NOTE:
[1.] Giacchetto Malespini Stor. Fiorent. c. 210, t. VIII, p. 1030. — Gio. Villani l. VIII, c. 62, p. 279.
[2.] Negli storici del XIII secolo non troviamo il numero de' pedoni; essi li risguardavano come truppa di sì poco conto, che non montasse il noverarla esattamente.
[3.] Barthol. de Neocastro Historia Sicula c. 45, p. 1050. — Gio. Villani l. VII, c. 68, p. 283.
[4.] Nicolai Specialis Hist. Sicula l. I, c. 17, p. 936.
[5.] Queste lettere sonosi prese dalla storia del Malespini c. 212, p. 1033, e da Gio. Villani l. VII, c. 70 e 72, p. 285.
[6.] Gio. Villani l. VII. c. 73 e 74, p. 286.
[7.] Barth. De Neocastro Hist. Sicula t. XIII, c. 54, p. 1067.
[8.] Gio. Villani l. VIII, c. 83. p. 293. — I quattro ultimi appartenevano alla famiglia Gherardesca.
[9.] Caffari Annal. Genuen, l. X, t. VI. p. 570.
[10.] Gio. Villani l. VII, c. 83. p. 293. — Caffari Ann. Genuen. l. X, p. 577. — Uberti Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 282.
[11.] Guido de Corvaria Fragment. Hist. Pisanæ t. XXIV, p. 690. — Ubert. Folieta Hist. Genuens. l. V, p. 383. ap. Graevium t. I.
[12.] Ubert. Folieta l. V, p. 384. — Ann. Genuens. l. X, p. 580. — Guido de Corvaria Frag. Pisanae Hist. p. 690. — Marangoni Hist. Pisana, p. 558.
[13.] Marang. ib. p. 561, 562. — Ubert. Folieta l. V, p. 385, 386. — Caffari Ann. Genuens. l. X, p. 581-585.
[14.] Guido de Corvaria Fragm. Hist. Pisanae l. XXIV, p. 691. — Marangoni Cronaca di Pisa p. 563. — Gio. Villani l. VII, c. 90. p. 298. — Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 387. — Caffari Ann. Genuens. l. X, p. 586.
[15.] Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 393.
[16.] Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 390-395. — Ann. Genuens. Caffar. l. X, p. 587, 588. — Marangoni Cronaca di Pisa p. 564-569. — Guido di Corvaria Fragm. Pis. Hist. t. XXIV, p. 692. — Ann. Pisan. t. XXIV, p. 648. — Cronaca di Pisa Monum. Pisan. t. XV, p. 979. — Gio. Villani l. VII, c. 91. p. 299. — Chron. Fr. Franc. Pipini, l. IV, c. 31. t. IX, p. 731.
[17.] Gio. Villani l. VII, c. 97, p. 305.
[18.] Gilacchet. Malasp. Stor. Fior. c. 225, t. VIII, p. 1043.
[19.] Marangoni Cron. di Pisa p. 571. — Gli storici pisani nominano in altra occasione i commissarj spediti dai prigionieri a Pisa: se sono quelli che fecero rompere il primo negoziato, vogliono essere ricordati: Guglielmo di Ricoveranza, Puccio Buzzacherini de Sismondi, Guelfo Pandolfini e Jacopo Aldobrandi. Fragm. Hist. Pisanæ t. XXIV, p. 651.
[20.] Jacob Doria Annales Genuens. l. X, p. 594.
[21.] Si omettono i versi di Dante riportati dall'autore, siccome troppo noti a tutti gl'Italiani.
I frequenti cambiamenti di partito del conte Ugolino hanno resa alquanto confusa la sua storia; onde non deve recare meraviglia che sia tanto oscura, a fronte della celebrità del suo nome e dell'estrema sua sciagura. Questa storia per altro fu l'argomento d'ampie e numerose dissertazioni. Quelle del caval. Flaminio del Borgo, che formarono un volume in 4º, non hanno altro scopo che quello di purgare i Pisani dal rimprovero di crudeltà loro fatto da Dante e ripetuto da tutti coloro che leggono il suo divino poema. Prese per epigrafe questo verso
Exoritur tandem nostro de sanguine vindex,
e crede d'aver giustificata la sua patria, dimostrando che i quattro giovani chiusi in carcere con Ugolino, essendo stati presi colle armi alla mano, non erano meno di lui colpevoli; sicchè Dante non poteva dire di loro con verità: Innocenti facea l'età novella, ec. Noi abbiamo forse più che il cavalier del Borgo un interesse immediato a giustificare Pisa e le famiglie ghibelline da così grande crudeltà: pure non sappiamo immaginare qual vi possa essere così grave delitto che renda legittimo il supplizio d'Ugolino e de' suoi figli. Non vediamo che Dante li supponga nella prima fanciullezza; anzi li rappresenta come giovani pronti a sacrificarsi al loro padre; e questo zelo generoso ne fa supporre naturalmente che avranno pure combattuto al suo fianco; ma non pertanto erano essi troppo giovani per aver partecipato al tradimento che quattr'anni prima fece perdere la battaglia della Meloria, o a quello che diede ai Lucchesi Ripafratta, Viareggio ed altre castella. Il conte poteva averli avuti compagni nelle battaglie molto prima d'iniziarli ne' misterj della malvagia sua politica. Se alcuna cosa può scusare i Pisani, ella è la sofferta fame, la quale essi attribuivano alla politica del conte, e non credettero che di renderlo vittima di quel supplicio ch'essi in parte sperimentarono per sua colpa.
La critica del cavalier Flaminio intorno agli storici di quest'avvenimento è parziale e passionata; quindi approfittandoci del suo lavoro non l'abbiamo interamente adottato. Abbiamo specialmente appoggiato il nostro racconto sopra un frammento della storia pisana scritto da un contemporaneo in dialetto pisano ed impresso Scr. Rer. Ital. t. XXIV, p. 649-655. Ci spiace di dover dire che questo frammento dà a credere che il supplicio del conte sia stato una specie di tortura per forzarlo a pagare un'ammenda di cinquemila fiorini, cui era stato condannato. Abbiamo pure approfittato assai della cronaca di Pisa scritta del 1536 Script. Etruriæ t. I, p. 557-584. La citiamo talvolta sotto il nome di falso Marangoni, perchè ci pare che il cavalier Flaminio abbia dimostrato non essere altrimenti opera di Bernardo Marangoni cui viene attribuita. Siccome non cade dubbio intorno alla data ed alla autenticità, il nome non interessa gran fatto. Ma non sono queste le nostre sole autorità; noi le abbiamo sempre confrontate col racconto assai circostanziato di Gio. Villani l. VII, c. 120 e 127, p. 320-324; colla cronaca pisana scritta ne' primi anni del quindicesimo secolo: Sc. It. t. XV, p. 979, e coi commenti fatti a Dante da Benvenuto da Imola An. It. t. I, p. 1140. Per ultimo abbiamo pur letto il frammento di storia pisana di Guido di Corvaria contemporaneo, t. XXIV, p. 694. — Doria continuatore di Caffaro, Ann. Genuens, l. X, p. 593-595. — Leon. Aret. Istor. Fior. fine del terzo libro. — Cronica di Paolin di Piero, fiorentino contemporaneo, Script. Etrur. t. II, p. 42. — Ubert. Folieta Genuens. Hist. l. V, p. 396. — Marchione di Coppo de Stefani, pure contemporaneo, sconosciuto al caval. Flaminio. — Delizie degli Eruditi Toscani t. VIII, l. III, Rub. 164, p. 33.
[22.] Rymer Fœdera, Conventiones, ec. t. I, p. 239. Raccolta pubblicata per ordine di Anna Regina d'Inghilterra. — Giannone Stor. Civile l. XX, c. 7, t. III, p. 82.
