NOTE:
[1.] Giannone, Istoria Civile del Regno di Napoli, l. XVI, c. 8, p. 537.
[2.] Galvan. Flam. Manip. Flor. c. 264, p. 671, E. t. XI. — Ann. Mediol. c. 5, t. XVI, p. 644. — Corio p. II, p. 97. b. — Potrebbe darsi che questi tre storici si fossero copiati l'un l'altro, non essendo contemporanei. Nella lettera in cui Federico parla di questa ribellione al re di Castiglia, non accusa il papa. Petri de Vineis l. III, c. 26, p. 439.
[3.] Chron. Richardi de s. Germano, p. 1034.
[4.] Raynald. An. Eccles. ad an. 1231, § 22, p. 379.
[5.] Raynal. Annal. Eccles. ad annum 1235, § 9, p. 423. — Vita anonim. Gregorii IX, p. 581, t. III Rer. Ital.
[6.] Richardi de s. Germano Chronic. p. 1036. — Giannone l. XVII, c. I, p. 552 e 553.
[7.] Federico scrisse al clero di Sicilia deplorando la morte di suo figliuolo, e raccomandandolo alle loro preghiere. «Per acerbo che sia il dolore, egli dice, cagionato ai padri dalle trasgressioni dei figliuoli, punto non iscema quello ancora più acerbo, che fa provare la natura, allorchè si perdono.» Petri de Vineis Epist. l. IV, c. I, p. 543.
[8.] Rolandini de factis in March. Tarvis. l. II, c. 6, p. 186.
[9.] Riferito da Gerardo Maurizio, che l'aveva ottenuto egli medesimo, p. 35.
[10.] Rolandini l. III, c. 8, p. 205.
[11.] Vita Com. Ricciard. de s. Bonifacio p. 125. — Parisius de Cereto Chronic. Veronense p. 624.
[12.] Chron. Veronens. p. 628.
[13.] Ne sia prova l'avvilimento e la venalità di Roberto Maurisio, un nobile di second'ordine addetto ad Ezelino. Si mostra tale in tutta la storia ch'egli scrisse, e più chiaramente a pag. 45.
[14.] Rolandini l. III, c. 9, p. 207.
[15.] Gerardus Maurisius, p. 44 e 45. — Ant. Godius Civ. Vicent. p. 82. — Mon. Patav. p. 675. — Rolandin. p. 207.
[16.] Roland, l. III, c. II, p. 209.
[17.] Rolandini l. III, c. 16, p. 213.
[18.] Rolandinus l. IV, c. I, p. 215.
[19.] Rolandin. l. IV, c. 3, p. 216.
[20.] Rolandin. l. IV, c. 4. p. 218. — Può ancora leggersi intorno allo stabilimento della tirannia Gerardo Maurisio, creatura del tiranno che termina la sua storia a quest'epoca p. 47-50: come pure Lorenzo de' Monaci, Ezelinus III, p. 141; ma questi non fece che copiare il Rolandino.
[21.] Ezelino III era capo del partito ghibellino, e dichiarato nemico della corte di Roma, la quale rovesciò sopra di lui e della sua casa tutti i suoi fulmini perchè il più potente mantenitore dei diritti dell'impero in Italia: fu bensì di carattere feroce, e che non guardava troppo minutamente se i mezzi che impiegava per giugnere a' suoi fini fossero sempre onesti, ma non in ogni parte così scellerato uomo, quale ci viene rappresentato dallo storico Rolandino, e da altri scrittori affatto ligi alla parte guelfa. Siccome il nostro autore non ebbe forse sott'occhio l'accurata storia che della famiglia degli Ezelini da Romano pubblicò, corredata di rari documenti, il sig. abate Verci, non dispiacerà a chi legge la presente opera di vedere accennate le ragioni che ci devono rendere circospetti nel prestar fede agli storici guelfi.
Era troppo facile cosa che in un tempo in cui due contrarie fazioni avevano divise tutte le città di Lombardia, anche le storie dettate da scrittori contemporanei si risentissero della parzialità dell'autore. Il Muratori, che più d'ogni altro doveva conoscere i vizj delle cronache italiane, osserva ne' suoi annali, all'anno 1258, che in particolare gli storici guelfi alterarono la verità secondo la passione che li dominò. Bastava a costoro che Ezelino si rendesse colpevole di qualche clamorosa esecuzione capitale per rappresentarlo come il più crudele tiranno che mai esistesse, senza farsi carico dei motivi che potevano averlo determinato ad insevire contro i suoi nemici, e senza contrapporre ai suoi delitti le sue virtù. L'autore della cronaca piacentina confessando la sua crudeltà, ne trova l'origine ne' tradimenti de' suoi sudditi: Propter multas proditiones quas invenit in subditis suis, et alias quas acriter puniebat, dicitur ipsum fuisse tirannum sævum et crudelissimum. Sc. Rer. It. t. XVI, p. 470. «Del rimanente, fu Ezelino sempre fiero contro i nemici, ma verso gli amici affabile, mansueto e benigno; nelle promesse fedele, ne' proponimenti stabile e costante, maturo nel discorso, ne' consigli prudente, in ogni più arduo affare saggio e circospetto; e finalmente in tutte le sue azioni compariva un egregio e nobile cavaliere.» Tale è il carattere che ci lasciò di Ezelino non uno storico ghibellino, ma Pietro Gerardo, monaco padovano, del partito guelfo, da cui non dissentono il Godi e Galvano Fiamma, che pure lo maltrattarono quanto seppero.
E venendo agli storici delle susseguenti generazioni, Giovanni Basilio lo dice: peritissimus rei militaris fuit, et virtute et prudentia singulari. Il Bologni: Ezelinus innumerabilia quoque virtutis exempla praestitit; e l'accuratissimo Bonifacio nella sua storia trivigiana asserì «essere degno Ezelino per le sue crudeltà di gran biasimo, ma che fu uomo chiarissimo per la cognizione dell'arte militare, e merita d'essere ricordato come grande e valoroso principe.»
Il Brunacci nella storia MS. della Chiesa di Padova, ed il canonico Avogaro nella nuova raccolta d'opuscoli t. X, p. 179 rivendicarono dottamente Ezelino dalle ingiuste imputazioni de' suoi nemici; dietro ai quali ne fece una ben ragionata Apologia nel l. VI della storia della famiglia da Romano l'abate Verci. I suoi dotti apologisti distinguono le sue azioni in due epoche, avanti la presa di Padova, e dopo; e lo dimostrano nella prima epoca, cioè fino all'età di 43 anni, assai meno feroce che nella seconda, quando esacerbato dalle continue congiure e dalle invettive che contro di lui facevano i frati ne' loro sermoni, diventò assai più crudele che prima non era.
Altronde se vorremo con occhio imparziale esaminare i modi tenuti dagli altri signori e dalle repubbliche di que' tempi contro i nemici, non accuseremo di enormi crudeltà il solo Ezelino. Lo storico Rolandino, tanto parziale degli Estensi, racconta che quando il marchese Azzo prese dopo lungo assedio il castello della Fratta, furono messi a fil di spada uomini, donne, piccoli e grandi, in modo che que' miseri abitanti furono tutti disfatti. Leggasi la sentenza decretata nel maggior consiglio della città di Treviso contro Alberico da Romano fratello di Ezelino, e contro la di lui moglie e figli, in forza della quale quell'infelice signore fu barbaramente ucciso, dopo avergli scannati in sugli occhi ad uno ad uno la consorte e sei figli, tra i quali uno ancora in fasce; e poi si dica se Ezelino fu il più crudele di tutti gli uomini. N. d. T.
[22.] Roland, l. IV, c. 4 p. 218. — Ricciardi Comitis sancti Bonifacii vita, p. 130.
[23.] Petri de Vineis Epist. l. II, c. I. p. 250.
[24.] Murat. Antiqu. Med. Aev. Diss. XXVI, t. II, p. 491.
[25.] Intorno a questa parte della storia di Milano, e della lega lombarda ho consultati: Galvan. Flamma Manip. Florum, c. 269, 270. p. 673. — Annal. Mediol. t. XVI, c. 8. p. 645. — Jacob. Malvecius Chron. Brixian. c. 125. p. 909. Questi è breve e poco soddisfacente. — Chron. Parm. t. IX, p. 767. — Monach. Patav. Chronic. t. VIII, p. 677. — Nulla trovasi nel Chron. Placent. benchè la città di Piacenza avesse molta parte in questa guerra t. XVI, p. 593. — Campi Cremona Fedele, l. II, p. 52. — Corio, delle historie di Milano p. II, p. 98. — Conte Giulini, memorie della città e campagna di Milano t. VII, l. L, LII, p. 515.-525.
[26.] Enumerando queste città convien dire che l'autore risguardasse alla presente condizione di Tortona, Alessandria, Asti ec., perchè altrimenti non potrebbero dirsi piemontesi. N. d. T.
[27.] Jacobus Malvecius in Chron. Distinct. VII, c. 128. t. XIV. p. 911.
[28.] La bolla di scomunica viene riportata ed illustrata negli Ann. Eccl. Raynaldi 1239, p. 475.
[29.] Rolandini l. IV, c. 13, p. 229.
[30.] In settembre del 1259. Rolandini l. IV, c. 15, p. 232.
[31.] Ibid. c. 13. p. 229.
[32.] Raynaldi an. 1206. § 36. p. 149.
[33.] Anno 1218.
[34.] Nel 1237.
[35.] Gl'Italiani chiamarono questo principe Enrico. Probabilmente il suo nome era Hause o sia Giovanni.
[36.] Flaminio del Borgo, dissert. IV, dell'istoria Pisana p. 178-185.
[37.] Parte di questo diploma viene riferito da Giorgio Giulini: Memorie della campagna di Milano l. LII, t. VII, p. 529.
[38.] Pare che allora il papa soggiornasse nel palazzo di Laterano, lontano più di tre miglia dal Vaticano.
[39.] Rolandini, l. V, c. I. p. 233. — Chronicon. parva Ferrariens t. VIII, p. 484.
[40.] Continuatio Caffari Annal. Genuensium Barthol. Scribae l. VI. p. 485, e seguenti.
[41.] Raynaldi ann. 1241. § 54. p. 509. — Caval. Flaminio del Borgo, dissert. IV, p. 206, con molte scritture originali. — Barthol. Scribae contin. Caffari Annal. Genuens. l. VI, p. 485. — Cronache di Pisa di B. Marangoni. Supp. ad Scrip. Rer. Ital. t. I, p. 499. — Petri de Vineis Epistolae l. I, cap. 8. p. 115. — Ricordano Malespini istor. Fiorentina cap. 128. p. 962. — Paolo Tronci Annali Pisani p. 190.
[42.] La lettera viene riportata per disteso dal Raynaldo all'anno 1241. § 60 e 63. È scritta in nome di Guglielmo Sordo podestà, e del consiglio e comune genovese.
