MDCXI

Anno diCristo MDCXI. Indizione IX.
Paolo V papa 7.
Rodolfo II imperadore 36.

Gran tranquillità godè in quest'anno l'Italia, dacchè Filippo III re di Spagna, o per sua inclinazione alla pace, o perchè così richiedeva l'infievolito stato della sua monarchia, avea comandato che si disarmasse nel ducato di Milano. Stentò molto a far lo stesso Carlo Emmanuele duca di Savoia, nel cui animo non trovavano mai posa le idee di qualche novità pel proprio ingrandimento. In questi tempi ancora meditava egli la ricuperazion di Ginevra; ma scoperte le intenzioni della reggente di Francia troppo contrarie alle sue, quantunque il nunzio del pontefice si sbracciasse per distornar quella corte dalla protezion de' Ginevrini, finalmente gli convenne accomodarsi alle circostanze presenti, e deporre per ora i suoi marziali disegni. Tanto più si vide egli astretto a questo, perchè fra le corti di Francia e di Spagna si conchiuse nell'anno presente una lodevol unione mercè di due matrimonii accordati, e da eseguirsi a suo tempo, cioè di donna Anna infanta primogenita di Spagna, figlia del re Filippo III, col giovinetto re Cristianissimo Lodovico XIII; e di madama Elisabetta, figlia primogenita del fu Arrigo IV, con Filippo IV principe di Spagna, figlio del regnante Filippo III. Pubblicaronsi poi solamente nell'anno seguente questi trattati. Ed era cosa curiosa in questi tempi il vedere come il suddetto duca di Savoia maneggiava anche egli l'accasamento del principe di Piemonte suo figlio ora con una principessa di Francia, ora con un'altra del re di Spagna, del re di Inghilterra e del gran duca, tenendo mano in tutte le corti, e proponendo sempre nuovi progetti, niun de' quali finora ebbe esito felice. Avvenne anche uno strano accidente in Torino nel dì 6 di giugno. Non si sa da chi fu sparsa voce che ad esso duca era stata tolta la vita da' Franzesi nel parco. Di più non vi volle, perchè il popolo di quella città, amantissimo del suo sovrano, eccitasse un fiero tumulto, gridando ad alle voci: ammazza, ammazza i Franzesi. Prese l'armi, tutti andarono a caccia d'essi Franzesi, i quali, udito il gran rumore, chi qua, chi là corsero a rintanarsi. Era sul mezzodì, e il duca, dopo data una lunga udienza, s'era coricato sul letto, e avea preso sonno. Svegliato dai suoi cortigiani, e informato di quel disordine, corse tosto al balcone della galleria per farsi vedere. Raffigurato che fu dal popolo, si convertirono gli sdegni in lietissime acclamazioni; ed essendo cresciuta la folla alla piazza, il duca uscì in persona a meglio consolar gli occhi dei suoi buoni sudditi, e si quetò tutta la sollevazione.

Fu rapita dalla morte nel settembre dell'anno presente Leonora, figlia del fu Francesco gran duca di Toscana, e moglie di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, che, per conseguente, era sorella di Maria de Medici regina e reggente di Francia. Continuarono in quest'anno ancora le controversie dell'arciduca Mattias in Germania coll'imperadore Rodolfo II suo fratello; perchè, mancando esso Augusto di prole, e declinando di dì in dì la sua sanità, Mattias, assai avido di signoreggiare, voleva per tempo mettersi in possesso de' diritti della successione dell'augusta casa d'Austria. Non lasciò il pontefice Paolo V d'interporre i suoi più caldi paterni uffizii per promuovere la concordia fra loro. Infatti seguì l'accomodamento, essendosi contentato l'imperadore, a cagione d'un fiero sconvolgimento di cose accaduto in Praga, che Mattias, già riconosciuto per re d'Ungheria, fosse del pari accettato per re di Boemia, con riserbare a sè, finchè vivesse, una specie d'autorità e dominio. Seguì la magnifica coronazione di Mattias in Praga nel dì 23 di maggio, e perciò rifiorì l'allegrezza in quelle contrade. Crebbe poi questa per le nozze con gran pompa solennizzate in Vienna sul principio di dicembre dell'arciduchessa Anna, figlia del già arciduca Ferdinando conte del Tirolo, maritata col suddetto re Mattias. Tutto si applicò in questi tempi papa Paolo a dare un buon sesto a tutti i tribunali ed uffizii della curia romana, con prescrivere e ridurre a convenevoli termini la loro autorità, con tassare i loro onorarii, e riformare una man di abusi che da gran tempo erano stati permessi. Le sua prolissa costituzione su questo, per cui si acquistò egli gran lode, fu poi nel dì primo di marzo, non già (come per errore di stampa si ha dal suo Bollario) dell'anno presente, ma del susseguente data alla luce.