DCCCCXXXIV
| Anno di | Cristo DCCCCXXXIV. Indiz. VII. |
| Giovanni XI papa 4. | |
| Ugo re d'Italia 9. | |
| Lottario re d'Italia 4. |
Sigeberto [Sigebertus, in Chron.] all'anno 932 e l'Annalista sassone [Annalista Saxo, tom. 1 Hist. Eccard.] all'anno 933 raccontano un fatto che forse è da riferire all'anno presente. Dacchè i principi d'Italia non poterono muovere contra del re Ugo Rodolfo II re di Borgogna, nè c'era speranza di poter tirare in Italia Arrigo glorioso re di Germania, perchè egli avea troppe faccende in casa propria, e si sa da Liutprando che il re Ugo non risparmiava regali per tenerselo amico; si rivolsero ad Arnolfo duca di Baviera e di Carintia, facendogli credere che l'Italia, s'egli veniva con una buona armata, era di facile conquista, per l'avversione conceputa da molti contra del re Ugo [Liutprandus, lib. 3. cap. 14.]. Liutprando narra questo avvenimento, ma senza assegnarne il tempo secondo il suo costume. Calò Arnoldo per la valle di Trento, che era da quella parte la prima marca dell'Italia, e venne a Verona, le cui porte gli furono aperte da Milone conte della città e da Raterio vescovo: essi almeno furono creduti dei principali a chiamarlo in Italia. Non istette colle mani alla cintola il re Ugo. Ammassato il suo esercito, lo spinse a quella volta. Accadde che uscito di Gussolengo un corpo di Bavaresi, s'incontrò con un altro d'Italiani, e venuto alle mani, restò talmente disfatto, che taluno appena coll'aiuto delle gambe potè portarne la nuova agli altri. Bastò questo poco per isbalordire Arnoldo, il quale conosciuto che non era sì molle il terreno, come egli s'era figurato, determinò di tornarsene in Baviera per rifare ed accrescere l'esercito, e rimettere ad altra stagione questa impresa. Pensò ancora di condur seco Milone conte. Ma questi penetrato il disegno, restò in forse di quel che avea da fare. In Baviera per conto alcuno non voleva andare; pericoloso era il portarsi al re Ugo. Tuttavia elesse l'ultimo partito, e questo gli dovette servire per giustificarsi e per cancellare i sospetti formati contra di lui. Arnolfo se ne tornò in Baviera, menando seco il fratello di Milone e i di lui soldati prigionieri. Presentatosi il re Ugo a Verona, la riebbe senza difficoltà, e fatto prendere il vescovo Raterio, il confinò in una prigion di Pavia, dove ebbe tempo da poter descrivere graziosamente i salti della sua buona e rea fortuna. Pretende egli in una lettera [Ratherius, in Epist., tom. 1, Spicileg. Dachery postrem. edit.] scritta a papa Giovanni XIII che ingiusto fosse il gastigo, e che il re Ugo prendesse pretesto dalle rivoluzioni di Verona per nuocere a lui secondo la suggestion del suo odio. Cepit me, dice Raterio, retrusit in custodiam in quadam Papiae turricula; non dico sine mea culpa, sed citra legem ita haec egit, et sine audientia. Dicat heic quisque quod volet; temerariis enim judiciis juxta Augustinum plena tunt omnia. Diede in quest'anno il re Ugo un diploma in confermazione dei beni posseduti dai canonici di Modena [Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinensi.]. Le note son queste: Datum XII kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXIV, regni autem domni Hugonis invictissimi regis octavo, et domni Lotharii item regis tertio, Indictione septima. Qui è adoperata l'indizione nostra volgare, che cominciata nel gennaio procede per tutto l'anno.