[43.] Una vita di questo pontefice fu scritta da un anonimo, e conservata tra quelle del cardinale di Arragona. Scrip. Ital. t. III, p. 575. Ma questa vita è dettata con tanto fiele contro Federico, e con un così affettato stile, che riesce penoso il leggerla, difficile il darle fede.
[44.] Raynald. 1241. § 85. p. 514. e 1242. § 1. p. 515. — Matteus Parisius hist. Angliae, an. 1242. p. 518.
[45.] Questa lettera trovasi nella raccolta di quelle di Pietro delle Vigne, l. I, c. 17. p. 138. ed in Raynaldus ad ann. 1242, § 2, p. 515.
[46.] Dietro il peso della moneta milanese, di cui devo la notizia alla gentilezza del conte Luigi Castiglione; io valuto la lira di terzuoli di quel tempo a quindici franchi tornesi, ossia sette lire e dodici soldi a lir. 114 di Francia.
[47.] La casa della Torre di Milano pretende essere un ramo di quella di Latour d'Auvergne. Ma i suoi genealogisti non si appagarono di tale origine. Gli annali di Milano fanno rimontare i Della Torre ai tempi di sant'Ambrogio, c. 12. p. 649. Il Corio li fa discendere da un bastardo di Ettore, chiamato Franco, p. II, p. 100. Finalmente un monaco che non voleva essere soverchiato, ascende in retta linea da Pagano fino ad Adamo. Presso il Giulini, p. 544.
[48.] Ann. Mediol. Anonimi, c. 11-13, t. XVI, p. 649. — Galvaneus Flamma Manip. Flor. c. 273-275, t. XI, p. 677 — Conte Giulini Memorie t. VII, l. LII, p. 542-555. — Corio storia di Milano, p. II, p. 100-102.
[49.] Il 24 giugno.
[50.] Ricordano Malespini istorie fiorentine, c. 132, p. 964. — Galvan. Flamma Manip. Flor. c. 276, p. 680. — Raynaldus ad an. 1243, § 12, p. 525. — Flaminio del Borgo nella dissertazione IV, p. 239, confuta questo racconto colle più deboli ragioni del mondo.
[51.] Nicolai de Curbio, postea Episcopi Assisinatensis vita Innocenti IV, Script. Rer. Ital. t. III, c. 11. p. 592.
[52.] A quest'epoca Riccardo di san Germano termina la sua storia. Questo scrittore coetaneo indica mese per mese colla più scrupolosa esattezza e sufficiente imparzialità gli avvenimenti del regno delle due Sicilie. La sua lettura non arreca molto piacere, ma istruisce assai; ed io mi sono più volte doluto che le repubbliche lombarde non abbiano prodotto in questo secolo alcuno scrittore del suo merito.
[53.] Il trattato viene riferito da Matteo Paris. Historia Angliæ ad ann. 1244, p. 554, e da Oderico Raynaldo: ad an. 1244, § 24-29, p. 530.
[54.] Mathæus Parisius hist. Angliæ ad an. 1244, p. 560, e presso Raynaldi. — Nicolaus de Curbio § 13 e 14, p. 592 v. in vita Innocentii IV. Nicola di Curbio era confessore e cappellano del papa, e lo accompagnò nella sua fuga. — Barthol. Scriba an. Genuens. l. VI, p. 504. — Flaminio del Borgo diss. dell'istoria Pisana p. 242 e seg. Questo scrittore, producendo manoscritti fin allora sconosciuti, ed attentamente esaminando le lettere di Pietro delle Vigne, sparse molta luce e rese interessantissimo questo tratto di storia.
[55.] Petri de Vineis Epistolæ l. II, c. 10. p. 273.
[56.] Lettere di convocazione presso Raynald. Ann. Eccles, 1245, § 1, p. 535.
[57.] Zengis regnò dal 1206 fino al 1227. L'anno 1235 un generale di suo figlio intraprese la conquista del Nord. Veggasi Gibbon c. LXIV, vol. XI, p. 214.
[58.] La perdita di Gerusalemme può in gran parte attribuirsi al papa, che aveva sommosso questo regno contro Federico e suo figlio, investendone Enrico di Cipro; lo che aveva cagionata una guerra civile in uno stato di già troppo debole per difendersi. Raynald. ad. ann. 1246, § 52. p. 563.
[59.] Matteus Parisius hist. Angliæ; ad annum p. 580. — Raynald. ad ann. § 27 e 28. p. 540. — Giannone istoria civile del regno, l. XVII, c. 3. § 1. p. 578.
[60.] Dato a Lione il 16 delle calende d'agosto, l'anno III d'Innocenzo IV.
[61.] Math. Paris ad an. p. 586 e seguenti; e presso Raynald. annal. 1245, § 58, p. 545.
[62.] Math. Paris Hist. Angliae ad an. 1245, p. 586. Edit. Londin. fol. 1684.
[63.] Riccardo di san Germano, Nicola di Jamsilla, Corrado Abate d'Ursperg, Nicola Speciale, Bartolomeo di Neocastro, Gherardo Maurisio, l'autore della cronaca di Ferrara, ec.
[64.] Chron. Parmen, Scrip. Ital. t. IX, p. 769.
[65.] Memoriale Potest. Regiens. t. VIII, p. 1114. — Annales veteres Mutinens. t. XI, p. 62.
[66.] Lettera d'Innocenzo IV scritta da Lione il 6 delle calende di maggio, an. 3. Apud Raynald. an. 1246, § 11-13, p. 555.
[67.] Diurnali di Matteo Spinelli di Giovenazzo t. VII, p. 1073.
[68.] Petri de Vineis Epistolæ l. II, c. 10, p. 278.
[69.] Matt. Paris Hist. Angl. ad an. 1249, p. 662.
[70.] Pietro delle Vigne conobbe i prelati adunati nel concilio di Lione affatto ligi al papa, e non voleva trattare innanzi a loro la causa di Federico contro il papa che presedeva e dirigeva tutte le risoluzioni conciliari. Se ne accorse, ma troppo tardi anche lo Suessa, e fece un'inutile protesta. Pietro delle Vigne è uno di que' grandi Italiani che hanno maggior diritto ad essere posti nel novero de' più illustri italiani. N. d. T.
[71.] Petri de Vineis Epistolæ l. III, c. 2, p. 391. — Benvenuto da Imola parlando di altre lettere nelle quali Pietro si chiama colpevole, dice che queste sono false. Excerpta in Comœd. Dantis ap. Murat. Antiq. Ital. t. I, p. 1051.
[72.] Il racconto di Matteo Paris distruggerebbe, se fosse vero, la supposizione del nostro autore. Se da tre anni Pietro non godeva più dell'intera confidenza del principe, come sarebbe stato scelto, per presentargli, unitamente al medico, la bevanda avvelenata? Per imputargli quest'orribile attentato conviene supporlo nell'intima confidenza di Federico. Ma conviene di più dare a Pietro delle Vigne carattere, opinioni, inclinazioni affatto diverse da quelle costantemente seguite in tutto il corso della gloriosa sua vita politica; lo che non deve supporsi col solo appoggio di memorie tanto incerte ed oscure. N. d. T.
[73.] Math. Paris p. 662. L'istoria di Pietro delle Vigne è assai oscura, e piena di contraddizioni. Nè io intendo parlare solamente delle favole narrate da Tritemio nel suo Chronic. Hirsang. ad ann. 1229; e ripetute da altri molti; ma ancora de' moderni scrittori e de' più acuti critici. Mi sono più che d'ogni altro valso della Storia della letteratura italiana del Tiraboschi p. IV, l. I, c. 2, p. 5-14, 16-30, da cui per altro mi sono talvolta allontanato per seguire gli autori originali, che ho pure voluto consultare; quali sono, Ricordano Malespini Stor. Fior. c. 131, p. 964. — Giovanni Villani Istorie l. VI, c. 22, p. 169. — F. Franc. Pipini Chron. t. IX, c. 39, p. 660. — Benvenuto da Imola Comment. Antich. Ital. t. I, p. 1051. — Giannon. Istoria Civile l. XVII, c. 3, § 2, p. 584. — Flamin. Del Borgo Dissert. dell'Istoria pisana l. IV, § 2, p. 257. Questi riporta un MS. dell'ospitale di Pisa, stando al quale Pietro delle Vigne sarebbe morto in Pisa, nella chiesa di sant'Andrea.
[74.] Petri de Vineis Epistolæ l. I, c. 1, p. 87; e c. 3, p. 98. Senza decidere se queste lettere siano o no scritte da Pietro delle Vigne, osserverò soltanto che tutte le lettere di Federico scritte anche dopo la morte del suo segretario furono comprese in questa raccolta.
[75.] Bartholomæi Scribæ, continuat. Caffari Ann. Genuens. l. VI, an. 1248, t. VI, p. 515. — Raynaldi Ann. Eccl. an. 1246, § 24, p. 558. — Id. an. 1249, § 14, p. 592. — Math. Paris. Hist. Angl. an. 1249, p. 665.
[76.] Lettera dei papa del 10 giugno an. 3 presso il Raynaldi all'anno 1246, § 20, p. 557.
[77.] Barthol. Scribæ Ann. Genuens. p. 511.
[78.] Chron. Parmense, t. IX, p. 770.
[79.] Chron. Parmense, p. 771.
[80.] Chron. Parmense, p. 772.
[81.] Chron. Parmense, p. 773.
[82.] L'assedio di Parma viene circostanziatamente descritto nella Cronica parmigiana t. IX, p. 770 e seguenti — Vedasi inoltre Rolandini l. V, c. 21, p. 248. — Chron. Veronense t. VIII, p. 634. — Monachi Patav. Chron. p. 683. — Chronic. Placent. t. XVI, p. 464. — Memoriale potestat. Regiens. t. VIII, p. 1115. — Nicolai de Curbio Vita Innocent. IV, § 26, p. 592. — Ghirardacci Storia di Bologna l. VI, p. 169.
[83.] Paris. Historia Angliæ ad an. 1247, p. 628. — Raynaldi Ann. Eccles. 1247, § 46, p. 574.
[84.] La lettera credenziale di Federico d'Antiochia ai Fiorentini è posta nel l. III, c. 9, p. 409 di quelle di Pietro delle Vigne.
[85.] Ricordano Malespini, c. 137 e 139, p. 967; quasi copiato ad litteram da Giovanni Villani nel l. VI, c. 33 e 35, p. 179. — Mach. St. Fior. — L'Aret. St. Fior.
[86.] Registro nuovo di Bologna, fol. 70 presso Ghirardacci, l. VI, p. 172.