[23.] Gio. Villani l. VII, c. 86, p. 296. — Il ristretto di Curita dà i nomi de' cento cavalieri di Carlo, e di tre che accompagnarono il re Pietro fino a Bordeaux. Hisp. illust. t. III, p. 124. — Guglielmo di Nangì dubita della venuta del re d'Arragona. Gesta Philippi III Audacis in Script. Franc. Hist. t. V, p. 542. — Marianna Hist. de las Españas l. XIV, c. 6, p. 623. — Murat. Antiq. Ital. t. III, Dissert. XXXIX, p. 649 e seguenti.
[24.] Raynald. Ann. Eccles. l. XIV, § 15-22, p. 342. Bulla depositionis Petri Arragon. 12 cal. aprilis. Urbevateri Altera 6 cal. sept. ap. Rayn. 1283, § 25 e seg., p. 344.
[25.] Gio. Villani l. VII, c. 92, p. 301.
[26.] Gio. Villani l. VIII, c. 93 e 94, p. 302 e 303.
[27.] Quest'ordinanza o capitolare viene riportato dal Giannone, Stor. Civile l. XXI, c. 1.
[28.] Gio. Villani l. VII, c. 78, p. 279.
[29.] Ciò chiamavasi il Divieto. Vedansi gli statuti fiorentini raccolti del 1415 e stampati in Firenze del 1787 sotto la data di Friburgo in 3 vol. in 4º.
[30.] Andrea dei Cron. Sanese ad an. 1283, t. XV, p. 38. — Malavolti Stor. di Siena p. II, l. III, fol. 50.
[31.] Cron. Aret. di Ser Gorello in terza rima t. XV, c. 3, p. 822. — Gio. Villani l. VII, c. 109, 114, p. 314 ec. — Leon. Aret. l. III, p. 102.
[32.] Gio. Villani l. VII, c. 130, 131, p. 326-330. — Dino Compagni, Cronaca delle cose de' tempi suoi t. IX, p. 475. Quest'ultimo descrive la battaglia come uno che v'ebbe parte.
[33.] Gio. Villani l. VII, c. 140, p. 335, 147, 369.
[34.] Frammenti d'un anonimo pisano contemporaneo, t. XXIV, p. 655 e seg.
[35.] Cronica di Pisa anonima t. XV, p. 980-982. — Falso Marangoni Cronica di Pisa p. 597.
[36.] Gio. Villani l. VIII, c. 1, p. 343.
[37.] La famiglia della Bella, siccome quelle dei Pulci, Nerli, Gangalandi e Giandonati erano state fatte nobili da Ugo vicario imperiale d'Ottone III avanti il 1000. Dante Parad. C. XVI, v. 127.
[38.] Cronaca di Dino Compagni t. IX, p. 474.
[39.] Leon. Aretino l. IV. — Scip. Ammirato Ist. Fiorent. l. IV, p. 188.
[40.] Gli ordinamenti della Giustizia sono compresi negli statuti di Firenze raccolti del 1415. Sono composti di 101 rubriche o titoli, e formano 108 pagine in 4º. Il latino è barbaro come quello di tutti gli statuti fiorentini.
[41.] Ordinamenta Justitiæ Rub. 32-90.
[42.] Ordinamenta Justitiæ Rub. 22-31.
[43.] Ibid. 63, 65, 96.
[44.] Ibid. Rub. 18.
[45.] Altri li chiamarono Galli o Galetti; ma dobbiamo prestare maggior fede a Dino Compagni, ch'era confaloniere. Questo nome di Galigai si associa a molte ricordanze. Cron. t. IX, p. 475. — Gio. Villani l. VIII, c. 1, p. 344.
[46.] Dino Compagni Cronaca de' tempi suoi, l. I, t. X, p. 475-478.
[47.] Machiavelli Stor. Fior. l. II. — Dino Compagni Cronaca l. I, p. 478. — Leonardi Aret. Stor. Fior. l. IV.
[48.] Gio. Villani l. VIII, c. 8, p. 350-351.
[49.] Dal giorno 2 aprile 1285 insino al giorno 3 aprile 1287.
[50.] Chron. Fr. Francisci Pipini l. IV, c. 22, t. IX, p. 727.
[51.] Dal 22 febbrajo 1288 al 4 aprile 1292.
[52.] In principio del susseguente secolo si vide un libro intitolato Initium malorum, nel quale trovavasi questa caricatura; essendovi ogni papa rappresentato con un disegno satirico che dava a conoscere il suo carattere e la sua amministrazione. Francis. Pipini Chron. l. IV, c. 23, p. 728.
[53.] La prima occasione in cui vedasi questa casa figurare nella storia d'Italia, è sotto il papato di Pasquale II l'anno 1100. Pietro della Colonna mosse guerra a questo pontefice; ed allora la di lui casa possedeva già le due terre di Colonna e di Zagarolo. Pandulph. Pisan. Vita Pasqualis Papæ II. Scr. Ital. t. III, p. 355. — Ottavio di Agostino Istoria della famiglia Colonna. Venezia 1658 in foglio.
[54.] Poema in vitam Cœlestini V; Card. Sancti Georgii ad Velum Aureum, l. II, c. 1, p. 34-64; t. III. Rer. Ital. p. I, p. 626.
[55.] Raynal. Ann. Ecclesiast. 1294, § 8, t. XIV, p. 462.
[56.] Raynald. § 10, p. 463. — Petrarca de Vita Solitaria, l. II, Sett. III, c. 18.
[57.] Vita Cœlest. V, a Card. Sancti Georgii, l. III, c. 8, t. III, p. 636.
[58.] Ptolomeus Lucensis Hist. Eccles. l. XXIV, c. 31. p. 1200, Script. Rer. It. t. XI.
[59.] Gio. Villani l. VIII, c. 6, p. 348. — Il Villani vuole accaduto questo trattenimento dopo la rinuncia di Celestino. Ma non è probabile che il cardinale Caietano provocasse tale rinuncia prima d'avere assicurata la sua elezione, tanto più che dopo non avrebbe potuto aver luogo per essersi i cardinali subito chiusi in conclave.
[60.] Ferreti Vicent. Hist. l. II, p. 966, t. IX.
[61.] Ptolom. Lucens. Hist. Eccl. l. XXIV, c. 32, p. 1201.
[62.] Inferno c. III, v. 58. Alcuni commentatori negarono che Dante avesse in vista Celestino; ma la loro obbiezione intorno all'epoca della sua morte, è mancante di fondamento; e Petrarca l'intese come noi, quando ne fece rimprovero a Dante. De Vita Solit. l. II, Sect. III, c. 18, p. 302 ed. Basileæ.
[63.] Questo racconto si è preso da una vita di Celestino V scritta da Pietro Aliaco, cardinale e suo coetaneo, l. II, c. 15, 16, 17, apud Surium Vita Sanctorum t. III, 19 maggio.
[64.] Avendo il nostro autore riportato intorno all'abdicazione il sentimento di Dante, non dispiacerà ai lettori di vedere quale fosse l'opinione del Petrarca: «Ma più d'ogni altro (egli scriveva nel l. II, c. 18 De Vita Solitaria, che qui riferisco compendiosamente tradotto) illustre è l'esempio di Celestino, il quale, deposto il gravissimo carico del papato, con quella alacrità cercò di ripassare nella mal abbandonata solitudine, che altri avrebbe mostrata trovandosi improvvisamente sciolto dalle nemiche catene. Il quale magnanimo fatto del santissimo solitario ascriva ognuno liberamente a qualsisia motivo, e lo reputi degno di biasimo o di lode; che in quanto a me lo credo essere stato egualmente utile a lui ed al mondo, per l'inesperienza sua delle umane faccende, le quali, per essersi sempre occupato della contemplazione delle celesti, aveva affatto trascurate.... Ho udito dire da coloro che furono presenti quando usciva dal concistoro in cui aveva deposto il gran peso che gli sfavillava negli occhi una cotale allegrezza che aveva dell'angelico. Nè a torto, perciocchè sapeva il valore di ciò che ricuperava, nè ignorava quello che perdeva. E certo egli passava dalle fatiche al riposo, dalle insane agitazioni della corte ai divini colloquj ec. — E se non glielo vietava il comando del suo successore, sarebbesi all'istante restituito, anche a piedi, su quell'ispido monte, da cui gli si apriva facile via al cielo.» N. d. T.
