DCCXIV

Anno diCristo DCCXIV. Indizione XII.
Costantino papa 7.
Anastasio imperadore 2.
Liutprando re 3.

Erasi già assodato nel regno il re Liutprando, e tutto era in pace, quando si venne a scoprire una trama ordita contra di lui nella stessa Pavia [Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 38.]. Rotari suo parente quegli era che macchinava di torgli la vita con isperanza, per quanto si può conghietturare, di succedergli nel regno. A tal fine aveva egli preparato un convito in sua casa, dove pensava d'invitare il re, e messi in disparte degli sgherri fortissimi, che nel più bello del pranzo doveano fare la festa al re. N'ebbe sentore Liutprando, e però mandò a chiamar Rotari; e, giunto costui alla sua presenza, tastò colle mani s'era vero che portasse il giaco sotto ai panni, come gli era stato supposto, e trovò ch'era così. Rotari scoperto diede indietro, e sfoderò la spada per uccidere il re, ma il re non fu mica pigro a sguainar la sua. Allora una delle guardie, per nome Sabone, prese per di dietro Rotari, con restare ferito da lui nella fronte. Accorsero l'altre guardie, e saltandogli addosso, lo stesero morto a terra. Quattro suoi figliuoli, che non erano a questo spettacolo, restarono anche essi uccisi, dovunque furono trovati. Per attestato poi di Paolo Diacono, era Liutprando di mirabil ardire. Gli fu riferito che era scappato detto a due de' suoi scudieri di volerlo ammazzare. Un dì li fece venir seco nel più folto d'un bosco, e messa mano alla spada, li rimproverò per l'iniquo loro disegno, con soggiugnere che era allora il tempo di eseguirlo. Gli caddero a' piedi impauriti con rivelargli il meditato delitto, e chiedergli misericordia. Così fece con altri; e bastava confessare e dimandar mercè, che egli dipoi generosamente perdonava. Attese in quest'anno il saggio imperadore Anastasio, secondo la testimonianza di Teofane [Theoph., in Chronogr.], a fortificare e provveder di viveri la città di Costantinopoli, e far de' mirabili preparamenti per terra e per mare, affin di mettere argine alle continuate conquiste de' Saraceni, non lasciando di trattar nello stesso tempo con loro di pace, e massimamente perchè voce correa che volessero venir sotto Costantinopoli. L'anno poi fu questo, in cui venne a morte Pippino di Eristallo, potentissimo maggiordomo del regno di Francia. A lui succedette nel medesimo grado Carlo appellato Martello, che Alpaide sua concubina gli avea partorito, giovane di ventiquattr'anni, ma di un valore ed ingegno rarissimo. Egli avea per moglie Rotrude, da cui erano già nati Carlomanno e Pippino, che poi fu re di Francia. Ma per la morte del suddetto Pippino d'Eristallo si sconvolse tutto il reame de' Franchi, di maniera che seguirono varie battaglie con ispargimento di gran sangue dei popoli, come s'ha dagli scrittori della storia franzese. Da uno strumento scritto sotto questa indizione nell'anno secondo del re Liutprando, citato dal padre Mabillone [Mabill., Annal. Benedict., lib. 19, cap. 78.], si ricava che continuava tuttavia nel governo di Lucca Walperto, ossia Gualberto, in qualità di duca o governatore, del quale s'è fatta di sopra nel fine dell'anno precedente menzione.