LVIII

Ai medesimi

Magnifici ac potentes domini mei observandissimi. Per una de' 16 di questo da V. S. ho inteso la buona volontà circa a quanto dal mio illustrissimo signore sono state ricercate, e come per concludere tale effetto sono per mandare uno suo commissario; e quelle mi domandano, se io ho autorità dal mio illustrissimo signore che basti a fare questo. Io non ho alcuno mandato altrimenti in scritto, se non che già molti giorni e mesi sua Eccellenza per una sua mi commise ch'io facessi opera con V. S., che li nostri banditi non fosseno securi nel dominio suo, e che similmente li banditi di V. S. non fosseno securi nel nostro. Allora io scrissi due volte o tre a V. S., e quelle mi rispuosero che circa questo farebbeno certo consiglio, e che poi mi avviserebbeno; e quelle, forse essendo in maggiori cose occupate, non mi mandarono mai la resoluzione. A questi dì prossimi io fui a Ferrara, e il signore duca mio mi commise di nuovo ch'io pure ritentassi e cercassi di nuovo fare lega con V. S., sì come sua Eccellenza ancora ha scritto a quelle. Altro mandato nè altra commissione in scritto ho io; bene vi rendo certe, che di tutto quello che io farò per quiete di questa provincia di Garfagnana, così pertinente a V. S. come a sua Eccellenza, essa se ne chiamerà contenta, e sarà per ratificarlo: pure non starò di avvisarne quelle, se, prima che la risposta venga, parrà a V. S. di mandare il suo commissario; o se anche si parrà meglio che si aspetti nuova commissione dal duca, faranno il suo parere. Al miglior consiglio delle quali mi rapporto sempre; e di continuo in sua buona grazia mi raccomando. Castelnovi, 19 aprilis 1523.