PARTE SECONDA
17.
— Il passo di Schéhérazade... No, quello di Carnaval... No, quello del Principe Igor: il passo degli arcieri...
E la piccola ballerina, indecisa fra tanti consigli, si decide; e, su la stuoia ai piedi del terrazzo, snodata, piegata, le braccia conserte, accenna un passo dei balli russi...
Un ufficiale parla piano a un compagno:
— Guardalo. È tranquillo, sereno. Fleurette è partita. Mimì è perduta per lui. E lui ha l'aria d'infischiarsene, come se non avesse mai amato Mimì... E non sono quindici giorni!
Ora, cessato il ballo russo con un capitombolo della ballerina male addestrata, Ardea si fa avanti e tende le mani a Mimì per invitarla a ballare. Mimì s'è levata ed è fra le braccia di Ardea che si rivolge agli amici e alle amiche, chitarristi e mandoliniste, ordinando:
— Il valzerino della Fanciulla del West...
E incomincia a ballare con Mimì mentre gli altri li seguono danzando e battendo il tempo a suon di mani:
Ma quel che tu mi taci
me lo dice il cuor...
Non tace Ardea, ballando. Avventa parole brevi, febbrili, nel piccolo orecchio di Mimì:
— Io ti amo ancora... Io ti voglio ancora...
E la stringe, la stringe... E Mimì cerca di liberarsi... E Fiorvante, in un angolo, guarda, mordendosi il labbro, bianco di gelosia. Ma come stringe, Ardea! Come si sente, Mimì, presa e offesa da quella stretta. Violenta, ribelle, ora si svincola:
— Lasciami... Ti proibisco!
Fiorvante le è corso vicino e la riceve tra le braccia tutta fremente. Ardea ha già preso un'altra dama. E Fiorvante, cupo, ansioso, interroga, a bassa voce:
— Di'! Di'! Che ti diceva?
— Nulla, nulla, amor mio... Ti amo!
E Mimì si stringe tutta a lui, teneramente, a lui che la porta via con sè, quasi di peso, fuor della sala dove suonano e ballano, lì, su la terrazza dove son soli, al sole, nel bel vento pomeridiano di grande primavera, soli tra cielo e mare.
18.
C'è un piccolo uomo curioso alla porta della casetta di Mimì. Ha bussato, ribussato e aspetta che gli vengano ad aprire. È Pierotto, l'ex-attendente di Fiorvante. Rottosi un piede in servizio e riformato, Pierotto ha voluto tuttavia conservar l'abito da marinaio e continuare a vivere col suo padrone come un cane fedele, pronto anche a morire per lui, se è necessario.
Piede zoppo, ma gamba salda e capace di tener dietro al suo padrone anche in capo al mondo se può essergli utile o se il padrone vuole. Devozione d'altri tempi, fatta di virtù, di sacrificio, di sentimento e d'ammirazione: servitù fatta un po' d'amore. Se il Re lo chiamasse alla Reggia e lo coprisse di medaglie, Pierotto non avrebbe il cuore in festa come quando il suo padrone, battendogli una mano su la spalla, lo guarda negli occhi con quegli occhi che gli passano il pensiero da parte a parte tanto sono acuti e profondi e gli dice bruscamente e semplicemente:
— Bravo!
Il Re? Il Re può essere Re, per tutti: Pierotto, non fa difficoltà. Ma per lui, per Pierotto, il solo re è il suo padrone.
19.
Pierotto è su la terrazza.
— Signor capitano, il comandante ha mandato a cercare di lei a casa per averla sùbito a bordo. Ho pensato di far bene venendo fin qui con la lancia.
D'un sùbito Fiorvante è in piedi. Bacia Mimì e senza salutar nessuno fila via con Pierotto, a passo di carica. Come gli tien dietro di galoppo, Pierotto! Come lo seguirebbe in capo al mondo, anche con mezza gamba di meno!... La forza che gli manca nel piede l'ha nel cuore: fa lo stesso, per gli eroi.
20.
Amici, amiche, chitarristi e mandoliniste, sono discesi in giardino alle due altalene, che vanno, vanno, su, su, come volessero toccare il cielo, spinte dagli ufficiali, cariche di ragazze, polsi di ferro che spingono, fantasie con le ali che volano...