[65.] Horat. Tursel Hist. Lauret. l. I, c. 6-9. — Rainald. Ann. Eccl. 1294 § 24. p. 466 e 1295, § 58. p. 487.
[66.] Noi abbiamo pure due vite di papa Bonifacio VIII, scritte da autori quasi coetanei, che riferiscono senza difficoltà i miracoli di Celestino V, ma nulla dicono della santa Casa. Vita Bon. VIII, ex MS. Bernardi Guidonis Rer. Ital. t. III, p. 670. — Vita ejusdem ex Amalrico Augerio t. III, p. II, p. 435.
[67.] Marin. Sanuto Secreta Fidelium Crucis l. III, p. XII, c. 21, 22. — Gesta Dei per Francos t. II, p. 230.
[68.] La lettera ad Edoardo in data di Velletri giorno 5 delle calende di giugno anno I, e quella ad Adolfo il giorno 5 delle calende di luglio, trovansi in Raynal. Ann. Eccl. § 43-45. p. 483.
[69.] Mariana Hist. de las Españas l. XIV, c. 11. p. 630.
[70.] Memoriale Potest. Regiens. t. VIII, p. 171. L'autore era presente all'incoronazione. Raynal. 1289. § 13. p. 408. — Barth. de Neocastro Hist. Sicula c. 112. p. 1153.
[71.] Mariana l. XIV, c. 14 p. 634. — Barthol. de Neocastro Hist. Sicula c. 14 p. 1168.
[72.] Histoire de Costant. sous les empereurs françois l. VI, c. 17. p. 99. — Mariana Hist. de las Españas l. XIV, c. 17. p. 638. — Nicolai Specialis Hist. Sicula, l. II, c. 21. p. 961.
[73.] Nicolai Specialis Hist. Sicula l. II, c. 20-25. p. 959-964.
[74.] Uno de' privilegi dei Ricos Hombres d'Arragona era quello di potere rompere ogni legame colla corona, e perfino di dichiarare la guerra al re, purchè prima rinunciassero ai feudi da lui ricevuti. Hieron. Blancas. Comment. Rer. Aragon. p. 737. Gli Alagonia erano una delle dodici più antiche famiglie dei Ricos Hombres del regno di Soprarbia, culla di quello di Arragona.
[75.] La guerra civile continuò quasi senza interruzione in Pistoja fino all'anno 1539, benchè dopo il 1401 Pistoja non fosse che una città suddita dei Fiorentini, e del 1531 sommessa con tutta la Toscana ai duchi della seconda casa de' Medici.
[76.] Chiamasi montagna di Pistoja una piccola provincia posta in mezzo agli Appennini di cui san Marcello è il principal luogo. È la parte più pittoresca degli Appennini.
[77.] Jacopo Maria Fioravanti, Memorie Storiche della città di Pistoja. Lucca 1758, più fol. c. 16. p. 239.
[78.] Gio. Villani. l. VIII, c. 37. p. 368.
[79.] Istorie Pistojesi dall'anno 1300 al 1348 anonime t. XI, Scr. Rer. Ital. p. 367. — Fioravanti Memorie Storiche di Pistoja, c. 17. p. 248. — Istoria di Pistoja e delle fazioni d'Italia di Michel Angelo Salvi t. I, Pistoja 1627. 3 vol. in 4.º — Jannotii Manetti Hist. Pist. l. I, t. XIX, p. 1013. — Gio. Villani l. VIII, c. 3. p. 368. — Machiav. Stor. Fior. l. II, p. 118.
[80.] Tolomeo di Lucca, il solo tra tutti gli storici, ne' suoi Annales Breviores t. XI, p. 1301, fa cominciare questa lite l'anno 1295, gli altri soltanto nel 1300. Noi adottiamo il parere di Tolomeo ch'era vicino e contemporaneo, e crediamo che i fatti cumulativamente narrati dagli altri debbano ripartirsi ne' quattro anni seguenti. Veggasi intorno a ciò Flammin. del Borgo diss. sull'Ist. Pisana p. 5.
[81.] Istorie Pistoiesi anonime t. I, p. 374.
[82.] Jannotii Manetti Hist. Pist. l. II, p. 1009.
[83.] Gio. Villani l. VIII, c. 38, p. 369.
[84.] Questo palazzo, oggi detto Palazzo Vecchio, fu fondato l'anno 1298. La piazza davanti fu formata colla demolizione delle case degli Uberti, e perchè non si voleva che il palazzo del governo stesse sopra un terreno che i Ghibellini avevano profanato colla loro dimora, invece di fare il nuovo edificio quadrato, gli fu data una forma irregolare che ritiene anco al presente; di modo che veruno de' suoi fondamenti trovasi in terreno ghibellino. Gio. Villani l. VIII. c. 26 e 31, p. 561.
[85.] Cronaca di Dino Compagni, l. I, p. 480, t. IX. — I Cerchi, scrive Dante, erano usciti dal Pivier d'Acone, e per conseguenza originariamente contadini. Parad. C. XVI. v. 65.
[86.] Gio. Villani l. VIII, c. 38, p. 369. — Jannotii Manetti Hist, Pist. l. II, p. 1019. — Anon. Pistolese p. 374.
[87.] Cronaca di Dino Compagni l. I, p. 481. Intorno alla vita di Guido Cavalcanti veggasi Dante Inferno C. X, v. 52, ed i suoi commentatori. Benv. da Imola Comm. p. 1043-1186. — Ant. Ital. Med. Aevi t. I. — Tiraboschi Lett. It. t. IV, l. III, c. 3, § 14, p. 374.
[88.] Dino Compagni Cronaca p. 481.
[89.] Gio. Villani l. VIII, c. 39, p. 371.
[90.] Dino Compagni Cronaca l. I, p. 482. — Gio. Villani l. VIII, c. 40, p. 372.
[91.] Chron. Guilelmi de Nangis, an. 1299, 1300, in Spicilegio d'Acheri t. XI, p. 601.
[92.] Bolla di dispensa per questo matrimonio pubblicata nell'appendice del Ducange nella sua raccolta p. 24, o edizione del Lonore p. 41. — Hist. de Costantin. sous les emper. franç. l. VI, c. 18 ec. p. 100.
[93.] Ptolomei Lucensis Ann. Breviores, t. XI. p. 1304.
[94.] Dino Compagni Cronaca, p. 484. — Ist. Pistolesi anonime, p. 364.
[95.] Gio. Villani l. VIII, c. 45, p. 374.
[96.] Vita Castruccii Auctore Nicolao Tegrimo t. XI, p. 1316. — La vita scritta da Machiavelli è più che altro un romanzo cui non può darsi fede.
[97.] Istorie Pistolesi anonime, p. 377.
[98.] Dino Compagni Cronaca l. II, p. 488. Può vedersi intorno a questo particolare l'opera postuma del Pignotti Storia della Toscana. N. D. T.
[99.] Ugo Capeto, parlando a Dante di Carlo di Valois, che chiamavasi pure Carlo senza terra, annuncia in tal modo i suoi tradimenti. Purg. C. XX, v. 70.
«Tempo vegg'io non molto dopo ancoi,
Che trasse un altro Carlo fuor di Francia
Per far conoscer meglio e sè e i suoi.
Senz'arme n'esce, e solo con la lancia
Con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
Sì ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.
Quindi non terra, ma peccato ed onta
Guadagnerà, per sè tanto più grave,
Quanto più lieve simil danno conta.»
[100.] Dino Compagni l. II, p. 492.
[101.] Dino Compagni l. II, p. 495, 496.
[102.] Dal giorno 5 all'11 di novembre 1301.
