IV. «FORSE, UN GIORNO... CHI SA?»

La meridiana della Collina Verde segna oramai mezzodì. Squilla, in un dolce e caldo aroma di ragù che si mescola al profumo dei giardini, la campanella del refettorio. Accompagnata dalle bianche amiche per il gran viale dei cipressi. Grazia va, dopo aver pregato, verso l'uscita. Ha le braccia aperte su le spalle di due suore che, guardando a terra, accordano i loro piccoli passi su quello lento e grave di Grazia. Che silenzio attorno, ora che la campanella del refettorio ha taciuto! E Grazia si sofferma, guardandosi attorno e un sorriso pallido è su le sue labbra:

— Fermarmi, un giorno, qui fra voi, per sempre... Che pace! Che riposo!

E riprende ad andare. E le due suore, occhi a terra, mani nascoste nei grandi maniconi bianchi, riaccordano i loro piccoli passi sul suo. Ora son presso la porta. Suor Ghiottona apre e Grazia si volge ancora a guardare il giardino del convento. È triste, è quasi commossa. Sussurra:

— Forse, un giorno... Chi sa?

E piega la fronte sul petto della Badessa.

— Ma no... Ma no... Sei giovane, sei bella, sei ricca, sei buona... Tutto è per te nel mondo promessa di felicità...

Un'ombra passa sul volto di Grazia che l'ha risollevato sotto la pressione d'una mano della Madre. E un piccolo brivido la scuote. Dubbio, prima. Poi, presentimento di terrore. Ma è fiera e ha cuore eroico, Grazia! Si riprende: e s'illumina ancora il suo volto nel sorriso quieto della mattina di primavera e di bontà.

— E ora corro... È mezzogiorno... E m'aspetta, a casa mia, la minestra dei miei poverelli...

Un bacio alle suore. Un bacio della Badessa su la sua fronte. Un'altra tavoletta di cioccolata — inaspettata, l'ultima! — passata sotto mano a suor Ghiottona che tiene aperta la porta e Grazia è fuori, sul suo carrozzino di vimini, con in mano le redini infiocchettate del suo ciuchino:

— Ioh, Lumachino...

E Lumachino, per smentire il nome, parte via di galoppo giù per la discesa, lungo il nastro bianco della strada che serpeggia — Grazia dice: svolazza! — nel verde della collina. E, sebbene il refettorio le chiami e il ragù si raffreddi, le suore rimangono lì a salutare, laggiù, lontane, sempre più lontane per Grazia che che ogni tanto si volge, a salutare, care piccole amiche d'ogni mattina, in un lento, in un sempre più lento agitarsi di maniche bianche e di soggòli candidi...