[87.] Caroli Sigonii Histor. Bonon. Oper. omn. Edit. Palat. Mediol. 1733, 6 vol. fol. t. III, l. VI, p. 273-283. Di qui ha preso il Ghirardacci quasi tutte le particolarità della battaglia. Sigonii de Regno Ital. t. II, l. XVIII, p. 999-1005. — Ghirardacci Storia di Bologna l. VI, p. 171-178. — Fra Bartolomeo della Pugliola, Cronica di Bologna t. XVIII, p. 264. — Mathæi de Griffonibus Memoriale Historicum de rebus Bonon. t. XVIII, p. 113. — Campi Cremona fedele l. II, p. 57. — Memor. potest. Regiens. t. VIII, p. 1116. — Ricobaldi Ferrar. Hist. Imper. t. IX, p. 131. — Chron. Fratr. Francisci Pipini, t. IX, c. 35, p. 657. — Chr. Parm. t. IX, p. 775. — Annal. Veter. Mutin. t. XI, p. 63. — Chron. Mutin. Johan. de Bazano t. XV, p. 563. — Chron. Est. t. XV, p. 312. — Stor. de' Prin. Esten. di Gio. Bat. Pigna l. III, p. 216.
[88.] Abbiamo una lettera di Federico ai Bolognesi colla quale ricordando le vicende della fortuna, chiede loro suo figlio, e li minaccia in caso di rifiuto di tutto il suo sdegno. Petri de Vineis l. II, c. 34, p. 314.
[89.] Ghirardacci Stor. di Bolog. l. VI, p. 176. Questa è la guerra che forma l'argomento del poema eroicomico di Alessandro Tassoni, la Secchia rapita.
[90.] Senza oppormi in generale al racconto dell'autore non devo tacere che molte terre della Marca Trivigiana ebbero motivo di lodarsi del breve dominio d'Ezelino. N. d. T.
[91.] Roland. de factis in March. Tarvis. l. II, c. 9, p. 188; l. V, c. 2, p. 234, c. 16, p. 245; l. VI, c. 12, ec. p. 262.
[92.] Ib. l. V, c. 9, p. 239.
[93.] Roland. l. V, c. 20, p. 248. — Monachus. Patav. in Chron. p. 682.
[94.] Roland. l. V, c. 9, p. 239.
[95.] Roland. l. V, c. 10, p. 240.
Accipitrem, milvi pulsurum bella, Columbæ
Accipiunt Regem; Rex magis hoste nocet.
Incipiunt de rege queri, quia sanius esset
Milvi bella pati, quam sine marte mori.
[97.] Roland. l. VI, c. 2, p. 254; e c. 9, p. 261.
[98.] Petri de Vineis l. III, epist. 22, 23, 24, p. 431 e seguenti.
[99.] Math. Paris. Hist. Angl. ad ann. 1249, p. 663.
[100.] Giovanni Villani Istor. l. VI, c. 1, p. 155.
[101.] Nicolai de Jamsilla, Historia Conradi et Manfredi, in proemio, t. VIII, p. 495.
[102.] È cosa veramente singolare che questo così illustre Italiano, ed il suo intimo confidente Pietro delle Vigne non abbiano avuto luogo tra i sessanta uomini più illustri della nostra Italia; anzi non siasi pur sospettato da chi ne fece la scelta, che potessero aspirare a tanto onore; tale è la forza che anche in questa nostra filosofica età conservano le opinioni di parte, che diressero la penna degli storici nemici degl'imperiali. Ma se si vorrà sottilmente esaminare ciò che a favore delle scienze e delle lettere operarono Federico II, e Pietro delle Vigne, si troverà che l'Italia e l'Europa va loro debitrice del rinnovamento degli studj e di quello spirito filosofico, che a fronte degli sforzi fatti per comprimerlo, incominciò, dopo tale epoca, a fermentare tra gl'Italiani. N. d. T.
[103.] La sola repubblica di Venezia, siccome quella che esisteva avanti che si rinnovasse l'Impero occidentale, non si volle mai riconoscere dipendente agl'imperatori francesi o tedeschi. N. d. T.
[104.] Innoc. IV, Epist. l. VIII, ep. I, Ap. Raynald. ad ann. 1251, § 3, p. 604.
[105.] Inn. Epist. l. VIII, ep. 148, ib. § 41, p. 612.
[106.] Caffari Contin. l. VI, Ann. Genuen. p. 518. — Caval. Flamm. del Borgo l. V dell'Istoria pisana, § 5, p. 282.
[107.] Nicolai de Curbio Vita Innoc. IV, t. III, p. I, § 30, p. 592. 1. — Galvan. Flammæ Manip. Flor. § 285, p. 683. — Corio Stor. di Milano p. II, p. 109. verso.
[108.] Giorgio Giulini, Memorie della campagna di Milano, t. VIII, l. LIII, p. 52.
[109.] Conte Giulini, Memorie l. LIV, p. 113. — Galvan. Fl. Manip. Flor. § 288, p. 685. — Corio Istor. di Mil. p. 112 — Annal. Anon. Mediol. t. XVI, c. 24 e 26, p. 657.
[110.] Qui l'autore confonde l'abuso che in alcun tempo fecero della religione cattolica i principali prelati, valendosi dell'ignoranza de' popoli superstiziosi, colla natura della religione medesima; la quale, fondata sopra la divina rivelazione, è ben lontana dal chiedere il sagrificio della ragione, volendo anzi che la sommissione de' fedeli sia ragionevole. N. d. T.
[111.] Jacobi Malvecii Chron. Brix. Dist. VIII, c. 4, t. XIV, p. 920. — Nicolai de Curbio Vita Innocent. IV, 30, 592.
[112.] Vedasi il testamento di Federico II presso Lunig. Codex Italiæ Diplomat. t. II, p. 910, oppure presso il Giannone l. XVII, c. 6, t. II, p. 617.
[113.] Se crediamo a Matteo Paris, Federico d'Antiochia sarebbe morto prima di suo padre. An. 1249, p. 665.
[114.] Monac. Patav. in Chron. p. 685.
[115.] Flamin. del Borgo Diss. V dell'Istoria pisana, p. 285.
[116.] Diurnali di Matteo Spinelli di Giovenazzo, t. VII, p. 1069.
[117.] Nicolai de Jamsilla t. VIII, p. 505 e 506.
[118.] Nicolai de Curbio Vita Innocent. IV, § 31, p. 592, x. — Dice Matteo Paris che in tempo delle negoziazioni, Corrado fu avvelenato dai partigiani del papa, e che a stento si sottrasse alla morte. An. 1252, p. 725.
[119.] Matteo Spinelli Diurnal, p. 1071. — Sabas. Malaspina Hist. Sicula l. I, c. 3, p. 789. — Barthol. de Neocastro Hist. Sicula, c. I, t. XIII, p. 1016.
[120.] Nicolaus de Curbio, Vita Innocent. IV, § 31, p. 592, x. — Raynald. 1253, § 2-5, p. 623, 625.
[121.] Mathæi Paris Hist. Angl. (Continuatio) ad an. 1253, 1254, p. 761. Matteo Paris si era proposto di terminare la sua storia coll'anno 1250, onde terminando il venticinquesimo mezzo secolo, ricapitola gli avvenimenti degli ultimi cinquant'anni, e chiude le sue osservazioni con una specie di epilogo, p. 697. A fronte di ciò io penso che lo stesso Paris sia il continuatore della storia.
[122.] Mathæus Parisius an. 1254, p. 765. — Lettera di Corrado in additamentis ad Mat. Paris. p. 1113.
[123.] Ibid. p. 767.
[124.] Il 21 maggio 1254. Nicol. de Jamsilla hist. t. VIII, p. 507.
[125.] Schmidt storia degli Allemanni l. VI, c. 10, t. III, p. 589; lo dice Margravio d'Hocherg, ma tutti gl'Italiani lo chiamano d'Oenburgo.
[126.] Barth. de Neocastro hist. Sic. t. XIII, p. 1016.
[127.] Ricord. Malasp. hist. Fior. c. 143, p. 974.
[128.] Raynald. an. Eccl. 1254. § 42. p. 644.
[129.] Sabas Malas. hist. Sicula l. I, c. 4, p. 790.
[130.] Math. Paris ad ann. e Giannone hist. civile l. XVIII, c. 2, p. 631. — Flaminio del Borgo, dissert. V, p. 290. Niuno scrittore coetaneo parlò di veleno. Monac. Patav. l. II, p. 689. — Nicol. de Jamsilla p. 507. — Diurnali di Matteo Spinelli p. 1071.
[131.] Nicolai de Jamsilla hist. p. 507.
[132.] Nicol. de Jamsilla p. 512. — Diurnali di Matteo Spinelli p. 1073.
[133.] Nicolai de Jamsilla hist. p. 523.
[134.] Ibidem p. 524.
[135.] Nicolai de Jamsilla historia, p. 529.
[136.] Pare che Nicola di Jamsilla fosse del numero de' suoi amici; e perciò rese così commovente tutta questa narrazione.
[137.] Il 7 dicembre 1254.
[138.] Raynald. ad ann. 1235. § 1, 3, 4. — Storia diplomatica de' senatori di Roma p. I, p. 95-97.
[139.] Contarini histor. Terracinensis, p. 65 e 67: e Bulla Innoc. IV. Apud Vitale storia diplomatica de' senatori di Roma t. I, p. 114.
[140.] Math. Paris hist. Angl. 1254. p. 757.
[141.] Sigonius de Regno l. XIX, p. 1026.
[142.] Vitali stor. dipl. de' senatori di Roma t. I, p. 117.
[143.] Raynald. ann. Eccl. 1258. § 5. t. XIV, p. 37. — Sigon. de regno It. l. XIX, p. 1037. — Vitali storia diplom. del senato p. 120.
[144.] Gio. Villani storie Fiorent. l. VI, c. 7, p. 202.
[145.] La lira di Firenze di quel tempo corrisponde ad undici lire e sette soldi tornesi.
[146.] Giovanni Villani era nato verso il 1280, e fu priore della libertà l'anno 1317.
[147.] Quanta mutazione di costumi in 50 anni! N. d. T.
[148.] Gio. Villani l. VI, c. 39. p. 181. — Ricordano Malespini, c. 141. p. 971. — Machiav. istor. Fiorent. l. II, p. 96. — Leonardo Aretino l. II, traduzione dell'Acciajuoli p. 35.
[149.] Gio. Villani l. VI, c. 42. p. 184.
[150.] Scipione Ammirato istor. Fiorent. l. II, p. 96. a. — Marang. Cron. di Pisa, p. 510. — Flam. del Borgo diss. V, p. 287. § 6. — Gio. Villani l. VI, c. 49. p. 190. — Janotti Manetti hist. Pistor. t. XIX, Rer. Ital. p. 1008.
[151.] Gio. Villani l. VI, c. 53. p. 191.
[152.] Storia delle monete della repub. fiorent. d'Ignazio Orsini. Firenze 1760, 1 v. in 4.º fig.