[103.] Dino Compagni Cronaca l. II, p. 497-500. — Gio. Villani l. VIII, c. 48. p. 375-378. — Jannotii Manetti Hist. Pistor. l. II, p. 1022, 1023. — Istorie Pistolesi anonime p. 578.
[104.] Dino Compagni Cronaca l. II, p. 502.
[105.] Gio. Villani l. VIII, c. 49 p. 379.
[106.] Nicolai Specialis Hist. Sicula l. VI, c. 10. t. X, p. 1040. — Mariana Hist. de las Españas l. XV, c. 5. p. 645.
[107.] La sua lettera degli 8 degl'Idi di dicembre trovasi in Raynald, ad an. 1302, § 5. p. 562.
[108.] Da una lettera di Benedetto XI delle calende di giugno 1304 appare che l'oncia d'oro siciliana corrispondeva a cinque fiorini di Firenze. Presso Rayn. t. XIV, p. 597.
[109.] Il trattato fu segnato in Anagni il 12 giugno 1303. ap Raynaldi § 24-29. p. 578 e seg.
[110.] Chronic. F. Franc. Pipini l. IV, c. 47. p. 745.
[111.] Præfat. Muratori in Chron. Jacobi de Varagine Archiep. Genuens. t. IX. p. 3. — Dissert. II, dell'Ist. Pisana di del Borgo, p. 95.
[112.] Ferretus Vicentinus Hist. l. II, p. 968. — F. Franc. Pipini l. IV, c. 43. p. 744.
[113.] Bulla edita Romæ VI idus maii 1297. Apud Raynald. § 27-33. p. 506.
[114.] Raynald. Ann. Eccl. an. 1297, p. 508.
[115.] Per aver tenuto mano a questo tradimento, Dante pose Guido all'inferno, perchè la ricevuta assoluzione aveva preceduto la penitenza, c. XXVII, v. 67. — Comment. Benven. Imolens. in Dant. Com. ed Ant. Ital. t. I, p. 1110 ec. — Ferreti Vincent. Hist. l. II, p. 970. — F. Franc. Pipini Chronic, l. IV, c. 21, p. 741.
[116.] Contin. Guillelmi de Nangis e Monast. Benedict. in Dachery t. XI, p. 603 e seg. — Mezeray Abregé Chron. R. de Philippe le bel, t. II, p. 788 e seg. — Lettere di Bonifacio al re an. 1297. — Raynald. § 43, p. 508.
[117.] Lettere di Bonif. al re 7 ottobre 1296, § 24 e seg. p. 496.
[118.] Raynald. ad an. 1301, § 26, p. 556.
[119.] Lettere del clero di Francia al papa del 1302. Apud Raynald. § 12, p. 563.
[120.] Mezeray Abregé Chronolog. t. II, p. 793.
[121.] Lettere encicliche al clero di Francia del 7 delle none di dicembre del 1301, Rayn. § 29, p. 557.
[122.] Bolla di scomunica datata il giorno di san Pietro. Roma 1302. Raynald. § 14, p. 565.
[123.] Ferreti Vincent. Hist. l. III, p. 1003. — Gio. Villani l. VIII, c. 63, p. 395. — Chron. Parmense t. IX, p. 848. — F. Franc. Pipini Chron. l. IV, c. 41, p. 740. — Cronaca di Dino Compagni, l. II, p. 506. — Georgii cardin. ad velum aureum de canonis S. Petri t. III, l. II, c. 11, v. 150, p. 659. — Vita Bonif. Papæ ex MS. Bernardi Guidonis, t. III, p. 672. Vita Bonif. VIII, ex Amalrico Augerio t. III, p. II, p. 439.
[124.] Alcuni moderni storici francesi pretesero elle Sciarra Colonna desse uno schiaffo al papa. Ma questo racconto viene contraddetto da tutti i contemporanei, i quali concordemente asseriscono che niuno osò toccarlo.
[125.] Ferreti Vicentini Hist. l. III, p. 1006.
[126.] Perchè Bonifacio morì tre anni dopo la poetica discesa di Dante all'inferno, non potendo questi riporvelo, finse almeno che vi fosse aspettato. Niccolò III punito come simoniaco ode alcuno parlare presso al suo rogo; s'immagina che sia Bonifacio che viene per rimpiazzarlo. Inferno C. XIX, v. 52.
«Ed ei gridò; se' tu già costì ritto,
Se' tu già costì ritto Bonifazio,
Di parecchi anni mi menti lo scritto;
Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
Per lo qual non temesti torre a inganno
La bella donna, e di poi farne strazio?»
Ma per quanto Dante odiasse Bonifacio, per quanto si fosse reso colpevole verso Celestino, suo predecessore, non lascia perciò di condannare coloro che sì empiamente l'oltraggiarono, e pone in bocca d'Ugo Capeto il racconto dei delitti de' suoi discendenti. Purgat. C. XX, v. 86.
«Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso,
E nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un'altra volta esser deriso,
Veggio rinnovellar l'aceto e 'l fele,
E tra vivi ladroni essere anciso.»
[127.] La poesia a le arti, sebbene risorgessero in Italia nel XIII secolo, non progredirono però di pari passo. La prima ebbe perfezionamento da Dante, da Petrarca, da Boccaccio; le altre quasi due secoli dopo da Michelangelo, da Tiziano, da Raffaello. N. d. T.
[128.] Trovasi tale opinione in Garnier. Note 32. de sa traduction d'Adam Smith. E questo celebre economista deve qui risguardarsi come l'organo della sua setta. Ho di già confutato questo ragionamento della mia opera Richesse commerciale l. I, c. 3, p. 60.
[129.] La terza legge di Rotari, re dei Lombardi, stabilisce la pena di morte contro colui che tenta di abbandonare la sua provincia. Leges Logomb. t. I, p. II, Rer. It. p. 17. I guardiani dei porti o battelli sui fiumi erano rigorosamente castigati, anche con pena capitale, se favorivano i fuggitivi. Rhotaris Leges 270 e seg. p. 38.
[130.] Cron. di B. Marangoni. Suppl. Ser. Etr. t. I, p. 570.
[131.] Ordinat. Justitiæ, Rub. 32 e 90.
[132.] Malavolti Storia di Siena p. II, l. III, p. 50.
[133.] Jacopo Maria Fioravanti c. 16, p. 239.
[134.] Ant. Ital. Med. Ævi t. IV, Diss. LII, p. 673.
[135.] Quadro dell'Agricoltura toscana p. III, § 1, p. 226 ec.
[136.] Stor. Fiorent. Proem. del l. III.
[137.] Memoria della campagna di Milano del conte Giulini t. VII, l. LIV.
[138.] Galv. Flamma Manip. Flor. c. 326, t. IX.
[139.] Georg. Stellæ An. Genuens. c. 4, t. XVII.
[140.] Tiraboschi Stor. della Lett. Ital. t. IV, l. III, c. 6.
[141.] Intorno agli edificj di Pisa, oltre le mie osservazioni, io consultai soltanto il Tiraboschi t. III, l. IV, c. 8, § 7, il quale cita le Dissert. dell'origine dell'università di Pisa del cav. Flamminio del Borgo, che tanto illustrò quella repubblica, ad Aless. da Morrona: Pisa illustrata nell'arte del disegno; opere da me non vedute.
[142.] Tiraboschi t. IV, l. III, c. 6, § 5.
[143.] Lettere Sanesi del Padre della Valle, t. I, p. 180, citate dal Tiraboschi.
[144.] Il Vasari nelle sue Vite dei pittori racconta con ingenuità e sapore l'imbarazzo de' Fiorentini per condurre a fine la cupola di Arnolfo, gli assurdi progetti di tanti architetti e l'arditezza di ser Filippo Brunelleschi che sfidava tutti gli artisti del suo tempo. Michelangelo che innalzò la più grande di san Pietro, rese la più gloriosa testimonianza ai suoi predecessori, bramando che dal suo sepolcro a santa Croce stando aperte le porte della chiesa si vedesse la maravigliosa cupola d'Arnolfo e di Brunelleschi.
