LI. LA SUA CONDANNA.
Mentre giù le sale sono già piene di invitati — straccionerie pittoresche dei Guasconi e provinciali eleganze del bel mondo di Collina Verde — e mentre già un'orchestrina, nella sala maggiore della villa, eseguisce i brani più popolari delle opere di Claudio Arceri, Grazia, già pronta, è stata chiamata in camera del fratello.
— Grazia, io non sto punto bene, stasera... Se avessi saputo di peggiorare così ti avrei chiesto di rimandare la festa...
Umiliata e confusa Grazia gli si avvicina teneramente a sfiorargli con la mano la fronte:
— Eppure sembri stare discretamente... La febbre non è alta...
Ma il fratello respinge quasi con violenza la mano di lei:
— Dici così per te... Per essere tranquilla... Ma non è vero!
Che strazio nel cuore di Grazia sotto quelle parole, sotto la frustata di quelle parole che sono la verità e la sua condanna! Marcello le ha ripreso la mano e gliel'ha fatta riappoggiar su la fronte:
— Senti... senti come brucio...
Poi la trae tutta a sè, tenero e disperato, quasi chiedendole un miracoloso aiuto:
— Sorellina, sorellina mia... Abbi pietà...
E Grazia è a terra, stretta a lui, infinitamente stretta a lui, volto contro volto, affanno contro affanno...