MCCCCLXXIII

Anno diCristo MCCCCLXXIII. Indiz. VI.
Sisto IV papa 3.
Federico III imperadore 22.

In quest'anno ancora la flotta delle armi cristiane, composta di galee pontifizie, veneziane e napoletane, passò a' danni de' Turchi, ma senza che si possa contare impresa alcuna degna di memoria. Quel che è peggio, i Turchi vennero sino in Friuli, e recarono a quel paese incredibili danni [Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, tom. 21 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.]. Già vedemmo che Ercole Estense, figlio legittimo e naturale di Niccolò III marchese di Ferrara (e non già solamente naturale, come qualche disattento storico lasciò scritto), era stato nemico di Ferdinando re di Napoli, ed avea militato contra di lui in favore del duca d'Angiò. Ora dacchè egli fu creato duca di Ferrara, ravvivò l'antica amicizia con esso re, e nell'anno precedente si accordò di prendere in moglie Leonora d'Aragona, figliuola legittima e naturale del medesimo re [Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.]. Con suntuoso accompagnamento nel mese di giugno si partì da Napoli questa real principessa, condotta da don Sigismondo d'Este fratello del duca Ercole, e giunse a Roma. Che grandiosi spettacoli e magnifiche feste si facessero quivi per onorarla, s'io volessi ridirlo, non la finirei sì tosto. Se n'ha un'ampia descrizione nella Storia del Corio [Corio, Istor. di Milano.] e negli Annali Piacentini del Rivalta [Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.]. Ne parla anche l'Infessura [Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital. Cardinal. Papiensis, Ep. 558. Vita Sixti IV, P. II, tom. 3 Rer. Ital.], oltre altri autori, e n'ho parlato anch'io nella parte II delle Antichità Estensi. Di singolari finezze ed onori le fece il papa; ma il cardinal Pietro Riario suo nipote diede in tali sfoggi di magnificenza, che se non superò, certo uguagliò i più splendidi monarchi degli antichi secoli. Per ordine suo fu coperta di velami tutta la piazza de' santi Apostoli, alzato in essa un superbo palagio di legname con tre sale sostenute da colonne messe a oro, e ornate con fregi mirabili, fontane, credenze piene di vasi d'oro e d'argento, dove varie rappresentazioni si fecero. Tralascio il resto. In un solo convito fu creduto ch'egli spendesse venti mila ducati d'oro: cose tutte applaudite sommamente dalla gente mondana, ma che con ribrezzo si miravano dai più saggi, non sapendo digerire che questo cardinale, riputato un altro papa, logorasse in tante vanità i tesori della Chiesa [Annales Placentini, tom. 20 Rer. Ital.]. Arrivò poscia a Ferrara questa principessa nel dì 3 di luglio [Antichità Estensi, P. II.], e quivi ancora con suntuosissime feste di molti giorni furono solennizzate le nozze.

Non visse oltre a quest'anno Niccolò Tron doge di Venezia, essendo succeduta la morte sua nel dì 28 di luglio [Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer Ital.], di cui fu successore Niccolò Marcello, eletto doge nel dì 13 d'agosto, uomo degno per le sue buone qualità di quel trono. Parimente nel presente anno andando a Venezia Alessandro Sforza signor di Pesaro, fratello del fu celebre Francesco I duca di Milano, infermatosi in una osteria per viaggio, quivi fece fine ai suoi giorni [Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital. Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.], sul principio di aprile, con lasciare dopo di sè un'illustre memoria di essere stato uno dei più magnifici e prodi capitani del tempo suo. Pervenne il dominio di Pesaro a Costanzo Sforza suo figliuolo. Non contento il cardinal Pietro Riario suddetto delle smoderate spese fatte in Roma pel ricevimento di Leonora d'Aragona, volle inoltre che la Lombardia co' suoi occhi imparasse fin dove sapea giugnere la pazza sua magnificenza. Pertanto dal papa suo zio, o padre, il quale nulla sapea negargli, ottenuto il titolo di legato di tutta l'Italia [Platina, Vita Sixti IV, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Annal. Foroliviens., tom. 20 Rer. Ital.], venne a visitare il duca di Milano, e nel dì 12 di settembre pervenne a quella città. Tale era la comitiva sua, che di più non avrebbe fatto il pontefice stesso. E fu anche sì onorevolmente accolto, trattato e regalato dal duca, quasi come fosse un papa. La voce che corse allora, per attestato del Corio [Corio, Istor. di Milano.], fu, essere nei lunghi e scambievoli ragionamenti loro convenuti che il cardinale farebbe creare Galeazzo Maria re di Lombardia, con aiutarlo ad acquistar quelle città e terre che convenivano a tal dignità, e che il duca all'incontro aiuterebbe il cardinale con danari e genti d'armi a succedere nel papato. Certamente di gran discredito alla sacra corte di Roma doveano essere queste eccessive pompe e spese d'un cardinale nipote del pontefice, e i suoi passi, che davano campo a tali dicerie probabilmente false dei politici d'allora. Ma vedremo presto che Dio vi provvide. Secondo il Platina [Platina, Vita Sixti IV.], allora fu che il medesimo cardinale per quaranta mila ducati d'oro comperò la città d'Imola da Taddeo Manfredi, cacciato di là per una sedizione della moglie e del figliuolo. Di questa similmente col consenso del papa fece un dono a Girolamo Riario suo fratello. Se n'andò poscia il cardinale a Venezia, ma contro il parere del duca di Milano. Quantunque gli fosse fatto ogni possibil onore in quella città, nulladimeno comune credenza fu che i Veneziani in segreto il mirassero di mal occhio, attesa la stretta fratellanza osservata fra lui e il duca di Milano.