[145.] La Chiesa di san Paolo fu fondata dal grande Costantino, aggrandita da Teodosio l'anno 386, e terminata da Onorio nel 395, avendovi impiegati i materiali di altri edificj. Le più magnifiche colonne de' templi greci vi si veggono confusamente impiegate a sostenere il palco di una vasta capanna.
[146.] Tiraboschi t. IV, l. III. c. 6. § 6.
[147.] Dante Purg. c. XIX, v. 94. — Comm. Benven. Imol. ad locum. Ant. Ital. t. I, p. 1185.
[148.] Baldinucci, Notizie dei professori del disegno t. I, presso il Tiraboschi t. V, l. III, c. 5, § 7.
[149.] Da uno straniero, comechè buon conoscitore della nostra poesia e de' nostri migliori poeti, sarebbe ingiustizia il pretendere esattissimo giudizio del carattere della nostra poesia e del merito de' nostri poeti. Dante fu il più energico e robusto poeta d'Italia, e ciò basta a giustificare il nostro storico. N. d. T.
[150.] Parmi che i biografi di Dante non abbiano fatto attenzione che Guido Novello non abbandonò Firenze prima dell'undici novembre 1266, e che prima di tale epoca, e specialmente avanti la vittoria di Carlo sopra Manfredi, i Guelfi non erano rientrati. Converrebbe che il padre di Dante fosse stato richiamato dai Ghibellini.
[151.] Benven. Imol. Com. in Dantis Comoed. Proemium Ant. Ital. t. I, p. 1056.
[152.] Purg. c. XI, v. 79. — Ib. v. 88.
[153.] Memor. per la vita di Dante di Giuseppe Benvenuti, premesse al t. IV delle opere di Dante edite dallo Zatta, § 8 Ap. Tiraboschi t. V, l. III.
[154.] Delizie degli Eruditi toscani t. X, Rub. 234.
[155.] Supplem. in Etruriæ Script. t. II, p. 51. ec.
[156.] Questi priori erano Noffo di Guido, Neri di Mes. Jacopo del Giudice, Neri d'Arrighetto Doni, Bindo di Donato Bilenchi, Ricco Falconetti, Dante Alighieri, Fazio da Miccio Gonfaloniere, e ser Aldobrandino d'Uguccione, loro notajo. Delizie degli Eruditi toscani t. X. da Campi.
[157.] Ecco la sentenza quale viene riferita nel libro delle Riformagioni negli archivi di Firenze. — Condemnationes facte, per Nobilem et Potentem militem, Dom. Cantem de Gabriellis Potestate Florentie MCCCII. Dopo alcuni altri: XXVII Januarii. Dom. Palmerium de Altovitis de Sextu Burghi, Dantem Allagherii de Sextu Sancti Petri Majoris, Lippum Becchi de Sextu Ultrarni, Orlandinum Orlandi de Sextu Porte Domus.
«Accusati dalla fama pubblica, e procede ex officio, ut supra de primis, e non viene a particolari, se non che nel Priorato contradissono la venuta Domini Caroli, e mette che fecerunt baratterias, et acceperunt quod non licebat, vel aliter quam licebat per leges, et caet: in libras octo millia per uno, et si non solverint fra certo tempo, devastentur et mittantur in commune, et si solverint, mihilominus pro bono pacis stent in exilio extra fines Tusciae duobus annis. Delizie degli Eruditi Toscani t. X, monumenti n.º 4. p. 94. — Il Tiraboschi riferisce una sentenza aggravante, pronunziata dallo stesso Canto il 10 marzo dello stesso anno, condannando Dante ed i suoi compagni, venendo presi, alla morte.
[158.] Paradiso Canto XVII.
[159.] Giovanni Boccaccio vita di Dante dalla p. 47. ediz. fiorent. del 1723, e nel suo comment. Infer. cant. 8. — Presso Flam. del Borgo p. 45. — Benven. Imolens. Comment. cant. 8. v. 1.
[160.] Infer. cant. V, v. 73 e seg.
[161.] L'episodio del canto X dell'Inferno di Cavalcante Cavalcanti prova che, quando Dante lo scrisse, Guido, suo figliuolo, era ancora vivo. N. d. T.
[162.] Gio. Villani l. VIII, c. 70. — Marchione di Coppo de Stefani. Delizie degli Eruditi toscani t. X, l. IV, Rubr. 243.
[163.] Gio. Villani l. VIII, c. 36. — Ritornato il Villani da questo viaggio colla fantasia ancora calda dall'avere veduta la presente generazione sfilare sotto i suoi occhi, prese a scrivere la sua storia.
[164.] Inferno c. III, v. 116.
[165.] Franco Sacchetti fiorentino, nato del 1335, morì verso il 1400, onde la sua testimonianza intorno all'epoca della pubblicazione della Divina Commedia deve molto valutarsi. — Avendo l'asinajo interrotto la recita dei versi per gridare arri agli asini. Dante lo percosse, dicendo, codesto arri non vi misi io. Nov. LII e LIII.
[166.] Tiraboschi t. V, l. III.
[167.] Decamerone Giornata VI, Nov. IX.
[168.] Inferno c. X, v. 52. e seg.
[169.] Possono leggersi intorno agli storici italiani, le prefazioni a cadauno di loro nella collezione del Muratori Script. Rer. Ital. ed i due capitoli del Tiraboschi t. IV, l. II, c. 6. — t. V, l. II, c. 6.
[170.] Gio. Villani l. VIII, c. 58 e 78.
[171.] Elogi d'illustri Toscani di Pietro Massai t. I.
[172.] Questa storia si pubblicò nel t. VII e seguenti delle Delizie degli Eruditi Toscani da F. Idelfonso da San Luigi. Carmel. Scal. Firenze 1776.
[173.] Nè lo fu giammai, ma bensì la lingua volgare italiana, o cortigiana, come la chiamò Dante nel suo libro De vulgari eloquio. N. d. T.
[174.] Fragmenta Hist. Pisanæ t. XXIV, p. 643.
[175.] Scrip. Rer. Ital t. VII.
[176.] Ant. Ital. Med. Ævi t. III, p. 251. — Veggansi inoltre gli Annali di Lodovico Monaldeschi scritti nel medesimo dialetto. Script. Ital. t. XII, p. 529.
[177.] Script Rer. Ital. t. IX, p. 1223. — t. X, p. 1. — t. IX, p. 935.
[178.] Bibliografia storica delle città e luoghi dello stato pontificio. Roma 1792.
[179.] Trist. Calchi Hist. Patriæ l. XVIII.
[180.] Chronicon Placent. XVI, p. 488.
[181.] Chronicon parmense t. IX, p. 847.
[182.] Guichenon Hist. généalog. de la maison de Savoie t. I, c. 11.
[183.] Guglielmi Venturæ Chron. Astense c. 14, t. XI. — Benven. de S. Georgio Hist. Montisf. t. XXIII, p. 403.
[184.] Trist. Calchi Hist. patriæ l. XVIII.
[185.] Chron. Est. t. XV. — Chron. Parm. t. IX. — Dante Aligh. Purg. c. VIII, v. 70, ec. Il poeta rinfaccia a Beatrice le seconde nozze con soverchia amarezza. Sembra preferire i Visconti di Pisa, da più secoli sovrani di Gallura, ai Visconti di Milano, usurpatori che dovevano in breve essere abbattuti. Gli storici milanesi, e specialmente il Corio ed il Merula prendono da questi versi motivo di farne acerbi rimproveri a Dante. Abbiamo altrove osservato che, sebbene queste famiglie portassero lo stesso nome, non avevano però un'origine comune.
[186.] Ann. Mediol. anonimi t. XVI, c. 74. — Gal. Flammæ Manip. Flor. t. XI, c. 341. — Chron. Parm. p. 843. — Trist. Calchi Hist. Patriæ l. XVIII. — Bern. Corio delle Stor. Milanesi p. II. — Gior. Giulini Memorie della città e campagna di Milano t. VIII, l. LIX. — Georgii Merulæ Alexand. Antiq. Vicecom. l. VI. apud Grævium t. III, p. 118. — Paulus Jovius in Mathæum Mag. ib. — Petri Azarii Chron. de gestis in Lomb. t. XVI, c. 11. — Chron. Placent. t. XVI, p. 484, ecc.