[153.] Gio. Villani, l. VI, c. 55, p. 193. — Janot. Manetti Histor. Pistorii, p. 1008.
[154.] Orlando Malavolti Stor. di Siena p. I, l. V, p. 65. — Gio. Villani l. VI, c. 56, p. 193. — Scip. Ammir. l. II, c. 1, p. 37.
[155.] Se il Tesoro di Brunetto Latini abbracciava tutte le cognizioni del XIII secolo, i lumi di quel secolo erano ben piccola cosa. Ma quest'espressione usata da chi voleva onorare questo uomo singolare non vuol essere presa letteralmente. N. d. T.
[156.] Gio. Villani l. VI, c. 58, p. 193. — Leonardo Aretino l. II.
[157.] Febida fu quello che si pose in possesso della Cadmea coll'ajuto della fazione aristocratica, e fu deposto e condannato a dieci mila dramme di ammenda.
[158.] Gio. Villani l. VI, c. 62, p. 196. — Leonardo Aretino l. II.
[159.] Poichè i Fiorentini ebbero persuaso il conte Guido a sortire d'Arezzo, gli Aretini nominarono loro podestà Tegghiajo Aldobrandi degli Adimari, uno de' più virtuosi cittadini di Firenze. È questi uno degli eroi ricercati da Dante e trovato nell'Inferno, cant. 16, v. 41, nel cerchio in cui si puniva un cotal vizio associato a tante virtù. Tegghiajo, esposto ad una pioggia di fuoco, cammina senza mai fermarsi sopra una arena ardente col conte Guido Guerra e Giacomo Rusticucci; i quali, quantunque si fossero meritati la collera del cielo, imprimevano ancora un profondo rispetto alla terra. Virgilio, vedendoli avanzarsi, dice a Dante:
«.... a costor si vuole esser cortese;
E se non fosse il fuoco che saetta
La natura del luogo, i dicerei
Che meglio stesse a te che a lor la fretta.»
Diffatti quando Dante ode i loro nomi, sta irresoluto di cacciarsi avanti tra le fiamme per abbracciarli e grida:
«Di vostra terra sono, e sempre mai
L'ovra di voi e gli onorati nomi
Con affezion ritrassi ed ascoltai.»
Nello stesso cerchio e per lo stesso genere di incontinenza era da perpetue fiamme tormentato il maestro di Dante, Brunetto Latini, di cui abbiamo già parlato. È cosa veramente sorprendente che un così vergognoso vizio fosse così comune in una repubblica che sotto ogni altro rapporto era tanto austera e virtuosa; come riesce curioso il vedere in qual modo quegli uomini ad un tempo repubblicani e religiosi risguardavano in quel secolo i giudizj del cielo. Quando li vediamo tributare tanto rispetto a coloro che sono già vittime dell'eterna vendetta, ci sembra di scorgervi quelle idee di fatalismo sulle quali i Greci fondarono le loro tragedie. I delitti di Tegghiajo e di Rusticucci, come quelli di Edipo e d'Oreste sembravano l'effetto della collera degli Dei: ma sotto il peso di questa collera gli uomini non lasciano di mostrarsi ancora grandi.
[160.] Gio. Villani l. VI, c. 63, p. 197.
[161.] Paris Hist. Angl. an. 1254, p. 771. — Raynald. an. 1254, t. XIV, § 2, p. 1.
[162.] Dato dal Laterano il 13 delle calende di gennajo. Epist. Alex. IV, l. II, epis. 7, ap. Raynald. Ann. 1255, § 10, p. 4.
[163.] Monachi Patav. Chron. l. I, p. 687.
[164.] Ciò accade l'anno 1253.
[165.] Rolandini l. VII, c. 5, p. 274.
[166.] Jacobi Malvecii Chron. Brixian. Diss. VIII, c. 14, p. 923, t. XIV. — Monachus Patav. Chron. l. II, p. 692. — Roland. de factis in March. Tarvisana l. VIII, c. 1, p. 283 e segu. — Laurent. de Monacis Ezerinus III, p. 148 ex l. XIII Hist. Venetæ. — Chron. Veron. Parisii de Cereta p. 636. — Campi Cremona Fedele l. III, p. 63. — Pigna Istoria de' principi d'Este l. III, p. 218. — Chron. Estense t. XV, p. 318. — Ghirardacci Istoria di Bologna l. VI, p. 191.
[167.] Roland. l. VIII, c. 13 e 14. p. 295-298. — Monachi Patavini Chron. p. 693.
[168.] Rolandini l. IX, c. 1 e 4. p. 299-302. — Monachus Patavinus, p. 694.
[169.] Le particolari circostanze sono prese dal Rolandino l. IX, c. 7.-8. p. 304-306: ma il fatto viene attestato da tutti i coetanei. Chron. Veron. p. 636. — Mon. Patav. p. 695. — Laurent. de Mon. Ezerinus III, p. 149. — Ant. Godi Chr. Vic. p. 87. — Chron. Est. p. 230. — Regiurinum Paduæ Chronicatores duo, p. 377, 378.
[170.] Il fatto ne' particolari è assai diversamente raccontato, e gli scrittori allegati erano tutti guelfi. N. d. T.
[171.] Roland, l. IX, c. 10, 11, 12. — Mon. Pat. Chr. p. 695.
[172.] Monachi Patav. Chron. p. 700. — Rolandinus t. XI, c. 8 e 9. p. 331. — Jacobus Malvecius Chron. Brixian. Dist. VIII, c. 17. p. 924. — Chron. Veron. p. 638.
[173.] Il trattamento usato da Ezelino al legato suo prigioniere, che pure lo aveva tanto maltrattato nelle sue prediche, dovrebbe essere risguardato come un argomento della poca fede dovuta ai racconti esagerati della crudeltà di quest'uomo. N. d. T.
[174.] Lib. IX, c. 10. p. 333.
[175.] Questo trattato viene letteralmente riferito dal Campi nella sua Cremona Fedele, l. III, p. 65.
[176.] Roland. l. XI, c. 17. p. 340.
[177.] La cosa viene variamente raccontata da altri storici. Si dice che avendo proclamato che tutti i poveri storpiati, mutilati ec., presentandosi in Verona alla sua corte, avrebbero avuto da Ezelino un nuovo abito, e vitto finchè vi rimanessero. Che quando vi si trovarono adunati moltissimi, fece a tutti dare nuove vesti, e ritenere i loro cenci, ne' quali, inutilmente riclamati da que' mendici, trovaronsi nascosti molti danari, e che perciò tutti i mendicanti dolevansi per le città italiane di Ezelino. N. d. T.
[178.] Il 16 settembre 1259.
[179.] Roland. l. XII, c. 9, p. 351.
[180.] Chron. Astense c. 2, t. XI, p. 186.
[181.] Ant. Godii Chron. t. VIII, p. 90. — Monach. Patav. l. II, p. 708.
[182.] Rolandini, l. XII. c. 1-9. — Monach. Patav. Chron. p. 702-706. — Chron. Veron. p. 638. — Campi Cremona fedele, l. III, p. 71. — Pigna Istor. de' Principi d'Este l. III, p. 225. — Jacobi Malvecii Chronic. Brixiense Dist. VIII, c. 30-37, p. 931, ec.
[183.] Rolandini l. XII, c. 14-16, p. 356 e seguenti. Qui prenderemo congedo da questo storico, che termina il suo racconto colla caduta della famiglia da Romano. L'anno 1262 sottomise il suo libro all'approvazione del magistrato e degli uomini dotti di Padova, tutti testimonj dei riferiti avvenimenti.
[184.] L'autore ebbe torto di seguire troppo minutamente i racconti del Rolandino, uno de' più caldi partigiani della fazione guelfa, e personalmente nemico di Ezelino. Fa veramente maraviglia che mostrando altrove tanta filosofia e buona critica, sia qui disceso a raccontare le puerili favole inventate sul conto d'Ezelino, che pur troppo era colpevole: ma per dare una giusta idea ancora de' suoi nemici, il nostro imparziale autore non doveva dissimulare il barbaro modo con cui fu sacrificata la famiglia d'Alberico da Romano, che forse non era alleata d'Ezelino: e convien dire che il suo animo non sostenne l'immagine di tanti orrori. N. d. T.
[185.] Monachi Patav. Chron. l. II, p. 707.
[186.] Nicolai de Jamsilla Historia p. 579.
[187.] Ib. p. 565, 566.
[188.] Nicolai de Jamsilla Historia p. 571.
[189.] Fu incoronato il giorno 11 agosto del 1258; e qui termina la sua storia Nicola de Jamsilla. Io lascio con dispiacere quest'amabile scrittore. Quantunque le sue storie non abbraccino che un periodo di otto anni dalla morte di Federico fino all'incoronazione di Manfredi = 1250-1258, seppe dare grandissima importanza al suo racconto. Un cuore caldo, un vivo affetto pel principe cui era attaccato, la perfetta conoscenza ch'egli aveva delle più minute circostanze degli avvenimenti, sono qualità poco comuni agli storici di que' tempi; e sentesi tanto più vivamente la sua mancanza perchè dopo di lui il regno di Napoli non ha più storici ghibellini.
[190.] Giannone Istoria Civile, l. XIX, p. 666.
[191.] Gio. Villani l. VI, c. 65, p. 199.
[192.] Flam. del Borgo Stor. Pis. l. VI, p. 349. — Malavolti Hist. di Siena p. I, Diss. V, p. 68. — Leon. Aret. l. II, c. 3, p. 41.
[193.] Tutti gli scrittori fiorentini hanno supposto che le prime truppe tedesche mandate da Manfredi in Toscana siano stati i cento uomini d'armi accordati a Farinata, e che il conte Giordano vi arrivasse dopo avuta notizia della disfatta dei primi. Il loro racconto contiene qualche inverosimiglianza di date; ma viene poi apertamente smentito dai pubblici registri degli archivj di Siena. Il Malav., Stor. di Siena p. II, l. I, p. 1-10, ha cercato di dimostrare quest'opposizione; ed io, per lo contrario, cerco di conciliare le due opinioni. I Fiorentini, quasi tutti coetanei, meritano al certo molta fede, ma la loro testimonianza non è che una sola, perchè il Villani copiò parola per parola Ricordano Malespini senza citarlo, come il Villani fu copiato da Coppo de' Stefani. Lionardo Aretino ripete a modo suo lo stesso racconto. Ricord. Malesp. c. 163-164, p. 987. — Gio. Vill. l. VI, c. 74-75. — Leon. Aret. l. II, p. 45, c. 5. — Flam. del Borgo Dissert. VI, p. 349. — Murat. Ann. ad an. t. XI, p. 34, 8.
[194.] Martedì 4 settembre 1260.
