. VII, c. 22, p. 140. — Id. de gestis Frid. I. l. I, c. 22, p. 656.
[46.] De gestis Friderici I, l. I, c. 27 et 28, p. 662.
[47.] Godef. Viterb. in Pant. pars XVII, t. VII. R. It. p. 461.
[48.] J. de Muller scrive che, stando ad una cronaca di Corbia, duemila Svizzeri delle montagne accompagnarono Arnaldo a Roma, e lo assistettero a ristabilirvi la libertà. B. I, c. 14, p. 410.
[49.] Gunt. in Ligurino, lib. III, p. 43. — Otto Fris. de gestis Frid. I, l. II, c. 21, p. 719. — Le vite dei papi scritte da Bernardo Guidoni, e dal Cardinale di Arragona, t. III, p. 437 439, quasi niente contengono d'importante.
[50.] A torto si è tentato di attribuire ad Arnaldo da Brescia opinioni troppo libere in punto di religione e di governo. Lasciando da banda le prime perchè affatto straniere alla presente storia, non credo inutile il dare qualche schiarimento rispetto alle seconde, trattandosi di un uomo ch'ebbe tanta parte ne' movimenti popolari di Roma e di Brescia; e vedremo che tutta la sua colpa si riduce all'aver predicato contro il dominio secolare del clero. Lunga fu la lotta che sostenne nella sua patria contro il vescovo Mainfredo, il quale faceva ogni sforzo per rialzare in Brescia il prostrato edificio della signoria episcopale, onde andava accarezzando i nobili, mirando a valersi delle forze loro per distruggere i consoli, e farsi egli principe. Lo che conoscendo Arnaldo contrario allo spirito, alle leggi ed all'utilità della Chiesa, animò i consoli ed il popolo ad opporsi agli attentati dell'ambizioso vescovo. Colle scritture e coi sacri canoni mostrava al popolo che i vescovi, siccome descritti in capo alla milizia di Dio, non devono prender parte nelle faccende secolaresche; che come successori degli apostoli debbono esserne gl'imitatori; non essendo giusto che abbandonino la parola di Dio per occuparsi di governi temporali, di milizie, ec. Queste spiacevoli verità annunciate da Arnaldo al popolo con robusta eloquenza, e confermate dalla santità de' suoi costumi, riunirono contro di lui il vescovo, tutto il clero, gli abati ed i monaci, i quali accusando Arnaldo di eresia al concilio lateranese, ottennero, colla calunnia, di farlo condannare. S. Bernardo chiama pessimo scisma, non eresia il titolo d'accusa dato ad Arnaldo. E tale doveva veramente essere in faccia alla corte pontificia la dottrina d'Arnaldo, che non solo non concedeva agli ecclesiastici la superiorità da loro pretesa sopra il temporale dei principi, ma accordava ai principi una piena autorità sopra i beni ecclesiastici per regolarne l'uso a tenore dei canoni.
Obbligato di abbandonare la patria per sottrarsi alle calde persecuzioni del clero, fu alcun tempo a Costanza, e nella Svizzera, di dove passò in Francia per difendere il suo maestro Abaelardo accusato da s. Bernardo. Ma sul principio del pontificato d'Eugenio III si ridusse a Roma per appoggiare colla sua eloquenza e co' suoi consigli la fazione de' Romani, che contrastavano al papa la temporale signoria. E forse vi fu chiamato dai Romani medesimi, conoscendo quanto poteva esser utile al loro partito. Nè Arnaldo mancò alle loro speranze, perchè distinguendo accuratamente le incumbenze ecclesiastiche dalle secolari, persuase al popolo, che il Papa doveva accontentarsi della cura spirituale di tutta la cristianità, ma non addossarsi ancora il peso del governo temporale, la di cui alta ispezione doveva lasciare all'imperator de' Romani suo sovrano, e l'immediata amministrazione al senato ed al popolo romano. A tal fine confortava i Romani non solo a conservare il senato, ma a repristinare ancora tutti gli antichi ordini e costumanze, l'ordine equestre, i tribuni, i censori, i consoli, e l'antica forma de' giudizj e delle milizie. N. d. T.
[51.] Vedasi intorno a questo regno, Mascovius Comment. de rebus Imp. sub Corrado III lib. IV et V.
[52.] Otto Frisin. de Gestis Frid. I. l. II, cap. 2. Scrip. Rer. Ital. tom. VI, p. 699.
[53.] Ibid. — Gunteri Ligurinus lib. I, p. 12. ap. Pitheum.
[54.] Gunt. Ligur. lib. I, p. 6. — È anche dubbioso che vi fossero Genovesi, perciocchè il nome di Ligures viene dato da Guntero a tutti i Lombardi.
[55.] Otto Frisin. Frid. I. lib. II, cap. 7, p. 703.
[56.] Otto Frising. I. II, cap. 7.
[57.] Otto Morena Hist. Land. t. VI. Rer. Ital. p. 957. — Galvan. Flamma Manip. Flor. c. 173, t. XI, p. 634.
[58.] Otto Morena Rerum Laudensium p. 965.
[59.] Otto Morena p. 971.
[60.] Otto Fris. lib. II, cap. 12. 15, p. 706. — Otto Morena p. 969. — Sire Raul, seu Radulphus Mediol. De gestis Frid. I. p. 1175, t. VI. — Ligurinus l. II, p. 24.
[61.] Sire Raul p. 1175.
[62.] De rebus gestis Frid. I. l. II, cap. 14, p. 710.
[63.] Otto Morena p. 973.
[64.] Otto Fris. de gest. Frid. I, l. II, cap. 13, e 15.
[65.] Ibid. Cap. 14.
[66.] Epist. Frid. ad Ottonem Frisin. ap. Scrip. Rer. Ital. t. VI, p. 635.
[67.] Tristani Calchi Hist. Patriæ, l. VIII, p. 222.
[68.] Otto Fris. de Gest. Frid. I. l. II, cap. 15.
[69.] Tutti gli storici contemporanei chiamano questa borgata Cairo, ed il Muratori suppone che si parli d'un castello di tal nome posto alle falde delle Alpi liguri quaranta miglia lontano da Asti. Ma ponendo mente alla strada tenuta da Federico, non può essere che Chieri. Questa borgata, ch'egli attraversò passando da Torino ad Asti, ebbe governo repubblicano fino alla fine del tredicesimo secolo.
[70.] Otto Fris. l. II, c. 17. p. 712. — Trist. Calchi l. VIII, p. 222.
[71.] Tristano Calco ci diede i nomi de' capi di questi valorosi.
[72.] Otto Fris. de gestis Frid. I. l. II, c. 17.
[73.] Ibid. cap. 19.
[74.] Otto Morena, p. 981. — Otto Fris. l. II, c. 20 e 21, p. 718. — Abbas Usp. in Chron., p. 283. — Godafr. Viterbiensis in Pantheo. pars XVIII, t. VII, p. 464. — Sicardi Ep. Crem. Chron., p. 599, tom. VII Rer. Ital.
[75.] Otto Fris. l. II c. 21. p. 718.
[76.] Bar. Ann. Ecc. ad ann. 1155, §. 2, 3, e 4. Card. Aragonius in Vit. Ad. IV. p. 442. Sc. Rer. Ital T. III. P. 1.
[77.] Vita ad Pap. — Otto Fris. l. II, c. 21, p. 721.
[78.] Mur. Ant. It. Dis. IV. vol. I, p. 117.
[79.] Otto Fris. l. II, cap. 22.
[80.] Anast. Bibl. de vita Leonis IV, p. 240. Sc. Rer. It., t. III.
[81.] Si chiama oggi Ponte S. Angiolo, prima Pons Aelii Adriani.
[82.] Otto Fris. L. II, c. 23, p. 724.
[83.] Otto Frising. Lib. II, c. 24, p. 725. — Se l'imperatore aveva realmente diritto di sovranità sovra di Roma, non è meraviglia che il papa facesse la surriferita dichiarazione. N. d. T.
[84.] Idem. Ibid. p. 726.
[85.] Romualdi Salernit. Chron. p. 197. t. VII.
[86.] Otto Frising. l. II, cap. 25.
[87.] De Gestis Frid. I, l. II, c. 26.
[88.] Otto Mor. Hist. Ver. Land. p. 983. — Trist. Calchi Hist. Patriæ l. VIII, p. 223.
[89.] Sire Raul de Gest. Frid. I, p. 1176.
[90.] Carol. Sigon. de Regn. It. l. XII, p. 293. — Sire Raul p. 1179. — Trist. Calch. l. VIII, p. 225.
[91.] Ibid.
[92.] Romualdi Salernit. Chronicon p. 198.
[93.] Willelmus Tyrius l. XVIII, c. 8. p. 937, Gesta Dei per Francos.
[94.] Baronius Annales an. 1166, § 1.
[95.] Ibid. § 4.-9.
[96.] Radevicus Frisingensis, Appendix ad Ottonem de rebus gestis Friderici I. l. I, cap. 8. tom. VI. Rer. Ital. Radevico fu canonico di Frisinga che continuò l'istoria incominciata dal suo vescovo Ottone. Noi siamo per congedarci da costui che pure è uno de' più eleganti storici, illuminati ed imparziali de' mezzi tempi. Ottone di Frisinga aveva sortiti illustri natali, essendo figliuolo di Leopoldo marchese d'Austria e di Agnese sorella dell'imperatore Enrico V: era fratello di Corrado III, re dei Romani, e zio di Federico Barbarossa. Ci rimangono di lui due opere: una cronaca dal principio del mondo fino a' suoi tempi pubblicata a Basilea in fog. nel 1569, da Pitteo, divisa in otto libri. Noi abbiamo più volte citato il settimo, che contiene il secolo precedente al suo. L'ottavo è consacrato alla storia religiosa. L'altra sua opera è ancora più interessante, contenendo il racconto della prima discesa di Federico in Italia, ed è divisa in due libri. Fu pubblicato nel t. VI, Rer. Ital. Ottone morì del 1158. Benchè il suo continuatore Radevico non sia senza merito, non compensa la perdita d'Ottone, che è quasi il solo autore che sparga qualche luce sopra un secolo barbaro ed oscuro.
[97.] Otto Fris. l. II, c. 31.
[98.] Radevic. Fris. l. I, c. 19.
[99.] Radev. Frisin. l. I, c. 22.
[100.] Idem cap. 25.
[101.] Otto Morena Hist. Laud. p. 995.
[102.] Ibid.
[103.] Radev. Frigius. l. I, c. 25.
[104.] Tale regolamento viene riferito per intero da Radevico, lib. I, c. 26. Un Tedesco contemporaneo, e suddito di Federico, chiamato Guntero, fece un poema di 12 canti dei quattro libri d'Ottone di Frisinga, e del continuatore Radevico. Gli ha quasi sempre servilmente parafrasati ne' suoi versi, che pure sono i meno cattivi dei poeti storici di questo secolo. Egli tradusse perfino questo regolamento, lib. VII, p. 101, ciò che forma una strana sorte di poesia. Il suo Ligurinus si stampò in Basilea del 1569 in seguito alla storia di Ottone di Frisinga per cura di Pitteo.
[105.] Otto Morena, p. 1007. — Sire Raul, p. 1180. — Radevic. Frising. l. I, c. 29. — Gunterus in Ligurino, l. VII, p. 105.
[106.] Otto Morena, p. 1009. — Joh. Bapt. Villanovæ, Laudis Pomp. hist. ap. Grævium, t. III, lib. II, p. 863.
[107.] Radev. Frising. l. I, c. 31.
[108.] Idem l. I, c. 32. — Sire Raul, p. 1180.
[109.] Radevico dice che la città aveva cento stadj di circuito. Questa misura greca ugualmente straniera allo storico tedesco ed agli assediati, non ci dà che un'idea assai inesatta. Le mura presenti hanno circa sei mila tese di lunghezza.