[187.] Chronic. parmense t. IX.
[188.] Chron. Parm. Synchron. t. IX, p. 852. — Chron. Placen. t. XVI, p. 485.
[189.] An. Vet. Mutin. t. XI. — Chron. Est. t. XV.
[190.] Chron. Rheg. Gazatœ t. XVIII.
[191.] Purgat. C. VI, v. 97. — Alcuni commentatori videro in questa imprecazione il presagio della violenta morte d'Alberto d'Austria ucciso in maggio del 1308 da suo nipote Giovanni; onde si volle conchiudere che fosse scritto dopo: ma il caldo dell'imprecazione lo mostra dettato quando Alberto ricusò d'ajutare i Ghibellini.
[192.] Raynaldi Ann. Eccles. § 45 ad an.
[193.] Ferreti Vicentini Hist. l. III, t. IX.
[194.] Questa bolla ed una lettera a Filippo il bello, datate amendue in Perugia il giorno tre degl'idi di maggio, sono riferite dal Rayn. 1304, § 9 e 10. — Due frasi incidenti, e che non hanno che fare con tutto il resto della bolla, assolvono, senz'addurne motivo, i complici della prigionia di Bonifacio. Io le credo aggiunte dopo redatta la carta. È cosa abbastanza nota che gli atti di questo pontefice e del suo predecessore furono adulterati sfrontatamente in tempo della dimora della corte in Avignone. Intere pagine furono levate dai registri papali, cancellate ed aggiunte delle linee, secondochè il re di Francia lo credette a sè vantaggioso.
[195.] La bolla è riferita dal Raynald. 1304, t. XIV, § 13.
[196.] Ferreti Vicent. Hist. l. III, t. IX.
[197.] Gio. Villani l. VIII, c. 80. — Fran. Pipini F. Ord. Præd. Chron. l. IV, c. 48, t. IX. — Cronaca di Dino Compagni l. III.
[198.] Il racconto di Gio. Villani l. VIII, c. 80 viene confermato da sant'Antonino p. III, tit. 21, c. 1, ed adottato da Raynaldo, che riportò ne' suoi Annali uno squarcio dell'ultimo, t. XV, p. I, Ann. Eccles.
[199.] Ann. Eccles, Raynald. t. XV.
[200.] Bolla del 6 degli idi di marzo. Raynald. § 6.
[201.] Scomunica d'Andronico in data di Poitier, 3 degli idi di giugno 1307. Raynald. § 7.
[202.] Nicephorus Gregoras Hist. l. VI. c. 1.
[203.] Niceph. Gregoras Hist. l. VI, c. 3.
[204.] Ib. l. VI, c. 10.
[205.] Id. l. VII, c. 1.
[206.] Gio. Villani l. VIII. c. 50.
[207.] Hist. de Costant. de Ducange l. VI, c. 23.
[208.] Georg. Pachymeris Hist. Andron. l. V, c. 12.
[209.] Esiste una relazione di questa spedizione, scritta sulle memorie di uno de' suoi capitani, intitolata: Espedicion de Los Catelanos y Aragoneses contra Turcos y Griegos por D. Francisco de Moncada Conde de Osona. Io non l'ho ancora veduta.
[210.] G. Pachymeris Hist. Andron. l. V, c. 21.
[211.] Ducange Hist. de Costan. l. VI, c. 31. — Niceph. Gregoras l. VII, c. 3. — Pachymeris l. VI, c. 3.
[212.] Sua lettera dei 2 degli idi di marzo. 1307. Rayn.
[213.] Bolla del 3 delle none di giugno. ib.
[214.] Lettera pontificia del 19 delle calende di febbrajo 1306. Rayn. § 3.
[215.] Ann. Gen. l. X. — Uberti Folietæ Hist. Genuens. l. VI. — Gli annali di Genova, scritti per ordine pubblico da autori contemporanei, continuatori di Caffaro, terminano precisamente a quest'epoca. L'ultimo continuatore è Giacomo Doria, autore del decimo libro.
[216.] Niceph. Gregoras l. VI, c. 11. — Chron. Januers. Jacobi a Voragine t. IX, p. 56.
[217.] Ubert. Folietæ Gen. Hist. t. VI. — Marino Sanuto Vite dei Duchi di Venez. t. XXII. — Stor. Ven. di And. Navagero t. XXIII. — And. Danduli Chron. t. XII, p. II.
[218.] Raccolta di documenti per la storia di Costantinopoli p. 33.
[219.] L'hueste de los Francos que reynan en Tracia y Macedonia.
[220.] Stor. di Costant. del Ducange l. VI, c. 7, ed 8. — Nicephor. Gregoras l. VII, c. 7. — Laonici Calcocondilae de rebus Turcicis l. I, t. XVI, Biz. Ven. p. 8.
[221.] Cron. di Dino Compagni l. III. — Gio. Villani, l. VIII. c. 68.
[222.] Gio. Villani l. VIII, c. 71. — Dino Compagni Cronica, l. III.
[223.] Machiavelli Stor. Fior. l. II.
[224.] Gio. Villani l. VIII, c. 72. — Dino Compagni Cronaca l. III. — Istorie Pistolesi anonime t. XI.
[225.] Istorie Pistolesi anonime t. XI.
[226.] Cronaca di Dino Compagni, l. III.
[227.] Istorie Pistolesi anonime t. XI. — Gio. Villani l. VIII, cap. 83. — Cronica miscella di Bologna t. XVIII. — Memor. Histor. Mathæi de Griffonibus p. 134. — Ghirardacci Historia di Bologna l. XV.
[228.] Ghirardacci l. XV.
[229.] Dino Compagni Cronaca l. III. — Ist. Pistolesi anonime, p. 393.
[230.] Gio. Villani, l. VIII, c. 91.
[231.] Bulla apud Rayn. 1307, § 10, et 11. t. XV. — Contin. Guillelmi de Nangis in D. L. Acherii Spicilegio, t. XI.
[232.] Vita Honorii II ex MS. Bernar. Guidonis t. III, Rer. It. p. 422.
[233.] Pachymeris Hist. Andron, l. V, c. 12, t. XIII.
[234.] Veggansi i documenti giustificativi annessi alla tragedia de' Templari.
[235.] Contin. Guill. de Nangis apud Acheri Spicileg.
[236.] Gio. Villani l. VIII, c. 92.
[237.] Gio. Villani l. VIII, c. 92.
[238.] Sanctus Antoninus Arch. Florent. p. III, tit. 21, n.º 1. c. 1. Apud Raynald. ad an. 1307, § 12.
[239.] Chron. Astense Guillelmi Venturae t. XI.
[240.] Ferreti Vicent. l. III, t. IX.
[241.] Gio. Villani l. VIII, c. 92.
[242.] Parlando di governi affatto dispotici l'autore ha ragione, e ne abbiamo una troppo lunga prova nel dominio de' Turchi ed in altri dispotici governi di barbare contrade. N. d. T.
[243.] Gio. Villani l. VIII, c. 96. — Dino Compagni Cron. t. IX. l. III. — Leon. Aretino Hist. l. IV. — Nicolò Machiavelli Stor. Fior, l. II.
[244.] Istorie Pistolesi anonime t. XI, an. 1309.
[245.] Gio. Villani l. VIII, c 111.
[246.] Joh. Muller Schweitzerischer Eidgenossenschaft Geschichte l. I, c. 18.
[247.] J. Muller Schweitzerischer Eidgen. Geschichte l. II, c. 1, t. II.
[248.] Schiller ha introdotto, nel suo Guglielmo Tell, Giovanni, ch'egli chiama parricida, cercando asilo presso l'eroe. Io non posso astenermi dal riferire il patetico squarcio con cui l'uccisore dipinge la sua sventura.
