MDLXXXVII
| Anno di | Cristo MDLXXXVII. Indiz. XV. |
| Sisto V papa 3. | |
| Rodolfo II imperadore 12. |
Anno fu questo di grave carestia per molte parti d'Italia, e massimamente in Roma; ma il provvido governo di papa Sisto sovvenne alla necessità de' suoi popoli senza risparmiare spesa e diligenza alcuna in pro di essi. E per provvedere ancora al bisogno dei tempi avvenire in aiuto della povertà, assegnò nell'anno seguente un capitale di ducento mila scudi romani, coi quali si fondasse una frumentaria: degno pensiero di chi è ottimo principe, e attende al bene de' sudditi suoi; se non che provvisioni tali non sogliono avere lunga vita. A Carlo Emmanuele duca di Savoia era nato nel precedente anno a dì 3 di aprile il suo primogenito. Volle egli nel presente solennizzarne il suo battesimo, e padrini furono il cardinal Sfondrato pel papa, madama di Carnevaletto per Caterina regina di Francia, Gianandrea Doria pel principe di Spagna, la marchesa di Garres per l'infanta di Spagna, Agostino Nani per la repubblica di Venezia, il vescovo di Malta pel gran maestro de' cavalieri. Giostre, tornei, macchine di fuochi artificiali, ed altri magnifici divertimenti furono dati in Torino a sì nobil brigata, e nel dì 12 di maggio seguì la festosa funzione del battesimo. Fu posto all'infante il nome di Filippo Emmanuele; ma questo principe premorì al padre nel 1605, con restare la primogenitura a Vittorio Amedeo, principe nato in mezzo alle suddette allegrezze nel dì 9 dello stesso mese di maggio. Rapì la morte in quest'anno a dì 13 d'agosto, dopo breve infermità di renella, Guglielmo Gonzaga duca di Mantova, mentre si trovava in Bozzolo, a cui succedette don Vincenzo unico suo figlio maschio. Mandò egli a prendere a Mantova venticinque mila scudi per distribuirli prima di morire a' suoi servidori, affinchè non avessero a litigar coll'erede. Non giunsero questi a tempo; con tutto ciò il nuovo duca Vincenzo fedelmente eseguì la mente del padre, ed altri atti di liberalità esercitò verso de' suoi popoli. Terminò del pari la carriera del suo vivere in età solamente di circa quarantasette anni Francesco gran duca di Toscana di una infermità creduta non pericolosa, nel dì 19 di ottobre alle ore cinque di notte. Nel giorno seguente, quindici ore dopo la morte del marito, mancò di vita anche la gran duchessa Bianca Cappello. Molte furono le dicerie per questo avvenimento funesto. Per attestato del vivente allora Traiano Boccalino, molti credettero ch'esso gran duca Francesco svaghito d'essa Bianca, per cieca passione da lui già sposata, si perdesse poscia in altri amori, e che la gran duchessa, donna di altero spirito, per vendetta gli desse il veleno; ma che, scoperto il delitto, anch'ella per la stessa via fosse fatta morire. Diversamente altri pensarono, credendo che il cardinal Ferdinando, fratello d'esso gran duca, non avesse mai potuto digerire quel matrimonio. Ma quanto è facile al popolo il voler entrare nei segreti laberinti dei principi, altrettanto facile è in casi tali l'ingannarsi. Comunque ciò fosse, non avendo esso gran duca lasciata prole maschile legittima, prese tosto le redini del governo il suddetto cardinal Ferdinando, principe più provveduto di senno e di altre virtù, che il defunto fratello, il quale non tardò a farsi riconoscere per padrone; perciocchè, avendo mostrato il castellano di Livorno alquanto di renitenza a consegnare quella fortezza ad un gentiluomo da lui inviato colà col contrassegno, il fece impiccare. Per altro restarono due figlie di esso principe, l'una Leonora che vedemmo maritata col suddetto don Vincenzo duca di Mantova, e Maria, che a suo tempo vedremo regina di Francia. Amendue erano nate dalla sua prima moglie Giovanna d'Austria. Nè si dee tacere che nel dì 13 dicembre un gran temporale succeduto a Napoli conquassò molti legni in quel molo, con perdita di non pochi uomini; e un folgore, figlio della terra o delle nuvole, accese il fuoco nel maschio di Sant'Ermo, dove era la polve da artiglieria, e