DCLXVII
| Anno di | Cristo DCLXVII. Indizione X. |
| Vitaliano papa 11. | |
| Costantino, detto Costante, imperadore 27. | |
| Grimoaldo re 6. |
Circa questi tempi il re Grimoaldo diede per moglie a Romoaldo duca di Benevento, suo figliuolo, Teoderada figliuola di Lupo già duca del Friuli [Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 25.], che gli partorì poi tre figliuoli, cioè Grimoaldo II e Gisolfo (amenduni col tempo furono duchi di Benevento), ed Arichi, ossia Arigiso. Vendicossi ancora di tutti coloro che, nell'andare ad esso Benevento in soccorso del figliuolo, lo avevano abbandonato. Ma soprattutto barbarica fu la sua vendetta contro la città del Foro di Popilio, oggidì Forlimpopoli, perchè quel popolo, sottoposto all'esarco di Ravenna avea fatto degl'insulti non solamente a lui nel viaggio alla volta di Benevento, ma molte altre fiate ai suoi messi nell'andare e venire da Benevento. Per l'Alpe di Bardone, cioè per la via di Pontremoli, senza che se ne accorgessero i Ravennati, condusse egli le sue truppe in Toscana in tempo di quaresima, e poi nel sabbato santo piombò addosso a quella misera città, nel tempo appunto, che, secondo l'uso d'allora, si faceva il solenne battesimo de' fanciulli nella chiesa maggiore. A pochi, o a niuno perdonò la inumanità di quei soldati, con aver fino svenati i diaconi che battezzavano i fanciulli. Tale in somma fu la strage di quel popolo e il guasto della città, che pochissimi abitatori vi restavano a' tempi di Paolo Diacono: crudeltà degna di eterna infamia. Portava per altro il re Grimoaldo sommo odio ai Greci e sudditi dell'imperadore, perchè contro la buona fede avessero tradito ed ucciso i suoi due fratelli Tasone duca del Friuli, e Cacone. E questa fu la cagione che, quantunque la città di Opitergio, oggidì appellata Oderzo, fosse già ridotta sotto il dominio de' Longobardi, pure perchè ivi era succeduta la morte de' suoi fratelli suddetti, la fece distruggere dai fondamenti, e partì poi quel territorio, assegnandone una parte a Cividal di Friuli, un'altra a Trivigi, e la terza a Ceneda.