MDCLXV

Anno diCristo MDCLXV. Indizione III.
Alessandro VII papa 11.
Leopoldo imperadore 8.

Fra gli altri motivi che avea avuto Leopoldo Augusto di affrettar la pace col sultano dei Turchi, uno dei primarii era quello di accudire al suo matrimonio già conchiuso coll'infanta Margherita di Austria, figlia di Filippo IV re delle Spagne; perchè non avendo quel monarca se non un figlio di complessione assai debole, poteano tali nozze aprire a lui colle ragioni dell'infanta, aggiunte ad altre precedenti, l'adito alla corona di Spagna. Era tuttavia il re Cattolico in guerra coi Portoghesi, e il marchese di Caracena suo generale nel giugno appunto di quest'anno riportò una mala sconfitta a Villa Viziosa, con perdita di circa quattro mila soldati. Si trovò in quel conflitto il principe Alessandro Farnese, fratello di Ranuccio II duca di Parma, e general di cavalleria nell'esercito d'esso re Cattolico, che gran saggio diede del suo valore. Ma un'altra guerra peggiore insorse contra di esso re Filippo IV, cioè una malattia, che nel dì 7 di settembre il portò all'altra vita in età di sessanta anni: principe poco fortunato nella quasi continua lotta colla potenza franzese, e colla ribellione de' sudditi suoi, sempre nondimeno intrepido a tutti i colpi della sinistra fortuna. Avea mente per fare un ottimo governo, e lo fece assai tristo, perchè volontieri si riposava sull'abilità dei suoi ministri e dei favoriti, che, abusandosi dell'autorità, e attendendo ad arricchir sè stessi, condussero l'ampia monarchia spagnuola ad una gran depressione. Per altro la bontà, forse anche eccessiva, la religione, la giustizia e la clemenza furono suoi pregi singolari. Lasciò suo erede e successore Carlo II suo unico figlio, fanciullo di quattro anni, sotto la tutela e reggenza della regina sua madre, cioè dell'arciduchessa Marianna, figlia di Ferdinando III imperadore, e sorella del regnante Leopoldo Augusto; con sostituire a lui, se mancasse senza successione, lo stesso Leopoldo Cesare e i suoi discendenti, e dopo loro il duca di Savoia, con escluderne le regine di Francia in vigor delle rinunzie da lor fatte ai regni della corona cattolica. Carlo II Gonzaga duca di Mauiova terminò anch'egli in quest'anno a dì 15 di settembre il corso di sua vita in età assai immatura, e ne fu attribuita la cagione all'intemperanza sua, non occulta, ma pubblica, per li suoi illeciti amori, che furono anche tramandati alla posterità colle stampe in un libro intitolato: Amore di Carlo Gonzaga duca di Mantova e della contessa Margherita della Rovere. A riserva di questa sua passione, che lo screditò, fu principe amatissimo dai sudditi suoi: tanta era la sua benignità, sì dolce il suo governo. Solea dire: Che amava meglio di essere principe povero, ed avere popolo ricco, che di avere popolo povero, ed essere principe ricco. Restò di lui un figlio in età di tredici anni, non atto al governo, cioè Ferdinando Carlo, che gli succedette nel ducato, sotto la reggenza della duchessa Isabella Chiara sua madre. Ma era entrata la lussuria in quella nobil casa. Gli esempii cattivi del padre, colla giunta degli altri della stessa sua madre, che non avea portate seco a Mantova le virtù luminose dell'augusta casa d'Austria, servirono di una pessima scuola e di una infelice educazione a questo giovinetto principe: laonde se ne raccolsero poi degli amari frutti. Non badò in quest'anno il gran signor de' Turchi alla guerra di Candia, e neppure i Veneziani fecero ivi impresa alcuna di conto: che tale non è probabilmente da dire l'aver eglino prese in varie volte due galee, una grossa nave e tredici altri legni da carico. Furono liti fra il papa ed essi Veneti a cagion dei mercatanti dello Stato ecclesiastico, che, navigando per l'Adriatico, ricusavano di pagar dazio ad essi Veneti. Seguirono di qua e di là rappresaglie, ma in fine toccò ai più deboli, cioè ai pontifizii, di cedere. Nè il pontefice, nè i Maltesi, siccome disgustati anche per altri motivi, mandarono in quest'anno le loro galee in Levante. Nel dì 14 di maggio con somma allegrezza della corte di Torino e de' suoi popoli, nacque al duca Carlo Emmanuele II un figlio, a cui fu posto il nome di Vittorio Amedeo, che riuscì poi il più glorioso principe della real casa di Savoia.