«O se pianger sapete, il cuor vi tocchi
La storia de' miei mali, ahi troppo orrenda!
Principe io sono — il fui — potea felice
Vivere ec. . . . . . . .
Fuggo perciò le popolose strade,
E la mia mano di picchiar non osa
Ad una porta: timido m'innoltro
In solinga foresta, ove mi segue
L'orror del mio delitto: ogni ruscello,
L'agitar delle frondi, in cuor mi portano
Lo spavento: ah se voi pietà sentite
Dell'infelice umanità . . . . »
(cade ai piedi di Tell)
[249.] Di già in saldo di questa stessa grazia, aveva Filippo domandato al papa di fissare la sua corte in Francia, di perseguitare la memoria di Bonifacio VIII e di distruggere l'ordine de' Templari.
[250.] Gio. Villani l. VIII, c. 101 e 102.
[251.] Ferreti Vincent. Hist. l. IV, p. 1056. — Notæ Osii ad Albertum Mussatum t. X, p. 263.
[252.] Felice Osio, nel suo ridicolo commentario intorno alla storia d'Albertino Mussato, pretende scuoprire in ogni linea del suo autore qualche imitazione di Simmaco, di Macrobio, di Sidonio, di Lattanzio ecc. I tre quarti di queste imitazioni sono facilmente sogni della sua pedanteria; ed è in questo modo che vediamo sedici linee di testo dargli materiali per ottantasei pagine di note in foglio l. I, R. II, p. 39-125. Da tutti i rapporti che discopre, si può per altro conchiudere che lo stile e le idee del Mussato derivano dallo studio degli autori della bassa latinità. Rer. It. Scrip. t. X, p. 1 e seg.
[253.] Gio. Villani l. VIII, c. 112.
[254.] Gio. Villani l. IX, c. 7.
[255.] Nicolai Botruntin. Epis. Henrici VII. Iter Ital. t. IX, p. 888.
[256.] Albertini Mussati Hist. August. l. I, R. 10. t. X.
[257.] Henrici VII, Iter Italicum t. IX, p. 891.
[258.] Albert. Mussatus Hist. August, l. I, R. II. — Henrici VII, Iter Italicum, t. IX, p. 895.
[259.] Henrici VII, Iter Italicum, t. IX, p. 895.
[260.] Alber. Mussati Hist. Aug. l. II, R. I. — Henrici VII, Iter Ital. t. IX, p. 895. — Trist. Calchi Hist. patriae l. XX.
[261.] Questo fatto è una luminosa prova dell'osservazione del maggior politico italiano, essere più sicura la fede de' governi liberi che de' piccoli principi. N. d. T.
[262.] Henrici VII, Iter Ital. t. IX, p. 897. — Abb. Mussati Hist. Aug. l. II, R. I, t. X. — Ferret. Vicent. l. IV. — Trist. Calchi Hist. patriæ, l. XX.
[263.] Jacobi Malvecii Chron. Brixian. Distin. IX, c. 4. t. XIV. — Ferreti Vicent. l. IV.
[264.] Henrici VII, Iter Ital. t. IX, p. 903.
[265.] Jacobi Malvecii Chron. Brix. Dist. IX, c. 1-19. — Albertini Mussati Hist. Aug. l. IV. — Henr. VII, Iter Ital. t. IX. — Ferr. Vicent. l. IV. — Trist. Calchi Hist. patr. l. XX.
[266.] Ubert. Folieta Genuens. Hist. l. VI.
[267.] Albert. Mussati Hist. Aug. l. V, R. I. — Ferretus Vicent. l. V, p. 1088.
[268.] Alb. Mussati l. V, Rub. 9.
[269.] Alb. Mussati Hist. Aug. l. V, Rub. 6. — Ferreti Vicent. l. V, p. 1091.
[270.] Gio. Villani l. IX, c. 20 e 26.
[271.] Questa relazione venne indirizzata a papa Clemente V dal suo autore in sul finire del 1313 o in principio del 1314. Difficilmente può trovarsi uno scrittore più degno di fede, non avendo riferito che quello ch'egli vide.
[272.] Il vescovo di Botronto era domenicano, e giusta le regole dell'ordine era sempre accompagnato da un altro religioso del suo convento, ma di un rango inferiore.
[273.] Henrici VII Iter Ital. t. IX, p. 908.
[274.] Gio. Villani l. IX, c. 25.
[275.] Gio. Villani l. IX, c. 36. — Ferr. Vicent. l. V.
[276.] Albert. Mussatus Hist. Aug. l. V, R. 5.
[277.] Cron. di Pisa t. XV, p. 985.
[278.] Henr. VII Iter Ital. p. 919. — Ferretus Vicent. l. V, p. 1104.
[279.] Albertus Mussatus l. VIII, R. 8.
[280.] Bernardo Marangoni Chron. di Pisa p. 616.
[281.] Ferret. Vicent. l. V, p. 1108.
[282.] Gio. Villani l. IX, c. 45 e 46. — Ferretus Vicent. l. V, p. 1111. — Il vescovo di Botronto pretende invece che l'armata fiorentina entrasse in città prima dell'arrivo dell'imperatore. Hen. VII, Iter It. p. 925.
[283.] Gio. Villani l. IX, c. 47. — Albert. Mussati Hist. Aug. l. IX, Rub. 4.
[284.] Gio. Villani l. IX, c. 48.
[285.] Alber. Mussatus Hist. Aug. l. XIII, R. 5.
[286.] Alber. Mussatus l. XII, R. 6.
[287.] Cron. di Pisa di B. Marangoni p. 617.
[288.] Gio. Villani l. IX, c. 50.
[289.] Leon. Aretino Istor. Fior. l. V.
[290.] Hist. Aug. Alberti Mussati l. XVI, R. 8. E tutti gli storici citati nel presente capitolo, inoltre le Note d'Uberto Benvoglienti alla Cron. Sanese d'Andrea Dei t. XV.
[291.] Questo sarcofago fu però traslocato due volte, nel 1494 e nel 1727. Ora è nella cappella della Madonna, sotto l'organo, nel duomo di Pisa.
[292.] Così chiamavansi le leggi del maggior consiglio.
[293.] Sandi Stor. civ. Venez. p. II, l. V, c. 1. — Andr. Navag. Stor. Venez. t. XXIII, Scr. Rer. It. p. 1006. — Marin Sanuto, Vite dei Duchi di Venezia t. XXII, p. 577. — Laugier Hist. de Venise l. IX, t. III, p. 154.
[294.] Vettor Sandi Storia civ. p. II, l. V, c. 1, p. 6.
[295.] Sandi l. V, c. I, p. II, dietro il testo della Parte deposta all'Avogaria del Comune. — Marin Sanuto vite dei duchi di Venezia, p. 580, t. XXII.
[296.] Tra gli altri vedasi Laugier, Hist. de Venise, l. X. t. III.
[297.] Lettere del doge ai castellani di Modone e di Corone. Ad calcem Chron. Danduli. t. XII, p. 488.
[298.] Il Sandi ed il Muratori vogliono accaduta questa congiura del 1309, senza che io possa intenderne la cagione. Tutte le lettere originali riportate da Rafaino Caresino, nella continuazione di Dandolo, portano la data del 1310; ed i due più antichi storici della repubblica, Navagero, p. 1016, e Marin Sanuto, p. 588, tengono la stessa data. Vedasi ancora Laugier Hist. de Venise, l. X, t. III, p. 228.
[299.] Il colore dell'abito di cerimonia diede loro il nome di rossi e di neri.
[300.] Vettor Sandi Stor. Civile, l. V, c. 11, p. 32. — Andrea Navagero Stor. Venez. t. XXIII, p. 1019. — Laugier Hist. de Venise, l. X, t. III, p. 243. — Memoires histor. et polit. de Lèopold Curti 2.ª ediz. p. I, c. 4, t. I, p. 81. — Per altro Vettor Sandi non decide positivamente se fino dalla sua origine il consiglio dei dieci fosse presieduto dal doge e dal suo piccolo consiglio.
