DCCCCLXI
| Anno di | Cristo DCCCCLXI. Indiz. IV. |
| Giovanni XII papa 6. | |
| Berengario II re d'Italia 12. | |
| Adalberto re d'Italia 12. |
Quando sia originale, come sembrò a me, un diploma [Antiq. Ital., Dissert. LXV.] dei re Berengario e Adalberto, conceduto a Martino abbate della Vangadizza presso all'Adigetto, dove io osservai tuttavia il sigillo di cera col nome di quei re, noi troviamo essi regnanti in Verona sul fine di maggio del presente anno. Fu dato quel diploma tertio kalendas junias, anno Incarnationis Domini DCCCCLXI, regni vero domni Berengarii, atque Adalberti piissimorum regum XI, Indictione IV. Actum Veronae. Quel che è più, essendo stato questo diploma interventu ac petitione Ugonis marchionis Thusciae, noi vegniamo a conoscere che Uberto marchese di Toscana, o avea pagato il debito della natura [Antichità Estensi, P. I, cap. 15.], o, come vogliono alcuni, era fuori d'Italia cacciato in esilio; e che Ugo suo figliuolo, il quale poi riuscì uno de' principi famosi d'Italia, era succeduto a lui nel possesso e governo della Toscana; ed avere san Pier Damiano imbrogliata, siccome vedremo, co' suoi racconti la storia della Toscana. Vien anche rapportata dall'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Vercellens.] la fondazione del monistero di Grassano nella diocesi di Vercelli fatta da Aledramo marchese, figliuolo di Guglielmo conte, e da Gerberga figliuola del re Berengario. Questi vien creduto il primo marchese del Monferrato, da cui derivò la schiatta di que' principi sì celebri, siccome vedremo nella storia de' secoli susseguenti. Quello strumento ha queste note: Berengarius et Adalbertus ejus filius, gratia Dei reges, anno eorum, Deo propitio, undecimo, mense augusti, Indictione quarta, cioè nell'anno presente, nel cui mese di agosto troviamo tuttavia dominanti questi due re. Vedesi anche appresso il Guichenon [Guichenon, Bibliothec. Sebus., Centur. I, num. 83.] un diploma di Ugo e Lottario re d'Italia, che nell'anno 938 donano Aledramo comiti quamdam cortem, quae Forum nuncupatur, sitam super fluvium Tanar. Si può tenere per lo stesso Aledramo che con titolo di marchese comparisce da lì innanzi. Intanto stava forte a cuore al re Ottone la spedizion d'Italia; ma prima d'intraprenderla volle assicurar la corona della Germania in capo ad Ottone primogenito suo. Adunata dunque in Vormazia la dieta generale del regno, fu con unanime consenso de' baroni e del popolo eletto re di Germania, e coronato Ottone II suo figliuolo [Continuator Rheginonis, in Chronico. Hermannus Contract, in Chron. Annalista Saxo, in Chron.]. Ciò fatto, e raccomandato a Guglielmo arcivescovo di Magonza, suo fratello, esso figliuolo, ch'era allora in età di sette anni, tornò Ottone il Grande in Sassonia, e dopo aver dato buon ordine agli affari, per la Baviera e per la valle di Trento calò coll'esercito suo in Italia, ubi omnes paene comites et episcopos obvios habuit, et, ut decuit, ab eis honorifice susceptus, potestative, et absque ulla resistentia Papiam intravit. Trovò quivi distrutto da Berengario il palazzo dei re, forse per un pazzo gastigo dato da lui ai cittadini, ed ordinò che si rifacesse. Intanto Berengario e Willa sua moglie e i lor figliuoli si chiusero in varie fortezze, senza osar di comparire coll'armi in campagna per opporsi ai felici progressi del re germanico.