lo fece saltare con tal forza, che rovesciò tutte le fabbriche circonvicine, ed uccise più di cento e cinquanta persone. Notabile offesa anche ne riceverono le chiese e case poste alle falde di quel monte. Crebbe in quest'anno smisuratamente la febbre della Francia, e fu soggetta a varii pessimi parossismi. Non comporta l'istituto mio ch'io prenda a descrivere quelle fiere civili discordie. Solamente accennerò che Arrigo re di Navarra, il Condè e gli altri ugonotti tirarono dei possenti aiuti dalla Germania protestante; e che, all'incontro, la lega appellata santa di Carlo cardinal di Borbone, del duca di Lorena, dei principi di Guisa e del maresciallo di Birone, fece dei copiosi armamenti dal canto suo, favorita in questi tempi dal re Arrigo III. Venne il cattolico duca di Gioiosa a battaglia nel dì 10 di ottobre col re di Navarra; lasciò egli la vita sul campo, e l'esercito suo andò tutto in isconfitta. Ma in breve si rifece quel danno, essendo riuscito al duca di Guisa e agli altri principi della lega di disfare l'esercito tedesco e svizzero guidato dal duca di Buglione, che marciava per unirsi al re di Navarra. Impadronissi in quest'anno in Fiandra il valoroso duca Alessandro Farnese di Deventer, città di molta importanza per essere capo della provincia di Overissel. Memorabile dipoi fu l'assedio da lui posto all'Esclusa, che immense fatiche costò, ma in fine obbligò quel presidio alla resa. L'anno fu poi questo in cui Elisabetta regina eretica d'Inghilterra con eterna sua infamia condannò alla morte Maria regina cattolica di Scozia non suddita sua, dopo la prigionia di moltissimi anni. Fu ella e prima e dipoi oppressa da infinite calunnie dei suoi nemici, per tentar pure di giustificar l'atto barbaro e tirannico d'Elisabetta, riprovato da chiunque portava il titolo di principe. Un'ammirabil costanza mostrò fino agli ultimi momenti di sua vita la povera regina, e al suo funerale pagarono un tributo di lagrime tutti i cattolici. Restò di essa un figlio, re di Scozia, cioè Giacomo, che giunse poi ad essere anche re d'Inghilterra, ma senza conservar la religione dei suoi maggiori: cosa che principalmente fece a lui raccomandare prima di morire la sfortunata sua madre. Di quella lagrimevol tragedia a me non convien dirne di più. Certo è che il pontefice Sisto non si potea dar pace per tanta barbarie; e però, oltre all'aver confermate, per quanto potè, ed accresciute le inutili censure contro quella inumana principessa, segretamente ancora e con promesse di aiuti commosse Filippo re di Spagna a fare un maraviglioso preparamento d'armi a danni della medesima, giacchè ella continuamente infieriva contro i cattolici, ed anche nell'anno presente sostenne colle sue armi i ribelli eretici dei Paesi Bassi contra dello stesso re Cattolico. Finalmente fra tante altre grandiose cose che tutto dì andava meditando ed eseguendo in bene del pubblico o in ornamento di Roma esso magnanimo papa Sisto, si dee annoverare in quest'anno l'istituzione da lui fatta in Roma di quattordici congregazioni di cardinali, coll'aver confermata nello stesso tempo quella dell'inquisizione. In esse compartì egli tutte le varie materie spettanti non meno alla religione che al governo civile, acciocchè tutto ivi fosse con ordine e nelle dovute forme esaminato, e riferito poscia ai sommi pontefici, dall'approvazion de' quali venissero sigillate le risoluzioni prese in cadauna di quelle assemblee. La bolla sua intorno a tali congregazioni fu pubblicata nel dì 22 di gennaio dell'anno presente. Fece egli parimente racconciare un antichissimo obelisco egiziano rotto in più pezzi, e dirizzarlo davanti alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Ma soprattutto glorioso fu il risarcimento della maravigliosa colonna istoriata che il senato e popolo romano dedicò a Traiano Augusto, e che papa Sisto nel dì 28 di novembre di quest'anno dedicò solennemente in onore di san Pietro principe degli Apostoli. L'iscrizione nondimeno parla dell'anno seguente.