[110.] Eranvi altravolta in tutte le piazze di Roma, e probabilmente in tutte le colonie romane, di tali portici chiamati archi di Giano, destinati a difendere i mercanti dal sole e dalla pioggia. L'arco di Giano quadriforme nel Velabro di Roma è il solo che siasi conservato fino ai nostri giorni. La torre posta sull'uno e sull'altro erano opere posteriori de' tempi barbari.
[111.] Rad. Fris. l. I, c. 38. — Otto Morena, p. 1013.
[112.] Tre franchi. Le monete de' tempi d'Ottone erano state alterate assai: Federico le ristabilì. Il suo danaro d'argento pesava un danaro ed un grano; ma lasciò ugualmente in corso il danaro di terzuolo pesante 18 grani con un terzo di fino e due di rame. Venti di questi grani formavano il soldo in discorso. Devo al conte Luigi Castiglione di Milano, ed alla sua ricca collezione di monete milanesi, tutte le mie teorie intorno alla storia monetaria di Lombardia, che gli antiquarj hanno lasciata nella più profonda oscurità.
[113.] Forse alcuno l'avrà scritto, ma non so che nemmeno a que' tempi potessero provare gli ulivi presso Milano. N. d. T.
[114.] Radev. Frising. L. II, c. 39.
[115.] Rad. Fris. t. I, c. 40 — Ligur. l. VIII, p. 114.
[116.] Questo trattato viene fedelmente riportato da Radevico Frisingense. L. II, c. 41.
[117.] Il preambolo di questo trattato non ricorda nè l'umiliazione dei Milanesi d'implorare perdono, nè la clemenza dell'imperatore di accordarla. Niente ritrovasi nella sua forma che sia più duro delle condizioni. Comincia con semplicità in tal modo. «In nomine Domini nostri Jesu Christi, haec est conventio per quam Mediolanenses in gratiam imperatoris redituri sunt et permansuri.»
[118.] Le nostre guide in questa parte di Storia fino alla conquista di Milano sono tre scrittori contemporanei. Radevico Canonico di Frisinga di cui ho già parlato, è il primo. Allievo di Ottone di Frisinga di cui ne continuò la storia, adotta i suoi pregiudizj di famiglia, ed è come il maestro, appassionato ammiratore di Federico cui dedicò la sua Storia, cercando ad ogni modo di dar risalto alla sua gloria, a spese de' suoi nemici. Pure non era insensibile all'entusiasmo della libertà, e siccome d'ordinario riporta estesamente gli atti originali, la verità traspira dalla sua narrazione ancora quando non è favorevole al suo Eroe. Il secondo è Ottone Morena: magistrato lodigiano, ed impiegato da Federico nell'ufficio di giudice, scrisse una storia de' suoi tempi, intitolata Historia rerum laudensium assai voluminosa, ed abbondante di curiose particolarità, ma marcata dell'impronta di quella servilità che io rimprovero ai legisti italiani, e piena d'invettive contro Milano. Abbiamo finalmente uno storico milanese Sire Raul, o Rodolfo milanese, la di cui storia di Federico I sempre abbreviatissima, e probabilmente interpolata in più luoghi, c'istruisce assai più delle passioni de' Lombardi, che de' fatti. Qualunque ella siasi, ci è pertanto preziosa, perchè Rodolfo è il solo scrittore repubblicano di questo mezzo secolo, di cui siasi conservata l'opera, col di cui sussidio si possano rettificare gli esagerati racconti degli scrittori del contrario partito. Lessi pure, ma con pochissimo profitto, due scrittori tedeschi contemporanei Otto de Sancto Biasio, ed Abbas Uspergensis Chronicon.
[119.] Rad. Fris. lib. II, c. 4. p. 786. — Gunther. Ligurinus, l. XVIII, p. 124.
[120.] Otto Mor., p. 1019. — Radev. Fris., l. II, c. 7.
[121.] Radev. Fris. l. II, c. 6.
[122.] Radev. Frisin. l. II, c. 7.
[123.] Idem, l. II, c. 9.
[124.] Caffari Annal. Gen. l. I, p. 270 et 271.
[125.] Sire Raul p. 1181, 1182. — Otto Morena p. 1021. — Radev. Frisin. l. II. c 21.
[126.] Radev. Fris. l. II. c. 32. — Otto Morena p. 1023. — Sire Raul p. 1182.
[127.] Radev. Fris. l. II, c. 18.-20, et 30, 31. — Baron. ad ann. 1159, § 1.-19.
[128.] Ho riportata fedelmente questa declamazione più da retore che da storico, perchè non è in facoltà d'un traduttore di mutilare il testo. Il discreto lettore darà quel peso che merita a quest'uscita dell'autore, non perdonabile che in un lungo lavoro pregevole per infinite bellezze. N. d. T.
[129.] Radev. Fris. l. II, c. 23.
[130.] Sire Raul, p. 1182.
[131.] Radev. Fris. l. II, c. 45, p. 823.
[132.] Radev. Fris. l. II, c. 47. — Gunt. Lig. l. X, p. 146.
[133.] Otto Mor. p. 1037, 1139. — Sire Raul p. 1183. — Trist. Calchi Hist. patr. l. II, c. 48, et 49.
[134.] Radev. Frising. l. II, c. 48, et 49.
[135.] Otto Morena p. 1046.
[136.] Radev. Fris. l. II, c. 59. — Otto Moren. 1045, 1047. — Guntheri Ligurinus l. X. p. 148, 150.
[137.] Radev. Fris, l. II, c. 62.
[138.] Quantunque le repubbliche lombarde impugnassero le armi per difendersi contro le armate imperiali, non cessarono però mai, anche in tempo che trovaronsi vittoriose, di riconoscere le prerogative dell'Impero e di rispettare l'imperatore, che non avrebbe facilmente trovato veruna città ribelle, se loro avesse lasciati i privilegi accordati da Ottone il grande, e non si fosse collegato, per opprimerne alcune, colle città rivali, le di cui milizie sfogavano sotto il di lui nome i loro odj privati sui vinti. Del resto quante lagrime e quanto sangue dovettero versare quelle semi-repubbliche per una larva di libertà, ed in sostanza mancanti di vera indipendenza, di unione fra loro e per conseguenza di quiete e di ogni civile felicità! N. d. T.
[139.] Barron. ad ann. 1159, § 70, et sequ. — Vita Alexan. papæ III a Card. Arragon. t. III, Rer. Ital. p. 448.-450.
Qui incominciamo a far uso della storia di Alessandro III, scritta da un autore contemporaneo e raccolta con alcune altre dal cardinale di Arragona. Questa preziosa opera ci compensa di quella di Radevico che termina poco dopo quest'epoca. Essa devesi piuttosto risguardare come la storia della guerra di Lombardia, che come quella del pontefice. Questa storia, ordinatamente scritta, è particolarizzata in modo che ben si conosce dettata da un testimonio oculare; e vi si trova tutta quella imparzialità che può pretendersi da una storia scritta in mezzo alle guerre civili. Sembra probabile che l'autore morisse prima di papa Alessandro, poichè il racconto non arriva che fino al 1178. Le altre due vite, quasi contemporanee, dello stesso papa raccolte da Amalrico Augerio e da Bernardo Guidone, non meritano pure di essere ricordate.
[140.] L'elogio che il nostro autore fa alla vita anonima di papa Alessandro III, non deve farci dimenticare dell'epoca in cui fu scritta, nè l'autore di essa, quantunque assai diligente, s'innalza però sopra il livello del suo secolo. N. d. T.
[141.] Otto Mor. p. 1061. — Radev. Fris. l. II, c. 75. Questa è l'ultima notizia che prendiamo da così pregevole scrittore, il quale dettò la sua storia lo stesso anno 1160, e la terminò allorchè furono licenziate le truppe allemanne. Alla stessa epoca termina Guntero il suo poema; onde dei Tedeschi non ci rimangono che Ottone da s. Biagio e l'abate Uspergense. Sussidio assai debole.
[142.] Otto Morena Hist. Laud. p. 1087.
[143.] Otto Morena Hist. Laud. p. 1087.
[144.] Otto de Sancto Blasio in Chron. c. 16. Scrip. Rer. Ital. t. VI, p. 874.
[145.] Morena nel suo barbaro latino li chiamava blava, che è la biada degl'Italiani, vocabolo adoperato per indicare il raccolto d'autunno e sopra tutto la biada di Turchia e la sagina, che io credo non ancora coltivata in Italia nel dodicesimo secolo. Si potrebbe per altro risguardare questo passo come una prova del contrario.
[146.] Anticamente il nome generico di biava usavasi in Lombardia per indicare qualunque specie di granaglie, ma il grano turco s'incominciò a coltivare alcuni secoli dopo l'epoca di Federico Barbarossa. N. d. T.
[147.] Sire Raul p. 1186.
[148.] Otto Morena p. 1099. È vero che l'imperatore lasciava in loro arbitrio di arrendersi a discrezione o sotto così dure condizioni, che i suoi medesimi cortigiani non credevano eseguibili; e perciò s'applicarono al primo partito. Burchardi Ep. de Excid. Med. t. VI, Rer. Ital. p. 915.
[149.] Otto Mor. p. 1103, 1105. — Sire Raul p. 1187. — Otto de Sancto Blasio c. 16, p. 875. — Trist. Calchi Hist. patr. l. X, p. 253. — Galv. Flamma Manip. Flor. c. 189, p. 642. — Veggasi sopra tutto, Epist. Burchardi Notarii Imp. ad Nicol. Sigebergensem abbatem t. VI, Rer. Ital. p. 915.-918. Abbiamo in questa lettera un assai circostanziato racconto della ruina di Milano e dell'impressione che fece sui Tedeschi la vittoria dell'imperatore.
[150.] Queste sono piuttosto crudeltà dei tempi che di Federico, cui il nostro autore rende più sotto la debita giustizia, dicendo che se incrudelì nel caldo della guerra, mostrossi poi umano coi nemici sottomessi, non infierendo che contro le insensibili mura. Nè ai Milanesi doveva riuscire inaspettato l'ordine di atterrare la loro città, dopo ch'essi avevano usato lo stesso trattamento ai Lodigiani. N. d. T.
[151.] Otto Mor. p. 1105, 1107. — Trist. Calc. Hist. Patr. l. X, p. 256. — Joh. Bapt. Villan. Hist. Laud. Pomp. l. II, p. 875.
[152.] Sire Raul p. 1188. — Galv. Flam. Manip. Flor. c. 192. p. 644. — Bern. Corio Stor. Milanesi p. I, p. 54.
[153.] Caffari Ann. Genuenses l. I, p. 271.
[154.] Idem. p. 278.
[155.] Questo trattato viene riportato per intero dal Muratori. Antiqu. Ital. Diss. XLVIII. t. IV, p. 253.
[156.] Caffari Ann. Gen. p. 280.-283. — Breviarium Pisanæ Hist. p. 173.-174. — Uber. Fol. Gen. Hist. l. II, p. 268. — Marang. Cronache di Pisa. Scrip. Etr. t. I, p. 387.
[157.] Obertus Cancel. Ann. Gen. l. II. p. 292.
[158.] Obertus Cancel. Ann. Genuens. p. 293, 294. — Breviar. Pisanæ Hist. p. 175, 176. — B. Marangoni Cron. di Pisa p. 394.
[159.] Obert. Can. p. 295.-298. — B. Maran. Cron. di Pisa p. 398.
[160.] Obertus Canc. p. 310.
[161.] Obertus Canc. Ann. Genuens. p. 324-327. Uberti Foliettæ Genuensis Hist. l. II, p. 278.
[162.] Otto Mor. Hist. Laud. p. 1123.
[163.] Id. Ibid. p. 1127-1129. Non sappiamo per altro se Otto Morena sia sempre l'autore di questa parte della storia, o se abbia a quest'epoca incominciato la continuazione scritta da suo figliuolo Acerbo. La narrazione dal padre viene senza interrompimento continuata dal figliuolo e da uno sconosciuto, senza che possa sapersi ove termina l'uno, ed incomincia l'altro. Acerbo Morena militò sotto l'imperatore, e morì nella spedizione di Roma l'anno 1167. Acerbo manifesta sentimenti più generosi e più liberali del padre.