[195.] La battaglia d'Arbia ebbe così importanti conseguenze, che tutti gli storici ne hanno parlato. Noi intorno a questa guerra abbiamo consultato Gio. Villani l. VI, c. 79. p. 209. — Sabae Malespinae hist. rer. Sicular. l. II, c. 4. t. VIII, p. 802. — Ricord. Malesp. hist. Fior. c. 166. 167. p. 989. — Leon Aret, hist. Fior. volg. d'Acciajuoli, l. II, p. 53. — Coppo de Stef. hist. Fior. l. II. — Deliz. degli Eruditi t. VII. — Malavolti stor. di Siena p. II, l. I, p. 17-20. — Flam. del Borgo dell'ist. Pisana Dissert. VI, p. 357. — Giunta Tommasi hist. Sanese p. I, l. V, p. 323-337. — Scip. Ammirato hist. Fior. l. II, p. 112-123. — Annal. Ptolomei Lucensis t. XI, p. 1282. — Breviar. Pisanae hist. l. VI, p. 193. — Ann. Cenuen. Contin. Caffari l. VI, p. 528. — Andrea Dei Chron. Sanese t. XV, p. 29. cum notis Uberti Bentivoglienti. — Marangoni Chron. di Pisa ec. ec. Dante allude più volte a questa battaglia, e pone nell'inferno Bocca degli Abati, fra i traditori della patria. Infer. c. XXII, v. 78, e seguenti.
[196.] Frate Ildefonso di san Luigi, Carmelitano Scalzo, consacrò una vasta e laboriosa erudizione a fare la storia della famiglia de' conti Guidi, e della discordia che gli attaccò a diverse fazioni. Rilevasi da questa storia che questa nobile e potente famiglia possedeva terre in tutte le parti della Toscana, ma specialmente nelle montagne di Pistoja e di Arezzo; che ne aveva pure nella Romagna, e nel ducato di Spoleti, e ch'ebbe in tutto il periodo de' secoli di mezzo grandissima influenza su la sorte della Toscana. Deliz. degli Erud. Tosc. t. VIII, p. 89 a 195.
[197.] Questo discorso viene riferito da Leonardo Aretino e forse fu da lui composto. Abbiamo altrove osservato, che in tutti i discorsi solevasi prendere un testo, e che quando si permetteva ad un oratore di parlare gli veniva domandato intorno a quale testo parlerebbe. Racconta il Villani, ma alquanto oscuramente, che Farinata troppo occupato dei grandi interessi della sua patria, per isvolgere ingegnosamente qualche antico testo, propose due proverbi volgari, e questi ancora confusi in maniera l'uno coll'altro, che non presentavano alcun ragionevole significato. Questi proverbi sono: come asino sape, così minuzza rape. Sì va capra zoppa che lupo non la intoppa; ch'egli travolse così: come asino sape sì va capra zoppa, così minuzza rape se lupo non la intoppa. Egli seppe non pertanto farne applicazione al soggetto, come vedesi nello stesso Aretino. I nemici di Firenze come i vili animali citati nel proverbio non sapevano innalzarsi al disopra delle corte loro viste e delle loro miserabili costumanze; zoppicavano ancora dello stesso piede ed erano disposti a nuocere nella stessa maniera che avevano tentato di farlo in altri tempi affatto diversi. Gio. Villani l. VI, c. 82. — Ricordano Malespini c. 170. — Leonardo Aretino l. II.
[198.] Gli Uberti furono sempre eccettuati dalle tregue concesse alcune fiate ai Ghibellini.
[199.] Dante, Inferno canto X.
[200.] Ciò poteva esser vero rispetto alla Francia, ma in Italia i duelli strettamente tali richiamerebbero l'attenzione de' tribunali. N. d. T.
[201.] Questo trattato di pace fu sottoscritto il 4 aprile 1258 tra i nobili ed i plebei. Corio, Istorie milanesi p. II, p. 115, verso.
[202.] Manipulus Florum, c. 299, p. 685.
[203.] L'anno 1256. Giorgio Giulini, Memorie della città e campagna di Milano l. LIV, p. 131.
[204.] Lo stesso l. LV, p. 210 disamina le due opinioni, confrontando le genealogie adotte dagli storici colle iscrizioni delle pietre sepolcrali.
[205.] Martino della Torre non ebbe figliuoli. Ann. Mediolan. t. XVI, c. 34, p. 664. — Galvan. Fiamma Manip. Flor. c. 293, p. 687.
[206.] Giorgio Giulini lo dice morto del 1257. Altri genealogisti la differiscono di alcuni anni, l. LIV, p. 139.
[207.] Bernardino Corio delle Istorie milanesi p. II, p. 114.
[208.] Scrivendo la storia dell'innalzamento della casa della Torre mi sono unicamente attenuto al conte Giorgio Giulini, che con dotte indagini illustrò questo tratto di storia. L. LIV e LV delle sue memorie, t. VIII, dalla p. 73 alla p. 210. Non ho per altro lasciato di leggere Bernard. Cor. Istor. di Milano, p. II, p. 110-122. — Galvan. Flamma Manip. Flor. c. 285-302. — p. 683-694. Annales Mediolan. t. XVI, c. 28-37. p. 658-666.
[209.] Sandi stor. civile Veneta p. I, v. II, l. III, c. 1. p. 378.
[210.] Sandi storia civile Veneta p. I. l. III.
[211.] Sandi p. I, l. III, p. 413.
[212.] Sandi p. I, l. III, c. 3, p. 401.
[213.] Vedasi un paragrafo assai profondo intorno alla spettanza della nazione nelle elezioni nell'opera di Necker, Ultime viste di politica e di finanza p. 106-137.
[214.] Sandi Storia civile di Venezia l. IV, p. 510, p. I, t. II.
[215.] Sandi p. I, v. II, l. IV, c. 11. § 1, p. 581.
[216.] Sandi p. I, t. II, l. IV, c. 3, § 1, p. 621.
[217.] Sandi p. I, t. II, l. IV, c. 4; p. II, § 2, p. 704.
[218.] Sandi Stor. Ven. p. I, t. II, l. IV, p. 630.
[219.] L'anno 1205. Vedasi la Cronaca d'Andrea Dandolo c. 3, p. XLVII, p. 333 e c. 4.
[220.] Dietro la sola autorità del Sandi, Stor. Civile p. 620, cito le due Cronache ms. Savina e Barbaro, ch'io non ho vedute. Dandolo, Sanudo e Navagero non accennano questo fatto.
[221.] Sandi t. II, p. I., p. 600.
[222.] Sandi t. II, p. I, l. IV, p. 609.
[223.] Parlando della costituzione veneta mi sono attenuto a Vittore Sandi: un nobile veneziano che nel diciottesimo secolo scrisse nove volumi in 4.º intorno alla costituzione del proprio paese merita piena fede in tutto ciò che è semplice erudizione patria. Molta infatti ne contiene rispetto a tutto quanto è veramente veneziano, per tutto ciò che poteva levarsi dagli archivj del suo paese, ch'egli ha accuratamente esaminati. Ma non vi si può prestar fede quando esce dal suo argomento. Cade spesso in gravissimi errori nelle cose della storia generale d'Italia; assurde sono molte volte le sue riflessioni, ed il suo stile è goffo ad un tempo ed affettato. Le memorie storiche e politiche intorno alla repubblica di Venezia di Leopoldo Curti sono meno nojose, ma lascian travedere soverchiamente la sua parzialità; e le sue quistioni colla repubblica fanno dubitare, almeno in Venezia, della sua esattezza. Rispetto al commercio veneziano ho già citate le Ricerche storico critiche del dotto conte Figliasi. Ho pur fatto uso degli antichi storici Andrea Dandolo, Marino Sanudo ed Andrea Navagero. Ho pure letta una voluminosa storia della guerra di Candia nel 1669, che sparge molta luce sullo stato di quella colonia. Istoria dell'ultima guerra tra Veneziani e Turchi di Girolamo Brusoni dal 1644 al 1671 divisa in 28 libri, 1 v. in 4.º 1676.
[224.] Trovasi nella raccolta degli storici bizantini, t. XXIII, una curiosissima relazione dello stato di Terra santa l'anno 1211, quando l'autore la visitò. Incomincia la sua descrizione dalla città di san Giovanni d'Acri. Vedasi l'Itinerarium Terræ Sanctæ, auctore Villebrando ab Oldenborg canonico Hildesemensi, p. 10. Leon. Allatii t. XXIII.
[225.] An. 1258 Bart. Scribæ Contin. Caffar. Ann. Gen. l. VI, p. 525.
[226.] Chron. Andreæ Danduli c. 7, § 8 e 9, p. 365.
[227.] Questo trattato trovasi stampato nella raccolta dei diplomi del Ducange, t. XX della Bizantina, p. 5. — Hist. de Costantinople sous les empereurs françois di Ducange l. V, § 21, edit. Ven., t. XX, p. 75. — Barthol. Scribæ Ann. Genuens. l. VI, p. 528.
[228.] Ducange Histoire de Costantinople l. V, § 19, p. 75.
[229.] Georgi Acropolitae historia c. 85. Byzant. Ed. Ven. t. XVI, p. 77.
[230.] Sabellicus hist. Venet. dec. I, l. X. — Appendix ad Villeharduin t. XX, Byzant. Venet. p. 100.
[231.] Θεληματαριοι.
[232.] Intorno alla perdita di Costantinopoli possono consultarsi Dufresne Ducange, histor. di Costant. sotto gl'imp. francesi l. V, c. 21-34. p. 79, 80. — Byzant. Ven. t. XX. — Giorgio Accropolita istor. c. 85. 89. p. 77. — Byzant. Ven. t. XIV. — Georgii Pachymeris ist. l. II, c. 26-34. p. 78, 91. — Byzant. Ven. t. XII. — Phranza l. I, c. 4 c 5, t. XXIII. p. 6, 7. — Nicephorus Gregoras hist. Byzant. l. IV, c. 2. t. XX. p. 41.
[233.] Costantinopoli fu preso il 25 luglio del 1261, e secondo il calendario greco l'anno del mondo 6769, indizione 4.
[234.] μακρὰ καὶ ἀυτοὶ χαὶρειν ἔιπόντες Τὴν νόθον πατρίδα. Niceph. Gregor. l. IV, p. 43.
[235.] Acropolita, che aveva composti questi inni, ci fa un circostanziato racconto di questa ceremonia: tutto fu commovente, tranne la vanità dello storico, c. 88. p. 80.
[236.] Niceforo Gregora, l. IV, c. 11. § 6, p. 43.
[237.] Il ceremoniale cui i magistrati veneziani e genovesi dovevano attenersi in Costantinopoli nelle loro comunicazioni coll'imperatore ci fu conservato da Codino Curopalata de Officiis Const. c. 14. § 8-14. Byz. t. XVIII. p. 91, 92. — È cosa notabile che i Veneziani vi sono meglio trattati dei Genovesi. G. Pachymeris hist. l. II, c. 32, p. 89, 90. c. 35. p. 92. — Niceph. Gregora l. IV, c. 5. § 4. p. 92.
