DCCCCXLII
| Anno di | Cristo DCCCCXLII. Indiz. XV. |
| Marino II papa 1. | |
| Ugo re d'Italia 17. | |
| Lottario re d'Italia 12. |
Che tuttavia sul principio di questo anno fossero in bollore le controversie intorno al dominio di Roma fra il re Ugo ed Alberico patrizio e console dei Romani, si raccoglie da Frodoardo [Frodoardus, in Chronico.], che lasciò scritte queste parole: Domnus Odo abbas pro pace agenda inter Hugonem regem Italiae, et Albericum romanum patricium, apud eumdem regem laborabat. Abbiam già veduto di sopra che santo Odone abbate di Clugnì due altre volte era stato chiamato in Italia per questo medesimo affare. Temo io che non più di due volte egli ci venisse. Mi si rende probabile che seguisse pace o tregua fra questi due competitori al vedere tornati di questo anno in Lombardia i due re, ossia il solo re Ugo. V'ha un loro diploma [Antiq. Ital., Dissert. VII.], con cui, ad intercessione d'Uberto inclito marchese e conte del nostro sacro palazzo, e di Elisiardo illustre conte, confermano i lor beni ai canonici di Reggio. Esso fu dato quarto idus junii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni vero domni Hugonis regis XVII, Lotharii XIII, Indictione XV. Actum Papiae. Con altro diploma furono confermati da essi re, per interposizione di Ambrosio vescovo di Lodi ed Adeverto vescovo di Padova, tutti i beni della sua chiesa. Ivi s'ha queste note [Ibidem, Dissert. XXXIV.]: Datum octavo kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni vero domni Hugonis XVI, Lotharii vero XI. Actum in Garda oppido. Parve a me originale quel diploma. Ora sembrano a me scorretti gli anni dei due re, e forse anche manca ivi l'indizione, la quale non si soleva ommettere. Scrive inoltre sotto questo stesso anno il suddetto Frodoardo: Idem vero rex Hugo Saracenos de Fraxinido eorum munitione disperdere conabatur. Pertanto dovrebbe appartenere all'anno presente ciò che scrive Liutprando [Liutprandus, lib. 5, cap. 5 et 7.]: cioè che avendo Romano imperadore d'Oriente inviato uno stuolo di navi a requisizion del re Ugo, questi le incamminò per mare a Frassineto. L'arrivo di esse colà, e il dare alte fiamme tutte le barche de' Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso. Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla sua armata. Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza, l'abbandonarono, e tutti si ridussero sul monte Moro, dove il re gli assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti; ma per un esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura che Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non sopravvenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi. Però, licenziata tutta la flotta de' Greci, capitolò con gli assediati Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla Svevia, acciocchè gli servissero di antemurale, caso mai che Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non è a noi facile l'indicare il sito dove a costoro fu assegnata l'abitazione. Solamente sappiamo che a moltissimi Cristiani, i quali incautamente da lì innanzi vollero passar per quelle parti, tolta fu la vita da que' malandrini: il che accrebbe l'odio e la mormorazione degl'Italiani contra di questo re, il quale lasciò la vita a tanti scellerati, affinchè potessero levarla a tanti altri innocenti. Secondo i conti del padre Pagi [Pagius, ad Annales Baron.], ai quali credo ben fatto l'attenersi, mancò di vita nell'anno presente Stefano VIII papa. Ermanno Contratto [Hermann. Contractus, in Chron.], Sigeberto [Sigebertus, in Chron.] ed altri lo attestano. Dal solo Martino Polacco abbiamo [Martin. Polonus, in Chron.] che egli fuit mutilatus a quibusdam Romanis: il che ha fatto immaginare ai susseguenti storici ciò avvenuto per ordine di Alberico principe di Roma. Ma non è Martino autore di tale antichità e credito, che la sola parola di lui ci abbia da legare il cervello. Se crediamo ad esso Martino, questo papa Stefano fu anche natione Germanus; e pure nel catalogo ben più antico de' papi, posto avanti alla Cronica del Volturno [Chron. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], e dal Dandolo [Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.] e da altri, egli è chiamato Stephanus VII romanus. Un avvenimento tale nella persona di un sommo pontefice avrebbe fatto dello strepito, e ce ne sarebbe menzione presso di qualche storico di que' tempi. A Stefano succedette Marino II papa di nazione romano, erroneamente chiamato Martino da alcuni scrittori anche antichi e dallo stesso Martino Polacco. Che questi fosse posto nella cattedra pontificia prima del dì 4 di febbraio dell'anno seguente, si conosce da una sua bolla pubblicata dal padre Dachery [Dachery, in Spicileg.] e dato II nonas februarii, anno pontificatus domni nostri Marini summi pontificis, ec. anno I mense februarii, Indictione I. Anzi era anche in possesso del pontificato nel dì 21 di gennaio di esso anno 943, ciò costando da altra sua bolla prodotta dal padre Tatti [Tatti, Annal. Sacri di Como, tom. 12.], e data XII kalendas februarii, anno pontificatus domni nostri Marini summi pontificis, ec. secundo, Indictione II, cioè nell'anno 944. Però con tutta ragione si può credere innalzato Marino II in quest'anno al romano pontificato. La misera Sicilia, per attestato della Cronica arabica [Chron. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], in questi tempi si trovava in gran confusione, perchè il furto e l'ingiustizia dappertutto godeano passaporto, e i più potenti opprimevano i più deboli. In Venezia il doge Pietro Badoero, secondochè dice il Dandolo [Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.], finì di vivere in quest'anno, e conferita fu la sua dignità a Pietro Candiano III. Si legge nelle mie Antichità italiane [Antiq. Ital., Dissert. XII.] un diploma di Ugo e Lottario, in cui si confermano ad Aribaldo vescovo di Reggio tutti i beni e privilegii della sua chiesa, dato quarto idus augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni vero domni Hugonis regis XVI, Lotharii XII, Indictione XV. Actum Papiae. Ma nel dì 12 d'agosto di quest'anno correva l'anno XVII di Ugo re. Leone Ostiense [Leo Ostiensis, in Chron., lib. 1, cap. 57.] cita un diploma di questi re, che Angelo della Noce asserisce dato idus majarum anno dominicae Incarnationis DCCCCXLII, regni domni Hugonis regis XVII, Lotharii XIII, Indictione I. Datum in palatio ticinensi. Ma ancor questo è fallato, perchè l'indizione I appartiene all'anno seguente, seppur non si ricorre all'anno pisano. In una Cronica manuscritta, da me veduta, del monistero di Subiaco, si legge memoria di un placito tenuto nel dì 27 d'agosto di quest'anno da Alberico principe di Roma, in cui fu decisa una lite vertente fra Leone abbate di Subiaco ed alcuni cittadini di Tivoli.