DCCCCLXXXIV
| Anno di | Cristo DCCCCLXXXIV. Indiz. XII. |
| Giovanni XIV papa 2. | |
| Ottone III re di Germania e Italia 2. |
Fu susseguita la morte di Ottone II imperadore da gravissimi sconcerti nella Germania [Ditmarus, in Chronic., lib. 3. Sigebertus, in Chron. Annales Hildeshemenses.]. Venne fatto da Arrigo II, già duca di Baviera, figliuolo di Arrigo I, cioè di un fratello di Ottone il Grande, di uscir di prigione, oppure di tornar dall'esilio in cui si trovava. Aveva il defunto Ottone II Augusto raccomandato il suo tenero figliuolo Ottone III alla cura di Guarino arcivescovo di Colonia; ma entrato Arrigo duca in quella città, con pretendere che a lui spettasse, secondo le leggi, la tutela del re fanciullo, glielo levò dalle mani. La mira nondimeno d'esso Arrigo era di occupare per sè la corona del regno germanico: al qual fine si guadagnò con assai regali non pochi principi e grandi di quelle contrade, e quei massimamente che l'imperadrice Teofania colle sue imprudenti doglianze avea disgustato. Non finì la faccenda, che nel dì di Pasqua in Quidilingeburg, dove era concorsa gran folla di baroni, si fece esso Arrigo dai suoi parziali proclamare re di Germania. Dallo Struvio [Struv., Corp. Hist. German.] è chiamato questo Arrigo Henricus Henrici rixosi filius: se con ragione, lascerò deciderlo agli eruditi tedeschi. Dimorava tuttavia in Roma l'Augusta Teofania, afflittissima per la perdita del consorte, quando gli arrivò l'amaro avviso del miserabile stato in cui si trovava anche il re Ottone suo figliuolo. Volò per questo a Pavia a trovar l'imperadrice Adelaide suocera sua, lasciata già dal figliuolo al governo di quella città e della Lombardia. Colle lagrime deplorarono amendue le disavventure della loro augusta casa; poscia senza perdersi d'animo passarono in Germania, dove si misero alla testa di quanti stavano tuttavia fedeli al loro figliuolo e nipote. Dichiararonsi ancora in loro favore [Annalista Saxo.] Lottario re di Francia e Corrado re di Borgogna, tuttochè Gisla figliuola di Corrado fosse maritata col suddetto Arrigo duca. Prevalse in fatti il partito di Ottone III, e si venne ad una convenzione, per cui III kalendas julii fu da esso Arrigo consegnato il re fanciullo all'Augusta Teofania sua madre. In questo mentre nel dì 10 di luglio dell'anno presente, se vogliamo riposar sull'asserzione del cardinal Baronio e del padre Pagi, terminò il corso di sua vita Benedetto VII papa, per quanto si ricava dall'epitaffio suo, rapportato da esso cardinale annalista. Fu in suo luogo sustituito Pietro vescovo di Pavia, che assunse il nome di Giovanni XIV. Egli era stato in addietro arcicancelliere dell'imperadore Ottone II, e il suo nome s'incontra nei diplomi di lui, da me accennati negli anni precedenti. Ma a me sembra assai più probabile che nell'anno precedente seguisse la vacanza della Chiesa romana. Vero è che i diplomi del monistero volturnense ci rappresentano nel novembre del 985 Pietro vescovo di Pavia, che fu poi papa Giovanni XIV, tuttavia arcicancelliere di Ottone II. Ma non son documenti per conto delle note cronologiche assai sicuri. E che essi appartengano all'anno 982, ne può fare la spia l'indizione XI, perchè nel novembre dell'anno 983, secondo l'osservazione del cardinal Baronio dovea essere la XII. Per conto poi dell'epitaffio di Benedetto VII converrebbe esaminare, se veramente sia fattura di autore contemporaneo, e non dei tempi posteriori, come io sospetto, e se venga riferita la di lui morte all'indizione XII con sicurezza dal marmo, e non già da qualche copia trovata nei manuscritti. Le ragioni ch'io ho di diversamente credere, son queste. L'Annalista sassone [Annalista Saxo, apud Eccard.] presso l'Eccardo, e il Cronografo sassone [Cronographus Saxo, apud Leibnitium, in Accession. Hist.] presso il Leibnizio scrivono all'anno presente 983, che Ottone II dopo la dieta di Verona Romam revertitur, ac domnum apostolicum digno cum honore romanae praefecit Ecclesiae. Questo non si può intendere se non di Pietro vescovo di Pavia, alzato al pontificato col nome di Giovanni XIV. Sembra anche difficilissimo che il clero e popolo romano, liberato dalla soggezione di Ottone II Augusto rapito dalla morte, fosse concorso ad eleggere papa un vescovo straniero; ma ciò fu ben facile, essendo tuttavia vivo e presente in Roma lo stesso Ottone. Aggiungasi, vedersi citata dal cardinal Baronio [Baron., Annal. Ecclesiast. ad ann. 984.] una memoria tuttavia esistente in marmo, e scritta tempore Johannis XIIII papae, mense februario, Indictione XII, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXXIIII. Adunque nel febbraio di quest'anno era già creato papa Giovanni XIV, e per conseguente possiam presumere l'assunzione sua al trono pontifizio succeduta nell'anno precedente. Strana cosa è che il cardinal Baronio, lavorando sul supposto, che in quest'anno 984 Benedetto VII morisse, e gli succedesse Giovanni XIV, facesse a questa tavola di marmo la seguente annotazione: Sed mendose nonnihil, ut manifeste appareat, loco anni octogesimi quarti legendum octogesimi quinti, et loco Indictionis duodecimae, legendum decimae tertiae, ut convenire Johannis papae sedis tempori possit. Anzi nulla si ha da mutare, e da questo contemporaneo ed autentico monumento si ha, per lo contrario, da inferire che l'epitaffio di Benedetto VII papa fu composto dai monaci, riconoscenti la fondazione del lor monistero da esso papa, molti anni dappoi, e perciò fallace in assegnar l'anno preciso della sua morte.