Su la terrazza, avviati a scendere in giardino, Ardea ha fermato Mimì e l'ha presa alla vita: polso di ferro anche lui.
— Dimmi, dimmi che non mi ami più...
— No... Lasciami... Non ti amo più...
— Non è vero... Non può essere vero...
— Sì... sì... Non devo... non posso più amarti...
— Ma io ti amo ancora...
— Dovevi non lasciarmi prima!
E ancora Mimì fremente lotta, disperata, per svincolarsi, per liberarsi... E ci riesce, finalmente...
21.
Nella lancia che fila verso la corazzata Fiorvante ha avuto la notizia:
— Fuoco a bordo!
Con che ansia va verso il bastimento! Con che impeto sale, appena giunto, la scaletta di poppa ed eccolo, su l'attenti, davanti al Comandante:
— Ella s'era assunto l'obbligo di sostituire l'ufficiale di guardia, signor Ardea, costretto ad assentarsi per una grave circostanza...
Da dieci giorni Ardea, sbarcato dalla torpediniera, è su lo stesso bastimento con Fiorvante. Questi vorrebbe rispondere, ma il Comandante gli taglia la parola:
— Così è... Ella non ha nulla da rispondere... Lo stesso signor Ardea l'ha lasciato detto, allontanandosi... Il signor Ardea è colpevole di grave atto d'indisciplina... Ma tanto più ella aveva il sacrosanto dovere di rispettare un impegno già abusivamente assunto.
E il Capo conclude:
— Terrà gli arresti!
E si allontana dopo avere rimesso bruscamente a Fiorvante il comando delle operazioni necessarie a spegnere il fuoco...
22.
Un colpo di cannone ha echeggiato. Altri rispondono dai forti. Di colpo le altalene si sono arrestate. Gli ufficiali si guardano, pallidi: più pallido di tutti, livido, Ardea.
— Fuoco a bordo!
E via, tutti, di volo... verso la riva... verso l'imbarco... verso le lance... verso la nave...
23.
Catena di marinai. Rapido correre dei secchi d'acqua di mano in mano. Fragor di pompe, frusciar d'acqua, squillar di trombe. E, in mezzo alla catena di marinai, in mezzo all'accorrer d'uomini scalzi, a getto continuo, su dai boccaporti, è l'«Uomo dei fuochi intensi» nella sua armatura incombustibile da palombaro del fuoco. Fiorvante vola di qua, di là. Comanda l'opera con pugno di ferro, con decisione pronta. E le fiamme s'abbassano, scompaiono, e le nuvole di fumo diradano, e si disperdono, e non sono più che nebbia rossastra attorno alla nave. Il fuoco è spento.
Ardea, i compagni, son giunti a bordo. Fiorvante affronta Ardea:
— Pago per te la tua menzogna. Io non avevo assunto nessun obbligo. Tu hai speso, per coprire la tua colpa, il mio nome ed il mio onore. Tu hai mentito.
— Fiorvante!
Altri ufficiali sono attorno a loro. Vuole Ardea allontanarsi. Ma Fiorvante lo ferma:
— No. Davanti a tutti voglio gridartelo. Tu hai mentito!
E la mano di Ardea si leva su Fiorvante. Sfiora appena la sua guancia. Sùbito Fiorvante è su l'avversario. E gli ufficiali sono in mezzo a loro, nel tumulto...
Un uomo pacifico commenta:
— Peccato! Due amici...
Un uomo preciso rettifica:
— Due ex-amici...
Un uomo ironico aggiunge:
— Cherchez la femme!...
E un uomo che spreca parole inutili precisa il nome che già tutti sanno:
— Mimì...
24.
Nella cabina del Comandante entra Fiorvante, acceso ancora il volto di sdegno:
— Signor Comandante, il fuoco è spento e sono agli arresti.
Ma la porticina si riapre. È Ardea.
— Signor Comandante, ho mentito. Il tenente di vascello Fiorvante non aveva assunto nessun obbligo di sostituirmi.
