DCCCCXLIV

Anno diCristo DCCCCXLIV. Indiz. II.
Marino II papa 3.
Ugo re d'Italia 19.
Lottario re d'Italia 14.

Non lasciavano gli Ungheri il favorito lor mestiere d'infestar colle scorrerie, saccheggi e stragi tutti i paesi circonvicini, ora comparendo addosso ai Greci, ora in Germania e Francia, e talora ancora in Italia. Circa questi tempi, per testimonianza di Liutprando [Liutprandus, lib. 5, cap. 8.], il re Ugo per levarsi d'addosso questo flagello che si facea troppo spesso sentire in Italia, stabilì pace con loro, comperandola nondimeno con dieci moggia di danari, seppur non è una esagerazione di quello storico. Si obbligarono costoro di uscir d'Italia, e di non ritornarci più, con dare ostaggi della loro promessa. Ugo con sì belle parole rappresentò loro il gran bottino che farebbono in Ispagna, paese dovizioso ed intatto, che con una guida loro data da esso re presero la strada a quella volta. Sperava Ugo che non tornerebbono mai più indietro; ma costoro essendosi trovati in cammini aspri e senz'acqua, per timore di morire di sete, dopo aver dato delle buone coltellate alla guida, di nuovo comparvero in Italia, da dove poi passarono in Ungheria [Idem, ibid., cap. 9.]. Intanto si effettuarono le nozze di Berta figliuola del re Ugo con Romano figliuolo dell'imperador greco Costantino, giovane di quattordici anni. Per attestato del Continuator di Teofane [Continuat. Theophan., n. 46, in Roman. Lecap.], fu spedito a levarla in Lombardia Pascalio protospatario e duca della Lombardia, cioè degli stati che i greci Augusti possedevano nel regno oggidì appellato di Napoli. Sigefredo vescovo di Parma fu scelto dal re per condottiero della figliuola alla corte di Costantinopoli, dove arrivò nel mese di settembre, seco portando un superbissimo treno di giocali e regali. Secondo il costume de' Greci, fu mutato a questa principessa il nome di Berta in quello d'Eudossia, oppure d'Eudocia; e scrivono che dopo cinque anni ella mancò di vita con fama che il marito non l'avesse mai toccata. Abbiamo nell'Italia sacra [Ughell., Ital. Sacr., tom. 1 in Episcop. Camerin.] uno strumento di dotazione, fatta da Eudo vescovo di Camerino della chiesa di santa Maria nel castello di Santa Severina, che ci dà cognizione di una particolarità non altronde a noi nota. Fu scritta quella carta anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCXLIV, regnante domno Hugone nonodecimo anno, et filio ejus Lothario quinctodecimo, excellentissimis regibus, temporibus Huberto filio ejus inclito marchioni atque piissimo duci anno secundo per Indictione tertia, civitate Camerina. Manca il mese; ma l'indizione III indica alcuno degli ultimi quattro mesi dell'anno presente. Forse invece dell'anno XV di Lottario sarà stato ivi anno quartodecimo. Di qui noi impariamo che, non contento il re Ugo di aver creato Uberto, suo figliuolo bastardo, conte del sacro palazzo, e marchese e duca della Toscana, gli conferì ancora nell'anno precedente 943 il ducato di Spoleti e la marca di Camerino, con profusione di grazie sopra la medesima persona. Adunque Sarlione o Sarilone, che già vedemmo in possesso di quelle contrade, dovea essere o morto, o incorso nella disgrazia del re Ugo (cosa ben facile sotto un sì sospettoso regnante), ed avere perduto que' governi. Viene accennata sotto quest'anno dal padre Mabillone [Mabill., Annal. Benedict., lib. 44, § 63.] una bolla di papa Marino II confermatoria di tutti i privilegii e beni del celebratissimo monistero di Monte Casino. Essa fu scritta in mense januario per Indictionem secundam. Datum XII kalendas februarii, anno, Deo propitio, pontificatus domni nostri Marini summi pontificis, ec. secundo in mense januario, Indictione secunda. Un'altra simil bolla in favore del monistero di san Vincenzo del Volturno si legge nella Cronica d'esso monistero [Chronicon Volturnense, P. II, tom. I Rer. Ital.] in mense martio, Indictione secunda, anno pontificatus domni Marini summi pontificis secundo. Nella stessa Cronica abbiamo la confermazione dei beni spettanti al monistero suddetto nel ducato di Napoli, scritta imperante domno nostro Constantino magno imperatore anno XXXVI, sed et Romano magno imperatore anno XXIII, die prima mensis februarii, Indictione secunda, Neapolim. Queste note, indicanti, per cagion dell'indizione, l'anno presente, non si accordano con gli anni che dal Du-Cange [Du-Cang., Famil. Byzant.] e dal padre Pagi [Pagius, ad Annales Baron.] sono attribuiti a Costantino Porfirogenito e a Romano Lecapeno. Nè corrispondono a quelle d'altri documenti della medesima Cronica. Ma di qui almen ricaviamo che durava in Napoli la sovranità de' greci Augusti; ed essere stato allora principe e duca di quella illustre città Giovanni col figliuolo Marino, creato anch'esso duca, siccome fan fede le seguenti parole: Nos Johannes in Dei nomine eminentissimus consul et dux pro vice nostra, quam et pro vice Marini ducis filii nostri, qui infra aetatem esse videtur.