[238.] Niceph. Gregoras. l. IV, c. 5. § 1, 5. p. 48, 49.
[239.] Laonico Calcocondila, il solo degli storici greci che tratti di questa infeudazione, ne parla assai confusamente. De Rebus Turcicis l. X, p. 216, Byzant. t. XVI. Osservisi ancora la Storia veneta di Sandi p. I, l. IV, p. 670. Ma io mi sono a Genova informato da un Giustiniani, tornato da Chio colla sua famiglia 33 anni sono.
[240.] Fra le altre l'anno 1238 pei gravi negoziati con Federico II. Barth. Scribae An. Gen. p. 479.
[241.] Questa congiura fu diretta da Guglielmo de' Mari. Barthol. Scribae, l. VI, p. 450-453.
[242.] Tra gli altri l'anno 1239, e l'anno 1241. Annales Genuenses l. VI, p. 482, 486.
[243.] Ann. Gen. l. VI, p. 523, 524. — Uberti Foglietæ Genuens. histor. l. IV, p. 361. Apud Graevium Thesaur. Antiq. Ital. t. I.
[244.] Ann. Genuens. l. VI, p. 627. — Uberti Folietæ Genuens. hist. l. IV, p. 366.
[245.] Barthol. Scribæ Ann. Genuens. l. VI, p. 529. — Uberti Folietæ Genuens. hist l. IV. p. 367.
[246.] Ann. Genuens. l. VI, p, 531.
[247.] Ib. l. VII. Lanfranci Pignolae ecc. p. 533, 535. — Uberti Foliet. hist. Genuens. l. V, p. 371.
[248.] Abbiamo una vita di questo papa scritta in cattivi versi elegiaci dedicata al cardinal nipote da Tierrico Vallicolor. Questo poema d'un migliajo di versi viene più volte citato dall'annalista ecclesiastico. È stampato Scr. It. p. II, p. 405 e segu. Avvi pure una vita dello stesso pontefice scritta da Amalrico Augerio, p. 404, ed una di Bernardo Guidone t. III, p. I, p. 593.
[249.] Matteo Spinelli da Giovenazzo Diurnali t. VII, p. 1097.
[250.] Ann. Eccles. t. XIV, p. 68, § 22.
[251.] Giannone Ist. Civ. del Regno di Napoli l. XIX, c. I, t. II, p. 668. — Continuat. Nicolai Jamsillæ, p. 591.
[252.] An. Eccles. 1262, § 14, t. XIV, p. 74. — Datum Viterbii 6 calend. maii.
[253.] Litteræ ejusdem ad Regem Franc. An. Eccles. § 17, an. 1262, 13 cal. augusti. Malgrado le felicitazioni contenute in questa lettera, Filippo, detto l'ardito, sposò in quest'anno Isabella d'Arragona; di che pare che Rainaldo non ne avesse notizia. Guilelmi de Nangiaco Hist. S. Ludovici, p. 371. Scrip. Hist. Franc. t. V.
[254.] Epist. Urb. IV ad Magistr. Albert. Notarium Ap. Rayn. 1262, § 21, p. 75.
[255.] Quest'offerta ed il rifiuto di Luigi vengono ricordati in una lettera del papa alla regina di Francia, Rayn. 1264, § 2, p. 101. — Giannone Istor. Civ. l. XIX, c. 1, t. II, p. 670.
[256.] Urb. IV, Epist. 161 e 162. Rayn. 1263, § 78, p. 98.
[257.] Gli atti originali di questo trattato furono conservati da Tutini: Dei contestabili del Regno f. 70, 71. Io lo cito sulla fede del Giannone.
[258.] Ann. Eccles. Raynal. 1264, § 13, p. 103.
[259.] Quello che assumeva questo titolo era Riccardo, conte di Cornovaglia, uno de' pretendenti all'impero.
[260.] Gio. Villani l. VI, c. 90, 91, p. 221.
[261.] Gio. Villani l. VII, c. 1, p. 285.
[262.] Malgrado l'espresse testimonianze di Matteo Spinelli, Diurnali p. 1097, 1098 di Costanzo l. I, e di Giannone l. XIX, c. 1, p. 671, io dubito ancora che il condottiere di questa crociata fosse Roberto di Fiandra, il quale, quattro anni dopo, fu giudicato troppo giovane per condurre un'armata in Italia e fu posto sotto la direzione del contestabile di Francia. Questa spedizione è leggermente indicata da Vallicolor, Vita Urb. IV, p. 418, ed ignorata affatto dagli storici francesi.
[263.] Dante, Inferno.
[264.] Giorg. Giulini Memorie della campagna di Milano l. LV, t. VIII, p. 202.
[265.] Monachus Patavinus Cron. l. III, p. 722.
[266.] Gio. Villani l. VI, c. 83, 86. p. 215. Flaminio del Borgo protrae la pace di Lucca fino al 1265; nel che parmi che s'inganni. Diss. VI dell'Istor. pisana p. 408.
[267.] Gio. Villani l. VI, c. 87, p. 218. — An. Vet. Mutin. t. XI, p. 67.
[268.] Memoriale Potest. Regiensium t. VIII, p. 1123.
[269.] Chronicon Parmense t. IX, p. 779.
[270.] Diurnale di Matteo Spinelli t. VII, p. 1101.
[271.] Storia dei Senatori di Roma di Ant. Vitali t. I, p. 128.
[272.] Sabas Malaspina Hist. Sicula l. II, c. 10, 13, t. VIII, p. 808.
[273.] Flaminio del Borgo Diss. VI, Stor. pisana p. 411.
[274.] Rayn. Ann. Eccl. 1264, § 3-8, p. 101. — Stor. Diplom. dei Senatori di Roma t. I, p. 131.
[275.] Annales Veteres Mutin. t. XI, p. 67. Altri scrittori danno a quest'armata maggior numero di combattenti. La cronaca di Bologna di F. B. della Pugliola la porta a quaranta mila uomini, t. XVIII, p. 276; e la cronaca di Parma, t. IX, p. 780, la fa ascendere a sessanta mila.
[276.] Gio. Villani l. VII, c. 4, p. 227. — Storia dei Senatori di Roma t. I, p. 140.
[277.] Perugia, addì 14 delle Calende di giugno, ap. Raynald. Annales Eccles. 1265, § 12, p. 118.
[278.] Raynaldus, 1263, § 13, p. 119.
[279.] 480,000 lire italiane.
[280.] Giannone Stor. Civ. del Regno di Napoli, l. XIX, c. 2, p. 679 e seg.
[281.] Gio. Villani l. VII, c. 4, p. 227.
[282.] Ricord. Malesp. Hist. Fior. c. 178, p. 1000. — Chron. Astense Gugliel. Venturæ c. 6, t. XI, p. 157. — Benevento da san Giorgio Hist. Montisferrati t. XXIII, p. 390. — Chron. Parmen. t. IX, p. 780. — Chron. Placent. t. XVI, p. 473. — Manip. Flor. Galvan. Flam. t. XI, c. 300, p. 693. — Ann. Mediol, c. 36, t. XVI, p. 665. — Giorgio Giulini Memorie ec. l. LV, t. VIII, p. 211. — Campi Crem. Fedele l. III, p. 75. — Gio. Bat. Pigna Stor. de' Princ. d'Este l. III, p. 232. — Ghirardacci Stor. di Bologna l. VII, p. 208. — Sigonius de Regn. Ital. l. XX, p. 1056. Si accusò Buoso di Dovara d'essere stato sedotto dall'oro di Gui di Monforte, e d'avere aperto ai Francesi il passaggio dell'Oglio. Quest'accusa viene confermata da Dante che pone Buoso nell'Inferno fra i traditori C. XXXII, v. 113-117; accusa per altro non giustificata nè dal carattere di Buoso, nè dalla posizione delle armate. Per lo contrario pare che non avesse sufficienti forze per fermare i Francesi.
[283.] Raynaldus Annales § 9, p. 133, ad annum.
[284.] Sabas Malasp. Hist. Sicula l. II, c. 20-22, p. 816.
[285.] Sabas Malasp. Hist. Sicula l. III.
[286.] Gio. Villani l. VII, c. 5, p. 129. — Ricordano Malespini Ist. Fior. c. 179, p. 1001.
[287.] Gio. Villani l. VII, c. 7, 8, p. 231.
[288.] Sabas Malas. Hist. Sicula l. III, c. 10, p. 826. — Gio. Villani l. VII, c. 8, p. 231. — Ricord. Malespini Stor. Fior. c. 180, p. 1002 e seg. Guglielmo di Nangiaco, Gesta S. Lud. IX Franc. Regis descrive questa battaglia conformemente agli storici italiani, e solo rimprovera Carlo di non avere sparso abbastanza sangue e d'avere risparmiata una parte de' prigionieri. In Duchesne Hist. Franc. Script. t. V, p. 375, 378.
[289.] Gio. Villani l. VII, c. 9, p. 233 e seg.
[290.] Questa battaglia si diede il venerdì 26 febbrajo del 1266.
[291.] La regina Sibilla moglie di Manfredi era sorella di un despota della Morea, e figlia d'un Comneno d'Epiro. Ella ebbe da Manfredi un figlio detto Manfredino, ed una figlia. Furono tutti presi a Manfredonia mentre s'imbarcavano per passare in Grecia. Mon. Patav. l. III, p. 727.
[292.] Dante, Purgatorio cap. III, v. 124 e seg.
[293.] Il papa scrisse il 12 aprile 1266 una lettera appassionata a Carlo, rimproverandogli il saccheggio ed il massacro de' Beneventani sudditi della santa sede. Questa lettera non riportata da Raynaldo, e nemmeno nella raccolta degli storici di Francia, o nelle lettere dei papi relativi alla Sicilia, t. V, p. 873, trovasi in Martene Thesaur. Anegdot. t. II, Epist. Clem. IV, epist. 262. p. 306.
[294.] Sabas Malaspina Hist. Sicula l. III, c. 12, p. 828.
[295.] Sabas Malasp. l. III, c. 16, p. 831. La testimonianza di questo scrittore merita piena fede, perchè coetaneo e guelfo, e creatura di Carlo.
[296.] Martene Thes. Anegd. t. II, epist. 530. Clem. IV, p. 524.
[297.] Le arti maggiori furono i legisti, i mercanti di Calimala o stoffe forestiere, i banchieri, i fabbricatori di lana, i medici, i fabbricatori di sete e merciaj, ed i pellatieri. Le arti minori erano i venditori alla spicciolata di drappi, i beccai, i calzolai, i muratori e falegnami, i fabbri ferrai.
[298.] Gio. Villani l. VII, c. 14. p. 239. — Ricordano Malaspina c. 184. p. 1007. — Leonardo Aretino l. II. p. 65.