Così Ardea si accusa. Non un muscolo si muove sul volto di Fiorvante che rimane lì, immobile, piantato. Il Comandante guarda i due ufficiali. Li pesa, li valuta. Intuisce. Forse sa. E giudica:
— Allora, signor Ardea, terrà lei gli arresti.
E, volgendosi a Fiorvante:
— Lei vada. È libero. Mi lasci col signor Ardea.
E, appena Fiorvante è uscito, il Capo è davanti ad Ardea piantato e gli batte una mano su la spalla:
— Ragazzo, ragazzo, che follìe sono queste?...
E Ardea balbetta:
— La follìa di un'ora, signor Comandante... Un cieco furore di gelosia...
La commozione lo vince e cade piangendo sul divanetto del Comandante, la testa fra le mani. Questi lo guarda, muto, immobile, diviso fra il sentimento della pietà e il senso della disciplina, l'uomo e il soldato...
E la voce di Ardea implora:
— Mi faccia ottenere, signor Comandante, un altro imbarco, lontano da qui, lontano da una donna che amo, che ho amata troppo tardi quando non ero più in tempo per esserne amato ancora...
Il soldato vince su l'uomo in uno sforzo di volontà:
— Basta così... Signor Ardea, si ritiri...
Ma, appena Ardea è uscito, il Comandante scuote il capo e brontola fra i denti:
— Povero ragazzo! Brutto male!
25.
Nello spiazzato della villa gli otto ufficiali in borghese preparano lo scontro: Fiorvante, Ardea, i quattro padrini, due medici. Caricano le pistole e misurano i passi. Ardea è fermo, appoggiato a un albero, conserte le braccia. Fiorvante passeggia su e giù, con un amico, fumando... C'è un elastico fuori cerniera nel portasigarette di Fiorvante ed egli si affatica a volerlo rimettere a posto. Ora Ardea passa i cerini da una scatola qualunque comprata poco prima al suo portafiammiferi d'oro... Piccole occupazioni inutili compiute con scrupolo e puntualità dieci minuti, forse, prima di morire...
26.
Tra ragazze e fiori Mimì felice è nel suo negozio. Fuori il sole è bello, il mare è tranquillo, tutto è serenità. Una ragazza porta a Mimì per fargliela approvare o correggere una cestina di fiori candidi. Un'altra le porta una croce di fiori oscuri. Mimì guarda l'una e l'altra ed esclama:
— Un funerale e un battesimo... Primavera bonne à tout faire!
E, deposte la cesta e la croce, trae da una scatola i fiori d'arancio e dice ridendo alle ragazze:
— E la primavera felice fa anche questi... per me...
27.
Bel tipo, il diciottenne guardiamarina Francucci!
Tutte le ragazze sono innamorate di lui, ma egli non ne prende nessuna tanto è mai timido: una signorina vestita da ufficiale. Ma quand'è in negozio Francucci, che chiasso... Ci si diverton tutte a tormentarlo, a stuzzicarlo, ad abbracciarlo, a metterlo in croce, deliziosamente, a furia di sorrisi e a suon di baci. E ci si diverte anche Mimì, Mimì più di tutte, Mimì che è felice...
— Avanti, avanti, Francucci in mezzo e noi girotondo...
È Mimì che dirige il carnevaletto. E il girotondo di ragazze gira, gira bianco, roseo, azzurro, attorno al povero guardiamarina, e gira, gira, gira, gira... finchè la porta si spalanca per Pierotto che entra:
— Signorina, il padrone si batte in duello...
Che? Dove ha preso il cappello Mimì? Chi gliel'ha dato? Come è uscita dal negozio e salita nell'automobile che vola verso la villa dove deve aver luogo lo scontro?... Pare a Mimì di sentirsi morire... Arriverà viva fin laggiù?...
28.
I passi per allontanarli, di spalle, uno dall'altro. Poi i colpi di mano. Il dietro-front, il fuoco...
Un urlo risponde alle due detonazioni: Mimì è ai piedi della scalea, trattenuta dagli ufficiali che le sono corsi incontro vedendola venir giù come una pazza. Ardea e Fiorvante sono in piedi. Il colpo di Ardea è fallito. Fiorvante ha sparato in aria. E Mimì è sospesa tra i due uomini, divisa fra quello che ha amato e quello che ama... Incerta, un istante... Ma poi si getta fra le braccia di Fiorvante, felice, folle di gioia, nella pace ricuperata, nella felicità salvata...
