LVI. «ARIA! SOFFOCO!»

Lentamente Marcello sembra acquetarsi, assopirsi... Pare adesso che dorma. Grazia fa per levarsi ma, nel sonno che viene, la mano di Marcello stretta ai suoi vestiti ancora la tiene, la costringe a riabbassarsi a terra, a rimanere. Di tanto in tanto l'affanno preme ancora su Marcello. Nel dormiveglia, ei s'allarga la camicia attorno al collo e dice:

— Aria, aria... Soffoco!

E Grazia si leva per aprir la finestra. L'apre, infatti, sul quadro della notte ferma e infinita. Di laggiù viene a lei di nuovo l'eco dei pifferi e dei tamburi. Che notte per il sogno! Che notte per amare!... E quella musica, quella musica patetica e guerresca, in cui sono insieme il fumo del tetto natìo e la fiamma del cannone, quella musica così suggestiva, così avvolgente, così spossante... Snervante, sì, ha detto bene Marcello... Snervante...

— Signorina Grazia!

Sale su dall'ombra la voce. L'ha sùbito riconosciuta: è quella di Claudio venuto a cercarla.

— Venite, venite, Grazia... Tutti cercan di voi e la festa è bellissima...

Grazia fa cenno che non può parlare, che aspetta il sonno di Marcello... E Claudio, «silhouette» bianca e nera nell'ombra, s'allontana tra gli alberi. Un'ondata di musica — pifferi e tamburi: come rullano i tamburi, come stridono i pifferi! — giunge a Grazia nel gran silenzio. E si volge. Guarda Marcello. Ha paura che quei suoni lo destino... E richiude la finestra... Aria non può mancargli... Poi è meglio un po' d'aria di meno e un po' di sonno riparatore di più...

Proprio così? Proprio per questo ha richiuso la finestra? Grazia, rimasta in piedi presso il fratello, guarda ben bene in fondo alla propria anima e vede la verità. Ma una grande idea le sorride da qualche tempo, da quando cioè s'è levato il domino. Chiamare Rosetta e scambiare il domino con lei: prender lei il bianco e dare il nero a Rosetta... Entrar nella festa così e farsi scambiar da Claudio per la sua fidanzata. L'inganno è facile: le due donne s'assomigliano, poichè, uguali di capelli, pari di statura, han su per giù la medesima figura... E così vivere un'ora accanto a Claudio, illudersi di vivere un'ora d'amore, illudersi per un'ora di avere il diritto di esser felice... Ma, se non la coglie quella sera, quando mai potrà ritrovare la possibilità di quell'ora, dell'unica ora d'amore che potrà avere nella sua vita se Claudio la scambierà veramente per Rosetta?... Ah no, no, no, tutto, tutto piuttosto che rinunziare a quella disperata pazzia...

Ora Marcello è addormentato. Grazia scioglie dalla stretta della mano del fratello la mano che nel sonno egli le ha ripresa. Copre Marcello con ogni cura e fa cenno ai servi di venire ad assistere il dormiente:

— Qualunque cosa, chiamatemi...

E indossa il domino, il suo domino nero. Si china a baciare Marcello. Fa ancora col gesto e con gli occhi una raccomandazione ai servi e lentamente, lentamente esce...

E i due servi siedono accanto al malato. Uno dei due mormora guardandolo nelle labbra violacee, nelle occhiaie cave:

— Sta molto male, poveretto... Ma la signorina Grazia non se ne rende conto...

E scuoton le due teste canute e buone. Non se ne rende conto! Oh, se e quanto se ne rende conto, povera Grazia disperata e folle... Basterebbe vederla lì, inchiodata contro la porta da cui appena è uscita, rigida, immobile, con l'anima che è tutta una tempesta, col volto che è tutto un terrore...