Si può molto bene accordar questa relazione con ciò che l'Anonimo Salernitano [Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 299.] lasciò scritto, dicendo che il re Adalberto cum magno apparatu, populoque nimis valido Clusas venit, cioè alla Chiusa nella valle dell'Adige, quatenus cum Ottone certamen iniret. Feruntque plurimi, ut sexaginta millia pugnatorum cum rege Adelverto fuissent. Stette ivi questo esercito un dì e una notte, senza che udissero avvicinarsi il nemico; quand'eccoti molti di que' conti, cioè de' governatori delle città, dissero fuor dei denti ad Adalberto che il pregavano di portarsi a Pavia per fare intendere al re Berengario suo padre di cedere ad esso Adalberto il governo del regno, perchè loro intenzione era di non istar più sotto il comando di lui. Se acconsentiva, erano pronti a combattere con tutte le lor forze contra chi veniva in Italia per torgli il regno, se no, si sarebbono dati al re di Germania, siccome risoluti di non più sopportare la crudeltà di Berengario; e di sua moglie. Andò Adalberto; trovò il padre disposto alla rinunzia; ma Willa sua madre, femmina delle più perverse e triste che sieno mai state create al mondo, non si volle lasciar in alcuna maniera smuovere, e disturbò l'affare. Portata da Adalberto la risposta ai conti, ciò servì ad accrescere la loro collera; e però all'istante partendosi da lui colle lor genti, se ne tornarono cadauno alla sua città. Di qui è che senza contrasto alcuno entrò il re Ottone in Italia, e a dirittura passato a Pavia, vi trovò spalancate le porte. Non tardò la maggior parte de' principi e delle città d'Italia ad eleggere e a riconoscere per suo signore il re Ottone nella dieta tenuta a questo fine in Milano. Landolfo seniore [Landulf. Senior., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 16, tom. 4 Rer. Ital.] storico milanese del secolo susseguente così ne scrive: Otto ab omnibus in regnum cum triumphis Mediolani electus, sublimatus est. Seguita poi a descrivere la coronazione fatta nella basilica ambrosiana di Milano, con queste parole: Walperto (arcivescovo) mysteria divina celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam, in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltheum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteriis, Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi (si osservi l'antichità di questo rito) corona superimposita (cioè la corona del ferro, in cui non dovea sapere Landolfo, come sanno oggidì quei di Monza, che v'era innestato un chiodo del Signore, perchè l'avrebbe detto, come lo disse della lancia) adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus decentissime et mirifice Ottonem regem collaudatum et per omnia confirmatum, induit atque perunxit. Spedì intanto il re Ottone a Roma Attone ossia Azzo abbate di Fulda, con ordine di preparar gli alloggi e tutto quanto occorreva per la sua venuta a Roma, giacchè era d'accordo con papa Giovanni XII che gli sarebbe conferita la corona imperiale.
Da gran tempo, cioè dall'anno 823, occupavano i Saraceni l'isola di Creta, oggidì Candia. Venne in pensiero a Romano juniore imperador de' Greci di riacquistarla, e spedì a quella impresa Niceforo Foca nell'anno precedente. Di molte prodezze quivi fece questo generale [Leo Diaconus, Hist. apud Pag. Lupus Protospata, in Chron.], e finalmente nel presente anno gli riuscì di prendere la capitale, e di ridur tutta l'isola alla divozione del greco Augusto: motivo di somma consolazione ed allegrezza, non solo ai Cristiani d'Oriente, ma all'Italia tutta. Diversa era ben la sorte dell'isola di Sicilia in questi tempi. Per attestato della Cronica arabica [Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], Assano signore di essa isola seco condusse in Africa optimates Siculorum (cioè, per quanto vo io conghietturando, i figliuoli giovanetti dei nobili siciliani) et instituit eos in religione Amir Al-Mumenin, hoc est imperatoris fidedelium, seu Mahometanorum, qui res eorum auxit, et benefecit eis. Dovette in questa maniera la religion cristiana ricevere un gran crollo in Sicilia sotto il giogo dei Saraceni. Sul fine di maggio dell'anno presente fece partenza da questa vita Landolfo II principe di Benevento e di Capua [Peregr., Hist. Princip. Langob. P. I, tom. 2 Rer. Ital.], con succedergli Pandolfo soprannominato Capodiferro, già dichiarato suo collega nel principato nell'anno 943, e Landolfo III, amendue suoi figliuoli.