XV.

Bisognava stringerla in un cerchio di ferro, spiarla attentamente, interpretarne i pensieri, accumulare delle prove, dimostrarle come tutto io sapessi comprendere….

Notai in quei giorni: la serenità piena e indifferente di Lidia (noi ci parlavamo di rado e ciascuno dormiva nella propria camera, da poi che la donna s'era dichiarata estranea a quanto mi riguardava; forse la visione di Laura ammalata non era ultima causa di noncuranza in me per Lidia); un lieve ma crescente desiderio d'eleganza (la sarta aveva fatta la sua ricomparsa melliflua, inviando a intervalli di qualche giorno parecchie grandi scatole misteriose); un rinascente piacere per i trattenimenti mondani (m'aveva pregato di condurla alle corse, ov'ella s'era divertita assai, scommettendo e vincendo mercè felici consigli di Ettore Caccianimico, il quale si vantava di esatte cognizioni ippiche); una cura minuziosissima di tutta la sua persona e qualche posa studiata, innanzi agli indifferenti.

Nulla, frattanto, aveva potuto snebbiare i miei sospetti sopra Gian Luigi; anzi, li avevo confermati osservando come egli mancasse ai martedì abituali, in cui non era possibile la conversazione intima e gustosa. Aveva saputo dispensarsi da quelle visite, adducendo a scusa occupazioni, che lo lasciavan libero soltanto la sera; strane occupazioni, a mio credere, le quali giovavano a renderlo triste, ogni dì meglio, molto inquieto, nervoso, incoerente, distratto.

Se Ettore Caccianimico non si fosse presa la briga di venire quotidianamente da noi, le ore di insopportabile a viso a viso fra me e Lidia sarebbero state pesantissime anche per la frequenza loro. Ettore interessava Lidia colla molteplicità degli argomenti che in un solo discorso sapeva sfiorare o approfondire, a seconda della curiosità risvegliata nell'ascoltatrice; conosceva gli autori di grido, e perciò ogni avvenimento, ogni pubblicazione letteraria e artistica gli servivan per un aneddoto, spesse volte sconosciuto anche a quelli i quali vi figuravan come attori.

Ettore irradiava a poco a poco una sapienza di vita, sua particolare; non si poteva negargli il fascino che deriva agli uomini dall'età matura; fascino di confidenza, fiorita da passioni morte, non più capaci d'appannare il terso specchio dell'equilibrio intellettuale.

Io era perciò assai tranquillo, quando vedevo Ettore presso Lidia; e li lasciavo, recandomi a prender notizie di Laura e attardandomi poi con amici alla passeggiata delle cinque. Le notizie di Laura me le fornivano dei viglietti chiusi, rilasciati in portineria, con queste parole scritte in lapis:—Il medico è contento. Sto meglio. Oggi ho peggiorato. Non venire a trovarmi perchè Giorgio è in casa.—Alternative continue di bene e di male, di meglio e di peggio, che m'irritavano e m'eccitavano nel medesimo tempo.

Un giorno, il viglietto diceva:—Sono quasi guarita: esco a passeggio con Giorgio.—La cosa mi sembrò di poco rilievo, anzi uggiosa, comechè venisse a scemar l'aureola di sofferenza, che m'era consueto vedere intorno alla figura di Laura.

Quel buon ragazzo d'Ettore Caccianimico, il quale aveva giudicata Laura moribonda!… Ci saremmo rivisti a Pallanza, dove la donna avrebbe riposta a soqquadro la città colle feste, le passeggiate notturne sul lago, le luminarie alla veneziana, come l'anno prima, quando col mandolino Ettore serviva da Tremacoldo alla compagnia!

Il negozio nel quale entrai, odorava largamente di profumi stranieri, di saponi e di cosmetici, di acque e di ciprie; lungo e stretto, era in giuoco a una diversa luce, che a me, rimasto presso il limitare, non permetteva di scorgere le persone del fondo; ne venivano voci confuse. Poi le voci e le persone s'avvicinarono, costringendomi a volger la testa per un fruscìo di sottane.

Laura usciva a fianco di Giorgio senz'avvertire la mia presenza e il mio sguardo fisso in lei….

Guarita! con quel pallore spettrale!

Ebbi dentro di me una rivolta di sconforto senza fine per la donna, e di odio velenoso per tutti gli altri.

Scelsi a casaccio, diedi l'indirizzo, e me ne andai presto, fuggendo quei profumi che mi sonavano intorno una nenia da funerale, o parevano elevarsi a nembi di sinistro incenso.