[164.] Sire Raul p. 1189.
[165.] Vita Alex. III a Card. Arragonio p. 456 — Se può darsi fede allo storico greco Cinnamo (L. V, c. 13. p. 103. Bisan. t. XI), quest'alleanza fu conchiusa ad istigazione dell'imperatore Manuele Comneno geloso del crescente potere di Federico. Egli contestavagli il titolo d'imperatore, e mandò Niceforo Calufi a Venezia, ed altri agenti di minor conto nelle altre città con ragguardevoli somme di danaro per eccitare alle armi i Lombardi in difesa della loro libertà.
[166.] Acerbus Morena p. 1123.
[167.] Vita Alex. III. a Card. Arrag. p. 456.
[168.] Otto de Sancto Blasio Chron. c. 18. et 19. t. VI. Rer. It. p. 875 — Conradi ab. Usper. Chron. p. 293. apud Pithaeum.
[169.] Vita Alex. III. a Card. Arrag. p. 456.
[170.] Ibid. p. 457. — Romuald. Saler. Chron. p. 205.
[171.] Guglielmo I, coronato ancora vivente il padre l'anno 1150, morì del 1166. Romual. Saler. p. 205. Questo storico che dopo la congiura di Matteo Bonella fu il principale liberatore del re, fu pure uno de' principali suoi ministri, uno dei più ricchi prelati del regno, suo confessore, e suo medico. La sua storia di questo assai curioso regno merita d'essere letta.
[172.] Vita Alex. III. a Card. Arragonio p. 457. — Acerbus Morena Hist. Laud. p. 1131. — Otto de Sancto Blasio c. 20. p. 876.
[173.] Federico partì da Lodi l'undici gennajo ed intraprese l'assedio d'Ancona ai primi di luglio.
[174.] Pontida è posta tra Bergamo e Lecco quasi ad uguale distanza, ed è celebre il suo monastero per questa dieta della federazione lombarda.
[175.] Sigon. de Regn. It. l. XIV. p. 320 — Acerbus Mor. p. 1133 — Trist. Calchi Hist. Pat. l. XI, p. 268.
[176.] Sire Raul p. 1191.
[177.] Acta Sancti Galdini apud Bolland. 18 april. p. 594. No. 5. notæ ad Morenam p. 1134.
[178.] Acer. Morena p. 1135 — Trist. Cal. Hist. pat. l. XI. p. 268 — Galv. Flam. man. Flor. c. 198, 201. p. 648 — Jacobi Malvetii Chron. Brix. dist. VII. c. 46, p. 879, t. XIV.
[179.] Acerbus Morena Hist. Laud. p. 1135.-1136.
[180.] Giuramento dei confederati in decembre del 1167, ap. Murat. Diss. XLVIII, t. IV, p. 261.
[181.] Sigon. de Reg. Ital. l. XIV, p. 320.
[182.] Vita Alex. III; a Card. Arag. p. 457.
[183.] Vita Alex. III, a Card. Arag. p. 458.
[184.] Sonovi in Roma cinquanta chiese di questo titolo. Questa doveva probabilmente essere quella di santa Maria della pietà in Campo Santo, eretta da Leone IV. Vasi Itiner. di Roma, p. 656.
[185.] Vita Alex. III, p. 458. — Ann. Eccles. Baronis. an. 1167, § 11. — Acerbus Morena p. 1151, 1153. — Romualdus Salern. Chron. p. 208.
[186.] Contin. Acerbi Morenae p. 1153, 1155. — Vita Alex. III, p. 459. — Otto de Sancto Blasio Chron. c. 20, p. 878. — Conrad. Abbas Usperg. Chron. p. 294.
[187.] Continuator Acerbi Morenae p. 1137.
[188.] Vita Alex. III, p. 460. — Contin. Acerbi Mor. 1155.-1159. — Trist. Calchi Hist. l. XI, p. 271.
[189.] Baron. An. 1168, § 75.-78. Epist. Johannis Saresberensis ad Sanctum Thomam l. II, ep. 62. In Codice Vaticano.
[190.] Contin. Acerbi Mor. p. 1139. Qui termina il racconto di questo storico, che malgrado la sua parzialità ci riusciva molto utile.
[191.] Questo trattato viene riportato dal Muratori nella diss. XLVIII, t. IV, p. 263.
[192.] Vita Alex. III, a card. Arag. p. 460. — Otto de s. Blas. c. 22, p. 880. — Benv. de s. Georg. Hist. Montifter. p. 345. t. XXIII, Rer. Ital. — Trist. Calchi Hist. Patr. l. XI, p. 272. — Oberti Cancel. Ann. Genuenses l. II, p. 324.
[193.] Il nostro autore avrebbe dovuto avvertire l'enorme disuguaglianza delle città componenti la lega e la ricchezza del loro territorio, potentissimi ostacoli al mantenimento di un governo federativo. N. d. T.
[194.] Murat. Diss. XLVIII, p. 265, 266. — Nella formola del giuramento trovansi queste parole: neque pacem, neque treguam, neque guerram recruditam cum imperatore faciam.
[195.] Giuramento del reggente dell'associazione delle città in gennajo 1176. Murat. Ant. It. Diss. XLVIII, p. 269.
[196.] Intorno ai dominj ed alla successione dei conti Guido veggansi le ricerche di Fr. Idelfonso da s. Luigi. Delizie degli eruditi toscani t. VIII, p. 89 e 195.
[197.] Breviar. Pisanae Hist. Rer. Ital. t. VI, p. 186.
[198.] Cron. di Bern. Marangoni p. 436. Brev. Pis. Hist. t. VI, p. 187.
[199.] Le Cronache di Pisa accusano Cristiano d'essersi lasciato guadagnare dall'oro de' Lucchesi.
[200.] Brev. Pisanae Hist. p. 188. An. Genuens. t. II, p. 347. e seguenti.
[201.] Eransi i Veneziani disgustati nel 1171 con Manuele Comneno, il quale prima di dichiarar loro la guerra aveva fatto arrestare tutti i negozianti veneti, e porre sotto custodia le loro mercanzie. Questa nuova lite li consigliò a cercar l'alleanza di Federico, abbandonando la lega lombarda amica di Manuele. Jo. Cinnami Hist. l. VI, c. 10. p. 128.
[202.] Boncompagno dotto Fiorentino, che fu il primo professore di belle lettere nell'università di Bologna, scrisse cinquant'anni più tardi una elegante relazione di quest'assedio. Probabilmente è questi lo scrittore indicato dal Sigonio col nome di Beno Fiorentino. L. V, anno 1218. Tale relazione trovasi nel tom. VI, R. Ital. del Murat. p. 921. sotto il titolo Liber de obsidione Anconae auctore Magistro Boncompagno Florentino.
[203.] Boncomp. de obsid. Anconae p. 929.
[204.] Boncompagni Obsidio Anconae c. 4. p. 931.
[205.] L'autore dice due, e tre moggia. La misura attuale d'Ancona si chiama rubbia, e pesa seicento quaranta libbre di dodici once. Ho supposto che sia l'antico moggio.
[206.] Boncompagni Obsidio Anconae c. 10. p. 933. I discorsi che si attribuiscono ai personaggi storici sogliono considerarsi come verosimili invenzioni dello scrittore: ma quand'anche il presente fosse di Buoncompagni e non del vecchio cui viene attribuito, l'avversione che l'autore manifesta per la servitù dei preti non sarebbe meno notabile in un professore guelfo di Bologna, che in un abitante d'Ancona. Sono in un modo o nell'altro le opinioni di quel secolo, e poco monta il sapere chi le manifestasse. Ho abbreviato alquanto il discorso, senza farvi verun altro cambiamento.
[207.] Il castello di Bertinoro, che già appartenne alla contessa Matilde, è posto tra Forlì e Cesena vicino a Forlimpopoli.
[208.] Boncomp. Obsidio Anconae c. 11, p. 37.
[209.] Boncompagni Obsidio Anconae c. 24. p. 944. — Joan. Cinnami Hist. l. VI, c. 12. p. 131. Bisan. Ven. t. XI. — Il Cinnamo non parla che della contessa, e le attribuisce una compiuta vittoria sull'armata del prelato. — Romuald. Salernit. Chron, p. 214.
[210.] Vita Alex. III, a Card. Arrag. p. 463.
[211.] Romualdi Salern. Chron. p. 213.
[212.] Sigonius de Regno Ital. Lib. XIV, p. 326.
[213.] Vita Alex. III p. 464 — Sire Raul p. 1292 — Romualdi Saler. Chron. p. 213 — Trist. Calchi Hist. patr. Lib. XII, p. 227 — Ottob. Scribæ Annal. Genuens. l. III, p. 552 — Olio de Sancto Blasio c. 25. p. 881.
[214.] Vita Alex. III, p. 465.
[215.] Compromissum Federici I. et civitatum ap. Murat. Ant. Ital. Dissert. XLVIII, p. 275.
[216.] Romualdi Salern. Chronic. p. 214.
[217.] Vita Alex. II, a Card. Arrag. p. 466.
[218.] Sigon. de Reg. Ital. l. XIV, p. 330. — Galv. Flamma Manip. Flor. c. 205, p. 650. — Romualdi Salern. Chron. t. VII, p. 215.
[219.] Vita Alex. III, a Car. Ar. 467. — Sire Raul p. 1192. — Otto de Sancto Blas. Chron. c. 13. p. 882. — Corradi Abbatis Usperg. Chron. p. 297. Edit. Basil. 1569. — Baron. ad an. § 17. — Trist. Calchi Hist. Patr. l. XII, p. 278.
[220.] Federico fece la prima impresa d'Italia in ottobre del 1154, la seconda in luglio del 1158. L'imperatrice gli condusse una terza armata per l'assedio di Crema in luglio del 1159. I principi allemanni scesero in Italia colla quarta l'anno 1161, che fu quella che distrusse Milano. Del 1166 Federico alla testa d'una quinta armata s'avanzò fino a Roma e perdette le sue truppe per la febbre maremmana, si consumò quasi tutta la sesta armata nell'assedio d'Alessandria, e la settima finalmente fu battuta dai Milanesi a Legnano l'anno 1176.
[221.] Vita Alex. III, p. 467.
[222.] Vita Alex. III, p. 469. — Istoria di Cremona d'Ant. Campi pittore ed archit. Cremon. dedicata a Filippo IV d'Austria verso il fine del I libro, p. 24. — Romual. Salern. Chron. p. 217.
[223.] Uno degli ambasciatori, Romualdo arcivescovo di Salerno, storico da noi rammentato più volte con lode, ci ha lasciata una assai circostanziata ed interessantissima relazione del suo viaggio e della sua missione. Siamo ben fortunati d'averla, perchè all'epoca presente ci abbandonano quasi tutte le guide che fin qui diressero la nostra narrazione. Questa relazione che comincia nella cronaca di Romualdo t. VII, p. 217, viene ancora riportata negli Annali del Baronio all'anno 1177.
[224.] Il soggiorno del pontefice a Zara risguardato senza dubbio come una specie d'esiglio, diede motivo cento cinquant'anni più tardi all'invenzione d'un favoloso racconto, ripetuto poi ciecamente da tutti gli storici del quattordicesimo e quindicesimo secolo. Si disse che il papa, salvandosi sul mare adriatico dallo sdegno di Federico, venne travestito a procacciarsi un asilo in Venezia; dove, dopo alcuni mesi che vi esercitava in un'isoletta la professione di giardiniere, fu riconosciuto. Allora il doge ed il senato si affrettarono di rendergli i più grandi onori; e venuto a riclamarlo con una potente flotta Ottone figliuolo di Federico, i Veneziani lo sconfissero e fecero prigioniero. Che per tale avvenimento Federico risolse di far la pace; e che ricevuto in Venezia, quando s'accostò per baciare il piede al papa, questi glielo pose bruscamente sul capo, pronunciando queste parole: Ambulabis super aspidem et basiliscum et conculcabis leonem et draconem: cui l'imperatore rispose: non tibi sed Petro, ed il papa replicò: et mihi, et Petro. — Vita Alex. III, ex Amalrico Augerio Scrip. Rer. It. t. III, p. II, p. 373. — Gio. Villani l. V, c. III. — Malavolti Istoria di Siena p. I, l. III, p. 34. — Corio storia di Milano p. I, p. 60. — Il Baronio che smentisce questo racconto ad an. § 4 e segu. Questo romanzo caro ai Veneziani fu illustrato dai più celebri pittori, che ne fecero l'argomento dei quadri che adornano la magnifica sala del gran consiglio della repubblica. Si mostravano non senza orgoglio agli imperatori che visitavano il palazzo di san Marco.