[299.] Gio. Villani l. VII, c. 15 e 17, p. 241. — Ricord. Malespini Stor. c. 186, p. 1009. — Machiavelli Stor. Fior. l. II, p. 105.
[300.] Fu nominato un giudice con sei assessori per istimare i danni fatti dai Ghibellini ai Guelfi, stima stampata nelle Delizie degli Eruditi Toscani, t. VII, n.º 12, p. 203-286. La perdita dei Guelfi si valutò 152,160 fiorini d'oro, 8 soldi e 4 denari, o più di un milione e mezzo di lire italiane. Prodigioso è il numero delle case distrutte, molte delle quali non sono stimate più di 15 fiorini: il valore medio è di cento in centocinquanta, e sono qualificate col nome di palazzo quelle che arrivano al valore di 300 fiorini. Le particolarità di questa stima indicano una città manifatturiere e commerciante.
[301.] Gio. Villani l. VII, c. 16, p. 242.
[302.] Orlando Malavolti Stor. di Siena p. II, l. II, p. 34. — Marangoni Cron. di Pisa p. 540. — Gio. Villani l. VII, c. 21, p. 245.
[303.] Sabas Malasp. Hist. Sic. l. III, c. 17, p. 832.
[304.] Gio. Villani l. VII, c. 23, p. 246. — Monach. Patav. l. III, p. 728. — Chronic. Veron. p. 639. — Giannone Stor. Civile l. XIX, c. 4, p. 692.
[305.] T. II. Epist. Clem. IV, p. 460, 462. Raynald. ad an. § 3, p. 159.
[306.] Alfonso di Castiglia aveva violati i privilegi nazionali; aveva alterate le monete e stabilite nuove imposte senza il consentimento delle Cortes. I nobili avevan tentato di formare un'unione per mantenere i loro diritti, ed il principe Enrico erasi posto alla loro testa; ma le sue truppe essendosi sbandate a Nebrissa, egli era stato costretto l'anno 1257 di fuggire a Valenza, di dove passò a Tunisi. Lo seguirono in Affrica ed in Italia alcuni de' gentiluomini che avevano con lui preso parte contro il re Alfonso. Mariana Hist. de las Hispañas l. XIII, c. 11. — Hisp. illust. t. II, p. 599.
[307.] Gio. Villani l. VII, c. 10, p. 235. — Sabas Malaspina Hist. Sicula, l. III, c. 18, p. 833.
[308.] Sabas Malaspina Hist. Sicula l. III, c. 20, p. 834.
[309.] Sabas Malaspina Hist. Sicula l. IV, c. 2, p. 837.
[310.] Caffari continuator. An. Gen. l. VIII, p. 545. — Gio. Villani l. VII, c. 23, p. 247. — Michael de Vico Breviar. Pisan. Hist. p. 197.
[311.] Sabas Malaspina l. IV, c. 4, p. 840.
[312.] Ptolomæi Ann. Lucenses t. XI, p. 1286.
[313.] Gio. Villani l. VII, c. 24, p. 247. — Cron. Sanese Andreæ Dei t. XV, p. 35. — Malavolti Stor. Sien. l. II, p. II, p. 36.
[314.] Si osservi la bolla del papa § 4-17, p. 159-161, ad an. Ann. Eccles. Raynaldi.
[315.] Ptolomæi Lucensis Hist. Eccles. l. XXII, c. 36, p. 1160. — Raynald. Ann. Eccles. § 20, p. 161.
[316.] Matteo Spinelli di Giovenazzo, il più antico storico che scrivesse in lingua italiana, condusse un giornale fino alla vigilia di questa battaglia, ove pare che restasse morto. Il giornale è scritto in dialetto pugliese, assai diverso dal toscano, onde Muratori credette necessario di stamparlo colla traduzione latina. Vi si conosce l'odierno dialetto di Napoli, t. VII Rer. Ital.
[317.] Gio. Villani l. VII, c. 27, p. 250 e seg. — Ricordano Malaspina c. 192, p. 1013. — Sabas Malasp. Hist. Sic. l. IV, c. 9 e 10, p. 845. — Lettera di Carlo a Clemente IV del giorno in cui seguì la battaglia. — Raynal. 32, 33, p. 164. — Ricobald. Ferrariensis Hist. Imp. t. IX, p. 136. — Chron. F. Francis. Pipini l. III, c. 7, t. IX, p. 682. — Guglielmo di Nangì Gesta S. Lodov. Presso Duchesne Hist. Fran. Scrip. t. V, p. 378-382. — La battaglia ebbe luogo la vigilia di san Bartolomeo 23 agosto 1268.
[318.] Sabas Malasp. Hist. Sicula l. IV, c. 16, p. 851.
[319.] Molti scrittori accusano Clemente IV di avere consigliato Carlo a far morire Corradino; volendo alcuni che quando Carlo lo consultò intorno alla sorte di quel giovane principe, si limitasse a rispondere: «Ad un papa non conviene dar consiglio intorno alla morte di chiunquesiasi.» Altri pretendono che rispondesse: Vita Corradini mors Caroli, mors Corradini vita Caroli. Vedasi il Giannone l. XIX, c. 4, p. 702, e gli altri autori da lui addotti in testimonio della sua sentenza. Tra questi però cita a torto Giovanni Villani, che dice precisamente il contrario. Ciò non parmi probabile: Clemente potev'essere crudele per fanatismo, non per politica; ed inoltre la politica d'un papa non poteva consigliare la morte di Corradino. Abbiamo una lettera di Clemente a Carlo colla quale lo consiglia a trattare i suoi sudditi con dolcezza; e molti scrittori sono di sentimento che si dolesse amaramente della morte del giovine principe.
[320.] Il racconto di questa morte è preso da Riccobaldo ferrarese che ne riferisce tutte le circostanze dietro l'autorità di uno de' giudici, amico e compagno di Guido di Sucaria. Ricob. Fer. Hist. Imp. t. IX, p. 137. — Ma io approfittai pure di Sabas Malasp. l. IV, c. 16, p. 851 — di Ricordano Malaspina c. 193, p. 1014 — di Gio. Villani l. VII, c. 29, p. 253 — di Franc. Pipino l. III, c. 9, t. IX, p. 685. — Bartol. di Neocastro Hist. Sic. c. 9 e 10 nasconde al solito la verità sotto ampollose declamazioni. Guglielmo di Nangì storico francese di san Luigi è il solo che non onori di una lagrima la morte di Corradino; soltanto la biasima come impolitica. Hist. Franc. Script. t. V, p. 382, 383.
[321.] Bartol. de Neocastro Hist. Sic. c. 11, t. XIII, p. 1025.
[322.] Sabas Malaspina l. IV, c. 17, p. 853.
[323.] Sabas Malaspina l. IV, c. 13, p. 849.
[324.] Sabas Malaspina l. IV, c. 18, p. 854.
[325.] Idem c. 19, 20.
[326.] Giannone Stor. Civile l. XIX, c. 4, p. 705 e gli altri autori da lui citati.
[327.] Clemente IV morì il 29 novembre, e Corradino subì l'ingiusta sua condanna il 29 ottobre.
[328.] Nel medesimo tempo il marchese era stato signore di Cremona, Milano, Brescia, Piacenza, Tortona ed Alessandria. Inoltre come capo di partito godeva di una illimitata autorità a Pavia, Parma, Reggio e Modena. Finalmente, come signore di Milano, le città di Lodi, Como e Novara dipendevano pure da lui. Perdette le signorie di tante città tre anni avanti di morire, senza quasi aver potuto combattere per difenderle. Chron. Placent. t. XVI. p. 476.
[329.] Chronic. Placent. t. XVI, p. 476. — Chron. Parmen. t. XIX, p. 784. — Campi Cremona Fedele l. III, p. 78.
[330.] Chron. F. Francisci Pipini l. III, c. 45, t. IX, p. 709.
[331.] Chron. Placent. t. XVI, p. 476. — Giorgio Giulini memorie t. VIII, l. LVI, p. 238.
[332.] Memorie di Joinville — Nella Collezione delle memorie particolari della storia di Francia, Ediz. del 1785. t. II, p. 158.
[333.] Surio in vita sancti Ludovici t. IV, die 25 augusti. Ap. Rayn. Annales § 6. t. XIV, p. 175.
[334.] Guilel. de Nangiaco Gesta sancti Ludovici p. 383. in Duchesne Scrip. hist. Franc. t. V.
[335.] Gio. Villani l. VII. c. 37. p. 258. — Guido da Corvaria, storico Pisano coetaneo, dice che la flotta era composta di cento e otto vascelli a due ponti, gabiati, di ventotto galere, e buon numero di altri navi. Fragment. Pisanæ Hist. t. XXIV, p. 676.
[336.] Monacus Patav. in Chron. l. III, p. 732. — Qui termina la cronaca del monaco di Padova.
[337.] Annales Genuenses l. IX, p. 551. — Uberti Folietta Genuens. Hist. l. V, p. 175, 376. ap. Graevium.
[338.] Simone di Monforte, conte di Leicester, era stato ucciso il 1.º agosto del 1265 nella battaglia d'Evegham presso di Conventris, combattendo per la libertà d'Inghilterra contro Enrico III e suo figliuolo Edoardo. Il suo corpo fu dai realisti obbrobriosamente stracinato nel fango. Anche Gui di Monforte, suo figlio, era stato in quella battaglia da mille spade ferito. Questi gentiluomini appartenevano ad un tempo alla Francia ed all'Inghilterra.
[339.] Gio. Villani l. VII, c. 39. p. 260.
[340.] Litterae Encicl. de Concil. celebrando; ap. Raynald. § 21, t. XIV, p. 192.
[341.] Malavolti storia di Siena p. II, l. II, p. 38.
[342.] Guido di Corvaria Hist. Pisanae frammenta t. XXIV, p. 676.
[343.] Guido de Corvaria Hist. Pis. fragmenta t. XXIV, p. 680.
[344.] Gio. Villani l. VII, c. 41. p. 263. — Ricord. Malasp. stor. Fior. c. 198. p. 1018. — Leon. Aretino Hist. Fior. l. III, p. 85-90. — Raynaldi Ann. Eccl. § 27, e seguenti p. 212, 213.
[345.] Ann. Gen. Cont. Caffari l. IX, p. 555, 556, t. VI. — Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 377.
[346.] Andreæ Danduli Chr. Ven. c. 8. § 8. p. 380. — Cherubino Ghirardacci Ist. di Bologna l. VII, p. 217 e 223. — Rayn. Ann. Eccles. 1272, § 45. p. 200.
[347.] Disponevasi quest'anno a passare in Germania quando ebbe avviso dell'elezione di Rodolfo. Mariana Historia de las Hespañas l. XIII, c. 22. p. 610. Si osservi la lettera di Gregorio X ad Alfonso del 16 delle calen. d'ottobre 1272. Presso Raynaldo § 33 e seguenti p. 197.
