MXXXII
| Anno di | Cristo MXXXII. Indizione XV. |
| Giovanni XIX papa 9. | |
| Corrado II re di Germania 9, imperadore 6. |
Cessò di vivere in quest'anno Rodolfo III re di Borgogna, soprannominato il Dappoco, senza lasciar figliuoli. Aveva egli per cura del santo imperadore Arrigo riconosciuto per dominio dipendente dall'imperio il suo regno [Ditmarus, Chronic., lib. 7.]; oppure perchè ciò si pretendeva fatto nei tempi insino di Arnolfo re di Germania, egli venne a soggettarlo di nuovo all'imperio. L'imperador Corrado maggiormente strinse questo affare, usando anche della forza, con indurre Rodolfo a promettere di aver per successore in quel regno o lui, o in suo luogo il giovane Arrigo re, con pretenderlo ancora per le ragioni di Gisela o Gisla imperadrice sua moglie, nipote del suddetto Rodolfo [Wippo, in Vita Conradi Salici.]. Ed era ben vasto e fiorito quel regno, perchè da Basilea si stendeva fino ad Arles e a Marsilia, con abbracciare la Provenza, Lione, il Delfinato ed altri paesi [Guatherus Ligurio., lib. 5.]. Ne fu portata la corona coll'altre regali insegne, e massimamente colla lancia di san Maurizio, all'Augusto Corrado. Ma Odone II conte ossia duca di Sciampagna perchè figliuolo di Berta sorella del defunto re Rodolfo, pretendendo a quella eredità, si prevalse della congiuntura che esso re imperadore si trovava impegnato coll'armi nella Schiavonia, o, per meglio dire, nella Polonia contra di Misicone re oppure duca di quelle contrade; ed entrò in possesso della Borgogna. Perciò Corrado s'andò preparando per fare nell'anno seguente una disgustosa danza nel regno a lui rapito. Abbiamo spettante a quest'anno un documento che ci scuopre chi fosse ne' tempi presenti duca e marchese della Toscana. Pubblicò l'Ughelli [Ughell., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Faesulan.] la fondazione de' canonicati fatta nella sua chiesa da Jacopo vescovo di Fiesole. Anno dominicae Incarnat. MXXXII, imperii domni Conradi Augusti V, Indictione XV. Dice di far quell'opera per la salute degl'imperadori, e specialmente di Arrigo I fra gli Augusti, che l'avea promosso a quella chiesa. Necnon pro salute Conradi serenissimi imperatoris felicis memoriae (così dicevano altri ancora de' principi viventi) suaeque conjugis Gislae Augustae, et filii ejus II. necnon Bonifacii serenissimi ducis et marchionis Tusciae. Sicchè probabil cosa è che fin nell'anno 1027 Rinieri marchese di Toscana, volendo cozzare col re Corrado, con essere poi necessitato a rendersi, decadesse da quel ducato, e che sulle rovine di lui si alzasse il marchese Bonifazio, padre della gran contessa Matilda. Comunque sia, l'abbiamo duca della Toscana in questi tempi. Tornarono nell'anno presente gli ambasciatori [Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], spediti dal popolo di Venezia a Costantinopoli, per ricondurre di colà il già esiliato lor doge Ottone Orseolo, colla nuova ch'egli avea dato fine alla sua vita in quella città. Il perchè Orso patriarca di Grado suo fratello, stato vice-doge per un anno e due mesi, rinunziò il governo. Col favore di poca parte di popolo s'intruse nel ducato Domenico Orseolo, e male per lui, perciocchè non andò molto, che formatasi una potente sollevazione contra di lui, ebbe fatica a salvarsi con ritirarsi a Ravenna, dove lasciò poi le sue ossa. Girolamo Rossi [Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.] mette la sua fuga e morte nell'anno 1024. Merita ben più fede in questo Andrea Dandolo, diligente scrittore delle cose della patria sua. Fu dunque creato doge di Venezia Domenico Fabianico, che allora si trovava in esilio; con che cessarono tutte le fazioni e discordie de' Veneziani. Questi, soggiugne il Dandolo, a Costantino Augusto protospatarius ordinatus est. Ma dovea dire da Romano Argiro, il quale nell'anno 1028 era succeduto a Costantino nell'imperio d'Oriente. Per attestato di Lupo Protospata [Lupus Protospata, in Chronico.] e dell'Anonimo Barense [Anonym. Barensis, Chron., tom. 5 Rer. Ital.], in quest'anno il medesimo Romano imperador de' Greci mandò per Catapano, ossia governator generale dei suoi Stati in Italia, Costantino protospata, chiamato ancora Opo.