Nessuna esperienza di medico avrebbe potuto constatare meglio della mia, la sorte irreparabile di Laura Uglio, comechè non fossi tanto colpito dalla sua palese decadenza fisica, dall'attestazione certa delle sue torture, quanto dall'orribile cambiamento morale della donna; ella non doveva più avere nè volontà, nè desideri, nè speranze, nè ribellioni…. Passava ormai nella vita, come corpo rigido travolto da un lento fiume.

—Sai bene,—mi disse Ettore Caccianimico, quand'io gli spiegai tutto questo, incontrandolo per via.—È inutile; essa medesima non ha alcun riguardo.

—Ma Giorgio, come può farsi delle illusioni?

—Non se le farà, figlio mio. Oppure, se le farà perchè è un imbecille. In ogni modo, noi non possiamo nulla.

—Pur troppo! E resta a Milano? Dovrebbe mutare aria, andarsene di qui….

—Ci vuol altro!—fece Ettore con una scrollata di spalle.—Une femme à la mer; doloroso, ma irreparabile e non nuovo…. Sono stato dalla tua signora….

—Hai fatto bene,—mormorai.—C'era qualcuno?

—Tua suocera, donna Teresa; ci sarà ancora, se torni sùbito a casa. È contraria al vostro disegno di passar qualche tempo nella sua villa a Pallanza.

—Perchè?

—Dice che non si usa; che dovete viaggiare per non far parlare il mondo….

—Ma viaggeremo dopo….

—Pare che non si fidi troppo dei dopo. Io ti consiglio a resistere, perchè se ne dài vinta una, sei un uomo morto, colle suocere.

—Sai se Laura Uglio viene a Pallanza?

—Senza dubbio, poveretta; una buona ragione per andarvi, non ti sembra? La campagna ti permetterà di visitarla, quando Giorgio sta a Milano per affari; ormai, si tratta d'un'opera buona, di renderle meno pesante la solitudine in cui Giorgio l'abbandona.

—Ma sei certo che non si rechi a Saint-Moritz come l'anno scorso?

—Credo non ve ne sia più lo scopo!—disse Ettore con un rapido sorriso.

Anche lui, dunque, sospettava Saint-Moritz un nido d'amori per Laura?
Che volgari sciocchezze!

Prima che donna Teresa avesse a convincere Lidia della necessità d'un lungo viaggio, mi conveniva dichiarare esplicitamente il mio pensiero in proposito. L'idea d'Ettore era giusta; a Pallanza molte cose avrebbero preso un aspetto diverso. Strinsi la mano all'amico e m'affrettai a casa.

Ebbi la ventura di trovar donna Teresa ancora seduta vicina a Lidia…. Com'erano rosee le due donne! Come si somigliavano, adesso che Lidia accennava ad ingrassare!

«….Delle vecchie signore colle figlie, così identiche alla madre, sebben giovani, che un amatore del genere poteva, sposando la figlia, già farsi un quadro di quel che sarebbe diventata fra trent'anni….»

Non era una mia riflessione, questa, fatta durante una passeggiata? Ecco, la riflessione sarcastica, si mutava in realtà, per mio conto…. Donna Teresa pareva la caricatura di Lidia, o il suo ritratto sgorbiato da un monello inesperto; donna Teresa era Lidia a cinquant'anni, vale a dire in un'età lontana; ma per giungervi, le tappe non sarebbero state piacevoli, a giudicar dalla prima, da quella leggierissima pinguedine sopravvenuta in Lidia con l'aggravante di mutazioni anche psicologiche.

L'odio velenoso per tutti gli altri sentito alla presenza di Laura, mi dominava, e non appena venne una parola, mi suggerì la risposta insolita.

—Dunque,—-fece donna Teresa rivolgendosi a me,—volete passare un mese a Pallanza?

—Certamente,—risposi.—Questa è la mia volontà.—

Lidia mi guardò con espressione interrogativa.

—Se noi ti rechiamo disturbo nella tua villa,—continuai verso donna
Teresa,—prenderemo in affitto una cascina.

—Ma no, santo Dio!—esclamò mia suocera, levando le braccia in alto.—Voi siete i miei figliuoli, e vi aspetterei con tutto il piacere—Ma pensate che avete annunciata la ripresa del vostro viaggio in quest'epoca…. Il rimandarlo un'altra volta, si potrebbe interpretare malamente.

—Io non rimando nulla; dopo il mese a Pallanza, faremo i comodi altrui; per adesso, faccio i nostri….

—Anche Lidia,—osservò donna Teresa,-è del mio parere.

—Certamente,—disse Lidia, tuttora maravigliata per l'energia con cui parlavo,—se questo viaggio si deve fare, o prima, o dopo….