[348.] Vedansi i diplomi presso Raynald. § 7-12. p. 220 — come pure nel primo libro di Muller, l'origine della casa d'Absburgo, i talenti e le virtù che Rodolfo spiegò nelle guerre de' suoi piccoli feudi, e la sua inaspettata assunzione all'impero. Geschichte der Schweiz Eidg. B. I, c. 17. p. 507.
[349.] Histoire de Costant. sous les empereurs françois par Ducange l. V, c. 49, t. XX, p. 87. Vedansi i patti di cotale trattato nella raccolta degli atti giustificativi p. 10.
[350.] Nicephorus Gregoras l. V, c. 1 e 2, t. XX, p. 63. — Gregori Pachymeris Hist. l. V, c. 10 ed 11, ec., t. XII, p. 205 e seg.
[351.] Vedasi il Canone apud Raynald. § 24-26, p. 224.
[352.] Raynaldi Ann. Eccles. § 42, ad annum p. 245.
[353.] Ib. an. 1276, § 1, p. 248.
[354.] Ghirardacci Istoria di Bologna l. VII, p. 224.
[355.] F. Francisci Pipini Chron. l. IV, c. 7 e 8, t. IX, p. 716. — Cherub. Ghirardacci Stor. di Bologna l. VII, p. 226. — Mathæi de Griff. Memor. Hist. t. XVIII, p. 123. — Cronica di Bologna di F. Bartol. della Pugliola t. XVIII, p. 285.
[356.] Guido de Corvaria Frag. Hist. Pisanæ t. XXIV, p. 682. — Non volevasi allora esiliare il conte Ugolino perchè tutte le città toscane essendo governate dai Guelfi, sarebbe stato un darlo in potere de' suoi nemici.
[357.] Guido de Corvaria Fragm. Hist. Pis. p. 684. — Gio. Villani l. VII, c. 46, p. 265.
[358.] Guido di Corvaria Fragm. p. 686.
[359.] Gio. Villani l. VII. c. 51, p. 268.
[360.] Memorie del conte Giulini, l. LVI, t. VIII, p. 232, 304. — Corio Stor. di Milano, p. II, p. 123, 138. — Ann. Mediol. t. XVI. c. 39-49, p. 667, 676. — Galv. Flammæ Manip. Flor. t. XI, c. 302-313, p. 694-705.
[361.] Trist. Calchi Med. Historiog. Hist. Patriæ, l. XVII, apud Guer. Thes. t. II, p. 365. — Georgii Merulæ Antiq. Vicecom. l. V, p. 90, apud Guerium t. III. — Pauli Jovii Novocom. Vitæ XII, Vicecom. Otho. p. 267, ap. Grav. t. III.
[362.] Nicolò con una costituzione proibì di nominare senatore alcun principe sovrano, e prese per sè tale dignità, di cui Carlo erasi allora spogliato. Vitali Stor. de' Senat. di Roma t. I, p. 176. — Decretali l. VI, cap. fondam. de electione. Raynald. ad annum § 74, p. 298.
[363.] Raynaldi Ann. 1276, § 69, p. 297.
[364.] Nicolai III, Epistolæ t. II, l. I, epist. 5, apud Raynald. § 57 e seg. p. 295.
[365.] Lettera di Rodolfo § 51, 52, e diploma di Goffredo prevosto di Soliez protonotaro, § 53 presso Raynald. An. 1278, p. 294. Questa ricognizione dei diritti della Chiesa fu riconfermata nel seguente anno. Rodolfo rinunciò espressamente a qualunque diritto poteva essere rimasto all'Impero, e fece nuova cessione delle medesime province alla Chiesa. Il diploma venne confermato dai principi dell'Impero. Raynald. ad an. 1279, § 1-7, p. 302 e seg.
[366.] Cronica miscella di Bologna t. XVIII, p. 288. — Mathæi de Griffonibus Chron. Bonon. p. 126.
[367.] Diploma accordato a Bertoldo Orsino, presso il Ghirardacci l. VIII, p. 236. Nicolò fece sette cardinali romani, che quasi tutti avevano con lui rapporti di parentela. Ricordano Malespini c. 204, p. 1022.
[368.] Queste condizioni trovansi nel Ghirardacci l. VIII, p. 239-243.
[369.] Il Ghirardacci, Stor. di Bolog. l. VIII, p. 248, nomina 138 famiglie ghibelline e 129 guelfe che segnarono il trattato. Cron. Miscel. di Bologna t. XVIII, p. 288, 289. — Mathæus de Griffon. Memor. Hist. t. XVIII, p. 126. — Chron. F. Francisci Pipini l. IV, c. 10. t. IX, p. 718. — Ann. Foroliviens. t. XXII, p. 146. — Annales Cœsenat. t. XIV, p. 1104.
[370.] Gio. Villani l. VII, c. 55, p. 272. — Ricordano Malaspini Ist. Fior. c. 205, p. 1023.
[371.] Malavolti Stor. di Siena p. II. l. III, p. 45.
[372.] Morì il 19 agosto del 1280.
[373.] Rayn. an. 1281, § 1 e 2, p. 324. — Ptolom. Lucensis Hist. Eccles. l. XXIV, c. 1 e 2, t. XI, p. 1185. — Ricord. Malaspini c. 207, p. 1025. — Gio. Villani l. VII, c. 57, p. 275.
[374.] Bolla presso Rayn. an. 1281, § 12, p. 326. — Ann. Foroliv. t. XXII, p. 146-153.
[375.] Tibaldello Zambrasi posto da Dante all'inferno fra i traditori, Canto XXXII; ver. 122, erasi mortalmente inimicato coi Lambertazzi per cagione d'un majale che gli fu tolto. Si fece per più mesi creder pazzo, e risvegliava improvvisamente i suoi concittadini gridando alle armi, o facendo suonare per le strade istrumenti di bronzo. Quando gli ebbe avvezzati a non allarmarsi per verun rumore, introdusse in città i Bolognesi loro nemici. Ghirardacci l. VIII, p. 256.
[376.] Raynald. Ann. § 14, p. 326.
[377.] Ib. § 25. p. 329.
[378.] Pachymerus l. V, c. 22, 23, p. 222 e seg. e l. VI, c. 30, p. 282. — Script. Byzant. t. XII, Venet. Dufresne Ducange Hist. de Constantinople l. VI, c. 8, p. 95.
[379.] Pachymerus l. VI, c. 32, p. 284. — Niceph. Gregoras Hist. l. V, c. 6, p. 74 e seg. — Byzant. t. XX. — Notæ L. Botvin ad Niceph. Greg. p. 28. intorno al nome di Rousseau de' Soli molto sfigurato dai Greci.
[380.] Ducange Hist. de Costantin. l. VI, c. 9, p. 95.
[381.] Tutini degli Ammiragli p. 66. citato da Giannone l. XX, c. 5, p. 56 dice di aver veduto ne' reali archivi uno scritto con cui Gualtiero Caraccioli domandava al re Carlo II il permesso d'andare in Sicilia a trovare Giovanni di Procida, assai vecchio, per farsi guarire da una malattia.
[382.] Pietro III detto il grande, era stato coronato re d'Arragona negli stati di Saragozza del 1276. Hier Blancæ Rer. Arag. Comment. p. 659, t. III, Hisp. illust. — I feudi dati a Procida sono indicati da Mariana, Hist. de las Españas l. XIV, c. 6. — Hisp. Illust. t. II, p. 621.
[383.] Gian. Stor. Civ. l. XX, c. 5, t. III, p. 55. seguendo il Costanzo Storia di Napoli l. II.
[384.] Gio. Villani l. VII, c. 56, p. 273. — Ricordano Malaspini c. 206, p. 1024.
[385.] Barthol. de Neocastro Hist. Sic. c. 14, t. XIII, p. 1027.
[386.] Vedasi il fine del capit. 21, ed il massacro d'Augusta.
[387.] Barth. de Neocastro, c. 12, p. 1026.
[388.] Nicolai Specialis Rer. Sicul. l. I, c. 2, t. X, p. 924.
[389.] Gio. Villani l. VII, c. 56, p. 273. — Ricord. Malaspini c. 206, p. 1024. — Ann. Genuens. l. X, p. 575.
[390.] Questo trattato fu sottoscritto il giorno 3 luglio del 1281. Fu pubblicato nella raccolta de' diplomi in appendice alla storia del Ducange. Ed. Ven. p. 15.
[391.] Gli storici greci non fanno parola di questa spedizione. Il Ducange peraltro cita Niceforo Gregora l. V, c. 12, ma per uno strano abbaglio perchè il V libro non ha che sette capitoli. — Ducange Hist. de Costant. l. VI, c. 12, p. 97.
[392.] Dante pose papa Nicolò nell'inferno perchè colpevole di quest'atto simoniaco, c. XIX, v. 98. Pare peraltro che niun commentatore abbia avvertito che il poeta gli rimproverasse questa transazione.
[393.] Gio. Villani l. VII, c. 53, p. 270.
[394.] F. Francisci Pipini Chron. l. III, c. 12, t. IX, p. 687.
[395.] Indices rerum ab Aragon. Regibus gestarum Hisp. ill. t. III, p. 116: quest'opera è un compendio dello Zurita, della quale io non ho più per le mani il testo spagnuolo. — Raynald. ad an. 1275, § 13, p. 237, ex Leandro et Zurita.
[396.] Giannone l. XX, c. 5, t. III, p. 60, ex Costanzo l. II. — Mariana Hist. de las Españas l. XIV, c. 6. — Hisp. illust. t. II, p. 621.
[397.] Nicolai Specialis rerum Sicul. l. I, c. 3, p. 924, t. X.
[398.] Gio. Villani l. VII, c. 59. p. 276.
[399.] Annales Genuens. Caffari Contin. l. X, p. 576.
[400.] Gio. Villani l. VII, c. 59. p. 277.
[401.] Gio. Villani l. VII, c. 60. p. 277. — Jacchetto Malespini contin. Ricordani, c. 209. p. 1029.
[402.] Bartholom. de Neocastro c. 14, p. 1027.
[403.] Velly nella sua storia di Francia ad an. aggiugne a questo racconto molte circostanze ed aneddoti intorno alla morte di varj cavalieri francesi. Non so dove gli abbia presi, non certo negli autori da lui citati. Forse furono conservati dalla tradizione. È sopra tal sorta d'autorità che raccontasi che i Siciliani riconoscevano i Francesi alla pronuncia di due vocaboli ceci e ciceri. I Francesi non riuscivano quasi mai a pronunciare il c italiano, e l'accentazione loro riesce ancora più difficile.
[404.] Giovanni Villani l. VII, c. 61. p. 278.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (terra ferma/terra-ferma, Oemburgo/Oenburgo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
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