DCCCCLIV
| Anno di | Cristo DCCCCLIV. Indiz. XII. |
| Agapito II papa 9. | |
| Berengario II re d'Italia 5. | |
| Adalberto re d'Italia 5. |
Continuò in quest'anno l'incendio della guerra civile in Germania, e vi si mischiarono anche gli Ungheri, chiamati in loro aiuto da Lodolfo duca di Alemagna ossia di Suevia, figliuolo del re Ottone, e da Corrado duca di Lorena. Non pochi di costoro lasciarono la vita in quelle parti, per attestato di Frodoardo [Frodoardus, in Chron.]: ceteri per Italiam revertuntur in sua. Altrettanto scrive il Continuatore di Reginone. Continuò ancora in Italia lo stretto assedio della rocca di Canossa, dove intrepidamente si sosteneva Alberto Azzo, con isperanza che o il re Ottone od altri accorresse un dì in soccorso suo. Accenna Girolamo Rossi [Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.] uno strumento scritto in Ravenna anno octavo Agapiti papae, regnante Berengario et Adalperto ejus filio anno IV regni eorum, Indictione XII, cioè nell'anno presente. Cita eziandio un concilio tenuto in quella città nell'anno susseguente, correndo l'anno V d'essi re l'indizione XIII: memorie tutte che ci scuoprono che anche questi due re, non men di Ugo e di Lottario, dominavano in Ravenna e nel suo esarcato, tuttochè tali stati non appartenessero al regno d'Italia. Roma era stata usurpata ai papi da Alberico; i re d'Italia fecero anch'essi un somigliante giuoco all'esarcato. Che poi il suddetto Rossi scriva che Adalbertus rex Ravennam sedem constituit regni praecipuam; ed avendo maltrattato i mercatanti veneziani, fu sconfitto da Pietro Candiano valoroso doge di Venezia; ed in tal congiuntura, perchè il popolo di Comacchio avea prestato aiuto al re Adalberto, i Veneziani portatisi a quella città, dopo il sacco la spianarono in maniera, che dopo molti secoli durò fatica a rialzare il capo: noi crederemo veri tali racconti, qualora se ne adducano legittime pruove, con allegar memorie antiche o autori non lontani dal secolo di cui parliamo. A buon conto nulla di ciò seppe il Dandolo, vecchio scrittore delle cose venete, nè altri che hanno scritto prima del Rossi. Terminò in quest'anno il corso di sua vita Alberico patrizio e principe, o vogliam dire tiranno di Roma. Nel catalogo posto davanti alla Cronica di Farfa [Chronicon Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.] si legge: Anno DCCCCLIV, Albericus princeps Romae obiit. E Frodardo storico di questi tempi lo conferma con dire sotto il presente anno: Albrico patricio Romanorum defuncto, filius ejus Octavianus, quum esset clericus, principatum adeptus est. Sicchè il dominio temporale di Roma fu occupato da questo Ottaviano, che in breve vedremo salire anche sul trono pontificio. Ad istanza di Gualberto arcivescovo di Milano, fu fatto in quest'anno un privilegio a Brunengo vescovo d'Asti da Berengario e Adalberto re. Vien esso rapportato dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.] con queste note: Data decimo kalendas junii anno dominicae Incarnationis DCCCCLIV, regni vero Berengarii et Adelberti IV, Indictione XII. Actum Papiae. L'arcicancelliere qui nominato è Guido vescovo, cioè il vescovo di Modena, che dopo il suddetto Brunengo dovette circa questi tempi conseguire quell'illustre dignità, continuata dipoi anche sotto Ottone il grande.