DCCCCXX
| Anno di | Cristo DCCCCXX. Indiz. VIII. |
| Giovanni X papa 7. | |
| Berengario imperadore 6. |
Ricavasi da un diploma, da me dato alla luce [Ibid., Dissert. LXIII.], che l'imperador Berengario, stando in Pavia nel dì 26 di settembre di quest'anno, confermò tutti i privilegii alla chiesa di Parma e ad Aicardo vescovo di quella città, chiamato Hercardo dall'Ughelli, interveniente Odelrico gloriosissimo marchione nostro. Non so io dire se Odelrico, il quale sosteneva ancora il grado di conte del sacro palazzo, fosse marchese del Friuli, o pure di Milano. Fu dato quel diploma VI kalendas octobris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii serenissimi regis XXXIII, imperii autem sui V, Indictione VIIII (cominciata nel settembre). Actum Papiae. Un altro suo privilegio, dato medesimamente in Pavia nel dì 6 di settembre [Antiquit. Ital., Dissertat. XI pag. 583.], ho io tolto alle tenebre. A questo medesimo anno dovrebbe appartenere un documento dello stesso Berengario [Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.], in cui dona alla chiesa di sant'Antonino di Piacenza una picciola badia di santa Cristina posta in Pavia, ad intercessione di Grimaldo glorioso conte, e per gli meriti di Guido vescovo di essa città di Piacenza. Dicesi dato quel diploma XIII kal. januar. anno dominicae Incarnationis DCCCCXXI, domni vero Berengarii piissimi regis XXIV, imperii autem sui quinto, Indictione nona. Actum Veronae. Ma nel dì 20 di dicembre dell'anno 921 correva l'anno VI, e non già il V, per le ragioni addotte all'anno 916. Perciò o qui viene adoperato l'anno pisano, anticipante l'anno volgare, o pure ivi si ha da scrivere anno DCCCCXX, nel cui dicembre correva l'Indictione IX, e potea forse correre l'anno XXXIV del regno. Truovasi parimente nella cronaca farfense una confermazione di tutti i privilegii conceduti all'insigne monistero di Farfa, fatta dal medesimo imperadore. Il diploma porta queste note [Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]: Datum II kalendas julii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii XXVIII (si dee scrivere XXXIII), regni imperii autem V. Actum in curte Olonna. Fra l'altre cose egli conferma a quel monistero quidquid Albericus marchio in idem monasterium aliqua inscriptione condonavit in comitatu Firmano. Anche di qui può trasparire che il marchese Alberico, altre volte nominato di sopra, fosse marchese di Camerino, ed anche duca di Spoleti, giacchè il monistero farfense era nel ducato spoletino. L'autore della suddetta Cronica fa menzione della marca di Fermo. La stimo io una cosa stessa colla marca di Camerino. Attesero in questi tempi gli abbati di monte Casino, di san Clemente di Casauria e di Volturno a rimettere in piedi i lor monisterii già distrutti dai Saraceni. Merita poi d'essere rammentata la donazione della corte di Prato Piano, posta nel piacentino, che Berengario Augusto fece in quest'anno alla diletta sua moglie Anna. Per intercessione di Guido vescovo di Piacenza e di Odelrico inclito marchese. Il diploma, da me pubblicato [Antiquit. Ital., Dissert. XX.], ha queste note: Data VI idus septembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXX, domni vero Berengarii serenissimi regis XXXIII, imperii autem sui VI, Indictione VIIII. Actum Papiae. Ma qui dee essere scorretto l'anno VI dell'imperio, e in suo luogo s'ha da scrivere anno V. Ho io altrove [Ibid., Dissert. LXVI.] citato uno strumento autentico, da me veduto in Reggio, con queste note: Berengarius gratia Dei imperator Augustus, anno imperii ejus quinto, decimo kalendas decembris, Indictione nona, cioè nell'anno presente. Come poi diplomi, che han tutta la ciera di originali, contengano sì fatti sbagli, non si sa così facilmente intendere. Moglie dell'Augusto Berengario era negli anni addietro Bertila. Noi qui ora troviamo Anna, a cui nondimeno non è dato il titolo di Augusta. Scrive il panegirista di Berengario una rilevante particolarità circa l'anno 889 [Anonymus, in Panegyrico Berengarii lib. 2.].
. . . . . . Pariter tria fulmina belli
Supponidae coeunt: regi sociabat amico,
Quos tunc fida satis conjux: peritura venenis,
Sed postquam haustura est inimica hortamina Circes.
Era congiunta in primo matrimonio col re Berengario Bertila, probabilmente figliuola di Suppone, veduto da noi duca di Spoleti nell'anno 872. Ch'ella fosse vivente anche nell'anno 910, s'è osservato di sopra. Di qui impariamo ch'essa fu levata dal mondo col veleno, e pare che per la sua infedeltà tanto male le avvenisse. Dovette Berengario passare alle seconde nozze con prendere questa Anna. Se inoltre le desse il titolo di Augusta, nol saprei dire.