[225.] Il Muratori ne conservò, disser. XLVIII, p. 277, il documento intorno al quale aprirono questa discussione intitolata: Petizione preliminare indirizzata a nostro signore l'imperatore dai rettori di Lombardia, Marca, Venezia e Romagna.
[226.] Baron. ad an. §. 78. — Romuald. Archiep. Saler. Chron. p. 225.
[227.] Sire Raul p. 1192, 1193 — Baron. ad an. 1177, §. 82, 85 — Romualdus Salernit. Chron. p. 225. — Abbiamo, è vero, uno storico lombardo contemporaneo, Sicardo vescovo di Cremona, ma egli parlò di questo negoziato, e della guerra che lo precedette, senza circostanziare i fatti particolari che non avremo motivo di citarlo altra volta. Intorno a questo trattato veggasi Sic. Chron. t. VII p. 602.
[228.] Sire Raul, p. 1192-1193 — Romualdus Salernit., p. 223 — Baron. §. 82, 85.
[229.] Romualdi Salern. Chron. p. 226.
[230.] Baron. Ann. §. 29 — Instrumentum treguæ apud. Murat. Antiq. Ital. disser. XLVIII, p. 283.
[231.] La tregua si dichiarò comune, da una parte a Federico ed al suo partito, cioè Cremona, Pavia Genova, Tortona, Asti, Alba, Torino, Ivrea, Ventimiglia, Savona, Albenga, Casal sant'Evaso, Monvelio, Imola, Faenza, Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, i marchesi di Monferrato, Vasto e Bosco, ed i conti di Biandrate e di Lomellina. Dall'altra parte alla società dei Lombardi, composta a quest'epoca di Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Ferrara, Mantova, Bergamo, Lodi, Milano, Como, Novara, Vercelli, Alessandria, Carnesino, Belmonte, Piacenza, Bobbio, Reggio, Modena, Bologna, il marchese Malaspina e gli uomini di S. Cassano e di Doccia.
[232.] Baron. §. 98 et 99 — Romual. Saler. Chron. t. VII, p. 231.
[233.] Vita Alexan. III. a Card. Arag., p. 471.
[234.] Tra i prelati scismatici ch'entravano in tal epoca in seno della Chiesa, contavansi i vescovi di Padova, Pavia, Piacenza, Cremona, Brescia, Novara, Acqui, Mantova e Fano, che quasi tutti tenevano le parti dell'imperatore, perchè le loro gregge, con cui erano poche volte d'accordo, seguivano il partito della Chiesa.
[235.] Vita Alex. III, p. 475.
[236.] Vita Alexan. III. p. 473.
[237.] Charta reconciliationis Federici I Aug. cum populo Dertonensis Urbis. Murat, dissert. XLVIII, p. 289.
[238.] Sigonius de Regno, p. 340. Vero è ch'egli riferisce quest'avvenimento all'anno 1184 con manifesto errore, imperciocchè l'anno 1183 la città d'Alessandria fu compresa nel trattato di Costanza tra le città alleate dell'imperatore sotto il nome di Cesarea.
[239.] Sigonius l. XIV, p. 338. — Il loro pieno potere presso Murat, dissert. XLVIII, p. 291.
[240.] Questi preliminari conservati nell'archivio di Modena furono impressi dal Muratori nella dissertazione XLVIII, p. 295. Antiq. Ital.
[241.] Corpus Juris Civilis ad calcem, liber de pace Constantiæ.
[242.] L'imperatore dichiara nel preambolo di questo trattato che la sua dolcezza e la sua clemenza sono tali, che, quantunque avesse il potere di castigare i colpevoli, ha voluto perdonar loro e far loro del bene; che per conseguenza accoglie nell'ampiezza della sua grazia la società dei Lombardi ed i loro fautori che una volta offesero il suo impero. Questo è un prendere ben dall'alto le mosse per accordar poi così importanti concessioni.
[243.] La lira allora valeva circa lire 63 peso per peso, e lire 25 equivalevano a lir. 1575 d'Italia.
[244.] In questo trattato furono comprese come confederate le città di Vercelli, Novara, Milano, Lodi, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Bologna, Faenza, Modena, Reggio, Parma e Piacenza. L'imperadore dichiarava sue alleate Pavia, Cremona, Como, Tortona, Asti, Cesarea ossia Alessandria, Genova ed Alba. Si lasciò Ferrara in libertà di dichiarare entro due mesi se accedeva al trattato, dal qual favore furono escluse Imola, Castro, san Cassiano, Bobbio, Gravedona, Feltre, Belluno e Ceneda. Venezia non fu nominata perchè, risguardandosi affatto indipendente dall'Impero, non volle con questo trattato sottoporsi alla più leggiere dipendenza.
[245.] Galv. Flam. Man. Flor. c. 215. Scr. Rer. Ital. XI, p. 655.
[246.] Galv. Flam. Man. Flor. c. 223. Scr. Rer. It. t. XI, p. 657.
[247.] Il consiglio di credenza.
[248.] Il Sigonio de Reb. op. omn. t. III, ad an. ed il Ghirardacci l. II, p. 63, riportano questa costituzione all'anno 1128. Tale epoca parmi anteriore assai all'origine di quasi tutte le istituzioni di cui parlano.
[249.] Il Ghirardacci scrive che i consoli ed i pretori governavano a vicenda la repubblica e talvolta congiuntamente, e che l'ultimo aveva la stessa autorità dei consoli, ed inoltre le insegne del potere, cioè il cappello, lo stocco e lo scettro, e che dall'usare queste insegne di podestà venne ai pretori il nome di podestà. N. d. T.
[250.] Sicard. Ep. Crem. Chron. t. VII, p. 602.
[251.] Hugo Falcandus historia sicula t. VII, Rer. Ital. p. 272, e seguenti.
[252.] Ugo Falcando viene risguardato siccome il più eloquente storico del suo secolo, ed ancora del seguente. Fu detto il Tacito della Sicilia; e nel quadro che fece dei delitti della corte di Guglielmo, si possono in fatti ravvisare molti tratti che ci rammentano Claudio e Tiberio quali furono dipinti dal grande storico di Roma: ma Falcando, volendo far pompa d'eloquenza, distrugge l'impressione che vorrebbe fare, e rende sospetta la sua veracità. La sua storia non abbraccia, strettamente parlando, che il regno di Guglielmo il malvagio ed i primi anni della minorità del suo successore, cioè dal 1154 al 1169. Questa storia fu dal Muratori inserita nel t. VII, Rer. Ital.
[253.] Veggasi il quadro fatto da Giacomo di Vitrì dei costumi de' Latini orientali che in Oriente chiamavansi Pullani: sono questi i creoli delle nostre isole d'America. Historia Hierosol. l. I, c. 72. Gesta Dei per Franc. p. 1088.
[254.] Il venerabile Guglielmo arcivescovo di Tiro non potè risolversi a terminar la storia delle sventure della sua patria. Non ci rimangono che la prefazione e poche linee del suo ventesimo terzo libro, che doveva contenere il racconto di Gui di Lusignano e della presa di Gerusalemme. Gesta Dei per Francos, p. 1042. — Veggasi adunque Giacomo di Vitrì. Hist. Hierosolim. l. I. c. 94, e 95. — Gesta Dei per Franc. p. 1119. — Bernardus Thesaurarius de Acquisitione terræ sanctæ c. 148. — 166. t. VII, Rer. Ital. p. 783. ec.
[255.] Venne universalmente attribuita la morte d'Urbano III al dolore concepito per la perdita di Gerusalemme. La città si rese a Saladino il 2 ottobre, ed Urbano morì a Ferrara il 19 dello stesso mese; cosicchè egli non poteva aver ricevuta la notizia dell'ultima catastrofe, ma soltanto delle precedenti disavventure. Murat. Ann. t. X, p. 139.
[256.] Veggansi queste lettere presso Baronio ad ann. § 18. t. XII, p. 780.
[257.] Ottobonus Scriba, contin. Caffari, Ann. Genuen. l. III, p. 359, t. VI. — Breviar. Pisanæ hist. p. 191.
[258.] Otto de Sancto Blasio Chron. c. 31. p. 887. t. VI. — Annal. Ecclesiast. ann. 1188.
[259.] Annal. Eccles. 1190. § 9. t. XII, p. 804. — Jacob. de Vitriaco Hist. Hieros. l. I, c. 99. p. 1121 — Bernard. Thesaurar. de acquis. Terræ sanctæ c. 169. p. 804. — Sicardi Episc. Cremon. Chron. p. 611, t. VII, Rer. Ital. — Marini Sanuti Secreta Fidelium Crucis l. III, p. X, c. 2. Gesta Dei per Francos t. II, p. 196.
[260.] Hugo Falcandus Hist. Sicula p. 252.
[261.] Guglielmo morì il 16 novembre del 1189.
[262.] Richardi a sanct. Germano Chron. t. VII, Rer. It. p. 970. — Chron. Monast. Fossae novae t. VII, p. 877.
[263.] Ottobonis Scribæ Ann. Genuen. l. III, p. 367.
[264.] Ibid.
[265.] Richardi de san. Germano Chron. p. 971.
[266.] Ibid. p. 973.
[267.] Ibid. p. 975.
[268.] Murat. Ann. d'Ital. t. X, p. 183. ad ann.
[269.] Richard. de san. Germano Chron. p. 976. — Chron. Fossae Novae p. 880. — Anon. Cassin. Chron. t. V, p. 143. — Otto de san. Blasio c. 39 et 40, p. 893.
[270.] Il 28 settembre 1197.
[271.] Richard. de san. Germano Chron. t. VII, p. 977. — Johan. de Ceccano Chron. Fossae Novae p. 883. — Conradus Abbas Usperg. Chron. p. 304.
[272.] Federico II, o Federico Rogero nacque a Iesi nel dicembre del 1194. Sua madre morì il 27 novembre dell'anno 1198.
[273.] Jacobi Malvecii Chron. Brixian. dist. VII. c. 62. 63. t. XIV. p. 883 — Sicardi Epis. Cremon. Chron. t. VII. p. 615 — Chron. breve Cremon. t. VII. p. 636 — Galvan. Flamma Manip. Flor. c. 222. t. XI. p. 656.
[274.] Si pretende che i Cremonesi, gettandosi nel fiume, gridassero: è meglio annegarsi che morire. Così l'ironia s'attacca spesso alle più funeste memorie; e facile è il passaggio dal ridicolo al terrore.
[275.] Negli anni 1198 e 1199.
[276.] Tanto i Malaspina, che i feudatari imperiali della Liguria erano dipendenti dall'Impero, da cui ricevevano l'investitura del rispettivo feudo; come pure il duca di Massa ed il principe di Carrara. Tutti avevano nella loro giurisdizione il jus sanguinis, ma il solo duca di Massa aveva ancora quello di battere monete, ottenuto dall'Impero circa due secoli sono. N. d. T.
[277.] A quest'epoca eranvi a Ferrara trentaquattro famiglie nobili, e trentadue torri. Cron. Parva Ferrar. t. VIII, p. 480-482.
[278.] Pavia chiamossi la città dalle cento torri, delle quali rimangono in piedi non poche anco a' dì nostri. N. d. T.