Ma dopo nove mesi di pontificato finì sua vita papa Giovanni XIV, e dall'epitaffio, rapportato dal cardinal Baronio (se pure ricavato fu dal marmo e non dai manoscritti), si raccoglie che la sua morte avvenne nel dì XX d'agosto. Ma se quest'epitaffio era in san Pietro, chieggo io, perchè nol rapportasse Pietro Mallio [Petrus Mallius, tom. 7. Junii Act. Sanctor. Bolland.], il quale tanti secoli prima raccolse le memorie della basilica vaticana, e nol conobbe punto e nol riferì? Secondo i conti d'esso Baronio, questo papa Giovanni morì nell'anno susseguente; secondo i miei nel presente. L'autore della Cronica del Volturno [Chronic. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], cioè Giovanni monaco, il quale fiorì nel secolo susseguente, scrive così nel catalogo posto avanti alla sua Cronica: Johannes XIV papiensis annos (scrivi menses) IX. Iste in castello sancti Angeli retrusus, famis crudelitate necatus est anno DCCCCLXXXIV, Indictione XII. Ermanno Contratto [Hermannus Contractus, in Chronico, edition. Canis.] racconta così orrenda iniquità di questi tempi colle seguenti parole: Anno 984. Romae Johannes XIV, qui et Petrus Papiae prius episcopus, sedit mensibus VIII, eumque Bonifacius Verrucii (o Ferrucii) filius, prius relegato Benedicto, male ordinatus, de Constantinopoli quo fugerat, reversus, comprehendit, et in castellum sancti Angeli relegatum fame, et ut perhibent, veneno enecuit, atque sedem invasit. Però da quest'anno non s'avrebbe da rimuovere la morte di Giovanni XIV. Già abbiamo veduto all'anno 974, che Bonifazio figliuolo di Ferruccio, mostro d'iniquità, dopo avere a forza di sacrilegii e di crudeltà occupata la cattedra di san Pietro, costretto a fuggirsene, ricoverossi in Costantinopoli, seco portando il tesoro di san Pietro. Appena costui ebbe intesa la morte di Ottone II che il teneva in briglia, celatamente sen venne a Roma, e colla fazione de' suoi parziali preso papa Giovanni XIV, il fece più che barbaramente morir di fame o di veleno in castello sant'Angelo, ed esporre il suo cadavere alla vista del popolo, deploratore di sì indegno spettacolo. Poscia questo tiranno di nuovo si assise sul trono pontifizio. Ma non vi durò, secondo i codici vaticani, più di quattro mesi, oppure di undici, per quanto ha Ermanno Contratto e la Cronica del Volturno, co' quali va d'accordo Romoaldo Salernitano. Mi attengo io a questo ultimo, perchè vedremo questo empio usurpatore del pontificato, tuttavia vivente nel marzo dell'anno venturo. Nella Cronica suddetta del Volturno si legge uno strumento di livello conceduto da Rofredo abbate del monistero volturnense ad Attone ossia Azzo conte, con queste note: Ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi sunt anni DCCCCLXXXIV, temporibus domni Transemundi dux et marchio, et ducatus ejus secundo, et dies mense october, per Indictione XIII. Actum Capuae. Fu ben fatto lo strumento in Capua; ma perchè si trattava di un conte del ducato spoletino, e di beni posti nel territorio di Penna compreso nel medesimo ducato, perciò non si contano gli anni di Landolfo principe di Capua, ma bensì quei di Trasmondo duca di Spoleti, e marchese di Camerino, ossia di Fermo. Di qui dunque apprendiamo che nell'anno antecedente 983, oppure sul fine dell'anno 982, Trasmondo fu creato duca e marchese da Ottone II Augusto, senza apparire che altri dopo la morte di Pandolfo Capodiferro ottenesse que' due ducati, ossia quelle marche. Perchè non ho fatto menzione in addietro di ciò che scrive Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.], ora qui la farò. Anno (scrive egli,) DCCCCXXXII tradita est civitas Barii in manus Chalechyri patricii, qui et Delphina, a duobus fratribus Sergio et Theophylacto mense junii XI die. Et Otho rex obiit Romae. Ma essendo certo che la morte di Ottone II accadde nell'anno precedente 983, perciò anche il tempo della resa di Bari ai Greci dovrebbe appartenere a quell'anno stesso. Abbiamo veduto di sopra che Ottone II fu in Bari nell'anno 983. Se ciò è vero, non può stare il tempo che qui il Protospata accenna. Anzi a me pare assai probabile che solamente dopo la morte di esso imperadore i cittadini di Bari si dessero all'uffiziale de' Greci, giacchè non aveano più da temere di lui. Aggiugne esso storico: anno DCCCCLXXXIII apprehendit praedictus Delphina patricius civitatem Asculum in mense decembri. Può esser che vi sia errore nel tempo; ma a buon conto impariamo, che dopo essere mancato di vita Ottone II Augusto, i Greci stesero le ali in Puglia, e s'impadronirono fin della città di Ascoli. Pretende l'Ughelli, [Ughell., Ital. Sacr., tom. 7.] che in quest'anno la chiesa di Salerno fosse alzata da papa Benedetto VII al grado archiepiscopale. Solamente cita, ma non rapporta la bolla d'esso papa, come pure era di dovere: e però non si può giudicare intorno al tempo di tale erezione. Quel che è certo, Amato, vivente in questi tempi, fu il primo arcivescovo di quella città, e principe ne era allora Giovanni II.