DCCCCLXXI

Anno diCristo DCCCCLXXI. Indiz. XIV.
Giovanni XIII papa 7.
Ottone I imperadore 10.
Ottone II imperadore 5.

Ottone Augusto il Grande, che, siccome dissi, molto si dilettava di soggiornare in Ravenna, solennizzò in quella città, secondochè attesta l'Annalista sassone [Annalista Saxo apud Eccard.], la Pasqua dell'anno presente in compagnia dell'imperatrice Adelaide, la quale non si staccava mai dal suo fianco. Era ito a Roma santo Uldarico vescovo d'Augusta [Vita S. Udalrici, cap. 21 et 22.]. Nel tornare indietro, si portò egli a visitare in essa città amendue quegli Augusti, che con somma divozione e con distinte finezze l'accolsero. Ed è notabile [Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.] che Pietro arcivescovo di Ravenna in quest'anno circa il mese d'agosto spontaneamente rinunziò la sua chiesa, ed ebbe per successore Onesto arcivescovo. Aveva giù intavolata Pandolfo principe di Benevento la pace fra l'Augusto Ottone e Giovanni Tzemisce imperador de' Greci. Fra le altre condizioni di questo accordo v'era, che il greco Augusto desse in moglie al giovane imperadore Ottone II Teofania, figliuola di Romano juniore, e già imperador d'Oriente, e di Teofania, ossia Teofanone Augusta: il che dovette recar maraviglia ai politici d'allora, stante l'essere Teofania figlia di chi non era più imperadore. Però Ottone Augusto suo padre si crede che spedisse in quest'anno a Costantinopoli degli ambasciatori per prendere e condurre in Italia questa principessa; e, secondo il Sigonio [Sigonius, de Regn. Ital., lib. 7.], fu scelto per questa incumbenza Arnolfo I, creato in quest'anno arcivescovo di Milano. In tale opinione concorse anche il padre Pagi [Pagius, Critic. Baron.]. Ma essi incautamente confusero l'ambasceria di Arnolfo II arcivescovo, succeduta a' tempi di Ottone III, con questi tempi. Non parlano punto di questa funzione incaricata ad Arnolfo gli antichi storici milanesi. Abbiamo all'incontro da Ugo Flaviniacense [Hugo Flaviniacens., Chron. Virdun., p. 166.] che il corpo di san Pantaleone martire fu portato in Germania dall'arcivescovo di Colonia, cioè da Gerone, obtentum dono constantinopolitani imperatoris, quando pro ejus filia Ottoni II in matrimonio jungenda, jussu ejusdem Ottonis ad eumdem imperatorem legatus missus est cum episcopis duobus, ducibus et comitibus. Confessa Ditmaro [Ditmaros, in Chron., lib. 2.] che non mancarono persone nella corte dell'imperadore, che non solo disapprovarono questo maritaggio, forse per la ragione suddetta, o perchè parea loro che, stante questa lega ed amistà coi Greci, non sarebbe più permesso ad Ottone di togliere ad essi gli stati da loro goduti in Puglia e Calabria, come essi desideravano. Ma Ottone il Grande, senza far caso del loro parere, andò innanzi, e volle che si eseguisse il trattato, perchè verisimilmente egli pensava di maggiormente fiancheggiar le sue pretensioni colle ragioni di questa nuora; e ne vedremo anche gli effetti. Narra sotto quest'anno il Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.] che Pietro Candiano IV doge di Venezia, Vitale patriarca di Grado suo figliuolo, Marino vescovo olivolense, cioè di Venezia, e gli altri vescovi, clero e popolo di Venezia, per soddisfare all'imperador di Costantinopoli, il quale pensava a ricuperar Gerusalemme dalle mani degl'infedeli, e che avea guerra coi Russiani Moscoviti, a' quali diede in quest'anno una gran rotta, fecero un solenne decreto che niuno de' Veneziani osasse di portar armi, ferro, legnami ed altri militari attrecci ai Saraceni, de' quali potessero valersi contra dei Cristiani, sotto pena di cento libbre d'oro; e chi non potesse pagar con danaro, pagasse colla testa: giustissimo divieto, confermato poi da molti susseguenti editti dei Cristiani, ma mal osservato anche oggidì. Abbiamo dall'Annalista sassone che Ottone Augusto celebrò il santo Natale di quest'anno in Ravenna. E dalla Cronica del monistero mosomense [Dachery Spicileg., tom. 2, novae edition.], che Adalberone arcivescovo di Rems, Natali Domini celebrato (in quest'anno), legatos suos Romam cum literis dirigit ad domnum Johannem papam, cognomento Albam Gallinam, qui a juventutis suae primis annis, reverentiae competentis, et dignitatis angelicae albebat canis. Di costume antichissimo sono i soprannomi, alcuni de' quali passarono col tempo anche in cognomi, e tale appunto era quel di Gallina bianca applicato a papa Giovanni, perchè fino dalla gioventù ebbe il crine bianco. Di questo uso ho io trattato nelle Antichità italiche [Antiq. Ital., Dissert. LXI et seq.].