La gloria dell’ago.
Quasi vil donna che ’l cor d’ozio ha vago
E sol adopri la conocchia e l’ago.
Tasso, Rinaldo.
Uscite dall’ombra, o aghi umili, buoni. Uscite senza ritrosia; è il quarto d’ora della riabilitazione, il quarto d’ora del trionfo.
Ecco, giungono. I primi adescati sono i meno modesti: gli aghi aristocratici che luccicano come minuzzoli di raggi siderali sulla felpa degli astucci, sul raso delle cestelline adorne, in cui trascinano le giornate, oziando, col loro strascico di fili di seta multicolore, sospinti di quando in quando da un ditale d’avorio o d’argento, fra la severità d’un artistico ricamo che palpita alla brezza marina, o ride ai riflessi del sole che s’infiltra tra il verde d’un ramo, o s’immalinconisce nella penombra d’un salotto, stiracchiato da una mano fine, nervosa, durante una visita importuna. Poi arriva la gran moltitudine degli aghi borghesi: aghi solidi, utili, infilati semplicemente di bianco o di nero, gli aghi più attivi, affacendati sempre, sempre pronti ad ogni sorta di lavoro, un esercito di carità che veglia e provvede dalle vedette d’avorio, di legno, di metallo, in cui li relegano, a gruppi, mani frettolose e sapienti. Questi sono gli aghi d’esperienza, poichè della vita conoscono le lotte, i trionfi, le gioie, gli sconforti, i palpiti, i sogni, le miserie, le follie. Quante cose hanno da raccontarsi, quando si trovano in crocchio a vegliare negli agorai! Uno è passato fra le trine d’una bianca veste di sposa, un altro fra il crespo d’un abito di lutto, un terzo in una cuffietta di neonato, un quarto è andato a rischio di spezzarsi tra la paglia del cappellino d’una signorina capricciosa, un quinto ha svegliato con una puntura la giovine cucitrice, stanca e illanguidita, un sesto ha fatto la spola cento volte fra un tovagliolo logoro d’una vecchietta avara; il suo vicino invece è ancora indolenzito a furia di rattoppar calzine d’ogni dimensione. Un altro ancora s’è bagnato delle lacrime d’una sposina negletta, un altro non ha fatto che..... disfar punti sbagliati fra dita abbandonate a loro stesse dalla mente assorta in una fantasticheria, o intenta a sugger parole dolci da una voce virile, armoniosa....... Oh, aghi, anche galeotti, dunque, qualche volta siete voi?!...
Vengono, robusti, giganti, gli aghi rustici che rappezzano i sacchi e le camicie dell’alpigiana e scendono con lei in città, quando diventa balia in qualche bel palazzo, a ricordarle quell’ultima sera dei suoi monti, allorchè agucchiava cogli occhi velati e il cuore gonfio accanto alla culla del suo figliuolino; o quell’altro giorno ancor più lontano, quando un ago simile si spezzò al bacio improvviso d’un giovane coscritto a lungo aspettato. Sono aghi ingenui, inoffensivi, che hanno in sè una poesia fresca e sana e tutta la purezza dell’infanzia che li predilige, tutta l’ignoranza beatamente grottesca delle bambole e dei burattini.
Ecco gli aghi scolastici in una minuziosa scala di proporzioni; aghi silenziosi, discreti, affaticati, qualche volta crudeli, disamorati sempre, poichè, meno qualche onorevole eccezione, si nascondono, sfuggono, si spezzano anche volentieri, pur di sfuggire alla tirannia di quelle ore fisse di ginnastica educatica. Ecco, accanto, gli aghi del chiostro, muti, eterni, suffusi di luccicori lustrali, e la scarsa falange degli aghi maschili dai movimenti bruschi, ineleganti, gli aghi dei tappezzieri e dei soldati, e gli aghi degli ospedali, aghi malinconici, addolorati, benefici, riparatori, «Prima di trista e poi di buona mancia,» come la lancia del divo Achille, poichè oltre ciò, voi, aghi, sapete anche punire una mano temeraria e puntare all’occhiello un fiore desiderato.... Oh, aghi, aghi, chi vi canterà degnamente? Come rendere tutto il germogliare di sensazioni, il disegnarsi di miraggi che si levano, al pensiero di voi, nel mio cuore? Aghi buoni, umili, filosofici, saggi compagni e testimoni eloquenti della vita muliebre, consiglieri di pace, confidenti di tanti nostri sogni ingenui, folli, mesti, a cui parete rispondere con una parola di ritmo pacato, pieno di senno, balenando assidui tra la piega dell’orlo, o coi ridenti rabeschi che si tramano sul canovaccio come rispecchiando in un lago tranquillo le chimère splendide e vane dei poveri cervelli femminili. Aghi, aghi, che sapete tante cose che gli altri non sanno, tanti palpiti repressi, tante angoscie velate sotto una calma fittizia, tante fissazioni opprimenti del pensiero assorto da un punto luminoso di faro, tanti dubbi tremendi, tante supposizioni false che dànno la voluttà del martirio, tante ore d’attesa, oh quante! le lunghe, pazienti, logoranti attese femminili a cui è compagno il lavoro, ore d’un supplizio minuto, crudele, continuato, che l’uomo non sa.
Oh, aghi snelli, rilucenti, dai miti riflessi di luna, antichi maestri di pazienza, quanto meglio sarebbe ascoltar voi qualche volta, quando pacificamente incrociati sul lavoro che attende, pare ci consigliate di non legger quei versi, di non scrivere quella lettera, di non uscire a quella passeggiata; quando con la soddisfazione intima e schietta che viene da voi, ci adescate alle dolcezze dei semplici, dei felici che non conoscono il faticoso errare nei campi stellati e dolorosi dell’arte, del pensiero! Meglio, si, meglio l’umile agucchiare che il soave e velenoso intenerirsi ai casi di Lancillotto; meglio l’ago, che la penna. E noi torneremo all’antico; agucchieremo. Là è un regno tutto nostro di pace feconda, come la terra beata dell’ultimo sogno di Faust; là, finora, nessuno ci giudica, nessuno ci motteggia, nessuno ci sferza. L’ago pesa meno della penna alle nostre mani delicate e.... conclude di più.
Ave, dunque, ago, fortezza, difesa, e gloria nostra!
Fine.
[ INDICE]
| Forte come l’Amore | [Pag. 1] |
| Romanze senza parole | [75] |
| Natale Romantico | [78] |
| Natale Classico | [86] |
| Il poema dei bambini | [97] |
| Treccia bionda | [101] |
| Romanze senza parole | [112] |
| Pasqua triste | [116] |
| La scarpina di Cenerentola | [122] |
| Romanze senza parole | [182] |
| Crisantèmi | [140] |
| Dietro le scene | [150] |
| Mammole | [157] |
| Romanze senza parole | [165] |
| Ultimi bagliori | [170] |
| La gloria dell’ago | [197] |
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.