MDCXIX

Anno diCristo MDCXIX. Indizione II.
Paolo V papa 15.
Ferdinando II imperad. 1.

Fu questo l'ultimo anno della vita dell'imperadore Mattias, principe di buona volontà, amator della quiete, lasciando un vantaggioso nome presso i cattolici. Discordano gli scrittori nel dì della sua morte; ma i più assennati la danno accaduta nel dì 20 di marzo. Negli Stati patrimoniali di casa di Austria e nei regni d'Ungheria e Boemia a lui succedette Ferdinando II suo cugino, principe a cui si era già preparata un'ampia scuola da esercitare il coraggio in mezzo ai disastri, a ragion della ribellione già formata dai Boemi, che si trasse dietro la sollevazione ancora dei protestanti della Slesia, Moravia, Ungheria e della Austria superiore. Andò sì innanzi l'ardire de' suoi nemici, che fu in pericolo la stessa città di Vienna. In soccorso suo Cosimo II gran duca di Toscana suo cognato gl'inviò alcune compagnie di corazze, le quali, falsificate le insegne, e passando per mezzo alle schiere dei ribelli Boemi, felicemente pervennero in essa città, in tempo che Ferdinando si trovava nelle sue maggiori angustie; laonde mirabilmente servì questo aiuto per liberarlo dall'insolente violenza di chi voleva ridurlo ad una vergognosa convenzione. Ardevano di voglia i protestanti, ed alcuni ancora dei principi cattolici, di trasportar l'imperio fuori dell'augusta casa d'Austria, e fecero fin dei maneggi perchè Carlo Emmanuele duca di Savoia concorresse a quell'eccelsa dignità, esibendogli inoltre il comando dell'armi nella leva fra loro stabilita per sostenere la sollevazione dei Boemi: tanto era il credito di questo principe anche fuori d'Italia. Ma il re Ferdinando, essendosi portato con un lungo giro di viaggio alla gran dieta di Francoforte, dove fu accolto con grandissimo plauso, ebbe la fortuna di superar tutte le difficoltà, e massimamente la opposizione dei Boemi, di maniera che nel dì 28 d'agosto fu eletto imperadore, e nel dì 9 di settembre coronato. Inviperiti per tale elezione gli Stati di Boemia, nel dì 29 del suddetto agosto dichiararono l'Augusto Ferdinando decaduto da ogni diritto sopra quel regno. L'aveano già essi esibito a varii principi, e nominatamente al predetto duca di Savoia; ma niun d'essi volle ingerirsi in sì pericoloso acquisto. Il solo Federigo elettor palatino, perchè giovane baldanzoso e pregno d'ambiziosi disegni, e più perchè spronato da Elisabetta sua consorte, (alla quale, siccome figlia di Giacomo re d'Inghilterra, parea troppo basso il suo stato senza la corona regale), quegli fu che accettò l'offerta dei Boemi, e da essi solennemente venne coronato nel dì 14 di novembre. Di questa traversia accaduta alla casa d'Austria non sentirono dispiacere i Veneziani e il duca di Savoia; ed i primi riconobbero per re di Boemia il suddetto palatino. Ma il pontefice Paolo V dichiaratosi contro di lui, perchè eretico di credenza, promise aiuto di denari allo Augusto Ferdinando II, in favore di cui anche Massimiliano duca di Baviera, lo elettor di Sassonia ed altri principi presero l'armi.

Già dicemmo che nel precedente anno era passato a Parigi Maurizio cardinale di Savoia, figlio del duca Carlo Emmanuele. Fra i suoi negozii il principale era quello di chiedere in moglie per Vittorio Amedeo principe di Piemonte Cristina figlia secondogenita di Arrigo IV re di Francia, e sorella del regnante Luigi XIII, nata nel febbraio del 1606. Ben intendeva quella corte quanto le importasse la buona corrispondenza del duca di Savoia, principe tanto intraprendente, in tempi massimamente, che quivi si stava in continue gelosie degl'inquieti ugonotti; e però condiscese facilmente a questa alleanza. Lo stesso principe di Piemonte accompagnato dal principe Tommaso suo fratello, arrivò a Parigi, e nel dì 11 di febbraio seguì il loro sposalizio, e tornossene dipoi a Torino nel settembre, per fare i preparamenti convenevoli al ricevimento di questa principessa. Videsi conferito in tal congiuntura al cardinal Maurizio il grado di protettore degli affari della Francia nella corte di Roma. In questo mentre fu rinnovata, o pure maggiormente confermata la lega della repubblica veneta col suddetto duca di Savoia: il che non poco increbbe alla politica spagnuola, ben conoscente, tale unione non essere per altro fatta che per tenere in briglia chi voleva far da assoluto padrone dell'Italia. Vieppiù ancora si alterarono gli Spagnuoli, perchè essa repubblica stabili, nel dì ultimo di dicembre, altra lega difensiva colla repubblica d'Olanda.