DCCCCXLVI

Anno diCristo DCCCCXLVI. Indiz. IV.
Agapito II papa 1.
Ugo re d'Italia 21.
Lottario re d'Italia 16.

Sotto il presente anno scrive Frodoardo [Idem, ibidem.]: Hugo rex Italiae a suis in regnum recipitur: il che ci può far credere che succedesse sul principio di quest'anno parte di quello ch'io ho raccontato nel precedente. Aggiugne poco dappoi quello storico: Marinus papa decessit, et pax inter Albericum patricium et Hugonem regem Italiae depaciscitur. Certo è che papa Marino II fu chiamato da Dio a miglior vita in quest'anno, ed ebbe per successore nella cattedra di san Pietro Agapito II di nazione romano. Quel depaciscitur vuol dire in buon latino che seguì finalmente pace fra il re Ugo ed Alberico patrizio, ossia principe di Roma; perciocchè Ugo, veggendosi omai ridotto in basso stato, lasciò andar le vecchie pretensioni, e convertì per forza in amicizia la nimistà fin qui sostenuta con Alberico suo genero; ma senza pro. Imperocchè gli Italiani, secondo l'attestato di Liutprando storico [Liutprandus, Hist., lib. 5, cap. 14.], lasciarono bene il titolo di re ad esso Ugo e Lottario, ma coi fatti neppur li consideravano come conti. All'incontro Berengario riteneva bensì il nome di marchese d'Ivrea, ma presso di lui stava tutto il potere e l'autorità regale. Questo suo ascendente e un'aria di gran cortesia, accompagnata da un credito di molta liberalità, furono le cagioni che i genitori d'esso Liutprando, di nazione Pavese, giudicarono rara fortuna il poter accomodare ai servigii di lui il figliuolo, allora assai giovane, ma di buon talento, amator delle belle lettere, e perito nella lingua latina e greca. Bisognò nondimeno comperar con immensi regali il di lui impiego, consistente nell'essere segretario delle lettere d'esso Berengario. Ei ad serviendum (dice egli) me tradunt: cui etiam immensis oblatis muneribus, secretorum ejus conscium, ac epistolarum constituunt signatorem. Ma del suo lungo e fedel servigio mal pagato ben fu col tempo il misero Liutprando; e però non cessa d'inveire contra d'esso Berengario e di Willa ossia Guilla sua moglie, ch'egli ci vuol anche far credere adultera, secondo il consueto tenore della sua penna. Peggio ancora ne avrebbe detto, se avesse continuata la sua storia, e se questa fosse a noi pervenuta intera.

Qualche mutazione dovette seguire in questi tempi nel ducato di Spoleti e nella marca di Camerino, se non c'inganna il catalogo dei duchi di Spoleti [Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.], posto avanti alla Cronica di Farfa, dove leggiamo: Anno DCCCCXLVI Bonefatius et Thebaldus duces: il che sembra indicare che non più signoreggiasse ivi Uberto figlio del re Ugo, ma bensì Bonifazio e Tebaldo suo figliuolo. Lo stesso autore di quella Cronica, dopo aver narrata la morte di Alberico principe di Roma, avvenuta nell'anno 954, fa menzione marchionis Thebaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat. E in un altro catalogo degli abati di Farfa è registrato Radfredus presbyter et abbas temporibus Hugonis regis, et Hlotharii filii ejus, et Theobaldi ducis. Seguita poi, Campo presbyter et abbas temporibus Hugonis et Hlotharii filii ejus regum, et domni Leonis papae, et Bonifacii et Thebaldi filii ejus ducum. Pertanto abbiamo bastevol fondamento di credere, che non piacendo al marchese Berengario tanto accrescimento di potenza in Uberto figliuolo bastardo del re Ugo, il quale al ducato della Toscana aveva aggiunto quello di Spoleti e la marca di Camerino, facesse in maniera ch'egli si contentasse del primiero, e fosse creato Bonifazio duca e marchese di Spoleti e di Camerino. Ebbe questo Bonifazio un figliuolo appellato Teobaldo, il quale abbiam già detto trovarsi duca e marchese di quelle contrade nell'anno 954. Di sopra, all'anno 893, ci comparve mentovato da Liutprando [Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 7.] un Ubaldo padre di quel Bonifazio, qui post nostro tempore Camerinorum, et Spoletinorum extitit marchio. Similmente fu da noi trovato all'anno 923 in aiuto del re Rodolfo questo Bonifazio, scrivendo il medesimo Liutprando [Idem, lib. 2, cap. 18.]: Dederat rex Rodulfus Waldradam sororem suam, tam forma, quam sapientia, quae nunc usque superest, honestam matronam, conjugem Bonifacio comiti potentissimo, qui nostro tempore Camerinorum ac Spoletinorum extitit marchio. Si può ora chiedere in qual tempo questo Bonifazio conseguisse le marche di Spoleti e di Camerino. Tengo io per fermo che solamente nell'anno presente, e ciò per le ragioni da me addotte nelle Antichità italiche [Antiquit. Italic. Dissert. VI et XXII.]. Quivi ancora ho fatto conoscere che questo medesimo Bonifazio fu di nazione ribuaria, e si può credere che fosse suocero del suddetto Uberto marchese di Toscana. Per attestato di san Pier Damiano [Petrus Damian., lib. 7, epist. 12.], Ubertus marchio, pater Hugonis marchionis (di Toscana) filius naturalis regis Hugonis, Guillam majoris Bonifacii marchionis filiam conjugali sibi foedere copulavit. Chiama egli Bonifazio maggiore il soprannominato Bonifazio marchese di Spoleti e di Camerino, perchè vedemmo che un suo nipote chiamato anch'esso Bonifazio fu poi marchese (e probabilmente di Camerino) nell'anno 1009, e questi, secondo san Pier Damiano, doveva essere Bonifazio minore.

Intanto veggendo il re Ugo sè stesso caduto in troppo dispregio presso gl'Italiani, e fors'anche paventando peggio da Berengario e da altri ch'egli ingiustamente aveva aggravati ed offesi, determinò in fine la sua ritirata fuori d'Italia [Liutprandus, lib. 5, cap. 14.]. Pertanto dopo aver finto di far pace con Berengario, per mostrar anche una somma confidenza con lui, raccomandò alla di lui fede, e come ad un caro amico, il figliuolo Lottario. Andossene dipoi in Provenza, seco portando gl'immensi suoi tesori: il che non si accorda con quanto s'è detto di sopra, cioè col ripiego preso da Berengario, affinchè non passasse tanto oro di là da' monti, se non che Ugo era più furbo dello stesso Berengario. Ch'egli non fosse più in Italia nel dì 19 di maggio, si può raccogliere da una donazione fatta dal re Lottario [Ughell., Ital. Sacr., tom. 5, in Append.] alla chiesa di Reggio, senza far menzione alcuna del padre. Il diploma fu dato XIV kalendas junii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVI, anno domni Lotharii XVII, per Indictione IV. Actum Papiae. Nulladimeno ho io veduto nell'archivio arcivescovile di Lucca una carta pecora scritta anno XXI Hugonis, et XVI Lotharii regis, tertio nonas augusti, Indict. IV, cioè nell'anno presente, immaginandomi io che alcuni seguitassero a chiamarlo re anche dopo la di lui ritirata dall'Italia.