[279.] Gerardi Maurisii Vicentini Historia Scrip. It. T. VIII, p II. — Dalla casa di Montecchio prese Shakespear Montagu in Romeo e Giulietta — Ricardi Comit. de S. Bonifatio vita, t. VIII, p. 121 — Chron. Veronen. p. 623.
[280.] Rolandini de factis in Mar. Trivis. Chron. l. I, c. 7, p. 176.
[281.] Rolandino ricorda nello stesso tempo tre divorzi accaduti in questa famiglia. Egli ne parla come di avvenimenti allora comuni, senza farvi alcuna osservazione. Erano forse allora permessi dalla Chiesa? o soltanto dissimulati?
[282.] Nacque il 4 aprile del 1194.
[283.] Girardi Maurisii Hist. p. 11.
[284.] Roland. l. I, c. 7. p. 176.
[285.] Id. l. I, c. 7. p. 176.
[286.] Gerar. Maur. p. 14. — Ant. Godii Nob. Vicentini Chron. p. 74.
[287.] Veggansi diversi trattati tra il marchese ed i suoi sudditi, Antiquit. Ital. Dissert. XLV, t. IV, p. 42. 45. e seguenti ad ann. 1198, e 1204.
[288.] Chronica parva ferrariensis, t. VIII, p. 481. — Chronic. Fratr. Francisci Pipini, l. I, c. 46. t. IX, p. 628.
[289.] Chron. parva Ferrar. p. 481. Di queste guerre civili scrisse estesamente Gio. Battista Pigna nella sua storia de principi d'Este. Venez. 1572. in 4.º l. II, p. 161, e segu. Ma il suo racconto abbonda di così grossolani errori, che non si può prestargli veruna fede.
[290.] Memoriale Potestatum Regiensium t. VIII, p. 1077 et seguent. Negli Annales Veteres Mutinenses, e nel Chronicon Parmense non trovansi rispetto al XII secolo che i nomi dei consoli e dei podestà: ma il Muratori diede nella prefazione al Malvezzi t. XIV, p. 774, due carte di gentiluomini che in tale epoca sottomettonsi alla repubblica di Modena.
[291.] Uno storico di Bologna riferisce sotto l'amministrazione di Gerardo una leggenda che mi sono fatto lecito di riferire in questo luogo, come prova dei costumi e della credulità di que' tempi.
Una giovane vergine chiamata Lucia, non meno bella che nobile, erasi chiusa nel monastero di santa Catterina di Bologna. Un Bolognese di lei innamorato prendeva posto ogni giorno sotto la finestra cui ella s'affacciava per udire la messa nella chiesa del suo convento. Lucia osservò l'emozione del giovane nell'istante in cui ella s'avvicinava; e rammentò le parole dettele dal vescovo nell'atto di darle il velo: «ch'ella disgiunga per sempre i suoi occhi da quelli degli uomini;» onde si credette obbligata a Dio di nascondersi interamente agli sguardi del suo amante, il quale il susseguente giorno vide la finestra chiusa da una gelosia che toglieva assolutamente Lucia a' suoi sguardi. Era questo l'istante in cui erano i Cristiani tuttavia costernati dalla perdita di Gerusalemme ed in cui chiamavansi tutti i cuori generosi a prendere la croce. Giurò il giovane di consacrarsi a Dio, come la sua diletta, partì per terra santa, e nel primo incontro, spingendosi nelle prime linee degl'infedeli, vi cercò piuttosto la morte che la vittoria. Atterrato e fatto prigioniero, fu dai Saraceni sottoposto a crudeli tormenti perchè rinegasse la fede. Trovandosi tra le mani dei carnefici, gridò: «O vergine santa, o casta Lucia! Se tu vivi ancora sostieni colle tue preghiere quello che tanto ti amò; e se ti trovi in cielo, rendimi propizio il mio Signore!» Ebbe appena dette queste parole, che cadde in profondissimo sonno, e quando svegliossi, si trovò ancora carico di ferri presso al monastero di santa Cristina. Lucia lo stava aspettando risplendente di gloria e di bellezza. — «Lucia vivi tu ancora?» gridò egli. «Io vivo, ma della vera vita; va, deponi i tuoi ferri sul mio sepolcro e ringrazia Iddio del favore che ti ha fatto.» Ella era morta lo stesso giorno in cui egli aveva abbandonato l'Europa. — Cherubino Ghirardacci istoria di Bologna. Lib. IV, p. 106.
[292.] Ibid. p. 102.
[293.] Jacob. Malvecii Chron. Brixian. Dist. VII, c. 81.-84, p. 894. t. XIV.
[294.] Additam. ad Roland. Regiminum Paduæ t. VIII, p. 368.
[295.] Innocenzo III pretese in seguito, egli è vero, ch'Enrico era stato scomunicato per avere arrestato Ricardo I d'Inghilterra: effettivamente egli era incorso nelle generali scomuniche fulminate contro tutti coloro che attaccheranno i crociati; ma questa formidabile sentenza non era mai stata contro di lui fulminata.
[296.] Egli aveva scritto intorno alla miseria dell'umana condizione e sopra alcuni punti di disciplina. Vita Innoc. III, ex anonim. Synchrono a Balutio edita, et rursus Scrip. Ital. t. III, p. I, p. 486, § 2.
[297.] Innocenzo, tutore del giovinetto principe, si credette obbligato di porre sulla bilancia ancora i diritti del suo pupillo. Abbiamo di lui uno scritto intitolato: Deliberatio Domini papæ super facto de tribus Electis; e conchiude in favore d'Ottone. Annales Eccles. Oderici Raynaldi ad an. 1290. § 26, e seguenti p. 51. t. XIII.
[298.] Fu l'anno 1191. La carta trovasi nella Diss. XLV, Antiqu. Ital. M. Ae. t. IV, p. 35.
[299.] Storia diplomatica dei senatori di Roma di Antonio Vitale, Roma 1791 2 vol in 4.º t. I, p. 76. — Michel Conrigio Curtius Comment. de senatu Rom. post tempora reip. liberæ l. VII, c. 4. § 187. p. 282. Genevæ 1769. — Vita Innoc. III, p. 487. ubi per errorem nuncupatur Benedictus Cariscus vice Carissimi.
[300.] Corrad. Ab. Usperg. Chron. p. 303. Gli abitanti di Tusculano si riunirono ancora sotto capanne fatte di frasche e formarono una borgata al disotto dell'antica loro patria, cui rimase poi sempre il nome di Frascati.
[301.] Vita Innocent. III, § 8. p. 487.
[302.] Storia de' senatori di Roma d'Antonio Vitale.
[303.] Questa formola di giuramento è testualmente riportata nella storia diplomatica dei senatori di Roma, p. 82.
[304.] Otto de Sancto Blasio Chron. c. 41. v. 898. — Conrad. Abb. Usperg. Chron. p. 304.
[305.] Vita Innocentii III, § 9 e 10.
[306.] Scipione Ammirato Istorie fiorentine l. I, p. 63. anno 1197.
[307.] Dissertaz. sopra l'istoria pisana del cavalier Flaminio del Borgo. Diss. IV, p. 157. — Vita Innoc. III, § 12, p. 488.
[308.] Scipione Ammirato è l'autore anonimo De Libertate civitatis Florent. ejusque dominii 1722 p. 69. Io non ho letto l'ultima opera.
[309.] Di là in nome di san Miniato al Tedesco, o dell'allemanno.
[310.] È questi uno de' migliori scrittori di second'ordine, e tra i non originali. Egli scrisse in sul finire del sedicesimo secolo.
[311.] Malavolti Ist. di Siena. Venez. 1599. p. I. l. IV, p. 44.
[312.] Flaminio del Borgo, Dissertaz. IV, p. 159, prometteva di dare per disteso questo atto nell'appendice n.º 10, ma io credo che quest'appendice non siasi più pubblicata. Del rimanente il diploma trovasi impresso nella Diss. L, p. 473, delle antich. ital.
[313.] Croniche di Pisa di Bernardo Marangoni, Supplement. Florent. ad Script. Ital. t. L, p. 479.
[314.] Vita Innoc. III, § 28. p. 494.
[315.] Pietro Giannone istoria civile del regno di Napoli, l. XIV, c. 3.
[316.] Ib. l. XV. — Ricardi de s. Germano Chron. p. 977.
[317.] Oderic. Raynald. Ann. Eccles. 1200. § 46, p. 57. — Innocent. Epist. l. III, ep. 2.
[318.] Ib. 1198, § 71. p. 18. Annalium Raynaldi.
[319.] Ib. 1200. § 9. p. 45.
[320.] Ib. 1198. § 35.
[321.] Ib. 1204. § 72, 73. p. 121.
[322.] Ib. 1207. § 15. p. 155. et Innoc. Epist. l. IX. ep. 217.
[323.] Ib. 1213. § 73.-79. p. 210.
[324.] Richardus de s. Germano Chron. I, p. 975. — Chron. Monast. Fossae novae, p. 830.
[325.] Chron. Fossae Novae 884. — Richardi de s. Germano Chron. p. 980.
[326.] Odericus Raynald. Annal. Eccles. 1200. § 26. e seg. p. 51. 1201. § 5. e seg. Otto de sancto Blasio c. 48. p. 905. — Conradus Abbas Uspergensis p. 305.
[327.] Oderic. Raynald. 1206. § 15. p. 142. et 1207. § 7. p. 154.
[328.] Arnold. Lubec. l. VII, c. 6. — Abbas Usperg. in Chron. p. 310. L'abbate d'Usperg, contemporaneo e partigiano di Filippo, scrisse la storia del suo regno con più calore ed interessamento che non suole trovarsi in altra parte della sua cronaca.
[329.] Id. p. 312. — Otto de sancto Blasio c. 50.
[330.] Gerardi Maurisii civis vicentini Historia p. 18. Scrip. Rer. Ital. t. VIII.
[331.] Antichità Estensi del Muratori, p. I, c. 39.
[332.] Gerardi Maurisii civis Vincent. His. p. 18, Sc. Rer. It. t. VIII.
[333.] Gerard. Maurisius, p. 19.
[334.] Rolandini de factis in Marchia Tarvisana, l. I. c. 10, t. VIII, p. 178.
[335.] In data di Foligno il 5 gennajo 1210. Ant. Esten.
[336.] Il 4 ottobre 1209.
[337.] Vita Innoc. III, §. 134. e seg. p. 562 — Queste sedizioni incominciarono l'anno 1208; ma ci assicura Raynaldo, che furono pure eccitate da Ottone. An. Eccles. 1208 §. 7. p. 158.
[338.] Datato a Poggibonzi l'otto delle calende di novembre 1209. Istoria Pisana di Flaminio del Borgo, diss. IV, p. 170.
[339.] Ricardus de sancto Germano Chron. p. 983.
[340.] Ant. Ital. med. ævi, dissert. LI, t. IV, p. 608.
[341.] Sembra che tale matrimonio si proponesse l'anno 1201 dal re d'Arragona. Innoc. Epist. l. V. ep. 51 — Od. Rayn. 1202. §. 6. p. 73.
[342.] Richardus de sancto Germano Chron. p. 983. — Abbas Usperg. Chron. p. 313.
[343.] Abbas Uspergensis Chron. p. 313.
[344.] Il nome di Guelfi e di Ghibellini fu in questi tempi più universalmente adottato; perchè l'antica denominazione di partito dell'Impero e di partito della Chiesa era divenuta un controsenso.
[345.] Annal. Genuens. Continuat. Caffari l. IV, p. 403.
[346.] Ann. Genuens. Contin. Caffari l. IV, p. 403.
[347.] Galvan. Flam. c. 244, p. 664, t. XI.
[348.] Sicardi Epis. Cremon. Chron. p. 623, t. VII.
[349.] Chronic. Veronense t. VIII, p. 623.
[350.] Il 27 luglio 1214 — Conradus Abbas Usperg. Chronicon p. 319.
[351.] Istorie Fiorent. di Leonardo Aretino, traduzione dell'Acciajuoli lib. I, p. 4. Ediz. veneta 1476.
