MXXXI

Anno diCristo MXXXI. Indizione XIV.
Giovanni XIX papa 8.
Corrado II re di Germania 8, imperadore 5.

Scrive Romoaldo salernitano [Romuald. Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.] che anno MXXX, Indictione XIII Johannes princeps Salerni defunctus est anno principatus sui LVII, et successit ei Guaymarius filius ejus. Ma è fallato il testo, e in vece di Johannes avrà scritto Romoaldo Guaymarius, cioè Guaimario III principe di Salerno. Anche l'Anonimo barense presso il Pellegrini mette all'anno 1030 la morte di questo principe. In un testo di Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chron.] essa viene riferita all'anno 1029. Ma il suddetto Camillo Pellegrini portò opinione che Guaimario III conducesse la sua vita fino all'anno presente 1031, parendogli che si possa ciò ricavare da alcuni antichi strumenti. Abbiamo inoltre tanto dall'Anonimo barense [Anonym. Barensis, tom. 5 Rer. Ital.], quanto dal Protospata suddetti, che mense junii comprehenderunt Saraceni Cassianum, cioè la piccola città di Cassano nella Calabria; e che nel dì 3 di luglio Poto catapano de' Greci venne a battaglia con quegli infedeli, e restò sconfitto con lasciarvi egli la vita. Passò alla gloria de' beati in quest'anno san Domenico abbate del monistero di Sora, appellato da Leone ostiense [Leo Ostiensis in Chron., lib. 2, cap. 62.] mirabilium patrator innumerum, et caenobiorum fundator multorum. Il Sigonio, e dopo lui Angelo dalla Noce [Angelus de Nuce, in Notis ad Chron. Leonis Ostiensis.] abbate casinese stimarono Domenico Sorano lo stesso che san Domenico Loricato. Ma andarono lungi dal vero. Certo è che furono due persone diverse. Il Loricato volò al cielo nell'anno 1061, come dirittamente osservò il cardinal Baronio [Baron., in Annal. et in Martyrologio.]. Ossia che si pentissero finalmente i Veneziani dell'aspro trattamento da lor fatto ad Ottone Orseolo lor doge; oppure che s'infastidissero del governo di Pietro Barbolano a lui sustituito nel ducato; oppure, come è più probabile, che prevalesse la fazion degli Orseoli: certo è, per attestato del Dandolo [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], ch'essi preso in questo anno il suddetto Pietro doge, senza saponata gli levarono la barba, e vestitolo da monaco, il mandarono in esilio a Costantinopoli. Quindi inviarono alla stessa città di Costantinopoli Vitale vescovo di Torcello con bello accompagnamento a ricondurre di colà Ottone Orseolo, per rimetterlo sul trono ducale. Intanto diedero il governo della terra ad Orso Orseolo patriarca di Grado, e fratello d'esso Ottone, uomo di gran senno e generosità, il quale per un anno e due mesi fece da vice-duca con molta sua lode.

Due diplomi ho io dato alla luce [Antiquit. Italic., Dissert. VIII et XIX.], che in quest'anno ottenne dall'Augusto Corrado Ubaldo vescovo di Cremona, amendue dati III kalendas martii, anno dominicae Incarnationis MXXXI, Indictione XIIII, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis VI, imperantis vero IIII. Actum Goslare. In tutti e due questi documenti è notato l'anno sesto del regno, e conseguentemente pare adoperata l'epoca del regno d'Italia. Ma di qui risultando che la coronazione italica di Corrado sarebbe seguita prima del dì 26 di febbraio dell'anno 1026, converrà meglio interpretare Ermanno Contratto [Ermannus Contractus, in Chron.], allorchè ad esso anno 1026 scrive che Corrado circa tempus quadragesimae cum exercitu Italiam adiit. Diede fine in questo anno in Fiscanno alla sua santa vita Guglielmo abbate di Dijon in Francia [Mabillon., in Annal. Benedictin.], celebre nella storia monastica per le sue virtù e per la fondazione di varii monisterii, fra' quali quello di san Benigno di Fruttuaria in Piemonte, e per avere introdotta la riforma in assaissimi monisteri, massimamente di Francia. Glabro Rodolfo [Glaber, in Vita Wilielmi Divion. apud Mabillon.] suo contemporaneo, nella vita che scrisse di lui, attesta, tale essere stata la fama e stima d'esso Guglielmo abbate, ut cunctas Latii ac Galliarum provincias ipsius amor ac veneratio penetraret. Nam reges ut patrem, pontifices ut magistrum, abbates et monachi ut archangelum, omnes in commune ut Dei amicum, suaeque praeceptorem salutis habebant. Ne ho fatta menzione, perchè egli senza dubbio fu di nascita italiano. Secondo la testimonianza del medesimo Glabro, egli nacque nell'isola di san Giulio della diocesi di Novara, nel tempo stesso che Ottone il Grande assediò Willa moglie di Berengario re d'Italia in quell'isola del lago d'Orta: il che, siccome abbiam veduto, succedette nell'anno 962. Ottone stesso, dopo la presa di quel luogo, il tenne al sacro fonte. Non s'ingannò Glabro in iscrivendo ch'egli morì nell'anno presente 1031, in età d'anni settanta; ma ingannossi bene il padre Mabillone [Mabill., Annal. Benedict., ad ann. 987.], volendo qui correggere Glabro, quasichè Guglielmo avesse dovuto nascere nell'anno 961, perchè molto ben si verifica che egli fosse nato nel 962, e che nel presente 1031 egli fosse entrato nell'anno settantesimo di sua età, benchè sia vero che Berengario morì molto più tardi di quel che suppose Glabro. Se vogliam credere a Sigeberto [Sigebertus in Chron.], in quest'anno Robertus et Richardus (nobili normanni) minuendae domo multitudinis caussa, hoc tempore a Normannia digressi, Apuliam expetunt, et Italis inter se dissidentibus, dum alteri contra alterum auxilium praestant, hac opportunitate Italos callide et fortiter debellant, et successus urgendo suos nomen suum dilatant, et futurae prosperitatis sibi viam parant. Se, come io credo, e si raccoglie da altro susseguente luogo, Sigeberto vuole che Roberto Guiscardo nell'anno presente dalla Normandia passasse in Puglia, egli racconta delle favole. Nè in questi tempi fu guerra in Puglia, nè fra i principi di quelle contrade, e noi vedremo a suo tempo quando esso Roberto venne in Italia. Ma forse parla di un diverso Roberto quello storico.