—Non ammetto repliche,—interruppi bruscamente.—Fra una settimana saremo a Pallanza, in una villa d'affitto.—

Donna Teresa gettò uno sguardo a Lidia, quasi per sostenerla nell'opposizione; ma Lidia mormorò:

—Se vuole così Sergio, non replico più.—

Si vedevano ora i frutti dell'obbedienza imparata nei notturni colloqui, e il breve episodio rischiarò certamente mia suocera sull'attitudine che avevamo presa l'uno di fronte all'altra, dopo il periodo delle prime intimità, durante le quali nessuno comanda e nessuno obbedisce.

Notai, di passaggio, che i piedini di Lidia erano stretti in babbucce elegantissime, non mai viste prima; l'abito mi pareva il solito; e archiviate queste due osservazioni, mi recai nello studio, ove la finestra spalancata mi attrasse al davanzale.

Da qualche ora, facevo parte d'una piccola categoria d'uomini, la cui psicologia andò per lungo tempo ignota: da qualche ora facevo parte degli uomini che stanno per tradire; uomini come tutti gli altri in apparenza, e dagli altri invece così diversi in sostanza, che sarebbe vano sforzo il volerne rilevare le anfrattuosità sentimentali.

Se quel piccolo gruppo di gente si potesse costituire in un Circolo, io direi che due condizioni sole possono giustificar la domanda d'entrarvi come soci: o essere di coloro i quali non hanno mai tradito; o essere di coloro i quali non hanno abitudine di tradire che un solo sesso. E direi lo scopo del Circolo potersi stabilire così: abilitare i primi a tradire, e i secondi a tradire anche il sesso fino allora rispettato.

Dei secondi facevo parte io; prima e dopo gli amori con Laura Uglio, non avevo mai esitato a impossessarmi della moglie d'un conoscente, appoggiato dalla convinzione che uno scapolo è uno scorribanda, afferra la donna a carriera, la ruba, la trattiene, e la rilascia, pronto a sostener le conseguenze del suo furto o a difender la sua preda. Romantica e immoralissima convinzione, senza dubbio; ma in ogni modo, essa m'aveva avvezzato a tradire soltanto il sesso maschile.

Perchè colla donna, in qualunque maniera ella fosse mia, avevo sempre sfoggiata una fedeltà eccezionale; e non era piccolo merito il potere assolversi da ogni peccato in proposito, da ogni desiderio inconfessabile, da ogni sotterfugio…. La fedeltà nasceva per la certezza che l'infedeltà è inutile in un amore libero; certezza non condivisa talvolta dalla donna, la quale aveva trovata utilissima l'infedeltà in tutti gli amori di questo mondo.

A me pareva dolce cosa esser fedele; dovere innegabile e nel medesimo tempo piacevole, appunto perchè non imposto da alcuno, e senza lode agli occhi della legge.

Ma da qualche ora un bisogno vivo, pressante, imperiosissimo di tradire anche la donna, m'aveva costretto a sconfessare le mie abitudini, così cavalleresche da un lato, così…. arabe dall'altro; ed ero venuto a prender posto nel Circolo summentovato, classificandomi fra i soci che si propongono di tradire ambedue i sessi.

La mia decisione era grave, perchè il tradimento aveva un nome; non già perchè mancavo a delle promesse, facevo sanguinare un'anima femminile, dovevo vivere d'una vita doppia e falsa; tutto questo è comune a qualunque tradimento, anche nell'amore libero…. Ma l'essere stato previsto il mio caso, l'essere stato battezzato con un nome da Codice penale, mi metteva un piccolo brivido di vergogna….

Avevo appoggiati i gomiti al davanzale della finestra e guardavo giù nel corso Venezia i non molti passanti, senza distinguerli; poi sembrandomi che ciò mi distraesse dalla solennità del momento, mi ritrassi, e rimasi bensì presso la finestra, ma in poltrona, collo sguardo al soffitto.

Raccoglievo ed elencavo gli eccellenti motivi pei quali dovevo tradire mia moglie.