[352.] Veggasi il Quadro dell'Agricoltura toscana dell'autore di questa istoria. Un Vol. in 8.º, Ginevra 1802.
[353.] Leonardo Aret. l. I, p. 30 — Procopii Cæsariensis de Bello Gotico l. III, c. 5. p. 117. Edit. Veneta.
[354.] Istoria fiorentina di Ricordano Malespini c. 99. Scrip. Rer. Ital. t. VIII. p. 942 — Giovanni Villani l. V. c. 32. t. XIII. p. 146.
[355.] A questi autori del secolo decimoquarto, oltre le storie fiorentine di Niccolò Machiavelli, possono aggiungersi quelle di Lorenzo Pignotti pubblicate nel decorso anno. N. d. T.
[356.] Ricordano Malesp. Istor. fiorent. c. 104, p. 945 — Gio. Villani l. V, c. 38, p. 150 — Coppo de Stefani l. II. — Delizie degli eruditi toscani t. VII — Questi tre scrittori si copiavano l'un l'altro quasi senza variazione di vocaboli; e Machiavelli in principio del II. lib. delle sue storie fiorent. replicò il loro racconto. Ediz. del 1796. p. 90.
[357.] La sua risposta fu il proverbio, cosa fatta capo ha, che diventò poi parola di sangue, la quale non poteva pronunciarsi senza far fremere i repubblicani di Fiorenza.
[358.] Ricordano Malespini, c. 105, p. 946.
[359.] Il palazzo Strozzi in piazza dell'Erbe ed il palazzo Ricardi, altra volta dei Medici, sono monumenti di questo genere d'architettura. Sono opere ambedue fatte in sul declinare del secolo XV; ma il gusto de' loro fondatori erasi formato sopra più antichi modelli.
[360.] Azzo VI morì in novembre del 1212.
[361.] Ciò accadde nel giorno di Pentecoste del 1213. Sicardi Chron. p. 624 — Campi Istoria di Cre. l. II. p. 39 — Manip. Flor. Galvanei Flam. c. 246. p. 655.
[362.] Giannone Istoria civile l. XIV. c. 3.
[363.] Ibid. Lib. XV. c. 14 — Rich. de sancto Germano Chron. p. 982.
[364.] Annales Eccles. Oderici Rainaldi ann. 1204, § 56 p. 117.
[365.] Il Lettore Cattolico si ricordi che le presenti osservazioni sono scritte da un Protestante. Del resto i sudditi Austriaci sanno che l'Augusta Imperatrice Maria Teresa, la di cui memoria sarà sempre cara agli amici della religione e della clemenza, abolì ne' suoi stati di Lombardia il tribunale dell'inquisizione, repristinando i Vescovi nei naturali loro diritti di giudici e di conservatori della fede, e dissoggettando i suoi sudditi da qualunque tribunale non dipendente dalla legittima sovrana autorità. N. d. T.
[366.] Si ha ragione di sperare che il sig. Muller celebre storico tedesco, darà sulla migrazione delle sette riformate grandissimi schiarimenti, essendo l'argomento delle sue più erudite indagini.
[367.] Quasi si dicesse, che si consacrano a soffrire: pati. Pietro dalle Vigne e Federico II danno questa etimologia al loro nome in una legge pubblica contro i medesimi.
[368.] Forse il nostro autore deferì ad alcune frasi della scrittura — Non potestis duobus dominis servire ec. — Spiritus promtus, caro autem infirma ec. — ed alle opinioni volgari intorno agli spiriti cattivi e simili: ma gli era troppo facile il convincersi del contrario.
[369.] Duchesne Historiæ Franc. Scriptores t. V. — Petrus Vallisernensis Hist. Albigensium c. 2. p. 556. — Odericus Raynald. ann. 1206. § 59., e seguenti p. 118. Il cattolico anche non istrutto riconosce e la concupiscenza, sottomessa alla grazia, ed i demonj creature incapaci di nuocere senza la divina permissione.
[370.] Guido Elnensis Episc. de Haeret. comment. apud Oder. Rayn. § 64. p. 119. ann. 1204.
[371.] Cod. Teod. de Haeret. Lex 9, 34, 36, 38, 43, 44.
[372.] Frid. II, Authenticae Constit. Tit. I, Lex 5.-8.
[373.] Innoc. III, Epist. l. IX, ec. — Oder. Ray. ad ann. 1206.
[374.] Dat. Viterb. 9. cal. act. Pontif. an. X. — Ray. ad an. 1207.
[375.] Giovanni Villani Lib. V, c. 24, e 25. p. 143.
[376.] L'autore rovescia sopra san Domenico tutta la fierezza de' meno moderati inquisitori che vennero dopo di lui. Intorno a quest'argomento possono leggersi la storia dell'inquisizione di F. Paolo Sarpi, che pure non può cadere in sospetto di parzialità. N. d. T.
[377.] Antiq. Ital. Maed. Aevi Dissert. LXV. — Leggasi intorno alla fondazione di questi due ordini la Cronaca dell'abb. Uspergense a p. 318. Dice che questi due ordini rivalizzavano con quello degli umiliati, coi poveri di Lione e con altri entusiasti, che pure avevano tentato di formare anch'essi un ordine religioso sotto la protezione del papa; ma che, vittime di questa gelosia, furono perseguitati e bruciati come eretici.
[378.] Istoria civile del regno di Napoli l. XV, c. 4.
[379.] Vedasi la lettera d'Innocenzo III, per eccitare alla crociata contro Raimondo conte di Tolosa, presso Oderico Rainaldo all'anno 1208. § 15. p. 161.
[380.] Vita Innocentii III, ex MS. Bernardi Guid. Scrip. Rer. Ital. t. III, p. I. p. 480. — Lo stesso racconto viene confermato da Amalrico Augerio. Vita Innoc. III, t. III. p. II. p. 379.
[381.] Cæsarius l. V, c. 21. ap. Raynald. ad ann. 1209.
[382.] Vita Innoc. III, ex MS. Bern. Guid. p. 482. Vedasi pure Petri Monoeci Vallium Cernaii, seu Vallisernensis Hist. Alb. apud Duchesne Hist. Franc. Sc. t. V, c. 52.
[383.] Vita san. Dom. a B. Jordano l. I, c. 8. — Ray. ad ann. 1209. § 3. p. 152.
[384.] In Canon. 21 e 22. Concil. Labbei. — Ray. 1215. § I, p. 219.-222.
[385.] Leggansi intorno a quest'argomento gli autori cattolici, e tra questi Fleury stor. Eccles. all'anno 1216. N. d. T.
[386.] Thom. Cantip. Vita Liutgardæ Virginis l. II, c. 7. apud Surium, t. III, die 16. Jun. — Rayn., 1216. § II.
[387.] La prima crociata è quella di Gotifredo di Bouillon l'anno 1096; la seconda quella dell'Imp. Corrado e di Luigi VII, l'anno 1148; la terza quella di Federico Barbarossa, Filippo Augusto e Riccardo cuor di leone l'anno 1189: ma di mezzo a queste grandi spedizioni, altre armate crociate passarono in Oriente, motivo per il quale alcuni storici chiamano la presente la quinta crociata. N. d. T.
[388.] Sentenza pronunciata contro i Greci il 16 luglio del 1054. Vedi Collectio concil. t. XI, p. 1457.-1460.
[389.] Decline and fall of the Roman Empire c. 60.-61.
[390.] Niceta quando fu presa Costantinopoli non volle più scrivere la storia, per vendicare la sua patria offesa dai barbari, e perchè il loro nome non passasse alla posterità. Nicetas Choniates in Murzuflum, c. 6. Edit. Venet. p. 307. a
[391.] Gibbon decline and fall, c. 54. ad init.
[392.] Nicetas Chron. Constant. status. p. 309. a b
[393.] Nicetas Chron. in Manuel. Comment. l. II, c. 5. Edit. Venet. Scrip. Byzant. p. 45. — Joan. Cinnami Hist. l. VI, c. 10, p. 128. t. XI.
[394.] Nicet. in Alex. Manuel. Comnen. filium c. 11. p. 138.
[395.] Id. in Isaacium Angelum l. II, c. 10. p. 203.
[396.] Nicetas in Alexium lib. III, cap. 8. et 9. p. 280.
[397.] Geoffroy de Villehardovin, Della conquista di Costantinopoli, in Script. Byzant. Edit. Venet. t. XX, p. 1. — Doutreman, Costantinopolis Belgica, lib. II, p. 88, dà un catalogo di tutti i più illustri crociati. Rispetto agl'Italiani per altro è assai mancante.
[398.] Villehard. c. 13 e 14, p. 4. — Andreæ Danduli Chron. Venet. l. X, c. 3, p. 28. Scrip. Rer. It. t. XII, p. 320. — Ibid. in instrumentum Conventionis p. 323.
[399.] Non è questo il testo medesimo di Villehardovin, e nemmeno può dirsi una traduzione; devo dunque render conto delle fatte mutazioni. Villehardovin terminò la sua storia avanti il 1213. Per la maggior parte de' Francesi il linguaggio di quel tempo non è più intelligibile; non pertanto non sarebbe stato prezzo dell'opera il citarlo se non ne conservavo il gusto originale, ed il suo andamento. Credetti di poter farlo intendere senza mutarlo, e sostituendo la moderna all'antica ortografia, le presenti desinenze e conjugazioni alle sue, che avvicinano egualmente l'italiano ed il gallese; conservando per altro tutti i medesimi vocaboli, a meno di pochi affatto inintelligibili, e lo stesso ordine nelle frasi.
[400.] Villehard. c. 16-17, p. 5.
[401.] Vita Innocentii III, c. 84, apud Script. Rer. Ital t. III, p. 526.
[402.] Villehard. § 25-26, p. 9. — Rhamnusius de Bello Costante l. I, p. 27.
| I Veneziani avevano domandato per 4500 cavalli, 4 marchi | lir. 18,000 |
| Per i loro cavalieri, 2 marchi | 9,000 |
| Per due scudieri per cavallo, nove mila scudieri, 2 marchi | 18,000 |
| Per venti mila pedoni, 2 marchi. | 40,000 |
| Totale N. 85,000 |
Perchè i Veneziani fecero sempre le loro monete con argento purissimo, valuto il marco cinquanta lire, e la totale somma lir. 4,250,000 lire francesi, lo che è ben lontano dal formare un prezzo esorbitante.
[404.] Villehard. § 30.
[405.] Lo storico Andrea Dandolo, uno de' suoi discendenti, dice soltanto che aveva la vista debole, et visu debilis. Lib. X, c. 3, p. XXX, p. 322. Ducange nelle sue Osservazioni sopra Villehardovin, N.º 204, assicura che a tal epoca aveva novantaquattro anni, e novantasette quando morì l'anno 1205. Nè Villehardovin, nè Andrea Dandolo non indicano, parlando della sua vecchiaja, una così straordinaria età.
[406.] Villehard. § 32-33. È questo il vocabolo inglese plenty, abbondanza, che trovasi frequentemente in Villehardovin; e ne abbiamo fatto pluralità.
[407.] Gesta Innocentii III, c. 61. p. 507 e seguenti.
[408.] Ib.
[409.] La moglie di Filippo era quella principessa greca ch'era stata promessa a Guglielmo, figlio di Tancredi, e caduta in mano di Enrico IV nella presa di Palermo. Conrad. Ab. Usperg. Ch. p. 304.
[410.] Villehardovin c. 39-44, p, 13-14. — Dandolus in Chron. lib. X, c. 3, p. XXVII, p. 321. Stando a Ramnusio questa flotta era composta di 420 vascelli, cioè 50 galee armate, 240 navi da trasporto a vela quadrata, e cariche di truppe, 70 vascelli carichi di viveri e di macchine, e 120 uscieri pei cavalli. De Bello Const. l. I, p. 33.
[411.] Vita Innocentii III, c. 87, p. 529.
[412.] Ib.
[413.] Villehardovin c. 53-54, p. 17.
[414.] Villehard. c. 46, p. 15. — Dandol. l. X, c. 3, p. 28.
