DCCXXV
| Anno di | Cristo DCCXXV. Indizione VIII. |
| Gregorio II papa 11. | |
| Leone Isauro imperadore 9. | |
| Costantino Copronimo Augusto 6. | |
| Liutprando re 14. |
Divenuti già padroni della Linguadoca i Saraceni, tentarono nel presente anno di passare il Rodano. Ma Eude insigne duca d'Aquitania coll'oste generale de' Franzesi andò ad assalirli, e ne riportò un'insigne vittoria, accennata da Anastasio bibliotecario [Anastas., in Gregor. II.] e da Paolo Diacono [Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 46.]. Carlo Martello, altro eroe della nazion franca, in questi tempi ostilmente entrò nella Baviera; ne soggiogò e saccheggiò una parte, cioè la spettante a Grimoaldo duca; seco condusse Piltrude concubina famosa d'esso Grimoaldo, con Sonichilde nipote d'essa Piltrude ossia Biltrude. Essendogli morta Rotrude sua moglie, madre di Pippino e di Carlomano, egli sposò la predetta Sonichilde. Ma Piltrude dopo essere stata alcun tempo in sua grazia, per relazion di Aribone nella vita di s. Corbiniano [Mabill., Saecul. Benedict. tom. II.], fu costretta a ricoverarsi con un asinello in Italia, dove miseramente terminò la sua vita. Ella era stata persecutrice d'esso s. Corbiniano vescovo di Frisinga, perchè il trovò contrario alla disonesta sua vita. Scrive il padre Mabillone [Idem, Annal. Benedictin. lib. 20, cap. 53.], che il re Liutprando per l'amicizia da lui sempre conservata coi re franchi, prese l'armi anch'egli contra della Baviera, ma non cita onde s'abbia tratta questa notizia. Senza buone prove non si dee credere ch'egli rendesse sì brutta ricompensa al popolo della Baviera, dal cui braccio egli riconosceva la corona del regno longobardico, e fors'anche era di quella nazione. In quest'anno parimenti abbiamo dalle memorie dell'archivio farfense [Antiquit. Italic. Dissert. LXVII.], che Trasmondo duca di Spoleti fece una donazione a quel nobilissimo monistero mense januario, Indictione octava, sub Rimone Castaldione. Nel registro d'esso archivio medesimamente si legge una vendita di olivi fatta a Tommaso abbate temporibus Transmundi ducis Langobardorum, et Sindolfi Castaldionis civitatis Reatinae: dal che si conosce che la città di Rieti era sottoposta ai duchi di Spoleti. Ma non so io ben accordar gli anni d'esso Tommaso abbate con quei del duca Trasmondo. Abbiamo poi da Andrea Dandolo [Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.], che essendo mancato di vita Donato patriarca di Grado, Pietro vescovo passò a quella Chiesa. Ma queste trasmigrazioni da una chiesa all'altra, non essendo secondo la disciplina di que' tempi sì tollerate ed approvate, come oggidì, Gregorio II papa zelantissimo il dichiarò decaduto dall'una e dall'altra chiesa. Tanto nondimeno valsero le preghiere del clero e popolo di Venezia, ch'egli fu rimesso nella sua prima sedia. E perciocchè si sapeva, o vi doveva essere sospetto ch'esso Pietro per vie simoniache sì fosse intruso nel patriarcato suddetto, il papa avvertì i Veneziani di non eleggere pastori, se non nelle forme approvate da Dio e dalla Chiesa. Dicesi data la lettera pontificia nell'anno IX di Leone Isauro imperadore; e però nel presente anno. Succedette dunque nella cattedra di Grado Antonio di nazion padovano, dianzi abbate del monistero della Trinità di Brondolo, dell'ordine di s. Benedetto, personaggio sommamente cattolico e dabbene.