E Fiorvante è lì, Mimì fra le braccia. Si scioglie per muovere incontro ad Ardea. Devono stringersi la mano, riconciliarsi. E Fiorvante sente che qualcuno, che è a terra, gli prende timidamente una mano, vi inchioda sopra due grosse labbra tremanti. È Pierotto che con voce soffocata gli dice:
— Padrone mio, che sia sempre benedetto!
29.
Ardea parte. Imbarca a Taranto per una lunga crociera nei mari del Nord. Mimì e Fiorvante vanno ad accompagnarlo dal negozio di Mademoiselle Mimì, fleuriste fino all'imbarcatoio. Mimì, e Ardea e Fiorvante sono appena usciti e saliti in automobile. E le ragazze che hanno or ora finito di salutare coi fazzolettini siedono qua e là, silenziose, tristi, per il negozio. E sono tutte un po' tristi perchè pensano che un giorno l'innamorato di ognuna può da un momento all'altro dover partire, così...
Alla banchina son gli ultimi saluti. Mimì riempie di fiori le braccia di Ardea che le stringe lungamente la mano, gliela bacia e salta nella lancia per nasconder le lacrime che gli riempiono gli occhi.
— Arrivederci, Fiorvante.
— Arrivederci, Ardea.
Mimì non saluta con la voce la lancia che se ne va. Voce in gola, per la commozione, non ne ha. Saluta col fazzoletto, lentamente, con un'infinita melanconia. Vedranno Ardea mai più? Che sarà di lui? Che sarà di loro? È l'angoscia dell'ora dei distacchi, l'angoscia per le due parti: rivedranno quelli che restano colui che parte? Ritroverà quello che parte coloro che rimangono? Lungo mistero di un anno quando anche un minuto, il minuto che segue immediatamente quello che viviamo, c'è sconosciuto quanto un altro mondo, quanto un altro evo...
Il fazzoletto di Ardea saluta ancora dalla lancia che s'allontana e i fazzoletti di Mimì e di Fiorvante salutano dalla banchina. Fiorvante ora guarda Mimì che saluta e le dice:
— Il passato, vedi, se ne va...
E Mimì smette il bianco saluto. Con gli occhi pieni di lagrime ma col cuore pieno di speranza, si volge a Fiorvante e gli stringe una mano dicendogli:
— Sì, il passato se ne va...
Un grande sorriso le illumina gli occhi ancor umidi di lacrime:
— Rimani tu: il mio più grande avvenire.
30.
Son ritornati a casa di Mimì. Forse in quello stesso momento la nave di Ardea esce dal porto. È il tramonto. Mimì e Fiorvante sono usciti su la terrazza. E Mimì, appoggiando la fronte su la spalla di lui, mormora felice:
— La vita intera ora ci sorride!
E sono lì, stretti, liberi, soli, per sempre, sotto l'immenso cielo, d'innanzi all'immenso mare, piccolo gruppo umano felice, piccolo e immenso fra le due immensità. E, dal fondo della terrazza, come li guarda, felice, benedicendoli, Pierotto, Pierotto che adora Fiorvante, Pierotto che adesso adora Mimì anche più di Fiorvante...
La nave di Ardea è uscita in quel punto dal porto ed entra nel libero mare inquadrato nel rettangolo della terrazza coperta. E Fiorvante indica la nave a Mimì sognante, estatica:
— Vedi... Com'è già lontano, in un'ora, dal nostro cuore e dalla nostra vita... laggiù... laggiù... in mezzo al mare...
E i due amanti si stringono, si stringono chiedendo alla vita la catena felice che lega e non scioglie più, mentre la nave, piccina, lontana, in un gran rettangolo d'azzurro, svanisce, sparisce, e Pierotto, tirata la tenda dietro di loro, s'accuccia sui gradini che dalla terrazza scendono nel salotto, s'accuccia per vegliare su quella felicità, come un cane fedele.
Ma sorge o tramonta il sole, in quel fuoco, dietro quelle colline? Lo splendore è così grande e il cuore è così lieto che quel tramonto par l'aurora...