[415.] Dal nome di Babilonia d'Egitto, una delle tre città che formano riunite il Cairo. Veggasi Guglielmo di Tiro l. XIX, c. 13, p. 963, che sempre, da buon critico, e da buon geografo, esamina i nomi de' paesi.
[416.] Agnese figlia di Luigi VII aveva sposato Alessio Comneno, ed in seguito Andronico imperatore di Costantinopoli: non era questi un parentado assai vicino.
[417.] Villehardovin c. 47.
[418.] Epist. Inn. III l. VI, epist 47. — Oderic. Rayn. 1203, § 9, p. 87.
[419.] Si assicura che i Greci avevano avuto poco prima sui cantieri di Costantinopoli 1,600 vascelli di guerra. Constant. Belg. l. II, c. 9, p. 145.
[420.] Nicetas Choniates in Alexio l. III, c. 9, p. 286.
[421.] Villehard. c. 56 e seguenti.
[422.] Villehard. c. 66, p. 22.
[423.] Veggansi le piante ed i disegni di Costantinopoli, della Propontide e del Bosforo in Banduri Imperium Orientale, t. II, p. I.
[424.] Villehard. c. 69-81, p. 22 e seg.
[425.] Villehard. c. 82, p. 24.
[426.] Nicetas Choniates in Alexium l. III, c. 10, p. 287.
[427.] Villehardovin dice duecento, ciò che deve credersi assai esagerato. Dice altrove che v'erano quattrocento mila uomini in Costantinopoli, d'altra parte l'armata crociata sembra che fosse ridotta alla metà del suo primitivo numero, e per l'assenza di coloro che mai non giunsero a Venezia, e non pagarono il prezzo convenuto, e per la diserzione di molti. Può dunque ritenersi di sedici mila uomini, cioè dieci mila fanti, due mila cavalli e quattro mila sergenti, senza contare i Veneziani. Tre mesi dopo Villehardovin fa montare i crociati a 200,000 uomini compresi i Veneziani, c. 153. p. 42.
[428.] Villehard. c. 84, p. 26.
[429.] Il 17 luglio 1203. Nicet. in Alex. l. III, p. 228.
[430.] Εἰ καί προς τῶν ἐπικȣρων Ρωμαίοις Πίσσάτων, καί των πελεκύρων Βαρβάρων γεοναιότερον ἀπεκρούθησαν. Nicet. Choniates ann. l. III, p. 288.
[431.] Villehard. 93, p. 29.
[432.] Nicetas Choniates in Alexium l. III., p. 289.
[433.] Nicetas Choniates in Alexium l. III, p. 289.
[434.] Nicet. in Isaacum, et Alex. Angelos § 1. p. 291.
[435.] Villehard c. 95.-96, p. 30.
[436.] Nicetas Choniates in Isaac. et Alex. § I. pag. 292.
[437.] Ib. p. 293.
[438.] Villehard. § 107.-108, p. 33.
[439.] Nicetas, § 3. p. 295.
[440.] Villehard. § 105.-106. p. 33.
[441.] Villehard. § 112 p. 35.
[442.] Gesta Innoc. III, § 92. p. 534. Villehardovin non pertanto non parla di questi trattati.
[443.] Nicetas Chon. in Isaac. et Alex. § 4.-5.
[444.] Nicetas Choniat. in Murzuflum § I, 299.-300.
[445.] Villehard. § 118, 119. p. 37.
[446.] Essi domandarono cinquanta centinaja d'oro, che dietro il calcolo di Gibbon sono 50,000 libbre pesanti d'oro, ossiano 48,000,000 di franchi.
[447.] Villehard. § 126. p. 39.
[448.] Balduin. Ep. ad pontif. De Gestis Innoc. III, p. 535.
[449.] Villehard. § 128. p. 40.
[450.] Bald. ad pont. Inn. III, § 92. p. 535.
[451.] Nicetas Chon. in Murzuflum, c. 2. p. 301.
[452.] Veggasi questo trattato nelle note alla cronaca di Dandolo, p. 326.
[453.] Nicetas Choniates in Murzuflum. § 4. p. 303.
[454.] Nicetas Choniates Constantini status, § 2. p. 310.
[455.] Nicetas Choniates in Balduin. Flandrum § II. p. 340.
[456.] Ισοπολιτειαν. Nicetas Const. Status, § 5. p. 313.
[457.] Villehard. § 135. p. 42. In un'altra edizione leggesi 400,000; la maggiore delle due somme equivale a ventiquattro milioni, con cinquanta mila marche, o due milioni quattrocento mila dovute ai Veneziani, e la parte di questi, fa montare a 50,400,000 il valor totale del bottino diviso. Altrettanto probabilmente era andato a profitto particolare. I tre incendj che avevano consumata più di mezza la città, avevano distrutte altrettante e più ricchezze, e nella profusione che seguiva il saccheggio, i più preziosi effetti avevano talmente perduto di valore, che il profitto de' Latini non equivaleva forse al quarto di quanto costava ai Greci. E per tal modo Costantinopoli avanti di essere attaccata possedeva probabilmente per 690,000,0000 di ricchezze.
[458.] Rhamnusius l. III, p. 136 citato nelle osservazioni sull'istoria di Villehard. p. 155, nomina i Veneziani, Vitale Dandolo, Ottone Querini, Bertuccio Contarini, Pantaleone Barbo e Giovanni Baseggio. Dand. in Chron. l. X, c. 3. p. 35. p. 330.
[459.] Gregor. Arcopolita Hist. c. 4.-9.-etc. Hist. Byzant.
[460.] Il nome di Bulgari leggermente alterato da Villehardovin coll'ommissione d'una sola vocale, ne disvela l'origine d'un epiteto ingiurioso, che ai tempi delle crociate era nome d'una nazione, ma d'una nazione rispettabile e feroce.
[461.] In notis ad Chron. And. Danduli p. 328.
[462.] Rannusio, De Bello Constan. l. IV, p. 162, si sforza di rettificare e spiegare questa divisione dell'Impero.
[463.] Il cambio fu convenuto il 12 agosto 1204. Hist. de Costant. sous les emp. Franc. par Dufresne Ducange, l. I.
[464.] Dufresne du Cange Hist. de Costant. l. II. — Rhamnus. de Bello Costant. l. VI, p. 272.
[465.] Nicet. Choniat. in Bald. Flandrum § 10. p. 337. Gli Annali di Genova parlano di tali conquiste, come di affari privati d'Enrico conte di Malta, cittadino genovese, ch'erasi reso padrone di Malta, che gli serviva per esercitare la pirateria. Ogerius Panis Contin. Caffari An. Genuen. l. IV, ad an. 1206, 1209, p. 394.-400.
[466.] Congedandomi per lungo tempo dagli storici bizantini, soggiugnerò alcune osservazioni intorno a quelli di cui ho fatto uso in questo capitolo. Abbiamo avuta la fortuna di poter esaminare quattro ragguardevoli autori, quasi tutti contemporanei, cadauno de' quali scrisse con opposte mire per quattro differenti nazioni. Niceta, senatore di Costantinopoli, e grande logoteta dell'Impero, rifugiatosi a Nicea dopo la ruina della sua patria, scrisse la storia degl'imperatori de' suoi tempi dalla morte d'Alessio Comneno fino al Baldoino di Fiandra. A fronte della inopportuna sua eloquenza, della ricercatezza dello stile, e forse anco delle sue esagerazioni, vuol essere annoverato tra i buoni storici di Costantinopoli. Le particolari sue sventure, aggiunte a quelle della sua patria, rendono ancora più interessante la sua storia. Rispetto a questo storico, ed agli altri che hanno scritto in altre lingue, mi sono fatto un preciso dovere di esaminare il testo originale, e di non citare che le mie traduzioni. I miei lettori conoscono oramai sufficientemente le azioni, il carattere e lo stile di Goffredo Villehardovin, lo storico francese della crociata. Questo valoroso soldato, l'amico del venerabile Dandolo, e del marchese-re Bonifacio, nella spartizione dell'Impero orientale fu fatto maniscalco della Romelia, come prima lo era della Sciampagna: ebbe in feudo Messinopoli e Masianopoli nel regno di Tessaglia, e suo nipote dello stesso nome, giunto in Grecia dopo la presa di Costantinopoli, conquistò il principato dell'Acaja che trasmise alla sua discendenza. Anche i Veneziani hanno in quest'epoca il loro storico. È questi Andrea Dandolo discendente del vincitore di Costantinopoli, e doge anch'egli due secoli dopo. Non abbagliato dalla gloria della sua patria o della famiglia, riferisce imparzialmente i più importanti avvenimenti: ma questa sua scipita imparzialità, che ne fa essere forastieri in Venezia come nella Grecia, è un difetto forse più spiacevole che le appassionate esagerazioni di Niceta. La storia di Dandolo viene arricchita da importanti note, da diplomi e trattati riferiti per intero. Per ultimo, rispetto alla storia della crociata, l'anonimo autore della vita d'Innocenzo III ci mette sott'occhio tutto quanto può favorire gl'interessi degli ecclesiastici. Nel precedente capitolo ci siamo frequentemente valsi di questa vita, pubblicata la prima volta da Stefano Baluzio, la quale non arriva che all'anno undecimo d'Innocenzo. Forse l'autore morì prima del suo eroe: ad ogni modo sparse molta luce su questo pontificato, e contiene molti documenti originali, e fra gli altri le lunghe lettere che Baldovino imperatore di Costantinopoli scrisse al papa per giustificare la sua conquista e la sua elezione.
Ho citati pochi altri scrittori greci e latini, dai quali ho presi vari fatti, poichè non volli abusare della sofferenza de' miei lettori citando nomi di scrittori affatto inutili alla mia storia.
Nel quinto tomo della storia di Francia del Duchesne trovansi riportate alcune lettere scritte da Costantinopoli dal conte Ugo di san Paolo e dallo stesso Baldovino, le quali, sebbene nulla aggiungano di particolare ai fatti raccontati da altri storici, ne interessano per rispetto di coloro che le scrissero. Histor. Francor. Script. t. V, p. 272.-283. Due moderni scrittori Rahmnusius, de Bello Constantinopolitano, e d'Outreman, Constantinopolis Belgica, cercarono nelle voluminose loro opere di dare maggiore risalto, il primo alla gloria veneta, l'altro alla fiamminga.
[467.] Galvan. Flammæ Manip. Flor. c. 248, e 249. t. XI, p. 666.
[468.] Jacobi Malvecii Chron. Brix. distinct. VII, c. 96, p. 900.
[469.] Galvan. Flammæ Manip. Flor. c. 250. p. 667.
[470.] Chron. Astense, ab Ogerio Alferio edit. t. XI, p. 142.
[471.] Chron. Breve Cremon. t. VII, p. 640. — Joh. de Musis Chron. Plac. t. XVI, p. 458. — Chron. Parm. t. IX, p. 764.
[472.] Chron. Placent. p. 459.
[473.] Campi Cremona Fedele l. II, p. 42.
[474.] Annales Veteres Mutinensium t. XI, p. 58, ad ann. 1224.
[475.] Denina, Muratori, Tiraboschi ec.
[476.] Vedansi Annales Mutinenses ad an. 1188, 1200, 1211, 1214, 1226 ec. p. 55.-58. — Malvecius Chron. Brixianus, c. 100, 102. ann. 1223. p. 901. — Chron. Parmense ad ann. 1221. p. 764. — Memoriale Potestat. Regiensium, ann. 1229. t. VIII, p. 1106, ec.
[477.] Chron. Astense Agerii Alferii t. XI, p. 142, 143.
[478.] Se si trattasse di lire milanesi calcolando dietro il peso de' terzaruoli del 1250, sessanta de' quali facevano una lira, questa valerebbe trentaquattro lire, diecissette soldi, sei denari; e le 800,000 lire farebbero più di ventisette milioni e mezzo della nostra moneta. Confesso di non avere a quest'epoca verun dato sicuro intorno ed valore preciso della moneta d'Asti.
