DCCCCLVIII

Anno diCristo DCCCCLVIII. Indiz. I.
Giovanni XII papa 3.
Berengario re d'Italia 9.
Adalberto re d'Italia 9.

Perchè Ottone il grande re di Germania, dopo la morte di Lodolfo suo figliuolo, succeduta in Italia, niuna inquietudine recasse ai re Berengario e Adalberto, potrebbe taluno chiederlo; e si potrebbe rispondere che Berengario dovette placarlo in qualche maniera. Ne è anche un contrassegno il vedere che esso Berengario, quantunque per le ragioni vecchie, e per la venuta del suddetto Litolfo, a cui aderì tosto Alberto Azzo, dovesse nudrire rabbia e mal talento verso di questo bisavolo della contessa Matilda, pure il lasciò in pace, per riguardo, come si può conghietturare, ad Ottone di lui protettore. Anzi è da osservare, che se non prima, almeno in quest'anno esso Alberto Azzo porta il titolo di conte, cioè di governatore probabilmente di qualche città. Ciò costa da uno strumento da me prodotto [Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII.], scritto Berengarius et Adelbertus filio ejus gratia Dei reges, anno regni eorum, Deo propicio octavo, mense novembris, Indictione secunda: indicanti l'anno presente. In esso strumento Atto filius quondam idemque Attoni de comitatu parmense, qui professus sum ex natione mea lege vivere Longobardorum, vende alcuni beni ad Alberto, qui et Atto comes, consobrino meo, filius quondam Sigefredi de comitato lucensi. Fu stipolato quello strumento in loco insula Judiciaria parmensis. Potrebbe essere che a questi tempi appartenesse ciò che narra l'autore della Cronica farfense. Quel tiranno e dilapidatore dell'insigne monistero di Farfa, Campone abbate, di cui parlammo all'anno 939, era tuttavia vivo, ed opprimeva quel sacro luogo. Giovanni XII papa cominciò ad abborrirlo, sicut et suus pater, cioè Alberico patrizio. E nol lasciando tornare al governo del monistero, creò in sua vece abbate di Farfa un certo Adamo, oriundo della città di Lucca, se pure non vuol dire di Lucania. Ma perchè in questi tempi per la maggior parte i monisteri di Italia, seminarii una volta di virtù, erano divenuti sentine di vizii, esso Adamo ben tosto si scoprì non da meno del suddetto Campone. Pro publico autem stupri scelere, in quo detentus est a militibus papae Johannis, et marchionis Theobaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat. Per esimersi dal gastigo gli convenne alienar due corti ed altri fondi spettanti a quel monistero. Lupo protospata [Lupus Protospata, Chron.] all'anno 955 notò che Mariano generale dei Greci venne in Puglia. Sotto quest'anno poi, oppur nel seguente, l'autore della Cronica arabica [Chron. Arabic., P. II, tom. 1 Rer. Ital.] della Sicilia lasciò scritto che Assano saraceno, signore di quell'isola, transfretavit et ivit obviam fratri suo Ammar. Et fugit coram eo Marianus Strategus, abducta tamen navi e navibus Moslemiorum. Aggiugne appresso che quell'armata navale di Mori, nel tornare di settembre in Sicilia, andò tutta a male, e fu d'uopo farne una di nuova. Circa questi tempi Attone vescovo di Vercelli, grande ornamento di quella chiesa per la sua letteratura e pietà, diede fuori il suo trattato De pressuris Ecclesiae, dove espone il mal trattamento che si facea dei vescovi, con permettere a tutti di accusarli, con esigere da essi che in mancanza di pruove prendessero il giuramento, ed accettassero il duello da farsi con qualche loro campione. Riconosce per canoniche e come vegnenti da Dio le elezioni de' vescovi fatte dal clero e popolo. Ma i principi poco timorati di Dio, sprezzando queste regole, volevano che la lor volontà prevalesse in eleggere i sacri pastori. E quali mai? Si rifiutavano i meritevoli eletti, e conveniva prendere i prediletti da loro, ancorchè indegni, non considerando essi il merito del sapere e della bontà de' costumi, ma solamente le ricchezze, il parentado e i servigii. E se non vendevano le chiese per denaro, le davano nondimeno in pagamento della servitù prestata da essi, o dai lor parenti alla corte. Però si vedevano fanciulli alzati al vescovato, e si obbligava il popolo a dar testimonianze favorevoli a questi sbarbatelli, che appena avevano imparato a memoria qualche articolo della fede, per potere rispondere, benchè tremando, all'esame: il quale era tuttavia in uso piuttosto per formalità, che per chiarire la scienza d'essi. Ed ecco qual fosse in questi tempi lo stato miserabile delle chiese d'Italia.