Innanzi tutto, l'incompatibilità di carattere. (Come la legge aveva saputo prevedere e battezzare anche questo caso, con dei vocaboli un po' barbari, ma chiarissimi!). Lidia non amava la letteratura; Lidia era mutabile così da passare in un solo mese dal desiderio di solitudine, ai divertimenti più chiassosi, e da questi ai piaceri frivoli dell'abbigliamento raffinato: non aveva alcuna idea della famiglia, e mentre in Isvizzera temevo arieggiasse alla buona massaia, in Italia s'occupava tanto della casa, da non saper nemmeno quale servo avessi io, dopo lo sfratto d'Andrea; non possedeva sentimenti precisi, e per lentissime gradazioni era arrivata a mostrarsi indifferente di dieci supposte mie amanti, quando in principio s'oscurava se soltanto io trovava bella, non una donna, ma una vestaglia femminile; non aveva il senso della maternità, anzi peccava del senso contrario, paventando un parto, per la sua bellezza, e per la sua tranquillità se i bambini fossero venuti a troncarle la libera disposizione della giornata; era imprudentissima, perchè ormai doveva aver compreso che Gian Luigi Sideri mi dava ombra, e tuttavia ella ogni sera lo invitava per la sera successiva, quand'avrebbe potuto invitare quell'ottimo Caccianimico, il quale non era men valente giuocatore del Sideri; era presuntuosa, della presunzione irritante, che sembra ascoltare e approvare i consigli, e poi agisce a modo proprio, con un'inesperienza sbalorditoia….

Avrei potuto accumulare altre schiaccianti accuse di questo genere, tutte classificabili sotto quel solo titolo legale; ma mi urgeva di togliermi agli argomenti oggettivi, per vagliare i soggettivi, meno giustificati, ma più tremendi, perchè Lidia non avrebbe mai potuto allontanarli, non supponendoli neppure.

Ella non supponeva ch'io era stanco di lei; aveva preso alloggio in casa mia, credendo che ciò solo bastasse a farmele considerar legato per l'esistenza intera. Non ragionava male in fondo, perchè nessuno s'era preso il disturbo di spiegarle i gravi ostacoli che una donna deve superare per impossessarsi dell'uomo, il quale, essendo suo per legge, è perciò appunto meno suo d'ogni altro, e più volonteroso di sottrarsi a un dominio spaventevole per forma e per durata.

Nessuno le aveva spiegato che marito e moglie si trovan sempre nelle condizioni di Maometto e della montagna: onde, ne vengono disastrosissime conseguenze, comechè ciascuno ami far da montagna che non si muove, e veder l'altro far da Maometto che la conquista.

Ero stanco di Lidia; se nessuno le aveva insegnate così belle cose, ella era abbastanza intelligente per averle comprese, quando invece Lidia pareva volersi rifare del servaggio non lungo di fanciulla, con un interminabile sultanato di donna. Cosicchè la sua freddezza complessa mi respingeva, e pur amando le sultane in genere, ero disposto a dei sacrifici per le sultane sole che avessero muscoli e nervi, sorrisi e parole…. Non riconoscevo in Lidia alcun diritto all'idolatria senza condizioni….

Un calcolo erroneo m'aveva consigliato ultimamente d'imporle quelle notti ch'ella rifiutava per capriccio; ed avevo così resa anche più problematica la pace del focolare. D'un tratto, Lidia s'era assunta la divisa dell'obbedienza, d'un'obbedienza curiosissima, fingendo d'ignorare i miei gusti, e sbizzarrendosi a invitar gente che non mi piaceva e a trascurarne altra che mi piaceva assai, come quel buon Caccianimico, il quale veniva sempre a visitarci, ma ci vedeva di rado a visitar la sua signora.

Da questo era conseguita la sensazione dell'estraneità di Lidia a tutto quanto mi concerneva. Ella non era la mia donna, o la mia amante, o mia moglie, o un essere caro ed intimo per le cui fibre passassero vibrazioni concordi ad ambedue; ella era una donna che andava e veniva per la casa, che mi dava del tu, che pranzava alla mia tavola, che mi permetteva di dormirle a fianco e che mi consegnava le note della sarta con una puntualità maravigliosa.

A costei io avrei dovuto serbarmi fedele tutta la vita? Oggi, domani, mi sarei imbattuto nella donna per la quale l'amore non era vuota parola, e il mio poteva essere anche una salvezza o un motivo di vivere…. Io avrei dovuto rinunciare alle sconfinate gioie d'un simile possesso, per che cosa? Per rappresentare nella commedia la maschera del marito fedele.

Calai un pugno sul bracciuolo della poltrona, e mi diedi a passeggiare infuriato.

Nel lungo ragionamento avevo omessa una cosa d'importanza non lieve: ero deciso a tradir Lidia; ma con chi? Senza dubbio, con una donna per la quale l'amore non era vuota parola…. E dove si sarebbe trovata questa donna?… Fra le mie conoscenze, non mi pareva; fra le mie conoscenze abbondavano le donne che non soltanto consideravan vuota parola l'amore, ma eran vuote di cervello esse medesime; tutte amiche di Lidia….