[479.] Tiraboschi Stor. della Letterat. Ital. t. III. l. 2, c. 7, § 10 e seguenti.
[480.] Tiraboschi t. IV, l. 1, c. 3.
[481.] Cronica di Bologn. di F. Bartol. della Pugliola l. XVIII, p. 251. — Annales Cæsenatens. t. XIV, p. 1093.
[482.] Chron. Mutinense t. XV, p. 559.
[483.] B. della Pugliola, Cronica di Bologna p. 253. — Mattei de Griffonibus Memoriale historicum de rebus bononien. t. XVIII, p. 109. — Ghirardacci, Istoria di Bologna, l. V, p. 140.
[484.] Giannoni, Historia Civile di Napoli, l. XVI. Introd.
[485.] Vedasi la sua lettera ad Onorio III datata il 16 degl'Idi di giugno del 1219, apud Oder. Raynald. 1219, § 7 e 8, p. 264.
[486.] Raynaldus, 1220, § 21, p. 275.
[487.] Richardi de S. Germano Chron. t. VIII, p. 992.
[488.] Ibid. p. 996.
[489.] Giann. Ist. Civile del Regno di Napoli l. XVII, c. 2, p. I. — Richardi de s. Germ. Chron. p. 996. — Gio. Villani l. VI, c. 14, t. XIII, p. 162. — Gli storici italiani confondono spesso Lucera con Nocera.
[490.] Giov. Villani Stor. Fior. l. VI, c. 1, p. 155.
[491.] Petri de Vineis Epistolae, l. III, ep. 10, 11, 12, 13, edizione di Basilea del 1566, p. 411 e seguenti.
[492.] Raynaldi Annales Eccles. 1218, § 11, pag. 1219, § 12 e seg., p. 265, 1220, § 55, p. 281 e 1221, § 10, p. 283. — Era questa la quinta crociata, condotta dai re di Cipro, di Gerusalemme e d'Ungheria, dal duca d'Austria, da quello di Bavier, ec. Si riunì in Acri l'anno 1217. La storia di questa infelice crociata fu scritta da Giacomo di Vitry, l. III, p. 1119 e seg., e da Oliverius Scholast. Coloniens. p. 1188. — Gesta Dei per Francos.
[493.] Richardi de S. Germano Chron. p. 1002. — Petri de Vineis Epistol. l. I, Lettera 21, p. 142.
[494.] Lettera di Gregorio IX ai vescovi del Regno presso Raynald. an. 1227, § 30, p. 341.
[495.] Conradus Abb. Usperg. Chron. p. 234.
[496.] Petri de Vineis epist. l. I, c. 23, p. 175.
[497.] Marini Sanuti Secreta Fidel. crucis l. III, p. XI, c. 11, p. 211.
[498.] Rayn. An. Eccles, 1228, § 5, p. 349. — Vita Greg. IX ex card. Arr. coll. p. 576. Sc. Rer. Ist. — Chron. Richar. de san. Germano, p. 1004.
[499.] Raynaldi, 1228, § 18, p. 352.
[500.] Bernardi Thesaurarii de acquisit. Terræ sanctæ t. VII. Rer. Ital. c. 207, p. 846. — Giannone l. XVI, c. 7. — Secreta. Fidelium Crucis Marini Sanuti l. III, p. XI, c. 12, p. 212.
[501.] Questo trattato viene riportato da Oderico Raynaldo all'anno 1229, § 15 e seg. p. 359.
[502.] § quarto del trattato.
[503.] Il papa cercò di confondere il tempio lasciato ai Musulmani con quello del santo sepolcro riservato ai Cristiani. In conseguenza di ciò accusò Federico d'avere acconsentito ad una profanazione; e tutti i posteriori storici, non eccettuati Muratori e Giannoni, furono tratti in errore dalle invettive degli ecclesiastici. Pure chiarissimi sono i termini del trattato; non lo sono meno quelli di Riccardo da san Germano: e l'interdetto pubblicatosi nella stessa chiesa del santo sepolcro, e l'incoronazione celebratasi nella stessa chiesa, provano evidentemente che trovavasi in potere dei Cristiani. Gibbon fu quello che avvertì questo volontario errore degli scrittori ecclesiastici.
[504.] Oder. Rayn. ad annum.
[505.] Chronic. Richardi de sancto Germano, p. 1007-1021.
[506.] Galvan. Flamma Manip. Florum t. XI, c. 253, p. 668.
[507.] Memorie della città e della campagna di Milano ne' secoli bassi del conte Giorgio Giulini vol. VII, l. I, p. 404. — Corio delle Istorie Milan. p. II, p. 88.
[508.] Ann. Eccles. Raynaldi an. 1226, § 26, p. 329.
[509.] Ibid. 1229, § 33, p. 362.
[510.] Bernard. Corio Storia di Milano, p. II, d. 90.
[511.] In Italia, ove questi settarj erano numerosi, chiamavansi Cathari, vocabolo che avevano preso essi medesimi dal Greco, corrispondente a quello di Puritani, che altri novatori presero alcuni secoli dopo.
[512.] Corio p. II, p. 94.
[513.] Qui solium struxit, catharos, ut debuit, uxit. — Memorie della città di Milano l. II, p. 469.
[514.] Devo parte delle idee che qui espongo all'eloquente Storia del Politeismo di B. Constant, che mi fu comunicata manoscritta dalla amicizia dell'autore.
[515.] Convien dire che il sig. Sismondi sentisse l'esagerazione delle presenti osservazioni, onde per non farsene garante, indicò l'opera da cui le aveva prese. Il lettore cattolico darà loro il peso che meritano. N. d. T.
[516.] Memorie della città e campagna di Milano, an. 1233, l. LI, p. 478-483.
[517.] Ricobaldi Ferrariensis Hist. Imperat. t. XI, p. 128.
[518.] Cronica di Bologna di F. Bartolameo della Pugliola t. XVIII, p. 257.
[519.] Rolandinus de factis in Marchia Tarvisana, t. VIII, l. III, c. 7, p. 203.
[520.] Gerardi Maurisii Vicentini Hist. t. VIII, p. 30.
[521.] Parisio da Cereta, autore coetaneo, dice che si trovarono a quest'assemblea più di 400,000 persone. Chron. Veron. t. VIII, p. 627. Il Tiraboschi che in un modo assai interessante trattò la storia di fra Giovanni, risguarda questo numero come esagerato. Stor. della Lett. d'Ital. t. IV, l. II, c. 4, § 6, p. 233. Ma io non trovo ragione per renderlo dubbioso.
[522.] Antonii Ledi Chron. Vicent. t. VIII, p. 80. — Riccardi Comitis s. Bonifacii vita t. VIII, p. 128. — Monachus Patav. Chron. t. VIII, p. 674.
[523.] Lettera di Gregorio IX a frate Giovanni ap. Raynald. an. 1233, § 37 e 37, p. 405.
[524.] L'atto stesso della pace, o a dir meglio quello di una delle paci dettate questo giorno da fra Giovanni, ci fu conservato da Muratori: Antiq. Ital. Diss. XLI, t. IV. p. 641. Quasi non contiene altra condizione, che il perdono delle ingiurie.
[525.] Gerardi Maurisii Hist. Vicent. p. 38.
[526.] Chron. Veron. Parisii de Cereta p. 627.
[527.] Intorno all'influenza di Giordano, vedasi: Rolandini ad an. 1228, l. II, c. 17, p. 197.
[528.] Stor. della Letter. Ital. t. IV, l. III, c. 5, § 24.
[529.] Talvolta i predicatori parlavano al popolo in latino, ossia litteraliter et sapienter: indi lo spiegavano in italiano, ossia maternaliter. Veggansi le Antich. Estensi ad an. 1189, t. I, c. 36.
[530.] Ciò s'intende facilmente ammettendo che la lingua dotta d'Italia non è il dialetto toscano, comechè di tutti il migliore, ma una lingua universale, a formare la quale concorsero più o meno tutti i dialetti. Veggansi tra gli altri Dante De vulgari eloquio, ed il bel dialogo di Pierio Valeriano da me pubblicato nell'Appendice del primo Tomo della Storia letteraria della Piave.
[531.] Lodovico Castelvetro in una sua erudita lettera, che sarà in breve pubblicata con molte altre tuttavia inedite, prova che Pietro delle Vigne, ed il giudice Colonna di Messina ec. scrissero poesie in provenzale ed in siciliano, niente in lingua italiana. N. d. T.
[532.] Tiraboschi p. IV, l. III, c. 3, § 5, p. 360.
[533.] Dantes Aligh. de vulgari eloquio c. 12.
[534.] Scrisse Dante che a' suoi tempi, cioè verso il 1300, non erano ancora passati 150 anni da che si era incominciato a scrivere in lingua italiana In vita nova. L'anno 1158 regnava ancora Ruggeri I, re di Sicilia. Pare che a' suoi tempi e ne' suoi stati si tentasse per la prima volta di far versi italiani. Suo nipote, Guglielmo II, accordò la sua protezione ai poeti: la sola azione che gli procurò il soprannome di buono.
[535.] Anche questo è detto poco cautamente perchè molti dialetti lombardi possono mostrare diverse opere stampate da qualche secolo, ed assai ne' tempi a noi più vicini. N. d. T.
[536.] Azzo VII regnò dal 1215 al 1264. — Rimangono tuttavia molti poemi de' trovatori italiani e provenzali fatti in onore delle dame di casa d'Este in principio del secolo XIII. — Tirab. l. III, c. 3. Muratori Ant. Est. t. II, p. 20. — Millot Hist. des Troubadours t. I, p. 278. t. III, p. 431, ec.
[537.] Tiraboschi t. IV, l. III, c. 2. p. 334.
[538.] Historia Urbis Mant. a Batt. Platina l. I, p. 680. Scr. Rer. It. t. XX. — Tirab, loc. cit. § 15, p. 342.
[539.] Roland. de factis in Marchia l. I, c. 3, p. 173.
[540.] Purgat. c. 6. v. 61. Nel libro de vulgari eloquio così parla di Sordello: ut Sordellus de Mantua qui tantus eloquentiæ vir existens non solum in poetando s sed quomodolibet loquendo patrium vulgare deseruit. c. 15.
[541.] Non si può non desiderare di conoscere qualche saggio delle poesie di Sordello, non fosse altro che per confrontare il provenzale coll'italiano. Molti pezzi da me non veduti si conservarono in un MS. dell'anno 1254 nella libreria di Modena, ove dimenticai di farne ricerca. Eccone uno assai breve riportato dal Lambeccio nelle sue note alla storia di Platina, t. XX. Rer. It. 681. È intitolato: Tensa de Sordel et de Peyre Guilhem; ossia sfida di Sordello e di Pietro Gulielmo.
Guilhem.
En Sordel que vas en semblan
De la pros contessa preysan?
Car tout dison et van parlan
Que per s'amar etz ia vengnutz,
E quen cujatz esser sos drutz
En blanchatz etz por ley canutz.
Sordel.
Peyre Guilhem, tot sot son affan
Mist Dieu in ley far per mon dan.
Les beautatz que las autraz an
En menz, et el pres son menutz.
Ans fos ab emblanchatz perdutz
Che esso non fos advegnutz.
Guglielmo.
E ben, Sordello, che ve ne pare di quest'amabile contessa sì pregiata? perchè tutti dicono che il suo amore vi tien qui, che voi credeste poter essere il suo amante, e che per lei vi s'imbiancano i capelli e vi abbandonano le forze.
Sordello.
Pietro Guglielmo, Dio pose in lei ogni suo studio per farne il mio tormento. Le beltà delle altre non sono nulla, piccolo ne è il prezzo. Foss'io piuttosto sorpreso dalla vecchiaja, che provar quel ch'io provo.
Il rimanente del poema manca: ma basta questo per dare un saggio della lingua, e delle prime regole che adottarono i poeti per la forma delle stroffe, e per la struttura dei versi. Ne feci la traduzione in grazia di coloro che non hanno troppa pratica de' nostri antichi autori.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Brunswich/Brunswik e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.