[301.] Si vedano le Memorie istoriche e politiche di Leopoldo Curti p. I, c. 4, t. I, p. 81-109; e p. II, c. 4, t. II, p. 1-95.
[302.] Il maggior consiglio rifiutò la prima volta i suoi suffragi l'anno 1582; l'ultima volta l'anno 1761. Prima di tali epoche aveva adoperati mezzi più immediati avanti di far uso di questo estremo rimedio. Dopo il 1761 minacciò più volte tale rifiuto fino alla caduta della repubblica.
[303.] Questa possibilità di rifiutare il suo suffragio al consiglio dei dieci e di abolirne con questo solo fatto la continuazione è tanto antica quanto l'istituzione dello stesso consiglio. Colla parte del maggior consiglio del 3 gennajo 1311, che rafferma per cinque anni il consiglio dei dieci, viene ordinato che tutti i suoi membri debbano essere individualmente approvati ogni quattro mesi dal maggior consiglio. In tale epoca i dieci non erano ancora obbligati dopo un determinato tempo di cedere il loro luogo a nuovi eletti, e non erano sottoposti alla contumacia, per valermi de' vocaboli delle leggi venete; ma potevano essere riconfermati per un tempo indefinito. Navag. Hist. Ven. t. XXIII. p. 1020.
[304.] Cron. di Pisa di Bern. Marangoni, p. 626. — Monumenta Pisana t. XV, p. 989.
[305.] Storie Pistolesi anon. t. XI, p. 405.
[306.] Nicolai Tegrimi, Vita Castruccii Castracani, t. XI, p. 1318.
[307.] Il bottino fatto a Lucca doveva essere tanto più ragguardevole, in quanto che i Lucchesi avevano i primi fatto un gran commercio di banco ed erano tutti riputati usuraj. Mentre un demonio ne portava uno all'inferno, Dante gli fa dire:
«Ecco un degli Anzian di Santa Zita:
Mettetel sotto, ch'io torno per anche
A quella terra che n'è ben fornita:
Ogni uom v'è barattier, fuorchè Bonturo.
Del nò, per li denar, vi si fa ita.»
Inferno, cant. XXI.
E Bonturo Dati, da lui eccepito solo, era pure il più celebre usurajo d'Europa.
[308.] Storie Pist. anonime t. XI. — Gio. Villani l. IX, c. 59. — Croniche di Pisa del Marangoni. — Monumenta Pisana t. XV, p. 991.
[309.] Il Marangoni nelle Cronache di Pisa dà ad Uguccione 22700 uomini d'ogni arma.
[310.] Stando alla Cronaca di Pisa l'armata fiorentina era forte di 54,000 uomini. Gli altri scrittori non danno il numero de' pedoni.
[311.] Il nerbo delle armate allora stava tutto nella cavalleria pesante, ed ogni disuguaglianza di terreno ne impediva la marcia. La Nievole non ritarderebbe un solo istante l'infanteria.
[312.] Storie Pistol. anon. t. XI, p. 409. — Gio. Villani l. IX, c. 70. — Leonardo Aret. l. V. — Bern. Marangoni Cron. di Pisa p. 632. — Monum. Pis. t. XV.
[313.] Il Macchiavelli racconta diversamente l'origine di questo arresto. Dice che Pietro Agnolo Micheli, riputatissimo gentiluomo di Lucca, fu assassinato da un suo nemico, che rifuggiossi in casa di Castruccio, il quale prese a difendere l'uccisore. Vita di Castruccio tra le opere di Macchiavelli.
[314.] Monum. Pisana t. XV, p. 996. — Istor. Pistol. anon. t. XI, p. 411. — Gio. Villani l. IX, c. 76.
[315.] Vita Castruccii Antelminelli a Nic. Tegrimo t. XI. — Niccolò Macchiavelli Vita di Castruccio.
[316.] Albert. Mussati De Gestis Ital. l. II, Rub. 2.
[317.] Verso il 1265. I Vicentini avevano già ubbidito quarantasei anni ai Padovani, quando del 1311 fecero presso Enrico VII i primi tentativi per iscuoterne il giogo. Ferreti Vicent. Hist. l. IV.
[318.] Guglielmi Cortusii de novitatibus Paduæ l. I, c. 11, t. XII Rer. Ital. p. 778. — Tiraboschi Stor. della Letterat. Ital. l. I, c. 3, § 12, t. V.
[319.] Ferreti Vicent. Hist. l. IV, p. 1070.
[320.] Albert. Mussati Hist. Aug. l. XIV, R. 6.
[321.] Ferretus Vicent. l. IV. — Cortusior. Hist. l. I, c. 13.
[322.] Ferr. Vicent. l. IV. — Albert. Muss. Hist. Aug. l. VI.
[323.] Ferret. Vicent. l. VI.
[324.] Ferreti Vicentini l. VI. — Cortusiorum Historia l. I, c. 15.
[325.] Ferret. Vicent. p. 1130.
[326.] Albert. Mussati De Gestis Italicor. l. IV, R. I. — Cortusiorum Hist. de novitatibus Paduæ l. I, c. 22.
[327.] Alb. Mussat. Ibid. — Ferret. Vicent. l. VI.
[328.] Albert. Mussatus de Gestis. Ital. l. VI, R. I.
[329.] Albertinus Mussatus l. VI, Rub. I.
[330.] Ferreti Vic. Hist. l. VI. — Albert. Mussatus Hist. Ital. l. VI, Rub. I. — Cortus. Hist. l. I, c. 23.
[331.] Albert. Muss. l. VI, R. II. — Ferretus Vic. l. VI. — Chron. Veron. t. VIII, p. 641.
[332.] Ferretus Vicent. l. IV, p. 1145.
[333.] Alber. Mussatus l. VI, Rub. 10.
[334.] Ferr. Vicentini l. VII. — Historiæ Cortusiorum l. II, c. 11.
[335.] Cortusior. Histor. l. II, c. 1. — Albert. Mussatus fragmentum, seu l. VIII.
[336.] Ferretus Vicent. l. VII.
[337.] Cortusior. Hist. l. II, c. 27, p. 814. — Ferretus Vicent. l. VII, p. 1179. — Gattaro Istoria Padovana, t. XVII, p. 9. — Polistore t. XXIV, c. 8, p. 724.
[338.] Albertini Mussati de gest. Ital. l. VII, R. 19, p. 675. — Campi Cremona Fedele, l. III, p. 89.
[339.] Alberici Mussati de Gest. Ital. l. VII, Scr. Rer. It. 20. p. 667.
[340.] Ludov. Cavitelius Cremon. Annales, apud Graevium t. III, p. 1367.
[341.] Di già l'anno 1208 Azzo VI era stato onorato del titolo di signore di Ferrara da una elezione dei Guelfi di questa città; ma per lo spazio di trentadue anni egli ed i suoi figliuoli ne disputarono la sovranità alla famiglia dei Salinguerra, senza potersi solidamente stabilire.
[342.] Della storia di Gazzata non si conservarono che alcuni frammenti pubblicati nel XVIII tomo degli Scriptor. Rer. Ital. Il pezzo da noi citato, conservato nella prefazione d'una storia MS. del Pancirolo, trovasi stampato nella prefazione dello stesso volume XVIII, p. 2.
[343.] Guido da Castello era un poeta di Reggio attaccato al partito repubblicano della sua città, dalla quale fu esiliato cogli amici della libertà. Vedasi Benvenuto da Imola Comment. ad Dant. Purgat. c. XVI, v. 124.
[344.] Flaminio del Borgo, Dissert. II, p. 74.
[345.] Memorie del conte Figliasi sul commercio Veneto, p. 89.
[346.] Conte Giorg. Giulini Memor. di Milano l. LX, t. VIII, p. 585.
Nota del Trascrittore
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